{"id":14991,"date":"2020-03-18T07:07:24","date_gmt":"2020-03-18T06:07:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14991"},"modified":"2020-03-18T07:12:46","modified_gmt":"2020-03-18T06:12:46","slug":"il-bisogno-urgente-di-contesti-di-salvezza-perche-non-possiamo-rinunciare-alla-mediazione-liturgica-di-mauro-festi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-bisogno-urgente-di-contesti-di-salvezza-perche-non-possiamo-rinunciare-alla-mediazione-liturgica-di-mauro-festi\/","title":{"rendered":"Il bisogno urgente di contesti di salvezza.  Perch\u00e9 non possiamo rinunciare alla mediazione liturgica. (di Mauro Festi)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14897\" alt=\"Assemblea-liturgica\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica-300x226.jpg\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica.jpg 826w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><i>La \u201cemergenza\u201d non \u00e8 solo la risposta ad un problema sanitario, ma anche la occasione perch\u00e9 possa emergere, a tutto tondo, la nostra difficolt\u00e0 a riconoscere che la liturgia \u00e8 mediazione originaria del rapporto tra Cristo e la sua Chiesa. In questo testo Mauro Festi pone la questione della inadeguatezza delle risposte per ora avanzate di fronte al \u201cdivieto di assembramenti\u201d. La medicina ha saputo adeguarsi alla emergenza, la Chiesa no. Che ne \u00e8 dunque della liturgia come \u201clinguaggio comune\u201d? (ag)<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Il bisogno urgente di contesti di salvezza. <\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Perch\u00e9 non possiamo rinunciare alla mediazione liturgica.<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">di Mauro Festi<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00abDicono che in questo tempo non possiamo incontrarci tutti. Tolleriamo i contatti familiari, ma anche questi li viviamo a una certa distanza. Avvertiamo la sofferenza di questa distanza, della \u201cposizione innaturale\u201d da assumere. E poich\u00e9 questa sofferenza ci raggiunge in modo acuto, strappandoci di mano le sicurezze su cui ci siamo basati fino ad ora, non riusciamo del tutto a reggerla, e allora cerchiamo di aggirarla. Immaginando che la vita stia nell\u2019evitarla, invece che nel provare a lasciarci afferrare da quel grido che emerge al cuore di questa sofferenza che non pu\u00f2 essere messa a tacere\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa frase, profondamente vera in questo nostro oggi cos\u00ec duro, potrebbe essere pronunciata sensatamente anche a riguardo della presente mancanza di celebrazioni liturgiche partecipate. La risposta che \u00e8 stata data fino ad ora alla situazione di emergenza ha relegato la liturgia ai suoi \u201ccontatti familiari\u201d, rischiando di mediare un orizzonte simbolico di profonda gravit\u00e0, come se fosse ancora possibile immaginarla dominio dei ministri ordinati, come se potessimo immaginare che il Signore convochi solo alcuni, come se la sporgenza che questi alcuni garantiscono nella celebrazione non sia esattamente perch\u00e9 chi ne partecipa ne faccia esperienza. Abbiamo enfatizzato per secoli la dimensione oggettiva della celebrazione liturgica, il suo essere dono di grazia, senza essere, in fondo, riusciti a recuperare la consapevolezza che essa \u00e8 tale, dono di grazia, soltanto se \u00e8 anche mediazione capace di ripresentarti all\u2019evento di salvezza, rendendoti in grado di percepire che il Signore Dio ti sta chiamando a s\u00e9 per immergerti nella sua salvezza. Questa esperienza non la pu\u00f2 fare il ministro ordinato da solo, e non possono farla i fedeli da soli. Al cuore di questa frattura c\u2019\u00e8 un grido acutissimo, una sofferenza inconscia di chi, da un giorno all\u2019altro, si trova a non poter pi\u00f9 accedere ai \u201cluoghi\u201d certi e comuni dell\u2019esperienza di salvezza.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i>L\u2019assenza di celebrazioni partecipate: un grido profondamente umano<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Questo grido, pochi sanno ascoltarlo, e ancor meno interpretarlo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non poter celebrare non \u00e8 semplicemente un problema di ordine giuridico: a chi spetta questa decisione, o chi deve sottomettersi a chi? Non \u00e8 neanche soltanto un problema di ordine etico: sono consapevole che compiendo o non compiendo l\u2019azione celebrativa, agisco sulla realt\u00e0, e ne sono responsabile? Non \u00e8 neanche solamente un problema ecclesiologico: possiamo risolverlo facendo celebrare alcuni per tutti? \u00c8 certamente tutto questo. Ma \u00e8 molto di pi\u00f9. Celebrare o non celebrare \u00e8 anzitutto un problema antropologico: se io, uomo-donna, non riesco mai da solo ad attingere al principio della mia vita, al suo fondamento, se non \u00e8 nelle mie mani n\u00e9 il suo inizio, n\u00e9 la sua fine, e in un tempo di fragilit\u00e0 come questo ne ho la percezione certa, come posso fare esperienza di non essere abbandonato alla morte? Di non venire dal nulla e non sparire nel nulla? Come posso avere la speranza certa che la morte non \u00e8 n\u00e9 la prima n\u00e9 l\u2019ultima parola sulla vita, e sulla mia vita? Perch\u00e9 di questo, oggi, abbiamo bisogno pi\u00f9 che mai. Ne abbiamo bisogno sempre. Ma oggi il nervo \u00e8 scoperto, la morte incombe, e il suo odore acro e nauseante ci raggiunge. Non ci raggiunge, per\u00f2, la speranza di alcuna unzione preziosa e profumata. Abbiamo bisogno di elaborare la morte, sempre. Oggi ne abbiamo bisogno di pi\u00f9. E da quando l\u2019uomo \u00e8 uomo, forse anche prima, conosce la forza delle azioni rituali e dei linguaggi simbolici per permettere alla morte di non schiacciarlo, e per ospitare questa speranza nella forma di un Volto promettente e affidabile, che proprio l\u00ec si rivela e ci afferra.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<i>Rito ritualistico e interiorit\u00e0 immediata: l\u2019inadeguatezza delle risposte<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">La risposta pi\u00f9 diffusa, tra quelle pi\u00f9 sensate, cio\u00e8 tra quelle che non si limitano a proporre l\u2019assistenza via schermo ad una celebrazione priva del necessario, fa appello alla meditazione della Parola, e ad una revisione di vita mediante l\u2019esame di coscienza. Pratiche importantissime per la vita ordinaria del cristiano. Ma in contesto straordinario, come quello attuale, emerge urgente il problema, segnalato dal costante ricorso, a sostegno dell\u2019esortazione, alla vacuit\u00e0 di riti che non toccano la vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per cogliere quanto una simile affermazione sia problematica, faccio un parallelo azzardato, ma che mi sembra pertinente. \u00c8 possibile invocare l\u2019interiorit\u00e0 e l\u2019immediatezza della relazione con Dio nella Parola solo a partire da un atteggiamento analogo a chi pu\u00f2 scegliere di disobbedire alle norme sanitarie. Mi spiego. Non lo sai, non sei consapevole che puoi fare questi pensieri e puoi compiere questi gesti solo perch\u00e9, in realt\u00e0, hai esperienza dell\u2019esistenza di <i>contesti vitali che te lo consentono<\/i>. Tu sai che quel testo scritto \u00e8 Parola di Dio perch\u00e9 da quando sei cristiano lo hai ricevuto nella forma della celebrazione e della testimonianza, sai che davanti a te c\u2019\u00e8 un Tu, perch\u00e9 da un tu ecclesiale l\u2019hai ricevuto, e sempre lo ricevi ogni volta che celebri, e l\u00ec sai di essere dentro ad un contesto che ha la forza di trasformare la realt\u00e0. Garantendoti di essere nelle mani di un Dio che salva. Cos\u00ec come puoi disobbedire alle norme sanitarie, perch\u00e9 hai esperienza certa del contesto pubblico che si chiama Servizio sanitario nazionale, e si chiama cultura italiana profondamente solidale e umanistica, che \u00e8 disposta a indebitarsi pur di non abbandonare alla morte i singoli che compongono la propria collettivit\u00e0, i \u201cfratelli d\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<i>L\u2019importanza dei contesti vitali per l\u2019esperienza di salvezza<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel grido che emerge al cuore di questa frattura abbiamo l\u2019occasione straordinaria di cogliere che <i>senza i nostri contesti vitali noi non possiamo vivere<\/i>. Ma se viviamo la sospensione della liturgia con risposte inadeguate, compiamo l\u2019atto pi\u00f9 pericoloso con cui possiamo servire non la Chiesa, ma il suo disperdersi, se \u00e8 vero che la Chiesa non solo si manifesta nella liturgia, ma anche \u00e8 realizzata come tale partecipandovi. Rispondere all\u2019impossibilit\u00e0 di celebrare spostando tutto il peso sul piano dell\u2019interiorit\u00e0, e motivando la sensatezza e la opportunit\u00e0 di questo spostamento con una interpretazione ritualista dei riti \u00e8 un\u2019azione analoga, <i>mutatis mutandis<\/i>, all\u2019impedire al personale sanitario di compiere i loro atti per custodire la nostra vita. Mi spiego. Il ritualismo \u00e8 la perversione del rito, come l\u2019esercizio della professione sanitaria per la morte invece che per la vita \u00e8 quanto un medico sa di non dover e non poter fare, la perversione della professione sanitaria, che pure pu\u00f2 accadere. Ma \u00e8 una possibilit\u00e0, che non ne motiva la denigrazione <i>tout court<\/i>, n\u00e9 ci induce ad abbandonare questo contesto vitale, solo perch\u00e9 in alcune sue forme ha realmente manifestato problematicit\u00e0, anche gravi. La medicina, come forma mediata di cura per la vita, mostra in questo tempo di avere profonde analogie con la liturgia, forma mediata <i>altra<\/i> di cura per la vita. Ora, il contesto vitale \u201cmedicina\u201d \u00e8 stato in grado in questo tempo di rielaborare e riconfigurare i suoi luoghi, i suoi tempi, le sue persone, le sue energie, le sue priorit\u00e0, i suoi atti, le sue emozioni, le sue visioni, per continuare ad essere mediazione di vita. La Chiesa non \u00e8 riuscita a fare questo con il suo contesto vitale \u201cliturgia\u201d. Che pertanto, oggi, non \u00e8 messa nelle condizioni di mediare <i>altrimenti<\/i> la cura della vita, cio\u00e8 di garantire la percezione certa di essere non solo nelle mani degli uomini, ma ancora pi\u00f9 radicalmente nelle mani di Dio, e di un Dio dal volto affidabile. Di questo, anche di questo, si muore. Oppure si risorge, scegliendo di cogliere questa occasione, dura come la morte, per muovere a tentoni qualche piccolo passo possibile in quella strada maestra che non abbiamo ancora avuto seriamente il coraggio di percorrere, che si chiama <i>adattamento<\/i> della liturgia alla <i>realt\u00e0<\/i> delle comunit\u00e0 celebranti. Che oggi sono le famiglie chiuse in casa. Possiamo farlo, per\u00f2, solo se scegliamo di <i>ridare credito alla mediazione rituale<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<i>Prepariamo la Pasqua<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 davvero possibile che non ci sia un minimo di celebrabilit\u00e0 realizzabile nelle nostre case, e che questo minimo realizzabile non valga lo sforzo di ripensare i nostri tempi, luoghi, persone, energie, visioni, atti\u2026per poter fare Pasqua? La probabilit\u00e0 che la \u201cclausura\u201d continui \u00e8 alta, e forse vale la pena <i>prepararsi<\/i> all\u2019idea di una Pasqua non comunitaria, ma familiare e domestica. E questo passaggio va promosso, accompagnato, preparato. Se in un contesto cos\u00ec carico di morte non celebriamo la vita, consegniamo alla Chiesa del dopo pandemia l\u2019eredit\u00e0 gravissima dell\u2019avvallamento dell\u2019irrilevanza della liturgia per la fede e per la vita della Chiesa. E consegniamo alla Chiesa della pandemia in corso di dover lottare nudi e soli contro la morte. Non perch\u00e9 tali, perch\u00e9 certamente Dio non resta a guardare. Ma perch\u00e9 noi in misura ridottissima potremo farne esperienza.<\/p>\n<p align=\"justify\">La tradizione ebraico-cristiana ci insegna che la Scrittura ha bisogno di contesti vitali per diventare Parola. Il sacrificio, i luoghi, i ministri possono cambiare nelle loro forme, ma per essere efficace il testo deve farsi racconto, in un contesto di comunit\u00e0, con gesti simbolici e rituali. Nuda, la Scrittura resiste, perch\u00e9 sa di poter essere facilmente manipolabile, in senso ideologico, moralistico, in fondo idolatrico. Ho bisogno di una <i>alterit\u00e0<\/i> perch\u00e9 la Scrittura si faccia per me Voce e quindi Parola, e ho bisogno di un contesto in cui l\u2019esperienza di questa <i>alterit\u00e0<\/i> si dia nella percezione di una vicinanza senza possesso, libera perch\u00e9 liberata da ogni presa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Abbiamo dalla nostra parte la storia e la tradizione di una Pasqua che nasce domestica per Israele e ri-nasce domestica per il nuovo Israele che \u00e8 la Chiesa. Pu\u00f2 rinascere domestica, allora, anche oggi, per essere per noi mediazione di salvezza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Occorre elaborare, e occorre farlo ora, le condizioni piccole, ma reali e concrete, di celebrabilit\u00e0 della Pasqua nelle nostre case, unico contesto vitale ecclesiale che possiamo realmente abitare in questo momento. Certamente la complessit\u00e0 dell\u2019azione liturgica ci mette a dura prova, e non apre alla possibilit\u00e0 di pensare a soluzioni uguali per tutti. I contesti domestici sono profondamente diversi, e quindi diversamente in grado di ospitare azioni rituali e processi simbolici. Ma possiamo almeno provare a dirci la logica con cui tentare di pensare il possibile, il paradigma di azione liturgica dentro il quale collocare i nostri tentativi. Poter celebrare la Pasqua vale questo processo inedito ma non estraneo, creativo e al tempo stesso tradizionale. Facciamolo insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cemergenza\u201d non \u00e8 solo la risposta ad un problema sanitario, ma anche la occasione perch\u00e9 possa emergere, a tutto tondo, la nostra difficolt\u00e0 a riconoscere che la liturgia \u00e8 mediazione originaria del rapporto tra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14991"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14991"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14991\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14995,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14991\/revisions\/14995"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14991"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14991"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14991"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}