{"id":14996,"date":"2020-03-18T18:40:25","date_gmt":"2020-03-18T17:40:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14996"},"modified":"2020-03-19T09:03:52","modified_gmt":"2020-03-19T08:03:52","slug":"non-sprecate-le-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/non-sprecate-le-parole\/","title":{"rendered":"&#8220;Non sprecate le parole&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><i>Appunti\u00a0sull&#8217;omelia<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ammonimento di Ges\u00f9 riguardante la preghiera, \u00abnon sprecate le parole\u00bb (Mt 6,7), potrebbe essere applicato con profitto anche all\u2019omelia. Certamente questo elemento della celebrazione liturgica, riscoperto dal Vaticano II (cf. SC 52. 35), ha avuto ed ha una grande importanza, tuttavia si ha spesso l\u2019impressione che la sua natura non sia stata compresa fino in fondo. Rimangono sullo sfondo certe predicazioni del passato, per contenuto e per stile, che con l\u2019omelia in realt\u00e0 hanno poco a che fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>\u00abParte della stessa liturgia\u00bb<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In base a quanto afferma il Vaticano II, l\u2019omelia \u00e8 \u00abparte della stessa liturgia\u00bb (SC 52) e per essa si richiede \u00abla massima fedelt\u00e0\u00bb da parte dei ministri e \u00abil modo adeguato\u00bb (SC 35). La sua finalit\u00e0 \u00e8, come del resto si pu\u00f2 dire di tutto ci\u00f2 che il Concilio dispone a riguardo della riforma liturgica, \u00abla partecipazione pia, consapevole e attiva di tutti i fedeli\u00bb (SC 48). Ma le nostre omelie, in molti casi, sono svolte con la massima fedelt\u00e0? Si ha ben chiaro a che cosa corrisponda quel \u00abmodo adeguato\u00bb di cui parla il Vaticano II?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quanto \u00abparte della stessa liturgia\u00bb, anche l\u2019omelia dovrebbe avere come punto di riferimento quanto in <i>Sacrosanctum Concilium<\/i> si afferma dei riti in generale: \u00abi riti splendano per nobile semplicit\u00e0; siano chiari per brevit\u00e0 ed evitino inutili ripetizioni; siano adatti alla capacit\u00e0 di comprensione dei fedeli e non abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni\u00bb (SC 34). Inoltre, il Concilio aggiunge, a proposito della celebrazione eucaristica: \u00abl&#8217;ordinamento rituale della messa sia riveduto in modo che appaia pi\u00f9 chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa pi\u00f9 facile la partecipazione pia e attiva dei fedeli. Per questo i riti, conservata fedelmente la loro sostanza, siano semplificati; si sopprimano quegli elementi che, col passare dei secoli, furono duplicati o aggiunti senza grande utilit\u00e0; alcuni elementi invece, che col tempo andarono perduti, siano ristabiliti, secondo la tradizione dei Padri, nella misura che sembrer\u00e0 opportuna o necessaria\u00bb (SC 50). Tutto questo pu\u00f2 essere applicato anche all\u2019omelia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019omelia dovrebbe risplendere per \u00abnobile semplicit\u00e0\u00bb. C\u2019\u00e8 una bellezza da ricercare, naturalmente tenendo conto delle capacit\u00e0 e delle doti di ognuno, che non pu\u00f2 essere ritenuta secondaria. Occorre fare attenzione alla \u00abbellezza\u00bb delle parole, perch\u00e9 anche questo veicola un messaggio. Inoltre, l\u2019omelia dovrebbe essere \u00abchiara per brevit\u00e0\u00bb. In una celebrazione di un\u2019ora circa, l\u2019omelia non pu\u00f2 durare venti minuti. Occorre saper distinguere anche i contesti: l\u2019omelia di un parroco in una parrocchia, non ha la medesima funzione di quella di un vescovo in una celebrazione diocesana. Per essere realmente \u00abparte della liturgia\u00bb l\u2019omelia, anche nella durata, deve essere in armonia con il resto della celebrazione. L\u2019<i>Ordinamento Generale del Messale Romano <\/i>afferma che \u00abparte principale\u00bb della liturgia della Parola sono le letture bibliche (cf. OGMR 55), non l\u2018omelia. Questa centralit\u00e0 della proclamazione delle Sacre Scritture deve essere evidente anche nella proporzione del tempo e nell\u2019importanza data a come si proclamano le letture. Purtroppo, a volte, si ha l\u2019impressione che la modalit\u00e0 di proclamare le letture, anche il Vangelo, sia affrettata e approssimativa, come se il vero culmine della liturgia della Parola fosse l\u2019omelia. Non \u00e8 cos\u00ec! Al centro ci sta la Parola di Dio \u00abcontenuta\u00bb nelle Scritture: l\u2019omelia \u00e8 un atto di servizio alla Parola proclamata. Non \u00e8 la Scrittura in funzione dell\u2019omelia, ma, al contrario, l\u2019omelia in funzione della Parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre un linguaggio rinnovato: \u00absi sopprimano quegli elementi che, col passare dei secoli, furono duplicati o aggiunti senza grande utilit\u00e0\u00bb. Questo non vale solo per gli elementi rituali e per le formule liturgiche. \u00c8 un\u2019indicazione indispensabile anche per l\u2019omelia! Occorrono parole \u00abnuove\u00bb, un linguaggio capace di parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo. Il Concilio addita paradossalmente \u00abi Padri\u00bb come esempio. Non si tratta di riproporre ci\u00f2 che dicevano \u00abi santi Padri\u00bb, ma di percorrere le loro tracce, nel mettere al centro da una parte la Scrittura, dall\u2019altra le persone concrete che compongono l\u2019assemblea liturgica. A volte si ha l\u2019impressione di parole vecchie che puzzano di \u00abaria viziata\u00bb. Ma il Vangelo ha bisogno di \u00abparole nuove\u00bb, non perch\u00e9 diverse da quelle della Tradizione, ma perch\u00e9 capaci di parlare concretamente agli uomini e alle donne di oggi. Qui sta la vera Tradizione: trasmettere una parola viva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>\u00abOggi si \u00e8 compiuta questa Scrittura\u00bb<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se si volesse un modello per l\u2019omelia, non si potrebbe fare a meno di guardare a quella pronunciata da Ges\u00f9 nella sinagoga di Nazareth (cf. Lc 4,16-21). Nel testo viene dato grande rilievo al rotolo di Isaia, che viene letto da Ges\u00f9 stesso: \u00abGli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apr\u00ec il rotolo e trov\u00f2 il passo dove era scritto\u00bb (Lc 4,17). C\u2019\u00e8 nel testo un\u2019attenzione ai gesti e agli \u00aboggetti\u00bb \u2013 il rotolo, l\u2019inserviente\u2026 \u2013 che indica la centralit\u00e0 dell\u2019atto di proclamazione della Scrittura. Di fronte alla parola di Dio proclamata Ges\u00f9 pronuncia una parola fondamentale: \u00aboggi\u00bb. Questo dovrebbe essere il fine di ogni omelia: arrivare a dire \u00aboggi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scopo dell\u2019omelia non \u00e8 unicamente, n\u00e9 principalmente, quello di insegnare, di esortare ad un certo comportamento morale, ma quello di promuovere un incontro, un dialogo, tra Dio e il suo popolo. \u00c8 quello di dire: \u00aboggi\u00bb ci\u00f2 che avete ascoltato si copie \u00abper voi\u00bb. Una cosa grandissima! Annunciare che la storia della salvezza continua nella nostra vita! Nell\u2019omelia non bisogna dire principalmente ci\u00f2 che noi dobbiamo fare per Dio, ma annunciare \u2013 ed \u00e8 un \u00abevangelo\u00bb, un \u00abbuon annuncio\u00bb \u2013 ci\u00f2 che Dio ha fatto e continua a fare per noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il linguaggio umano pu\u00f2 avere tante e differenti funzioni, che non si escludono a vicenda, ma, anzi, che sono tra loro strettamente unite e inseparabili. Innanzitutto, il linguaggio pu\u00f2 avere la funzione di \u00abinformare\u00bb. La comunicazione attraverso la parola in alcuni contesti ha principalmente lo scopo di trasmettere dei contenuti precisi, di fornire delle informazioni. Pensiamo alla funzione di un insegnante. Certo il suo lavoro non si pu\u00f2 limitare a fornire semplicemente delle informazioni, tuttavia non sarebbe un buon insegnante, se non lo facesse. La parola umana inoltre puoi avere una funzione \u00abespressiva\u00bb. Quando noi parliamo con qualcuno inevitabilmente trasmettiamo qualche cosa di noi, della nostra identit\u00e0. In alcune situazioni questa funzione del linguaggio pu\u00f2 essere principale. Infine, la parola umana \u00e8 \u00abappello\u00bb. Ci sono dei contesti infatti nei quali la parola si rivolge ad una o pi\u00f9 persone ben precise, non in generale a tutti: \u00abla parola umana, per sua natura, cerca l\u2019altro, possiede la passione dell\u2019altro, perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 relazione\u00bb (V. Mannuncci). In questa terza funzione l\u2019elemento principale \u00e8 la relazione tra l\u2019io e il tu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se creiamo un confronto tra le tre funzioni della parola umana e l\u2019omelia, potremmo dire che in essa ci\u00f2 che \u00e8 prevalente \u00e8 la funzione di \u00abappello\u00bb. L\u2019omelia non ha principalmente il senso di dare delle informazioni \u2013 certo le pu\u00f2 trasmettere \u2013, nemmeno ha lo scopo di fornire primariamente delle indicazioni sul comportamento morale \u2013 anche se pu\u00f2 contenerle &#8211; ma ha lo scopo di fare incontrare l\u2019assemblea che celebra con l\u2019evento della Parola nell\u2019\u00aboggi\u00bb, l\u2019<i>hodie<\/i> del mistero celebrato. \u00c8 l\u2019incontro dell\u2019\u00abio\/noi\u00bb celebrante con il \u00abTu\u00bb divino, che vuole parlare agli uomini e alle donne come ad amici, rivelando se stesso. Nell\u2019omelia si realizza quell\u2019evento di cui parla <i>Dei Verbum<\/i> a proposito della rivelazione: \u00abDio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con s\u00e9\u00bb (DV 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, nell\u2019incontro con la Parola ci sar\u00e0 anche la comunicazione di contenuti e di conoscenze riguardo a Dio e alla interpretazione della Scrittura; ci sar\u00e0 una nuova vita che nasce dall\u2019esperienza dell\u2019amore di Dio e del suo perdono, come esigenza di corrispondere alla vocazione alla santit\u00e0. Tuttavia, queste non sono le funzioni \u00abimmediate\u00bb dell\u2019omelia, bens\u00ec sua conseguenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Alcune attenzioni concrete<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal fatto che l\u2019omelia sia \u00abparte integrante della liturgia\u00bb e comunicazione che mette al primo posto l\u2019incontro tra il soggetto ecclesiale e il \u00abTu\u00bb di Dio, nascono alcune indicazioni pratiche che possono aiutare a pensare concretamente l\u2019omelia. Tutto si potrebbe sintetizzare in tre passaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Pochi \u00abio\u00bb, molti \u00abnoi\u00bb.<\/i> La prima attenzione da avere nell\u2019omelia da parte di chi la tiene riguarda l\u2019uso della prima persona plurale al posto della prima persona singolare. L\u2019omelia \u00e8 parte dell\u2019azione liturgica e quindi, come accade in tutta la celebrazione eucaristica, non si dovrebbe usare mai \u2013 o quasi mai \u2013 l\u2019\u00abio\u00bb, ma sempre il \u00abnoi\u00bb dell\u2019assemblea celebrante. Questo dice che l\u2019omelia non \u00e8 il momento nel quale chi preside pu\u00f2 \u00abspadroneggiare\u00bb sull&#8217;assemblea, bens\u00ec un atto ecclesiale di ascolto ed esperienza della Parola. L\u2019omelia \u00e8 annuncio dell\u2019opera di Dio nella vita dell\u2019assemblea liturgica e dei singoli credenti. La predicazione liturgica non \u00e8 il luogo nel quale chi parla espone delle sue personali teorie esegetiche, pi\u00f9 o meno fondate, n\u00e9 il momento per comunicare proprie sensazioni o sentimenti personali. Al centro dell\u2019omelia ci stanno Dio, la sua Parola e l\u2019assemblea, nessun altro. Non si tratta di eliminare ogni elemento personale, n\u00e9 di rendere fredda e asettica la comunicazione, ma di avere ben chiaro qual \u00e8 il fine di ci\u00f2 che si sta facendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Pochi imperativi\/esortativi, molti indicativi<\/i>. In secondo luogo l\u2019omelia richiede l\u2019utilizzo di pochi imperativi e di molti indicativi. In fondo \u00e8 lo stile evangelico. Abbiamo detto che il fine dell\u2019omelia non \u00e8 quello informativo, nemmeno riguardo a come debba essere il comportamento cristiano. L\u2019utilizzo di troppi imperativi o esortativi rende \u00abinascoltabile\u00bb un\u2019omelia, che finisce per ottenere l\u2019effetto contrario. Questo \u00e8 vero soprattutto per gli uomini e le donne di oggi. Per seguire Dio e la sua Parola, per percorrere le vie del Vangelo, non occorre che ci venga incessantemente detto che cosa bisogna fare. Nella stragrande maggioranza dei casi lo sappiamo bene. Anche Paolo afferma: \u00abio non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio\u00bb (Rm 7,19). Bisogna invece indicare la bellezza del Vangelo, perch\u00e9 ci possa essere una risposta adeguata. Questo corrisponde alla logica delle beatitudini e del discorso della montagna: Ges\u00f9 non ha mai messo al primo posto le esigenze morali, ma sempre l\u2019annuncio del Regno; Ges\u00f9 come prima cosa non ha chiesto alle persone di cambiare vita, ma di seguirlo. Il cambiamento di vita avviene di conseguenza. L\u2019omelia deve portare a gustare la bellezza dell\u2019incontro con Dio e della sua chiamata, che \u00e8 la condizione per ogni sequela e ogni conversione autentica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Poche \u00abparole\u00bb, molta \u00abParola\u00bb. <\/i>Infine, l\u2019omelia deve essere \u00abdi poche parole\u00bb e di \u00abmolta Parola\u00bb. Ges\u00f9 nella sua omelia a Nazareth utilizza pochissime parole per mettere al centro la Parola di Dio, che \u00e8 stata proclamata nelle orecchie di chi ascolta, dell\u2019assemblea liturgica radunata. Questo vuol dire due cose principalmente. In primo luogo, l\u2019omelia, come gi\u00e0 abbiamo detto deve essere breve per durata ed equilibrata in riferimento all\u2019intera celebrazione. In secondo luogo, l\u2019omelia deve rinviare alla Parola. Chi tiene l\u2019omelia non deve attirare l\u2019attenzione sulle sue parole, ma unicamente sulla Parola di Dio, contenuta nelle Scritture. Infatti, \u00e8 la Parola di Dio ad essere efficace, non le nostre parole, pur belle. Come afferma la Lettera agli Ebrei: \u00abla parola di Dio \u00e8 viva, efficace e pi\u00f9 tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell\u2019anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore\u00bb (Eb 4,12). L\u2019omelia deve essere una professione di fede nella potenza della Parola creatrice di Dio, l\u2019unica capace di far vivere e di edificare la comunit\u00e0. La Chiesa infatti non \u00e8 un auto-raduno di persone, ma un popolo convocato dalla Parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>\u00abEntra nella tua stanza!\u00bb<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per chi presiede, l\u2019omelia \u00e8 un\u2019opera ascetica. Occorre una grande ascesi per porte passare dall\u2019\u00abio\u00bb al \u00abnoi\u00bb, dall\u2019\u00abimperativo\u00bb all\u2019\u00abindicativo\u00bb, dalle \u00abmolte parole\u00bb alla \u00absola Parola\u00bb. \u00c8 un\u2019ascesi che fa bene al ministero in senso lato, perch\u00e9 ci ricorda costantemente che non siamo padroni, ma servi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per vivere questa ascesi occorre che chi \u00e8 chiamato, per ministero, ad esercitare il servizio dell\u2019omelia e della predicazione liturgica sia lui per primo uditore della Parola, come la Chiesa che si definisce \u00abin religioso ascolto della Parola\u00bb (DV 1). Per poter annunciare la Parola e non solo le nostre parole, occorre prima seguire l\u2019invito di Ges\u00f9 a \u00abentrare nella nostra camera\u00bb: \u00abquando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che \u00e8 nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenser\u00e0\u00bb (Mt 6,6). Senza una sosta nella nostra stanza, senza quella \u00abporta chiusa\u00bb, se non riceveremo da Dio \u00abla ricompensa\u00bb della sua Parola, non potremo condividere nulla con gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019omelia richiede questa ascesi \u00abascesi\u00bb non facile: ci domanda di eliminare ci\u00f2 che non serve, di tralasciare delle parole nostre, che magari possono sembrarci anche belle, perch\u00e9 l\u2019unica Parola di Dio possa risuonare, cadere in un terreno fertile e portare i frutti che desidera. Poich\u00e9 \u00abcome infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perch\u00e9 dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, cos\u00ec sar\u00e0 della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritorner\u00e0 a me senza effetto, senza aver operato ci\u00f2 che desidero e senza aver compiuto ci\u00f2 per cui l\u2019ho mandata\u00bb (Is 55,10-11).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appunti\u00a0sull&#8217;omelia L\u2019ammonimento di Ges\u00f9 riguardante la preghiera, \u00abnon sprecate le parole\u00bb (Mt 6,7), potrebbe essere applicato con profitto anche all\u2019omelia. Certamente questo elemento della celebrazione liturgica, riscoperto dal Vaticano II (cf. 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