{"id":15155,"date":"2020-04-04T10:31:46","date_gmt":"2020-04-04T08:31:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15155"},"modified":"2020-04-04T11:07:20","modified_gmt":"2020-04-04T09:07:20","slug":"i-vescovi-e-la-teologia-del-messale-era-cosi-difficile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-vescovi-e-la-teologia-del-messale-era-cosi-difficile\/","title":{"rendered":"I Vescovi e la teologia del Messale: era cos\u00ec difficile?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15158\" alt=\"Messale_Romano\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-300x229.jpg\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-1024x784.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dopo lo scalpore sollevato dal triste documento apparso sul sito della Conferenza Episcopale Umbra\u00a0 &#8211; e che evidentemente non si ritiene di ritirare, visto che continua a campeggiare con ostinazione sul sito della CEU\u00a0 (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/che-cosa-avrebbe-detto-padre-silvano-a-proposito-di-un-infortunio-episcopale-de-eucharistia\/\">cui ho gi\u00e0 dedicato attenzione qualche giorno fa<\/a>) &#8211; proprio in relazione a quel testo era giunto un commento su FB, da parte di Don Franco Gomiero, con una giusta indicazione, che merita di essere ripresa con alcune annotazioni. Nel suo intervento Don Gomiero si limitava saggiamente ad indicare alcuni numeri dell&#8217;OGMR (Ordinamento Generale del Messale Romano, III ed.) precisando che, anzitutto per i Vescovi, la forma della &#8220;traditio eucharistica&#8221; dovrebbe essere reperita anzitutto su quel testo, e\u00a0 non in elucubrazioni imprecise, svolte in modo maldestro e approssimativo, che creano solo problemi di equilibrio dottrinale e di fedelt\u00e0 alla fede della Chiesa. Penso che possa essere utile soffermarsi per qualche minuto sui testi citati da Don Gomiero e sul senso del suo giusto richiamo.<\/p>\n<p>Prima di tutto una osservazione. Curiosamente il comunicato della CEU non cita mai il documento richiamato da Don Franco. Si cita Theilard de Chardin, ma non si cita OGMR. Questo non deve sorprendere. La forza interpretativa e teologica dei &#8220;prenotanda&#8221; ai rituali riformati &#8211; ed <em>in primis<\/em> di questo grande testo che introduce il Messale Romano &#8211; \u00e8 spesso disattesa o sconosciuta addirittura. Purtroppo \u00e8 cos\u00ec anche per alcuni Vescovi. Questo testo \u00e8 parte integrante della recezione della Riforma, ne costituisce una sorta di &#8220;ermeneutica in atto&#8221;. La riforma del rito dell&#8217;eucaristia, infatti, non \u00e8 solo una prassi che muta, ma \u00e8 anche una teologia che si rinnova. Non \u00e8 semplicemente un aggiustamento &#8220;tecnico&#8221; delle rubriche, ma \u00e8 una &#8220;<em>forma mentis et corporis<\/em>&#8221; con cui disporsi nell&#8217;atto rituale, per riscoprirne il significato, non come avvocatucci tristi, preoccupati solo di difendere assetti e privilegi. Di questa <em>mens<\/em>\u00a0rinnovata fanno parte anche le &#8220;parole con cui parliamo dell&#8217;eucaristia&#8221;. Per un Vescovo, ricordare sempre questa &#8220;parola originaria&#8221;, espressa nel modo pi\u00f9 breve e pi\u00f9 intenso nell&#8217;OGMR, \u00e8 assolutamente decisivo. E&#8217; memoria custodita nella azione: per questo \u00e8 cos\u00ec preziosa. Per di pi\u00f9, nel\u00a0 momento in cui accadono fatti straordinari, come la pandemia che stiamo vivendo da pi\u00f9 di un mese, occorre una bussola sicura per muoversi in forma eccezionale nell&#8217;ambito delle &#8220;evidenze ecclesiali&#8221;. Proprio a questo livello di &#8220;memoria agita&#8221; uno strumento prezioso, che proprio i Vescovi dovrebbero conoscere meglio degli altri, \u00e8 la &#8220;teologia eucaristica&#8221; che parla &#8220;per ritus et preces&#8221;, ossia quella &#8220;intelligenza rituale&#8221; della messa che lo stesso &#8220;ordo liturgico&#8221; provvede a fornire, nei suoi testi e nei suoi gesti. Quanto prezioso sarebbe stato se i Vescovi, che si sono espressi in modo tanto scomposto ed teologicamente sgrammaticato nel documento CEU, avessero semplicemente ripreso ci\u00f2 che dice l&#8217;ultima versione dell&#8217;Ordinamento Generale del Messale Romano. Ne riporto qui il dettato, accompagnandolo con un breve commento.<\/p>\n<p><strong>La teologia eucaristica dell&#8217;OGMR (3 edizione)<\/strong><\/p>\n<p>La prima osservazione che si deve fare \u00e8 di carattere squisitamente terminologico. L&#8217;uso dei termini pi\u00f9 adeguati \u00e8 spesso il primo segno di uno stile ecclesiale e di un metodo adeguato. Il testo normativo ufficiale, nel descrivere la esperienza di &#8220;celebrazione eucaristica&#8221; non usa mai il termine &#8220;messa senza popolo&#8221;. La &#8220;griglia&#8221; che viene usata dal OGMR III ed., per parlare delle diverse &#8220;forme&#8221; di celebrazione eucaristica, \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p>-Messa con il popolo<\/p>\n<p>-Messa concelebrata<\/p>\n<p>-Messa cui partecipa un solo ministro<\/p>\n<p>Ci\u00f2 accade perch\u00e9 l&#8217;ORDO sa, a differenza del documento CEU, che la messa non puoi celebrarla &#8220;privatamente&#8221;, neppure se sei il papa. La messa \u00e8, antropologicamente e ecclesialmente, un fenomeno plurale. Umanamente non inizia mai dall&#8217;1, dal singolo, ma dal\u00a0 &#8220;2&#8221;, da una comunit\u00e0. Questa \u00e8 la medesima sapienza che rimane scritta anche nella legge canonica, quando al canone 906 dice &#8220;Il sacerdote non celebri il Sacrificio eucaristico senza la partecipazione di almeno qualche fedele, se non per giusta e ragionevole causa&#8221;.<\/p>\n<p>Quando si fanno queste affermazioni in modo cos\u00ec accurato, si mette in cima il valore del &#8220;celebrare comune&#8221; e si recupera il &#8220;caso di necessit\u00e0&#8221; solo come una eccezione, dolorosa e pesante. La sapienza teologica sta nel percepire e comunicare queste differenze, sottili come un capello, ma decisive. I vescovi umbri, invece, in un documento scritto con i piedi, hanno irresponsabilmente girato la frittata, arrivando a fare della eccezione la norma, e della norma l&#8217;eccezione. Se si dice, infatti che,\u00a0&#8220;L\u2019assemblea partecipa alla celebrazione ma non \u00e8 la protagonista costitutiva dell\u2019atto sacramentale, come lo \u00e8 invece il ministro ordinato, presbitero o vescovo&#8221; si invertono le priorit\u00e0 e si tradisce la tradizione nel suo cuore pulsante. Sarebbe come dire che si \u00e8 padri per il fatto oggettivo di avere generato, non per il fatto di avere rapporti soggettivi con il figlio. Che la oggettivit\u00e0 dell&#8217;essere padri non dipende dal rapporto con il figlio&#8230; e forse l&#8217;esempio \u00e8 davvero calzante per il modo con cui talora viene\u00a0 pensata &#8211; ed attuata &#8211;\u00a0 la &#8220;paternit\u00e0 spirituale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La messa non \u00e8 il giochino della torre<\/strong><\/p>\n<p>La piena comprensione di un necessario &#8220;stile liturgico e pastorale&#8221; si pu\u00f2 leggere nei numeri 91-96 dell&#8217;OGMR. Vediamo il primo numero:<\/p>\n<p><em>&#8220;91. La celebrazione eucaristica \u00e8 azione di Cristo e della Chiesa, cio\u00e8 del popolo santo\u00a0riunito e ordinato sotto la guida del Vescovo. Perci\u00f2 essa appartiene all\u2019intero Corpo della\u00a0Chiesa, lo manifesta e lo implica; i suoi singoli membri poi vi sono interessati in diverso\u00a0modo, secondo la diversit\u00e0 degli stati, dei compiti e dell\u2019attiva partecipazione. In questo\u00a0modo il popolo cristiano, \u00abstirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si\u00a0<\/em><em>\u00e8 acquistato\u00bb, manifesta il proprio coerente e gerarchico ordine. Tutti perci\u00f2, sia ministri\u00a0ordinati sia fedeli laici, esercitando il loro ministero o ufficio, compiano solo e tutto ci\u00f2 che\u00a0\u00e8 di loro competenza.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Dire che la messa &#8220;appartiene all&#8217;intero Corpo della Chiesa&#8221; \u00e8 la visione di fondo, che nel testo CEU \u00e8 incredibilmente lasciata da parte, per dar spazio a una &#8220;concorrenza&#8221; tra soggetti che capovolge il senso stesso della eucaristia. Ognuno \u00e8 soggetto. La logica non \u00e8 mai quella che distingue tra autonomo\/dipendente. Qui vi \u00e8 un errore nell&#8217;uso delle &#8220;categorie&#8221;. E&#8217; come se i Vescovi avessero accettato il giochino della torre, classico e perverso: &#8220;nella messa, chi butti gi\u00f9 dalla torre? il prete o la assemblea?&#8221;<\/p>\n<p>La stessa logica &#8220;inclusiva&#8221; si legge nel passo dedicato al presbitero, in cui la autorit\u00e0 di presidenza \u00e8 correlata al servizio a Dio e al popolo. Non si usano le categorie di oggettivo\/soggettivo, ma quelle di &#8220;servizio a Dio e al popolo&#8221;. Tale servizio non pu\u00f2 essere scisso, nel senso che come non si pu\u00f2 servire il popolo senza servire Dio, cos\u00ec non si pu\u00f2 servire Dio, senza servire il popolo: la &#8220;offerta del sacrificio&#8221; sta nel &#8220;presiedere il popolo radunato&#8221;.<\/p>\n<p><em>&#8220;93. Anche il presbitero, che nella Chiesa ha il potere di offrire il sacrificio nella persona di\u00a0Cristo in virt\u00f9 della sacra potest\u00e0 dell\u2019Ordine, presiede il popolo fedele radunato in quel\u00a0luogo e in quel momento, ne dirige la preghiera, annuncia ad esso il messaggio della\u00a0salvezza, lo associa a s\u00e9 nell\u2019offerta del sacrificio a Dio Padre per Cristo nello Spirito\u00a0Santo, distribuisce ai fratelli il pane della vita eterna e lo condivide con loro. Pertanto,\u00a0quando celebra l\u2019Eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignit\u00e0 e umilt\u00e0, e, nel modo\u00a0di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far percepire ai fedeli la presenza\u00a0viva di Cristo.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><strong>Ci si vergogna forse di dire &#8220;assemblea celebrante&#8221;?<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 si riverbera anche nella ricca e articolata lettura del &#8220;ministero della assemblea&#8221;. Qui sarebbe assai opportuno recuperare, da parte dei vescovi della regione umbra (e probabilmente anche di altre regioni) la forza di questi testi, senza lasciarsi distrarre da documenti gravemente fuorvianti che hanno avuto la sfrontatezza di invitare alla &#8220;cautela&#8221; nell&#8217;uso della categoria di &#8220;assemblea celebrante&#8221;. E non escluderei che il testo della CEU sia stato influenzato in modo improvvido da queste logiche apologetiche di &#8220;lotta agli abusi&#8221;, che impediscono di ragionare con &#8220;tenerezza&#8221; sulle dinamiche ecclesiali. Il Vescovo e il presbitero, dovrebbe sempre essere chiaro, &#8220;presiedono una assemblea che celebra&#8221;. L&#8217;atto del celebrare \u00e8 costitutivamente plurale. Per questo OGMR 95-96 ricorda che:<\/p>\n<p><em>&#8220;95. I fedeli nella celebrazione della Messa formano la gente santa, il popolo che Dio si \u00e8\u00a0acquistato e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, per offrire la vittima immacolata\u00a0non soltanto per le mani del sacerdote ma anche insieme con lui, e per imparare a offrire se\u00a0stessi. Procurino quindi di manifestare tutto ci\u00f2 con un profondo senso religioso e con la\u00a0carit\u00e0 verso i fratelli che partecipano alla stessa celebrazione.\u00a0Evitino perci\u00f2 ogni forma di individualismo e di divisione, tenendo presente che hanno\u00a0un unico Padre nei cieli, e perci\u00f2 tutti sono tra loro fratelli.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>96. Formino invece un solo corpo, sia nell\u2019ascoltare la parola di Dio, sia nel prendere parte\u00a0alle preghiere e al canto, sia specialmente nella comune offerta del sacrificio e nella\u00a0comune partecipazione alla mensa del Signore. Questa unit\u00e0 appare molto bene dai gesti e\u00a0dagli atteggiamenti del corpo, che i fedeli compiono tutti insieme.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Qui \u00e8 evidente\u00a0 e toccante il &#8220;respiro ecclesiale&#8221; di questa ariosa presentazione della esperienza eucaristica. In questo orizzonte di &#8220;comune offerta del sacrificio e comune partecipazione alla mensa del Signore&#8221;, con la comunione nella parola e nel sacramento, non \u00e8 possibile giustificare che, sia pure a causa della condizioni di pandemia, si possa dire, pretendendo di esprimere tenerezza, che &#8220;i\u00a0fedeli \u00abcompiono la propria parte nell\u2019azione liturgica\u00bb (LG 11), ma non sono loro che attuano e rendono presente il gesto di Cristo che si offre al Padre ogni volta che, obbedendo al suo comando, il ministro \u2013 a nome della Chiesa e in persona Christi \u2013 fa memoria della sua pasqua&#8221;. Questo modo di parlare sfigura l&#8217;esperienza della Chiesa, la chiude in una &#8220;pratica da funzionari assediati&#8221; e tradisce non solo il munus episcopale, ma il senso stesso del ministero ordinato. Recuperare il tono dell&#8217;OGMR per far fronte alla sfida di un tempo cos\u00ec sorprendente e cos\u00ec spiazzante \u00e8 l&#8217;unico modo per accedere davvero ad un &#8220;minimo sindacale&#8221; di tenerezza. Se invece di sceglie di usare la parola &#8220;tenerezza&#8221;, ma si impiegano rappresentazioni e categorie ingiuste e sprezzanti, si unisce danno a danno, sconforto a sconforto, distanza a distanza. Sono convinto che i Vescovi della CEU non possano sopportare un cos\u00ec grande divario tra le loro intenzioni pastorali di calda vicinanza, di cui non dubitiamo, e un linguaggio formalistico che risulta non solo gravemente sviato e sviante, ma anche indifferente come un cartello stradale e gelido come il marmo. In nessun luogo al mondo la tenerezza si pu\u00f2 esprimere cos\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo lo scalpore sollevato dal triste documento apparso sul sito della Conferenza Episcopale Umbra\u00a0 &#8211; e che evidentemente non si ritiene di ritirare, visto che continua a campeggiare con ostinazione sul sito della CEU\u00a0 (cui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15155"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15155"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15155\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15166,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15155\/revisions\/15166"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15155"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15155"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15155"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}