{"id":14974,"date":"2020-03-12T10:05:59","date_gmt":"2020-03-12T09:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14974"},"modified":"2020-03-12T10:05:59","modified_gmt":"2020-03-12T09:05:59","slug":"sette-anni-di-francesco-nuovo-magistero-positivo-e-negativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sette-anni-di-francesco-nuovo-magistero-positivo-e-negativo\/","title":{"rendered":"Sette anni di Francesco: nuovo magistero, positivo e negativo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-professore1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11622\" alt=\"papa professore\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-professore1.jpg\" width=\"288\" height=\"197\" \/><\/a><\/p>\n<p>Alle 20,11 di domani saranno passati 7 anni da quella benedetta sera del 13 marzo, dall&#8217;evento inatteso che non potremo mai dimenticare. Un bilancio del pontificato di Francesco, per quello che abbiamo visto fino a qui, ci impegna in un giudizio che deve tentare di andare al cuore dell&#8217;evento. Dopo aver letto il pi\u00f9 bel libro che sia stato scritto finora &#8211; Ghislain Lafont, <em>Piccolo saggio sul tempo di papa Francesco. Poliedro emergente e piramide rovesciata<\/em>, EDB, 2017\u00a0&#8211; ho trovato, sul SettimanaNews, la <a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/papa\/sette-anni-di-francesco-sogno-e-profezia\/\">bella introduzione che Marcello Neri <\/a>ha premesso ad un volume miscellaneo, in uscita per l&#8217;occasione, che si intitola &#8220;Profezia di Francesco. Traiettorie di un pontificato&#8221;, per EDB. In questo testo introduttivo breve, ma denso, Neri dice una cosa di grande importanza, e dalla quale vorrei prendere l&#8217;avvio per qualche ulteriore considerazione.<\/p>\n<p>Marcello Neri concentra la sua attenzione su ci\u00f2 che di specifico possiamo identificare in questi 7 anni di pontificato. E lo esprime cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>&#8220;il punto di rottura rispetto ai suoi due predecessori non sta tanto, o non solamente, nella visione della Chiesa ma, in primo luogo, nella consapevolezza storica della fine di alcuni processi secolari e dell\u2019avviamento di altri che stanno portando a trasformazioni profonde della socialit\u00e0 umana e dell\u2019antropologia moderna&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Questo implica, inevitabilmente, un profondo mutamento, che in Francesco trova il suo inizio, e che pu\u00f2 essere descritto bene con queste parole:<\/p>\n<p><em>&#8220;Rispetto a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, Francesco non pensa e non agisce pi\u00f9\u00a0come se la modernit\u00e0 esistesse ancora; e, quindi, inizia a delineare una visione della Chiesa e del cattolicesimo coerente con l\u2019effettivit\u00e0 storica all\u2019interno della quale essi disegnano la loro fedelt\u00e0 al vangelo del Regno e alla creazione desiderata da Dio. Fedelt\u00e0 che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere univoca e uniforme, la stessa e medesima ovunque la fede si trovi a vivere nel quotidiano degli uomini e delle donne di oggi.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 comporta, come conseguenza, una &#8220;riscrittura&#8221; della tradizione, una tradizione, che rinunci ad alcuni dei &#8220;luoghi comuni moderni&#8221;, che dopo Trento si erano imposti a tal punto, da identificarsi con l&#8217;essenza stessa della fede:<\/p>\n<p><em>&#8220;La decisione di Francesco \u00e8 esattamente questa: sostenere l\u2019uscita della Chiesa cattolica dalla lotta contro i mulini a vento della modernit\u00e0, riattivando, nel cuore istituzionale della Chiesa, la dinamica originaria della notizia evangelica di Dio. Per lungo tempo, la condizione storica ha permesso al cattolicesimo latino (quello che si \u00e8 diffuso in tutto il mondo) di costruire un apparato concettuale, istituzionale, canonico e pastorale che poteva formalmente rinunciare al corpo a corpo quotidiano con le Scritture testimoniali&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il quadro di comprensione, che M. Neri delinea come portante nel pontificato, almeno nei suoi primi sette anni di esercizio. Mi sembra che si tratti di una analisi molto lucida e convincente, dalla quale farei derivare, quasi come corollari, due conseguenze assai rilevanti: da un lato il superamento del &#8220;dispositivo di blocco&#8221;, che aveva caratterizzato la stagione di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI; dall&#8217;altro l&#8217;affermarsi di un &#8220;nuovo equilibrio&#8221; tra magistero positivo e magistero negativo.<\/p>\n<p>Per precisione, chiarisco che utilizzo le espressioni &#8220;magistero negativo&#8221; e &#8220;magistero positivo&#8221; in senso &#8220;tecnico&#8221;: ossia come quel magistero che consiste nel &#8220;condannare proposizioni erronee&#8221; o nel &#8220;definire proposizioni di fede&#8221;. Il primo \u00e8 &#8220;negativo&#8221;, perch\u00e9 nega errori, il secondo \u00e8 &#8220;positivo&#8221; perch\u00e9 pone proposizioni di verit\u00e0.<\/p>\n<p><em><strong>La tradizione non \u00e8 pi\u00f9 bloccata<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il primo aspetto del magistero di Francesco che \u00e8 bene mettere in rilievo \u00e8 il fatto che, fin dall&#8217;inizio, esso si muove in vista del recupero urgente di un concetto &#8220;dinamico&#8221; di tradizione. Molte delle espressioni pi\u00f9 caratteristiche di\u00a0<em>Evangelii Gaudium,<\/em>\u00a0gi\u00e0 nel 2013,<em>\u00a0<\/em> discendono precisamente da questa lettura &#8220;non statica&#8221; della tradizione. In questo intento Francesco non fa altro che riprendere la grande intuizione del Concilio Vaticano II, che gi\u00e0 alla fine del papato di Paolo VI, ma soprattutto durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, aveva subito un drastico ridimensionamento, fino a trovare, indirettamente, la sua smentita nella implicita teorizzazione di un &#8220;dispositivo di blocco&#8221;, mediante il quale la Chiesa poteva trovare la tradizione solo nel suo passato, spogliandosi di ogni autorit\u00e0 sul nuovo. <em>La riscoperta della autorevolezza del presente e del futuro per istituire pienamente l&#8217;esperienza della tradizione mi sembra il pi\u00f9 grande guadagno ecclesiale di questi sette anni<\/em>. La rilevanza del tempo per lo spazio e della realt\u00e0 per la idea &#8211; secondo due dei famosi principi introdotti da EG &#8211; sono la traduzione pi\u00f9 chiara proprio di questa prospettiva, che reagisce in modo autorevole <em>contro la tendenza alla spazializzazione e alla idealizzazione della tradizione<\/em>. La resistenza e la opposizione a Francesco, lungo questi sette anni, pu\u00f2 essere compresa come <em>la inerzia di una visione della Chiesa in cui il &#8220;controllo dello spazio&#8221; esclude la rilevanza del tempo e in cui la &#8220;difesa della idea&#8221; immunizza dalla realt\u00e0<\/em>. Aver dato nuova evidenza ai &#8220;segni dei tempi&#8221; e alla &#8220;forza del reale&#8221; nell&#8217;annuncio del Vangelo \u00e8 la prima cifra qualificante l&#8217;esercizio del magistero di questo settennio.<\/p>\n<p><em><strong>Nuovo magistero positivo, nuovo magistero negativo<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il secondo aspetto che vorrei mettere in luce, e che \u00e8 connesso con il primo, implica un ripensamento della &#8220;forma magisteriale&#8221;. Per intenderlo bene, occorre una premessa. L&#8217;esercizio del &#8220;magistero pontificio&#8221; \u00e8 stato caratterizzato, lungo la storia, dal prevalere di un &#8220;magistero negativo&#8221; rispetto al &#8220;magistero positivo&#8221;, secondo il significato dei termini che ho gi\u00e0 chiarito sopra. Poche infatti sono state le &#8220;formulazioni dogmatiche&#8221;, ma numerosissime le &#8220;condanne&#8221;. E questo non era solo un limite dell&#8217;esercizio classico del magistero. Un magistero che &#8220;condanna proposizioni&#8221;, condanna solo quelle. Non altro. Lascia uno spazio di libert\u00e0 molto grande. Fino al Concilio Vaticano I cos\u00ec si \u00e8 mosso il magistero. Con i due concili Vaticani le cose cambiano radicalmente, fino all&#8217;emergere, con il Vaticano II e dopo di esso, di una prevalenza assoluta del magistero positivo sul magistero negativo.\u00a0 Anzi, uno dei fenomeni pi\u00f9 interessanti, dagli anni 60 in poi, \u00e8 la progressiva estensione della competenza positiva del magistero, che diventa addirittura &#8220;invasivo&#8221;. E questo non \u00e8 un fenomeno privo di limiti. Potremmo dire che, paradossalmente, <em>l&#8217;estendersi del magistero positivo non \u00e8 solo un fatto positivo<\/em>. Perch\u00e9 ci\u00f2 modifica profondamente le logiche ecclesiali, determinando una rilevanza spropositata del magistero pontificio, rispetto alle altre forme di esercizio della autorit\u00e0 ecclesiale. Ed \u00e8, in fondo, l&#8217;ombra lunga della logica ordinamentale imposta dal Codice di Diritto canonico, del 1917 come nel 1983. Si\u00a0 \u00e8 creato, cos\u00ec, dopo il Vaticano II e fino a Benedetto XVI, un &#8220;sistema&#8221; in cui il magistero papale assorbiva in s\u00e9 ogni autorit\u00e0, fino a definirsi\u00a0 non solo\u00a0 positivamente, ma anche negativamente: dove non si riconosceva autorit\u00e0, non esisteva altra autorit\u00e0. Con Francesco mutano entrambi i fronti di questa composizione istituzionale e ideale. Da un lato, infatti, il magistero positivo di Francesco si interpreta con nuova libert\u00e0, sia linguistica sia istituzionale. E&#8217; evento linguistico ed evento esperienziale. D&#8217;altra parte egli assume l&#8217;elemento &#8220;negativo&#8221; non pi\u00f9 in termini di &#8220;condanna di proposizioni erronee&#8221; (secondo la soluzione classica), ma neppure in termini di &#8220;esclusione di autorit\u00e0&#8221; (secondo la soluzione prevalente nel post-concilio), ma come rimandando ad &#8220;altre autorit\u00e0&#8221; (e questo appare evidente &#8211; e perci\u00f2 imbarazzante &#8211; soprattutto in <em>Amoris Laetitia<\/em> e in <em>Querida Amazonia<\/em>). Un &#8220;magistero papale&#8221; che &#8220;non deve risolvere tutte le questioni&#8221; \u00e8 una lettura &#8220;classica&#8221; della funzione magisteriale, che riconosce il proprio limite, alla quale per\u00f2 non eravamo avvezzi da almeno 2 secoli. Ci sembra una rivoluzione, o una sovversione, solo perch\u00e9 siamo tutti cristiani\u00a0 e cattolici dalla memoria corta.<\/p>\n<p>Potrei cos\u00ec dire che, lungo questi 7 anni di cui domani ricorre l&#8217;anniversario, abbiamo conosciuto, gradualmente, una forma nuova e antica di esercizio del magistero papale, che si sta rinnovando sia dal punto di vista dell&#8217;esercizio del &#8220;magistero positivo&#8221;, sia dal punto di vista dell&#8217;esercizio del &#8220;magistero negativo&#8221;. Non deve sorprendere che queste novit\u00e0 non solo lascino il corpo ecclesiale con qualche imbarazzo, ma che incontrino una obiettiva difficolt\u00e0 ad essere elaborate in modo pienamente efficace. Tuttavia bisogna riconoscere con gratitudine che <em>l&#8217;orizzonte \u00e8 aperto, il linguaggio \u00e8 inaugurato, i gesti sono forti e belli, e i principi di attuazione non mancano<\/em>. Questi sette anni sono stati non solo &#8220;l&#8217;inizio di un inizio&#8221;, ma anche, e forse ancor pi\u00f9, un &#8220;punto di non ritorno&#8221;. Del quale possiamo rallegrarci. Anche se, immediatamente, questo &#8220;inizio&#8221; crea per tutti soltanto una complicazione, per quanto meravigliosa. Essa implica, infatti, il ripensamento di un apparato concettuale, istituzionale, canonico e pastorale, al quale ci dedicheremo &#8211; a partire da noi fino ai nostri pronipoti &#8211; per almeno un secolo. Questi sette anni di grazia hanno il dito puntato su almeno 4 generazioni a venire: cos\u00ec funziona il primato del tempo sullo spazio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle 20,11 di domani saranno passati 7 anni da quella benedetta sera del 13 marzo, dall&#8217;evento inatteso che non potremo mai dimenticare. Un bilancio del pontificato di Francesco, per quello che abbiamo visto fino a&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14974"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14974"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14974\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14981,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14974\/revisions\/14981"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14974"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14974"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14974"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}