{"id":15177,"date":"2020-04-06T12:40:41","date_gmt":"2020-04-06T10:40:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15177"},"modified":"2020-04-06T12:40:41","modified_gmt":"2020-04-06T10:40:41","slug":"superare-lo-stato-di-eccezione-liturgica-obiezioni-e-risposte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/superare-lo-stato-di-eccezione-liturgica-obiezioni-e-risposte\/","title":{"rendered":"Superare lo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221;: obiezioni e risposte"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sanpietro02.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15010\" alt=\"sanpietro02\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sanpietro02.jpg\" width=\"256\" height=\"166\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da ieri la Lettera Aperta sullo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221;, gi\u00e0 firmata da 180 teologi, studiosi e studenti, \u00e8 diventata una <a href=\"http:\/\/chng.it\/8mcQfYz7qC\">petizione pubblica, alla quale possono aderire, oltre ad altri teologi, anche i &#8220;non teologi&#8221;<\/a>. Questo \u00e8 un passaggio necessario: non si tratta, infatti, soltanto di una &#8220;questione tecnica&#8221;, riservata ai liturgisti, ma di un problema che attiene alla vita ecclesiale e alla esperienza di comunione. Come ho detto in questi giorni, la occasione di &#8220;decreti&#8221; che riformano un &#8220;ordo missae&#8221; che \u00e8 uscito dall&#8217;uso nel 1969 &#8211; e che \u00e8 stato reintrodotto nel 2007, per un uso &#8220;non ordinario&#8221;, solo con una intenzione di &#8220;pacificazione&#8221; che per\u00f2 ha generato solo conflitti &#8211; impone una svolta alla Chiesa, che appare bloccata sullo &#8220;status quo&#8221;. Esaminiamo una serie di &#8220;obiezioni&#8221; che sono state sollevate di fronte alla Lettera Aperta.<\/p>\n<p>a) <em>Dura lex, sed lex<\/em><\/p>\n<p>La prima obiezione \u00e8 di carattere formale. Finch\u00e9 \u00e8 in vigore il MP Summorum Pontificum, secondo questa visione i teologi dovrebbero semplicemente accettarlo e non discuterlo. Questa impostazione limita la riflessione teologica alla &#8220;lex condita&#8221;, come se si fosse cancellata, dalla esperienza secolare della Chiesa, una riflessione necessaria anche sulla &#8220;lex condenda&#8221;. La Chiesa non \u00e8 mai solo &#8220;retro oculata&#8221;, ma anche &#8220;ante oculata&#8221;: deve guardare sempre anche avanti e in questo sguardo i teologi hanno la responsabilit\u00e0 di coltivarlo e di comunicarlo. Non possono nascondersi dietro la logica: &#8220;le decisioni spettano ai pastori, non a noi&#8221;. Questo \u00e8 vero, ma non \u00e8 tutta la verit\u00e0: le argomentazioni e le opportunit\u00e0 delle scelte devono essere elaborate in anticipo anche dai teologi, altrimenti la Chiesa perde una parte essenziale della propria &#8220;ragione&#8221;. E la scelta discutibile per cui nella Chiesa possano esistere &#8220;due tavoli tra loro in concorrenza&#8221; per la celebrazione dell&#8217;eucaristia e degli altri sacramenti resta un problema di fondo, su cui un teologo non pu\u00f2 tacere in nessun caso.<\/p>\n<p>b) <em>Il tentativo di\u00a0&#8220;normalizzazione&#8221; dello stato di eccezione<\/em><\/p>\n<p>Una seconda obiezione si esprime attraverso una sorta di amnesia. E dice: ma perch\u00e9 tanto rumore su una realt\u00e0 minoritaria e che non fa male a nessuno? La amnesia riguarda il fatto che la riforma del rito tridentino, voluta da Concilio Vaticano II, costituisce il passaggio inaugurale di una riscoperta della comunione ecclesiale come verit\u00e0 della fede nel Cristo morto e risorto. Se nei primi anni 70 era del tutto naturale consentire la sopravvivenza di piccole porzioni di &#8220;usus antiquior&#8221; del rituale, con il passare dei decenni il fenomeno era necessariamente destinato alla estinzione. Solo con una logica &#8220;eccezionale&#8221; era pensabile, nel 2007, di autorizzare in forma generale un accesso al rito del 1962. Le ragioni eccezionali erano la percezione di una opportunit\u00e0 di comunione con lo scisma lefebvriano. Questo intento, che di anno in anno si \u00e8 sempre pi\u00f9 allontanato, non consente pi\u00f9 di mantenere lo &#8220;stato di eccezione&#8221;. La comunione cattolica ha diversi riti per &#8220;tradizione ecclesiale&#8221;, ma non per &#8220;convinzione di appartenenza&#8221;: se sei greco-cattolico o siro-marabarese hai una tradizione rituale diversa e in piena comunione con Roma. La diversit\u00e0 non lede l&#8217;unit\u00e0. Questo per\u00f2 non vale per il rito romano, che ha solo una forma, ordinaria, che ha superato una volta per sempre le forme precedenti dello stesso rito. Le differenze compossibili sono dunque &#8220;geografiche&#8221;, non &#8220;storiche&#8221;. Un rito comune &#8220;straordinario&#8221;, in concorrenza sleale con il rito ordinario, era una possibilit\u00e0 assai azzardata e legata ad uno &#8220;stato di eccezione&#8221;, che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Lo &#8220;stato di eccezione&#8221; non pu\u00f2 mai essere la condizione normale di vita della Chiesa. Solo &#8220;in uno stato di eccezione&#8221; &#8211; che \u00e8 sfuggito di mano agli Ufficiali di curia &#8211; \u00e8 concepibile &#8220;riformare&#8221; un ordo parallelo a quello vigente da parte di una Congregazione che non ha competenza ordinaria sui riti.\u00a0 Non ci sono pi\u00f9 le condizioni per legittimare tutte queste eccezioni a quanto previsto dal Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>c) <em>La irreversibilit\u00e0 e il vuoto di potere<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>La terza obiezione mette in luce la &#8220;condizione di fatto&#8221;, determinata da SP, che sarebbe ormai irreversibile. Questo tuttavia non \u00e8 un elemento decisivo. Perch\u00e9 nel 1963 la condizione di fatto era molto pi\u00f9 pesante del 2020. Tutta la Chiesa celebrava con il rito che si era appena ritenuto non pi\u00f9 adeguato. E allora si \u00e8 avviato un percorso di riforma profondo e capillare, che non mirava ad alcun &#8220;parallelismo&#8221;, ma a dare all&#8217;intera Chiesa un nuovo rito romano, uguale per tutti. Ora si tratta di riprendere la univocit\u00e0 irreversibile di quel percorso. In termini pratici, ci\u00f2 significher\u00e0 anzitutto due cose:<\/p>\n<p>&#8211; ristabilire il principio per cui &#8220;una unica forma rituale del rito cattolico romano&#8221; \u00e8 vigente indistintamente per tutta la Chiesa cattolica, superando il pericoloso e divisivo principio di un parallelismo di forme &#8220;co-vigenti&#8221;<\/p>\n<p>&#8211; ai Vescovi locali, in considerazione delle condizioni locali e degli sviluppi antichi o recenti, sar\u00e0 lasciata la facolt\u00e0 di concedere, per indulto, la possibilit\u00e0 di celebrare secondo la forma non pi\u00f9 vigente del rito romano.<\/p>\n<p>In questo modo si otterr\u00e0 un duplice risultato: si uscir\u00e0 dallo &#8220;stato di eccezione&#8221; e cionondimeno si potr\u00e0 provvedere alle situazioni particolari che richiedono logiche di eccezione, con l&#8217;occhio attento dell&#8217;ordinario del luogo, senza bisogno di introdurre un principio generale che, di per s\u00e9, non \u00e8 in grado di assicurare la <em>forma della comunione nella espressione rituale della fede comune.\u00a0\u00a0<\/em>E che, per questo suo vizio di fondo, alimenta ogni sorta di resistenza al cammino di una Chiesa convinta che il Concilio Vaticano II sia un punto di non ritorno della sua storia santa e travagliata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da ieri la Lettera Aperta sullo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221;, gi\u00e0 firmata da 180 teologi, studiosi e studenti, \u00e8 diventata una petizione pubblica, alla quale possono aderire, oltre ad altri teologi, anche i &#8220;non teologi&#8221;&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15177"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15177"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15177\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15181,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15177\/revisions\/15181"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15177"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15177"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}