{"id":15214,"date":"2020-04-15T17:24:25","date_gmt":"2020-04-15T15:24:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15214"},"modified":"2020-04-15T18:02:33","modified_gmt":"2020-04-15T16:02:33","slug":"la-discussione-sullo-stato-di-eccezione-liturgica-continua-le-domande-del-prof-silvestre-e-le-mie-risposte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-discussione-sullo-stato-di-eccezione-liturgica-continua-le-domande-del-prof-silvestre-e-le-mie-risposte\/","title":{"rendered":"La discussione sullo &#8220;stato di eccezione liturgica\u201d continua: le domande del prof. Silvestre e le mie risposte"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"Juan Jos\u00e9 Silvestre\" src=\"https:\/\/media-exp1.licdn.com\/dms\/image\/C4E03AQF4vXxEBsaFog\/profile-displayphoto-shrink_200_200\/0?e=1592438400&amp;v=beta&amp;t=MerWNF41R9mUUroqqXa69OuoA6dDcShxs3cDKiEm2AU\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Ringrazio il Prof. Juan Silvestre (che insegna liturgia presso la Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce) per avermi scritto a proposito del dibattito sollevato dalla <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-lettera-aperta-sullo-stato-di-eccezione-liturgica\/\">Lettera Aperta sullo \u201cstato di eccezione liturgica<\/a>\u201d, dalle obiezioni di <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/padre-graulich-sullo-stato-di-eccezione-liturgica-le-sue-obiezioni-e-le-mie-risposte\/\">M. Graulich e dalle mie risposte<\/a>. Gli sono grato, come lo sono anche a M. Graulich, sia pure nell\u2019ambito di uno scambio che ha avuto inevitabili toni e timbri polemici. Essere grati a chi ti critica, anche quando avviene duramente, non \u00e8 un vezzo accademico, che nasconde solo ostilit\u00e0. Devo invece ammettere che per quanto mi riguarda io riesco a pensare fino in fondo una questione solo quando trovo qualcuno che solleva obiezioni dirette e chiare contro le mie convinzioni pi\u00f9 radicate. Per la teologia questo confronto con il \u201csed contra\u201d deve essere \u201cpane quotidiano\u201d. La lunga stagione scolastica ha avuto nel \u201cmetodo delle questioni\u201d la sua grandezza che ancora oggi \u00e8 assai istruttiva. Per questo motivo ho riportato qui di seguito il testo del prof. Silvestre e rispondo direttamente, ad ogni sua affermazione critica, cos\u00ec il lettore trover\u00e0 la sua parola inframezzata dalla mia. Aggiungo solo che con il prof. Silvestre il dialogo risale ormai a molti anni fa, e dura certamente da pi\u00f9 di 10 anni. A maggior ragione \u00e8 mio dovere valorizzarlo con risposte non sbrigative. D\u2019altra parte, come il lettore vedr\u00e0, si tratta di obiezioni poste con grande garbo e potrei dire con cavalleria spagnola.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><i style=\"color: #222222\">Caro prof. Andrea Grillo<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Ho letto attentamente la sua risposta al professor Graulich. Infatti, l&#8217;ho stampata e l&#8217;ho studiata con calma.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Dalla lettura, mi vengono in mente, alcuni commenti<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>a) Perch\u00e9 l&#8217;esistenza di due forme dello stesso rito \u00e8 di per s\u00e9 contraddittoria? Me lo chiedo perche:<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>&#8211; La storia medievale ci mostra una ricchezza di usi all&#8217;interno dello stesso rito romano;<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Certo, la storia medievale attesta una \u201cpluralit\u00e0 rituale\u201d perch\u00e9 le diverse regioni dell\u2019Impero e della Chiesa non avevano ancora un \u201ccentro unificatore\u201d cos\u00ec forte, come sar\u00e0 a partire dalla sintesi moderna tridentina. E la pluralit\u00e0 aveva una ragione geografica o storica, non ideologica. Questo, come potrai vedere, sar\u00e0 il punto di discrimine successivo, che non permette di paragonare la condizione della Chiesa medievale o moderna con la storia contemporanea. Nessuno ha mai parlato, in quel tempo, di due forme dello stesso rito. Se eri della Gallia celebravi secondo un Ordo, e se eri della Spagna o della Germania con un altro. Vi era una unit\u00e0 nella differenza e una comunione nella diversit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>&#8211; La stessa situazione creatasi dopo il Messale del 1570 dove, accanto alla forma ordinaria che costituiva quel Messale promulgato da Pio V, troviamo tanti usi o forme &#8220;straordinarie&#8221; di carattere diocesano e religioso che rimasero in vigore dopo il 1570 perch\u00e9 avevano pi\u00f9 di duecento anni e quindi vissero fino al XX secolo senza creare nessuna situazioni di emergenza;<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Anche questa condizione \u201cpost-tridentina\u201d non \u00e8 una condizione eccezionale, non \u00e8 giustificata da uno \u201cstato di eccezione\u201d, non sottrae competenze ai Vescovi, anzi le concede, sulla base di una differenziazione che \u00e8, anche in questo caso, storico-geografica o religioso-identitaria. Se a Milano o per i Domenicani si \u00e8 concesso che il rito della Chiesa cattolica avesse forma differenziata, lo si \u00e8 fatto per ragioni di una particolarit\u00e0 che non costituiva una contestazione della Chiesa romana e della sua storia. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>&#8211; Attualmente, accanto al rito romano nella sua forma ordinaria, troviamo il rito romano per le diocesi dello Zaire, gli &#8220;usi&#8221; neocatecumenali, teoricamente gli usi della diocesi di Braga e&#8230; allo stesso tempo, forse con il tempo alcuni vorrebbero vedere fatto realt\u00e0 un rito romano per la terra dell&#8217;Amazzonia\u2026<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Anche in questo terzo caso, ossia nel mondo contemporaneo, la logica della differenza, come tu stesso dici, \u00e8 di tipo geografico-culturale. Ci sono tradizioni e culture, la cui espressione rituale resta \u201cromana\u201d anche se assume forme espressive, sequenze, canti, ministeri e formule particolari, legate allo sviluppo specifico di una data regione africana, sudamericana o europea. In nessun caso si tratta di una \u201cforma straordinaria\u201d che possa essere arbitrariamente sostituita a quella ordinaria fuori dallo spazio e dalle condizioni specifiche di quella tradizione. <\/span><\/p>\n<p><i style=\"color: #222222\">Mi \u00e8 difficile capire perch\u00e9 vari usi o forme non possono trovare posto nello stesso rito. Come di una stessa persona troviamo sempre la stessa persona bench\u00e9 la si veda in fotografie di diversi anni. \u00c8 sempre la stessa e non pare la cosa pi\u00f9 ragionevole rinnegare di se stessi\u2026 Non si capisce bene come la persona vecchia (quella del 2020) non accetta e rinnega della giovane (quella del 1970) secondo il tuo esempio, vale a dire perch\u00e9 il Messale di 1970-2008 dovrebbe rinnegare e non poter convivere con la sua giovinezza e la sua radice che \u00e8 il Messale di 1962 come questo stesso Messale non ha rinnegato dei suoi predecessori.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Qui, caro prof. Silvestre, c\u2019\u00e8 il passaggio pi\u00f9 delicato. Non si tratta di \u201crinnegare\u201d. Non \u00e8 che il giovane che diventa adulto debba rinnegare quello che \u00e8 stato. Ma certo deve cambiare tempi, modi, parole, luoghi e forme della vita giovanile nel momento in cui inizia a lavorare, si sposa, ha figli&#8230;Perch\u00e9 dico questo? Perch\u00e9 proprio questo passaggio ha una sua irreversibilit\u00e0. Esattamente come accade al messale del rito romano del 1962, che \u00e8 stato riformato, perch\u00e9 era diventato inadeguato. La Chiesa non cresce \u201cper divertimento\u201d, ma per necessit\u00e0. Il passaggio da 1962 a 1970 \u00e8 irreversibile, proprio perch\u00e9 conserva tutto ci\u00f2 che sta nel 1962, ma in una forma necessariamente nuova. La decisione con cui il Concilio Vaticano II non delega semplicemente Paolo VI a fare una riforma, ma indica i criteri specifici di essa, rende il rito romano del 1962 \u201cfuori uso\u201d a causa dei difetti che il Concilio ha denunciato e voluto esplicitamente superare. Il 1970 non rinnega il 1962, ma ne nega i difetti. Per questo ritengo contraddittorio che ad un prete si lasci la libert\u00e0 di celebrare \u201cdifettosamente\u201d. Questa \u00e8 una palese contraddizione con la tradizione, che Summorum Pontificum introduce ex-novo nel 2007, che non ha precedenti. Questa s\u00ec che \u00e8 una rottura. Che si pu\u00f2 giustificare in uno \u201cstato di eccezione\u201d, per un motivo di emergenza (fare la pace con i Lefebvriani), ma non pu\u00f2 durare. Se il risultato non \u00e8 conseguito (come \u00e8 evidente) bisogna smontare l\u2019apparato artificiale della doppia forma.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Capisco che una forma liturgica sparisca quando tutte le persone che la vivevano sono morte o perch\u00e9 tutti rinnegano di quella forma liturgica (qualcosa del genere troviamo nella sparizione della liturgia del nord del Africa nei primi secoli o in quella di tanti usi religiosi dopo il Concilio Vaticano II che sono stati abbandonati dei religiosi che vivevano questi usi per decisione presa in Capitolo) ma non vedo chiaro che una forma liturgica ortodossa possa essere soppressa o proibita tranne se si capisce la liturgia come un codice di leggi o rubriche. Io preferisco mettere la liturgia e i libri liturgici nello stesso gruppo delle\u00a0professio fidei\u00a0o delle versione della Scrittura che bench\u00e9 nel tempo c\u2019\u00e8 ne sono state successive mai una rinnega dell\u2019altra, mai un Credo abolisce il precedente, mai una versione della Sacra Scrittura lascia di essere Parola di Dio. Preferisco pensare che la liturgia forma parte della Tradizione della Chiesa ed \u00e8 pi\u00f9 che un insieme di leggi che si possono cambiare o proibire dall\u2019autorit\u00e0.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Anche io seguo questa stessa logica, ma con una differenza fondamentale. La tradizione non \u00e8 un catalogo nel quale posso trovare di volta in volta la \u201cformula\u201d che pi\u00f9 mi piace. Se la Chiesa, non con un Motu Proprio o con una Enciclica, ma con una Costituzione di un Concilio Ecumenico, ritiene che una forma rituale, per quanto antica e piena di meriti, non risponde pi\u00f9 alla identit\u00e0 ecclesiale, crea separazione nel corpo della Chiesa, delega la celebrazione soltanto ai chierici, privilegia la \u201cmessa senza popolo\u201d alla messa col popolo, non prevede una partecipazione attiva della assemblea, allora la forma rituale che scaturisce da questa riforma diventa inevitabilmente vincolante per tutti. Chi vuole ricorrere alla forma precedente assume, come sempre mi \u00e8 capitato di costatare, un atteggiamento molto critico verso il Concilio e verso la riforma che esso ha determinato: cos\u00ec si chiama fuori dal cammino comune e lacera il corpo ecclesiale. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Probabilmente mi sbaglio, ma forse non si concepisce questa diversit\u00e0 di usi al interno di un stesso rito per il motivo seguente che mi pare costituisce un a priori di tutta la discussione.<\/i><\/span><\/p>\n<p><i style=\"color: #222222\">b) I libri che hanno preceduto la riforma liturgica sono in contrasto con il Concilio Vaticano II? Entrando pi\u00f9 nel dettaglio, potremmo chiederci se vivere i libri prima della riforma del Concilio Vaticano II sia sinonimo di essere uno spettatore muto? Erano Guardini, Jungmann, Bouyer, Casel e tanti altri spettatori muti quando partecipavano alla Messa nei suoi anni di giovinezza? Erano liturgisti nonostante i libri liturgici che cercavano di vivere e celebrare quando celebravano la Messa con quel Messale di 1570-1962?<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">La sua domanda, prof. Silvestre, \u00e8 molto delicata. Come impariamo da nostro Signore, la prima cosa da fare, spesso, \u00e8 contestare la domanda stessa. Non sono i libri ad essere contrari al Vaticano II. E\u2019 il Vaticano II che chiede che vengano cambiati. Il motivo di questo cambiamento \u00e8 che quei libri non permettono la \u201cactuosa participatio\u201d. Ora tu ti chiedi: e tutti i grandi liturgisti degli anni 20,30,40? Anzitutto erano tutti preti, non dimentichiamolo! E i preti, anche con il rito antico, qualche esperienza l\u2019hanno sempre fatta. Il problema \u00e8 che loro, pur essendo preti, o, meglio, proprio perch\u00e9 erano davvero preti, capivano che quella \u201cforma rituale\u201d non permetteva alla assemblea di celebrare. E per questo si sono battuti, almeno alcuni tra loro, anche per la riforma di quei riti. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Mi viene con forza la domanda: Sono cos\u00ec chiari i punti del Messale del 1570-1962 che sono contrario alla costituzione Sacrosanctum Concilium? Ne siamo certi che non \u00e8 possibile la partecipazione cosciente, attiva, fruttuosa con i libri precedenti alla riforma? Mi pare capire che per te c\u2019\u00e8 una contradizione tra il Messale di 1962 e SC48\u2026 ho capito bene? In fondo i libri liturgici con i quali hanno celebrato i padri conciliari sono anticonciliari?<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Anche qui, caro professore, lei dice quasi un poco scandalizzato, delle grandi verit\u00e0. Che vanno comprese bene. Per capire facciamo anzitutto un esempio, molto impressionante. Che cosa facevano i Vescovi, al Concilio, durante la messa che apriva ogni sessione? Lo sa? Per lo pi\u00f9 \u201cdicevano il breviario\u201d. Perch\u00e9 ognuno aveva gi\u00e0 celebrato la messa, da solo. La riforma liturgica ci ha restituito non solo la \u201cconcelebrazione\u201d ma anche la \u201cveritas horarum\u201d: secondo cui non si pu\u00f2 \u201cdire vespro\u201d alle nove del mattino, mentre si ascolta la messa&#8230;come probabilmente facevano con tranquillit\u00e0 i vescovi al Concilio. La contraddizione del messale del 1962 non \u00e8 solo con SC 48, ma anche con SC 49,50,51,52,53,54,55,56,57. Sono tutti i numeri che chiedono, <i>apertis verbis<\/i>, un messale romano (e un lezionario) che sia ricco di parola biblica, che recuperi la omelia, la preghiera universale, la unit\u00e0 delle due mense, le lingue vernacole, la concelebrazione e la comunione sotto le due specie. Il messale del 1962 non ha nulla di tutto questo. Non \u00e8 colpa del messale del 1962 se \u00e8 stato approvato un anno prima del testo di SC. E tu sai che Giovanni XXIII, quando nel 1960 ha messo in moto la commissione che avrebbe approntato il messale del 1962, aveva ben chiaro che quel messale sarebbe stato provvisorio, fino al momento in cui il Concilio non avesse provveduto ad approvarne uno nuovo, secondo gli \u201caltiora principia\u201d che il Concilio stesso avrebbe identificato. Tutta la storia \u00e8 del tutto chiara. Non c\u2019\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 sistematica di giustificare \u201cdue forme parallele\u201d dell\u2019unico rito romano. C\u2019\u00e8 piuttosto un\u2019unico rito romano, che passa storicamente da una forma non adeguata ad una adeguata. Per questo la \u201cipotesi\u201d di due forme parallele deve essere rapidamente accantonata. Perch\u00e9 non \u00e8 giustificata n\u00e9 sul piano sistematico, n\u00e9 sul piano storico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>La verit\u00e0 \u00e8 che mi domando se non sarebbe il momento di confrontare i due Messali, lasciando da parte gli abusi da entrambe le parti? Penso che sia giunto il momento di un vero dialogo teologico-liturgico perch\u00e9 a volte questo dibattito viene sostituito da pregiudizi sociologici di ambedue le parti&#8230; Mi sembra che confrontare l&#8217;uomo del 1970 e l&#8217;uomo del 2020 pu\u00f2 sembrare evidente che l&#8217;uomo del 2020 supera l&#8217;uomo del 1970 perch\u00e9 nella vita dell&#8217;uomo 50 anni sono molti anni. Ma nella vita della liturgia con 2000 anni di antichit\u00e0 cosa sono 50 anni? Nel suo esempio penso che sarebbe pi\u00f9 giusto metteremmo a confronto l&#8217;uomo del 2010 con quello del 2020 e in questo caso le differenze non sono cos\u00ec tante&#8230; siamo sicuri che queste due fotografie dello stesso soggetto sono cos\u00ec diverse?<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Le fotografie da comparare sono 1962 e 2020. Io credo che oggi non vi sia pi\u00f9 alcuna ragione per tenere in piedi una finzione \u201ca fin di bene\u201d che si \u00e8 trasformata in una mistificazione lacerante: \u00e8 durata gi\u00e0 troppo. Del rito romano abbiamo una sola forma adeguata, quella del 1970. Se si vuole usare quella del 1962 \u00e8 solo perch\u00e9 non si accetta il passaggio del Concilio, che \u00e8 stato voluto da due papi e da 2000 vescovi. E che \u00e8 irreversibile. Chi non la vuole lavora contro la storia e contro la Chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Caro professore e collega infine metto alla prova la tua pazienza e vorrei farti un&#8217;ultima domanda:<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>&#8211; quando \u00e8 qualcosa di abituale e lodevole avere una creativit\u00e0 liturgica all&#8217;interno del rito romano che vede ogni tipo di sperimentazione ed esperienza senza apparentemente rompere la comunione ecclesiale e senza che i Vescovi del luogo siano troppo preoccupati, perch\u00e9 vivere una forma che ha quasi mille anni \u00e8 cos\u00ec pericolosa per la comunione ecclesiale da costituire una situazione di emergenza? Non potrebbe essere, tornando alle considerazioni del punto b, che \u00e8 inquietante che la validit\u00e0 dei libri prima e dopo il Concilio possa mostrarci che la Chiesa, i sacramenti e la fede non sono cambiati, perch\u00e9 non possono cambiare? Un cambiamento nelle forme non significa un cambiamento nella fede, o mi sbaglio? Per alcuni una liturgia rinnovata include egualmente una espressione differente della fede e dei cambiamenti teologici, tu la pensi cos\u00ec?<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">I livelli sono tre: c\u2019\u00e8 il livello della fede, c\u2019\u00e8 il livello del rito (ordo) e c\u2019\u00e8 il livello della tradizione concreta, con cui la fede si esprime nel rito e il rito d\u00e0 voce, canto, movimento, luce alla fede. Non credo, per\u00f2, che una identit\u00e0 di rito possa fare a meno di interrogarsi sul rapporto tra forme diverse. Altra cosa \u00e8, infatti, se la differenza di forma deriva da una diversa modalit\u00e0 di esprimere la stessa fede, legata a differenze di carattere culturale, geografico o di tradizione. Altra cosa \u00e8 se le diverse forme sono in stretto rapporto genealogico e la seconda ha intenzionalmente voluto sostituire la prima, con una decisione assunta al pi\u00f9 alto livello da parte di un Concilio Ecumenico. In questo caso il persistere dell\u2019uso della forma precedente pu\u00f2 essere solo concesso \u201cad tempus\u201d, per situazioni particolari, la cui esistenza, gi\u00e0 nel 1984, H. U. Von Balthasar considerava abbastanza rara. Di certo questo non pu\u00f2 valere nella modalit\u00e0 che si \u00e8 pretesa con la disciplina introdotta da Summorum Pontificum. Ogni persistenza strutturale della forma precedente costituisce di fatto un attentato al valore liturgico, ecclesiale e spirituale della forma successiva.<\/span><\/p>\n<p><i style=\"color: #222222\">P.S. Penso che per il grande pubblico darebbe molta pi\u00f9 forza alla lettera aperta se si mettese dove insegnano o dove sono teologi questi benemeriti 180 firmatari della lettera<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Il tuo suggerimento \u00e8 prezioso. Vorrei in questi giorni dare forma pi\u00f9 completa all\u2019elenco dei firmatari, precisando i luoghi di insegnamento dei firmatari.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #222222\"><i>Grazie mille Andrea per la tua pazienza e la tua comprensione. Continuer\u00f2 a leggere il tuo blog con interesse come faccio da tanto tempo, anche se non condivido tante volte quello che dici ma \u00e8 sempre interessante potersi confrontare con altre idee per migliorare la comprensione e l\u2019amore per la liturgia.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Un abbraccio pasquale,<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><i>Prof. Silvestre<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Caro Juan, il nostro dialogo penso che possa risultare prezioso. Ti sono grato e ricambio gli auguri per il tempo pasquale, che ci accompagner\u00e0 ancora per lunghi giorni, dando luce a tempi incerti e travagliati. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Un bel saluto<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">Andrea<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ringrazio il Prof. Juan Silvestre (che insegna liturgia presso la Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce) per avermi scritto a proposito del dibattito sollevato dalla Lettera Aperta sullo \u201cstato di eccezione liturgica\u201d, dalle obiezioni di M&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15214"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15214"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15214\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15229,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15214\/revisions\/15229"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15214"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15214"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15214"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}