{"id":15145,"date":"2020-04-03T06:24:19","date_gmt":"2020-04-03T04:24:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15145"},"modified":"2020-04-03T09:31:56","modified_gmt":"2020-04-03T07:31:56","slug":"lo-stato-di-eccezione-e-summorum-pontificum-liturgia-autorita-episcopale-e-dispositivo-di-blocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lo-stato-di-eccezione-e-summorum-pontificum-liturgia-autorita-episcopale-e-dispositivo-di-blocco\/","title":{"rendered":"Lo &#8220;stato di eccezione&#8221; e Summorum Pontificum: liturgia, autorit\u00e0 episcopale e dispositivo di blocco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ED.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-13364\" alt=\"ED\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ED.jpg\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00abLa tradizione degli oppressi ci insegna che lo \u2018stato di emergenza\u2019 in cui viviamo \u00e8 la regola.\u00bb (W. Benjamin)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vorrei chiarire, in una forma pi\u00f9 ampia di quanto non potesse essere fatto nell&#8217;ambito di una &#8220;lettera aperta&#8221;, la correlazione tra lo &#8220;stato di eccezione&#8221; &#8211; inteso come condizione politica generata dalla grave pandemia &#8211; e la vicenda del Motu Proprio &#8220;Summorum Pontificum&#8221;, che dal 7 luglio 2007 ha alterato profondamente non solo la vita liturgica ecclesiale, ma la struttura istituzionale della Chiesa cattolica. Per svolgere la mia argomentazione inizio da due brevi premesse.<\/p>\n<p><em><strong>1. Alcune premesse: stato di eccezione e dispositivo di blocco<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Quando utilizzo la categoria di &#8220;stato di eccezione&#8221; &#8211; che come \u00e8 noto \u00e8 stata introdotta da Carl Schmitt per spiegare la sovranit\u00e0 dello Stato &#8211; voglio riferirmi alla possibilit\u00e0 con cui, in determinate circostanze ritenute eccezionali, \u00e8 possibile modificare le regole di base della societ\u00e0 &#8211; o della Chiesa &#8211; per affrontare una emergenza. La esperienza che, sull&#8217;esempio della Cina, in Italia viviamo ormai da pi\u00f9 di un mese, e che si sta estendendo al resto dell&#8217;Europa e del mondo, con la &#8220;sospensione&#8221; di una serie di &#8220;diritti fondamentali&#8221; &#8211; alla deambulazione, al lavoro, al contatto, persino alla stretta di mano&#8230; &#8211; danno a pensare e sollecitano una accurata indagine sui doveri dello Stato di tutelare la salute dei cittadini e sui limiti di questi poteri di &#8220;contenimento&#8221;. Ma il fatto stesso di vivere sul piano civile uno &#8220;stato di eccezione&#8221; permette di guardare con occhi pi\u00f9 limpidi anche alla vita ecclesiale &#8220;sub specie exceptionis&#8221;.<\/p>\n<p>La seconda premessa \u00e8\u00a0 che questo sguardo nuovo, che matura per una esperienza diretta sul piano civile, si innesta su una tradizione ecclesiale di cui gi\u00e0 avevo notato una tendenza, manifestata nel ultimi 40 anni, che ho definito &#8220;dispositivo di blocco&#8221;. Di tratta di un raffinato modo di interpretare la autorit\u00e0 come &#8220;mancanza di autorit\u00e0&#8221;. Se la Chiesa, ad un certo momento della storia, ritiene che tutta la sua autorit\u00e0 stia nel passato, negando &#8220;ora&#8221; a se stessa ogni autorit\u00e0, mette in campo un dispositivo che, bloccando ogni esercizio nuovo di autorit\u00e0, rende &#8220;perenni&#8221; le decisioni assunte nel passato. Perci\u00f2, si potrebbe dire, il &#8220;dispositivo di blocco&#8221; funziona come uno &#8220;stato di eccezione&#8221; che non finisce mai. La pretesa del dispositivo di blocco \u00e8 precisamente questa: bloccare per sempre l&#8217;esercizio della autorit\u00e0, con cui la Chiesa potrebbe &#8220;tradurre la tradizione&#8221;, mentre decide di spogliarsene e di restare cos\u00ec come \u00e8.<\/p>\n<p><strong><em>2. Il dispositivo di blocco e Summorum Pontificum<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">L\u2019ultima tappa di questo percorso efficace del \u201cdispositivo di blocco\u201d &#8211; che era iniziato negli anni 70 &#8211; si incontra\u00a0nel 2007, con\u00a0il\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d (=<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">SP<\/span><em><span style=\"color: #000000\">), <\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">mediante il quale<\/span><em><span style=\"color: #000000\">,\u00a0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">mentre\u00a0si creava\u00a0un parallelismo di forme rituali del medesimo \u201crito romano\u201d, ci si spogliava\u00a0della autorit\u00e0 di orientare la liturgia ecclesiale lungo le linee della Riforma Liturgica e si rimettevano\u00a0in pieno vigore i riti che la Riforma stessa aveva voluto superare, denunciandone i limiti e le distorsioni. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Anche in questo caso, come era accaduto altre volte nei decenni precedenti, il Magistero \u201copera una autolimitazione\u201d, poich\u00e9 si ritiene che non abbia la autorit\u00e0 di orientare la tradizione e le scelte dei singoli ministri ordinati, ma in tal modo restituisce autorit\u00e0 a forme di esperienza preconciliare. Il \u201cdispositivo di blocco\u201d qui argomenta in modo astorico: \u201cci\u00f2 che \u00e8 stato santo una volta, deve poterlo essere sempre\u201d. Questo \u00e8 il principio indimostrato che regge sistematicamente il provvedimento. Dunque la Chiesa non si riconosce alcun vero potere di Riforma. Ci\u00f2 che \u00e8 stato di per s\u00e9 si perpetua senza alcuna possibilit\u00e0 di orientamento o di conversione. Un principio argomentativo, di per s\u00e9\u00a0negativo\u00a0e\u00a0puramente astorico, d\u00e0 causa ad effetti storici assai gravi: ossia alla perdita di controllo sulla liturgia dei Vescovi diocesani, all&#8217; accentramento del controllo\u00a0in\u00a0un organo \u201caffettivamente condizionato\u201d \u2013 la Commissione\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Ecclesia Dei<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">\u00a0-, al diffondersi di una rilevanza \u201cpolitica\u201d \u2013 in senso ecclesiale e ahim\u00e9 in senso mondano \u2013 della \u201cforma straordinaria\u201d come \u201cforma reazionaria\u201d della identit\u00e0 cattolica. Il dispositivo di blocco non ha fermato le cose: ha sicuramente bloccato lo sviluppo della Riforma e ha generato un\u00a0vero e proprio\u00a0\u201cmonstrum romanae curiae\u201d,\u00a0con conseguenze laceranti facilmente prevedibili gi\u00e0 all\u2019inizio.<\/span><\/p>\n<p><strong><em>3. Summorum Pontificum come stato di eccezione alla piena autorit\u00e0 episcopale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Da quanto detto fin qui emerge, in modo assai significativo, che l&#8217;impatto di SP sulla vita della chiesa ha una logica che supera la questione liturgica in senso stretto. E&#8217; vero, il disegno di &#8220;riconciliazione&#8221;, per realizzare il quale papa Benedetto ha costruito la ardita macchina istituzionale di SP, era l&#8217;orizzonte che intendeva giustificare una &#8220;rottura&#8221;. La rottura \u00e8 lo scavalcamento della autorit\u00e0 episcopale territoriale in materia di liturgia. Mediante SP, infatti, tutte le questioni riguardanti i sacramenti, che attengono all&#8217; &#8220;uso del rito in forma straordinaria&#8221; vengono sottratte alla competenza episcopale e spostate sotto la competenza della Commissione Ecclesia Dei. Questo \u00e8 &#8220;stato di eccezione&#8221;, di sospensione della logica normale e normativa. Se ogni Vescovo non controlla pi\u00f9 totalmente il territorio della propria diocesi in materia di liturgia e di sacramenti, questo introduce anche un &#8220;dispositivo di blocco&#8221; sulla autorit\u00e0 con cui il Vescovo pu\u00f2 far progredire la riforma liturgica. Di fatto, in questo modo al Vescovo \u00e8 sottratto il pieno controllo e l&#8217;indirizzo della diocesi sul piano liturgico e sacramentale. Per questo lo stato di eccezione, che pu\u00f2 essere giustificato e giustificabile in casi determinati, \u00e8 necessariamente limitato nel tempo. Deve finire. Un &#8220;rito in forma straordinaria&#8221; non pu\u00f2 accompagnare &#8220;per sempre&#8221; il rito in forma ordinaria. Il &#8220;contenimento&#8221; dell&#8217;autorit\u00e0 episcopale \u00e8 necessariamente &#8220;ad tempus&#8221;.<\/p>\n<p><strong><em>4. Summorum Pontificum come &#8220;criterio&#8221; di designazione episcopale e di formazione<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ma non basta. C&#8217;\u00e8 un secondo aspetto, che non riguarda il lato normativo, ma il lato &#8220;fattuale&#8221; degli sviluppi successivi al 2007, che deve essere considerato con preoccupazione. A partire dai mesi successivi al luglio del 2007, il riferimento a SP non \u00e8 stato solo quello per gestire dal centro le domande di &#8220;rito antico&#8221;, ma ha profondamente alterato la normale amministrazione della Chiesa. Da un lato, infatti, si \u00e8 fatto del riferimento a SP non soltanto il compito di obbedienza dei Vescovi esistenti, ma anche il criterio di scelta del Vescovi futuri. Nelle &#8220;inchieste&#8221; con cui la Congregazione dei Vescovi valutava i candidati all&#8217;episcopato, era comparsa la voce sull&#8217;atteggiamento benevolo, ovvero critico, verso SP. Se, come prete, avevi detto qualcosa contro SP e se in certi casi non eri stato disponibile a celebrare secondo SP, non potevi aspirare all&#8217;episcopato. In questo caso la limitazione della autorit\u00e0 episcopale diventava &#8220;nativa&#8221;, potremmo dire &#8220;vocazionale&#8221;: per vocazione dovevi mostrarti disponibile a non insistere troppo sulla tua autorit\u00e0 in materia di Riforma liturgica! Ma non basta ancora. In alcune regioni ecclesiastiche si crearono anche le condizioni perch\u00e9\u00a0 alcuni di questi Vescovi, inclini a privarsi della autorit\u00e0 in campo liturgico, ritenessero di allestire seminari in cui anche i candidati al ministero venissero formati, contemporaneamente, a due riti che si contraddicono. Lo &#8220;stato di eccezione&#8221; mirava a perpetuarsi nei secoli dei secoli, funzionando perfettamente come dispositivo di blocco per ogni riforma liturgica possibile. Il &#8220;vulnus&#8221; alla autorit\u00e0 episcopale pretendeva di trasformarsi in evidenza ordinaria per seminaristi, iniziati ab ovo anche alla liturgia &#8220;retro&#8221;.<\/p>\n<p><strong><em>5. Dal 2013 il sistema dello &#8220;stato di eccezione&#8221; implode<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Lo stato di eccezione determinato da SP \u00e8 entrato in crisi con l&#8217;inizio del pontificato di Francesco. Anche in questo caso la liturgia non \u00e8 il livello primario di discussione. Ci\u00f2 che cambia \u00e8 il fatto che con papa Francesco &#8220;si sblocca il dispositivo di blocco&#8221;. Fin dall&#8221;inizio Francesco dice: la Chiesa ha l&#8217;autorit\u00e0 per cambiare, per uscire, per rileggere, per tradurre. E comincia a farlo. Era inevitabile che questo portasse, dopo alcuni anni, alla &#8220;soppressione&#8221; della Commissione &#8220;Ecclesia Dei&#8221;, che aveva tratto i propri poteri da un lato dai singoli vescovi, e dall&#8217;altro dalla Congregazione competente in materia di &#8220;culto e sacramenti&#8221;. Ma se si sopprime la Commissione, ma non si abroga SP, cambia solo il &#8220;luogo&#8221; delle decisioni, ma non si esce dal regime di eccezione. Cos\u00ec ora, in modo ancora pi\u00f9 clamoroso di prima, lo stato di eccezione \u00e8 palese per il fatto che sia la Congregazione per la dottrina della fede a deliberare in materia liturgica. Questo \u00e8 un altro &#8220;monstrum&#8221; indirettamente generato da SP. Oggi, tuttavia, non ci sono pi\u00f9 ragioni n\u00e9 per lo stato di eccezione n\u00e9 per il dispositivo di blocco. Il cammino della Riforma Liturgica esige, allo stesso tempo, la restituzione della pienezza dei poteri ai Vescovi locali, e il servizio della Congregazione per il culto divino al cammino di attuazione e recezione dei nuovi riti scaturiti dalla Riforma liturgica. Il &#8220;rito straordinario&#8221;, come fenomeno di ambizioni universali, \u00e8 stato il segno e l&#8217;esperimento di un tempo limitato, che non ha dato buoni frutti. Domani potranno essere i vescovi diocesani a ritenere, in casi estremi, di concedere a gruppi limitati, di utilizzare il rito romano in forme precedenti a quella vigente. Ma se non ci vergogniamo della parola liturgica del Concilio Vaticano II, dobbiamo superare lo stato di eccezione che SP ha determinato nella esperienza ecclesiale e nella vita di troppe comunit\u00e0. Il sistema, che SP ha determinato, se da eccezione pretende di diventare regola, genera crescenti divisioni e ostilit\u00e0. Lo stato di emergenza, infatti, non pu\u00f2 essere regola duratura n\u00e9 di vita civile, n\u00e9 di vita ecclesiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa tradizione degli oppressi ci insegna che lo \u2018stato di emergenza\u2019 in cui viviamo \u00e8 la regola.\u00bb (W. 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