{"id":15236,"date":"2020-04-16T07:53:58","date_gmt":"2020-04-16T05:53:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15236"},"modified":"2020-04-16T07:53:58","modified_gmt":"2020-04-16T05:53:58","slug":"due-grembi-per-una-stessa-madre-sulle-forme-del-rito-romano-di-andrea-ponso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/due-grembi-per-una-stessa-madre-sulle-forme-del-rito-romano-di-andrea-ponso\/","title":{"rendered":"Due grembi per una stessa madre? Sulle forme del rito romano (di Andrea Ponso)"},"content":{"rendered":"<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/cerfeustache.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15237\" alt=\"cerfeustache\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/cerfeustache-300x168.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/cerfeustache-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/cerfeustache.jpg 470w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\">Il dibattito sullo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221; si arricchisce oggi di una lettura di straordinaria originalit\u00e0 e profondit\u00e0, che viene proposta da Andrea Ponso, che \u00e8 filosofo, poeta, traduttore (sua \u00e8 una fortunata versione del\u00a0<em>Cantico dei Cantici\u00a0<\/em>\u00a0 e di <em>Qohelet<\/em>)\u00a0e anche teologo della liturgia non improvvisato. Il suo contributo legge in modo problematico la rinuncia alla forza &#8220;generativa&#8221; e &#8220;performativa&#8221; del rito, quando lo si assuma come un oggetto di elezione da parte del soggetto. Una teoria della &#8220;duplice forma alternativa&#8221; del rito romano smarrisce proprio ci\u00f2 che della tradizione \u00e8 pi\u00f9 prezioso: ossia il suo porsi come &#8220;grembo di vita&#8221;, capace di novit\u00e0. E&#8217; difficile leggere un testo pi\u00f9 chiaro nel dimostrare come sia proprio un tradizionalismo soggettivista il peggior nemico della tradizione. Aggiungo anche che questo ulteriore tassello alla riflessione sulla &#8220;teologia del rito romano&#8221; viene, ancora una volta, da un &#8220;non-chierico&#8221;. Negli ultimi giorni sono intervenuti, oltre a chi scrive, Pierluigi Consorti, Umberto del Giudice e ora Andrea Ponso: di fronte alle gravi questioni del rito romano sembra che i chierici sappiano solo tacere.<\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: x-large\"><b>Due grembi per una stessa madre? Alcune riflessioni sul dibattito intorno a <i>Summorum Pontificum <\/i><\/b><\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\"><b>di Andrea Ponso<\/b><\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\">La cosa che pi\u00f9 mi colpisce nel dibattito sulle due forme parallele del rito, &#8220;ordinario&#8221; e &#8220;straordinario&#8221;, inaugurate dal motu proprio <i>Summorum Pontificum<\/i>, \u00e8 qualcosa che riguarda pi\u00f9 lo <i>stile<\/i> che non i suoi, pur discutibili e criticabili, contenuti. Del resto, stiamo parlando di liturgia e, nella liturgia, come sappiamo bene, almeno in teoria, ci\u00f2 che viene preservato \u00e8 un insieme di azioni e di parole, di gesti e di pratiche, che non possono mai ridursi alla rappresentazione di un insieme preconfezionato di significati e di concetti, siano pure quelli della pi\u00f9 alta dottrina ecclesiale e teologica: \u00e8 infatti esattamente il contrario, poich\u00e9 il rito e la liturgia sono la &#8220;macchina celibe&#8221; capace di originare, ogni volta di nuovo, nel rischio e nella speranza di fede, il cuore pulsante, il grembo stesso in cui il cristiano pu\u00f2 fare <i>esperienza <\/i>del dono di una <i>presenza<\/i> &#8211; una <i>presenza <\/i>che \u00e8 inscindibile dalla forma che la genera e che, tuttavia, proprio come il grembo materno, accoglie e lascia essere, trascende continuamente se stessa non contro ma nella sua funzione, che \u00e8 quella di lasciare <i>nascere<\/i>.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\">Allora, parlare di due forme rituali sarebbe come parlare di due &#8220;madri&#8221; che possono essere scelte a piacimento, proprio come accade nelle pratiche mediche del &#8220;grembo in affitto&#8221;. Nell&#8217;uno come nell&#8217;altro caso, paradossalmente, siamo di fronte, proprio attraverso la carne, ad un tipo di astrazione che mette nelle mani del soggetto una possibilit\u00e0 di decisione estremamente problematica, pericolosamente soggettivistica per non dire egoistica. Se tale ardita metafora pu\u00f2 sembrare troppo forte, si pu\u00f2 sostituire, con risultati molto simili, con quella estetica di forma e contenuto.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\">Si potrebbe facilmente riassumere l&#8217;intera questione di forma e contenuto per l&#8217;opera d&#8217;arte con la seguente frase: &#8220;<i>trovare un significante laddove ci si aspetterebbe un significato<\/i>&#8220;. Solo in questo modo, mi pare di poter dire, l&#8217;opera d&#8217;arte \u00e8 davvero vivente; solo in questo modo possiamo partecipare attivamente e immersivamente alla sua genealogia in atto, alla sua semiogenesi e, quindi, cosa non meno importante, alla sua <i>tradizione<\/i>. Perch\u00e9 ci\u00f2 che spesso viene inteso erroneamente \u00e8 proprio l&#8217;idea di tradizione che, per sua natura, appunto, non \u00e8 una <i>idea <\/i>ma una pratica, un fare, un <i>poiein<\/i>. In questo senso la tradizione \u00e8 l&#8217;insieme che preserva la tonicit\u00e0 dei significanti e delle forme, la loro elasticit\u00e0, la loro capacit\u00e0 di accogliere e di trasformare &#8211; proprio come accade in un grembo materno che, non dimentichiamolo, \u00e8 uno dei possibili significati biblici in lingua ebraica di quella che chiamiamo misericordia. \u00c8 solo nel continuum unificante della forma, fino alle sue pi\u00f9 piccole articolazioni significanti, che la storia dell&#8217;opera pu\u00f2 rivelarsi nelle sue continuit\u00e0 e nei suoi salti di paradigma: \u00e8 solo in questo continuum che la storia si d\u00e0 a noi come unificazione comunitaria capace di <i>generare mistagogicamente<\/i> &#8211; e non come progetto monolitico, babelico e idolatrico in cui la dottrina, come \u00e8 ormai sotto agli occhi di tutti, <i>de-genera<\/i> e non riesce pi\u00f9 a far nascere nuovi cristiani e un <i>canto nuovo<\/i>. La liturgia cristiana, cattolica in particolare, sembra essere a questo bivio problematico.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\">Nella stessa direzione, la pratica esegetica ebraica del testo sacro avrebbe molto da insegnarci, proprio per la sua attenzione al minimo che diventa massimo, anche in una singola lettere, in una radice consonantica, in uno spazio vuoto del testo &#8230; Meschonnic ha scritto un saggio intitolato <i>Un colpo di Bibbia alla filosofia<\/i> che, gi\u00e0 nel titolo, ci dice molto a riguardo e che consiglio a tutti. Credo di poter dire che, se la lettura del testo ebraico si \u00e8 ritualizzata, la nostra liturgia si \u00e8 troppo testualizzata, e nel senso deteriore del termine, come rappresentazione di ci\u00f2 che gi\u00e0 sappiamo dalla tradizione &#8211; cosa ben diversa, e anzi del tutto opposta, ad una corretta vita <i>nella<\/i> tradizione. In questo modo, la stessa autorit\u00e0 ecclesiale e dottrinale abdica ad una delle sue caratteristiche pi\u00f9 importanti, che non \u00e8 quella del preservare forme e contenuti come fossero due cose diverse, ma quella di prendersi la responsabilit\u00e0 di innovare <i>nella tradizione<\/i>: cosa che pu\u00f2 essere fatta solo immersivamente, dall&#8217;interno di quel grembo pulsante e portatore di vita che si fa storia in divenire abbracciando la comunit\u00e0 e facendosi esso stesso comunit\u00e0: un essere-in-comune piuttosto che un essere-comune. <\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\">La concessione delle due forme rituali sembra invece abdicare a tutto questo. Non solo, quindi, alla forza viva e non dualistica della forma unica del rito, proponendo due forme intercambiabili soggettivamente; ma anche alla responsabilit\u00e0 dell&#8217;autorit\u00e0 come possibilit\u00e0 di innovazione nei confronti della tradizione. Sembra un paradosso ma non lo \u00e8: il &#8220;potere&#8221; dell&#8217;autorit\u00e0 rinuncia alla sua vera funzione per salvaguardare se stesso; esso ristabilisce la possibilit\u00e0 di una tradizione antica e, di fatto, nega la tradizione stessa. E il cristiano si trova privato di quel grembo mistagogico tanto essenziale proprio in quanto organo significante che, tramite il suo vuoto generante, creato appunto dalla tradizione, si fa spazio liturgico-rituale accogliente. Se la tradizione non \u00e8 capace di intessere le pareti di carne viva di questo grembo, se non \u00e8 capace di questa etimologia della misericordia, finisce per uccidere i suoi figli proprio nel momento in cui sembra lavorare per dare loro una illusoria possibilit\u00e0 di scelta tra due forme liturgiche.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sullo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221; si arricchisce oggi di una lettura di straordinaria originalit\u00e0 e profondit\u00e0, che viene proposta da Andrea Ponso, che \u00e8 filosofo, poeta, traduttore (sua \u00e8 una fortunata versione del\u00a0Cantico&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15236"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15236"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15236\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15241,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15236\/revisions\/15241"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15236"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15236"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15236"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}