{"id":15004,"date":"2020-03-20T08:35:19","date_gmt":"2020-03-20T07:35:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15004"},"modified":"2020-03-20T08:56:30","modified_gmt":"2020-03-20T07:56:30","slug":"tutta-la-penitenza-sta-nella-confessioneassoluzione-contagio-perdono-e-rinnovo-delle-forme-di-vita-spirituale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutta-la-penitenza-sta-nella-confessioneassoluzione-contagio-perdono-e-rinnovo-delle-forme-di-vita-spirituale\/","title":{"rendered":"Tutta la penitenza sta nella confessione\/assoluzione?  Contagio, perdono e rinnovo delle forme di vita spirituale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13940\" alt=\"Confessione donna (stampa Ottocento)\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come ha messo in giusto rilievo Giovanni Marcotullio, in un recente<a href=\"https:\/\/it.aleteia.org\/2020\/03\/17\/confessione-sacramentale-covid-19\/?fbclid=IwAR1f_Eqn8TAohDk6qPdgIFkgF37eNO4HCcDgp5TfENjwkIAI54-CJGZcyc0#.XnKvJmB8sJg.facebook\"> testo su \u201cAleteia\u201d<\/a>, la discussione che la condizione di quarantena ha aperto intorno alla messa e alle sue difficolt\u00e0, non deve far dimenticare l\u2019altra questione bruciante, che si apre intorno al tema della \u201cconfessione sacramentale\u201d, alle sue forme e alle diverse soluzioni che vengono proposte per affrontare le difficolt\u00e0 legate alla condizione di \u201cpandemia\u201d, con tutto ci\u00f2 che questo significa in termini di distanze, esclusione del contatto, presidio sanitario e normativa civile che si impone anche a livello ecclesiale. Una immagine, che correda in apertura l\u2019articolo di Marcotullio, fotografa bene una delle forme di \u201crecezione\u201d della novit\u00e0: un prete, seduto a debita distanza, all\u2019aperto, in una specie di parcheggio, ascolta la confessione di un penitente che sta seduto nella sua automobile. L\u2019auto si trasforma in confessionale, per un sacramento in versione \u201cdrive-in\u201d. La inventiva pastorale non ha limiti. Ma forse \u00e8 bene sostare sulla questione in modo pi\u00f9 complessivo e generale. Io sono convinto che anche per questo sacramento, come per l\u2019eucaristia, la \u201cemergenza virus\u201d sia in grado di far emergere una serie di questioni che riguardano il senso stesso del sacramento della penitenza e potrei dire il suo \u201csignificato sistematico\u201d. Proviamo a interrogare l\u2019esperienza nel modo pi\u00f9 spregiudicato possibile, per quanto ci \u00e8 consentito.<\/p>\n<p>a) <i>La tradizione di questo sacramento e la \u201cres\u201d che vuole assicurare<\/i><\/p>\n<p>Un primo aspetto che non deve essere trascurato \u00e8 questo: nel sacramento della penitenza sappiamo che il contatto non pu\u00f2 essere aggirato. La implicazione del soggetto \u00e8 percepita con un grado maggiore rispetto alla stessa celebrazione eucaristica. E questo \u00e8 un dato rilevante. Potremmo dire che la \u201cpartecipazione\u201d, che nella messa pu\u00f2 essere anche largamente \u201cpassiva\u201d &#8211; e sopporta tranquillamente la \u201cdiretta streeming\u201d anche nella forma pi\u00f9 impersonale &#8211; per la confessione non funziona. Devo essere personalmente coinvolto, interpellato, sollecitato, implicato. Per questo il sacramento, se deve esistere ancora in regime di quarantena, deve trovare \u201csoluzioni\u201d al problema delle distanze imposte, del contagio da evitare. Il luogo pi\u00f9 appartato e pi\u00f9 intimo della Chiesa, il confessionale, diventa impraticabile. Dunque, potremmo dire che, se per la messa, con la pandemia la logica tridentina sembra trionfare \u2013 messe private di soli preti e assemblea che torna muta spettatrice &#8211; per la confessione il simbolo stesso del sacramento viene come \u201cprofanato\u201d dalle norme civili. Questo impone di introdurre delle varianti, che possono essere pensate a diversi livelli. Proviamo a considerare le principali.<\/p>\n<p><i>b) L\u2019imbarazzo e le vie di uscita: vere e false trasgressioni<\/i><\/p>\n<p>Di fronte a queste difficolt\u00e0 si sono manifestate tre strade con cui si \u00e8 tentato di rispondere alla emergenza:<\/p>\n<p>b1) la prima \u00e8 quella semplicemente \u201ctecnica\u201d e \u201cfunzionale\u201d: luoghi arieggiati, guanti in vinile, distanza di sicurezza, mascherina obbligatoria. Cambia qualche accidente, la sostanza resta immutata;<\/p>\n<p>b2) la seconda \u00e8 il ricorso alla \u201cterza forma\u201d del sacramento, ossia quella con confessione e assoluzione in forma generale, che ha il vantaggio di non richiedere alcun contatto, e lo svantaggio della genericit\u00e0 e della non individualit\u00e0;<\/p>\n<p>b3) la terza proposta fa ricorso al tema classico del \u201cvotum sacramenti\u201d, per il quale, in circostanze eccezionali, si pu\u00f2 superare la mancata confessione specifica dei singoli peccati gravi ed essere riconciliati \u201cin voto\u201d: dove per \u201cvoto\/desiderio\/proponimento\u201d si intende non solo la desiderata riconciliazione, ma anche il proposito di confessare quanto prima i peccati gravi, non appena sar\u00e0 possibile.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente come le diverse risposte manifestino una diversa considerazione attribuita alle circostanze storiche e culturali in cui la Chiesa si muove in questo tempo. Vi \u00e8, tuttavia, un elemento che accomuna tutte queste soluzioni, ed \u00e8 una considerazione che mi pare semplicistica e troppo \u201camministrativa\u201d del sacramento, che deriva da una lettura in cui le sole fonti \u201ccanoniche\u201d esercitano un peso eccessivo, fino a distrarre dal centro pulsante del sacramento. Proviamo a vedere perch\u00e9.<\/p>\n<p><i>c) Un ripensamento complessivo del sacramento rispetto al \u201cfare penitenza\u201d<\/i><\/p>\n<p>La norma che risuona come sottofondo di tutte queste soluzioni \u00e8 quella enunciata dal can 960: <i>\u201cIndividualis et integra confessio atque absolutio unicum constituunt modum ordinarium quo fidelis peccati gravis sibi conscius cum Deo et Ecclesia reconciliatur\u201d. <\/i>A questa definizione del \u201cmodo ordinario\u201d di amministrare il sacramento seguono le eccezioni straordinarie, dovute a impossibilit\u00e0 fisica, morale o a circostanze eccezionali, che permettono di superare questa unicit\u00e0. Di per s\u00e9, dunque, le tre soluzioni appaiono tutte guidate \u2013 in positivo o in negativo \u2013 da questa definizione. Di per s\u00e9 la soluzione b1) resta pienamente nell\u2019alveo della definizione, solo con accorgimenti tecnici; b2) pu\u00f2 fare a meno della confessione integra e individuale; b3) pu\u00f2 prescindere sia dalla confessione, sia dalla assoluzione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che tuttavia sorprende \u00e8 che le risorse pastorali, in un tempo dalle caratteristiche cos\u00ec eccezionali, si lascino condizionare in modo cos\u00ec profondo da una definizione \u201cincompleta\u201d del sacramento. Incompleta, ad es., rispetto alla definizione del CCC 1491. Perch\u00e9 bisogna riconoscere che il testo canonico, con un linguaggio istituzionale che forza la realt\u00e0, riduce il sacramento della penitenza a \u201cdue atti\u201d (confessione e assoluzione), lasciando sullo sfondo, e nella sostanziale irrilevanza, la elaborazione del dolore e della libert\u00e0 (ossia contrizione e penitenza). Potremmo dire che, nel sacramento della penitenza, cos\u00ec come considerato dal codice, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la penitenza. E siccome questo nostro tempo sovrabbonda proprio di penitenze \u2013 addirittura imposte per legge &#8211; sorprende alquanto che si pensi ai guanti di vinile, a come dispensare dalla confessione specifica, o addirittura dalla assoluzione, ma non si lavori sui due punti chiari, evidenti e comuni a tutti: il dolore che non passa, che spaventa e che paralizza, e la risposta corporea e spirituale della libert\u00e0 all\u2019annuncio del perdono.<\/p>\n<p>In effetti, ci\u00f2 che la Chiesa si vede consegnato, nel sacramento della penitenza \u00e8, per usare una definizione tridentina, un \u201cbattesimo laborioso\u201d. Ma perch\u00e9 mai, proprio in un tempo di cos\u00ec grande elaborazione del dolore e delle forme di vita come questo, noi ci occupiamo solo di sistemare formalmente (e forse anche un po&#8217; formalisticamente) degli \u201catti ufficiali\u201d?<\/p>\n<p><i>d) Le risorse inesplorate: la condizione di vita della quarantena non \u00e8 gi\u00e0 fare penitenza?<\/i><\/p>\n<p>Ecco allora una buona occasione, offertaci da questo tempo di clausura, per tornare con occhi nuovi a questo sacramento e al suo contesto pi\u00f9 vero. Potrei dirlo qui con una serie di 10 brevi proposizioni, dotate anche di una certa provocazione, ma spero capaci di smuovere le coscienze e di aprire gli occhi sulla realt\u00e0.<\/p>\n<p>d1) I sacramenti del perdono, nella vita cristiana, sono battesimo e eucaristia. In essi facciamo la grande esperienza del perdono, che Dio riserva agli uomini e alle donne. Un dono gratuito che ci impegna e che ci mette alla prova. Possiamo vivere la comunione con Dio e con il prossimo, possiamo gustarne la gioia e la forza, ma possiamo anche entrare in crisi. Per questo ci sono non uno ma due sacramenti della crisi;<\/p>\n<p>d2) Il peccato grave del battezzato e la malattia grave del battezzato sono i motivi della crisi. Nella nostra contingenza attuale, \u00e8 del tutto normale che, a causa della malattia grave che contagia tanti nostri fratelli e sorelle, i malati e coloro che li amano e sono ad essi legati, vivano una crisi profonda, che investe anche la fede. La unzione dei malati e la penitenza sono i rimedi con cui la Chiesa torna al battesimo e alla eucaristia, come grandi esperienze di perdono e di grazia;<\/p>\n<p>d3) La malattia grave \u00e8 una \u201ccrisi di fede senza colpa\u201d. Noi non siamo abituati a pensare cos\u00ec. E a sentire la vicinanza della Chiesa a coloro che soffrono la malattia grave perch\u00e9 non disperino. La colpa grave \u00e8 una crisi di fede legata invece al comportamento volontario, scelto intenzionalmente dal soggetto. Di fronte ad esso la Chiesa non soltanto \u201cannuncia il perdono\u201d (assoluzione) di fronte al peccato confessato (confessione), ma accompagna la elaborazione del dolore (contrizione) e la strutturazione della risposta della libert\u00e0 (penitenza);<\/p>\n<p>d4) Ci\u00f2 che nel sacramento della penitenza \u00e8 qualificante e specifico non \u00e8 l\u2019annuncio del perdono, che questo sacramento ha in comune con battesimo e eucaristia. E\u2019 invece l\u2019accompagnamento nella elaborazione del dolore e nella ristrutturazione del corpo, della mente e dello spirito. Potremmo dire al \u201cdono del perdono\u201d, ripetuto e mutuato dal battesimo, corrisponde la elaborazione del lutto, della memoria e della libert\u00e0, che \u00e8 specifico del IV sacramento.<\/p>\n<p>d5) Per questo gli antichi, molto pi\u00f9 di noi, sapevano che \u201cpenitenza\u201d \u00e8 prima una virt\u00f9 che un sacramento. E il sacramento \u00e8 al servizio della promozione e della articolazione della virt\u00f9. Essere consapevoli del perdono ricevuto nel battesimo e continuamente rinnovato nella eucaristia permette di superare anche i peccati pi\u00f9 gravi se, a partire dal rinnovarsi della parola del perdono di fronte alla parola che confessa il peccato, imparo nel tempo a elaborare il dolore e a ristrutturare la mia libert\u00e0;<\/p>\n<p>d6) Ecco allora che, all\u2019improvviso, possiamo capire una cosa che ci era nascosta. Questo nostro tempo, gi\u00e0 di per s\u00e9, ha una sua duplice struttura penitenziale, che \u00e8 pronta e disponibile per tutti: il tempo quaresimale, per la tradizione ecclesiale, e il tempo di quarantena, per la tradizione civile, sono forme comuni, potremmo dire pubbliche e comunitaria, di elaborazione del dolore e di ristrutturazione dei comportamenti;<\/p>\n<p>d7) Nella penitenza antica accadeva cos\u00ec: dopo aver confessato il peccato si diventava penitenti e si entrava in un \u201cregime particolare\u201d, che investiva il lavoro, il tempo, la preghiera, i luoghi di vita&#8230;Abbiamo oggi una sorta di \u201cregime penitenziale\u201d che accomuna una intera nazione. Come mai la Chiesa non se ne accorge? Perch\u00e9 usa il vecchio armamentario, che si lascia suggerire da un diritto canonico algido, inadeguato e spento, e non lavora sulla materia viva delle esperienze esposte al non-senso o ad un surplus di senso, che le parole alte della tradizione biblica e spirituale sanno interpretare con tanta forza? Perch\u00e9 usiamo invece \u201cnozioni giuridiche\u201d?<\/p>\n<p>d8) L\u2019immaginario pubblico ha provato a elaborare la condizione attuale. Le parole che emergono su tutte sono clausura, quarantena e arresti domiciliari. Sono tre vissuti di \u201cpena\u201d o di \u201cpenitenza\u201d. Ma la logica pubblica le interpreta solo come \u201cmale minore\u201d in vista della salute. E non \u00e8 poco. La grande tradizione umana e cristiana sa che ogni cambiamento costa sofferenza, fatica, privazione, dolore. Una riconsiderazione della esistenza bella alla luce della quarantena \u00e8 una occasione penitenziale che non possiamo leggere solo con un concetto di penitenza ridotta al sacramento, e di sacramento ridotto alla normativa canonica su di esso; questa sarebbe povert\u00e0 culturale, che non nutre nessuno. Abbiamo molto pi\u00f9 del sacramento gi\u00e0 pronto, nella vita quotidiana: sembra un paradosso, ma \u00e8 la nostra realt\u00e0 di oggi, nella sua eccezionalit\u00e0.<\/p>\n<p>d9) Desiderio del sacramento? Sarebbe questo il desiderio necessario? Proprio in un tempo in cui il desiderio \u00e8 messo cos\u00ec profondamente alla prova e possiamo sperimentare il &#8220;desiderio di buona salute&#8221; e \u201cdesiderio di una passeggiata\u201d come una cosa irrealizzabile, il desiderio di pienezza e di pace, di fiducia e di contatto prende forma e ha bisogno di rapporti significativi. Un sacramento ridotto al meccanismo ad orologeria \u201cconfessione\/assoluzione\u201d diventa disumano se non \u00e8 calato in un rapporto vitale. Se poi ci aggiungi guanti e mascherina, rischi di trattare l\u2019anima con asettica competenza, ma in modo estrinseco e freddo. Il desiderio non pu\u00f2 essere del sacramento, ma \u00e8 desiderio di pienezza (eucaristica) e di cambiamento (penitenza). Che solo eventualmente passa per il sacramento, ma sempre passa per ci\u00f2 che sta al di qua e al di l\u00e0 del sacramento, anche quando lo abbiamo restituito alla sua pienezza e non lo riduciamo arbitrariamente alla immediatezza disumana di confessio\/absolutio.<\/p>\n<p>d10) Lavorare sul \u201cfare penitenza\u201d oggi \u00e8 una occasione, che ha due interlocutori diversi. Chi lavora, lavora molto di pi\u00f9 e in condizioni peggiori. Chi non lavora ha tempi pi\u00f9 distesi e problemi nuovi e non meno complicati. La efficienza \u00e8 compromessa, o per eccesso o per difetto. Le parole della tradizione biblica, quaresimale, penitenziale, ascetica, monastica, orante, prendono oggi un nuovo tono e diventano nutrimento irrinunciabile. Accompagnare questa rilettura, al di qua e al di l\u00e0 degli atti formali di confessione\/assoluzione, mi parrebbe la occasione da non perdere. Far diventare il \u201cprecetto pasquale\u201d un \u201cdono di elaborazione del lutto, della memoria e della libert\u00e0\u201d: questo \u00e8 il kair\u00f2s. O giochiamo su questo tavolo, con il meglio delle nostre parole, oppure, con la pi\u00f9 nobile delle nostre intenzioni, spingeremo la tradizione a diventare un grande museo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Come ha messo in giusto rilievo Giovanni Marcotullio, in un recente testo su \u201cAleteia\u201d, la discussione che la condizione di quarantena ha aperto intorno alla messa e alle sue difficolt\u00e0, non deve far dimenticare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15004"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15004"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15004\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15007,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15004\/revisions\/15007"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15004"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15004"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15004"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}