{"id":14964,"date":"2020-03-10T16:03:04","date_gmt":"2020-03-10T15:03:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14964"},"modified":"2020-03-10T16:04:54","modified_gmt":"2020-03-10T15:04:54","slug":"resistenza-al-contagio-civile-senza-resa-alla-nostalgia-ecclesiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/resistenza-al-contagio-civile-senza-resa-alla-nostalgia-ecclesiale\/","title":{"rendered":"Resistenza al contagio civile senza resa alla nostalgia ecclesiale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crocecavalca.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14229\" alt=\"crocecavalca\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crocecavalca-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crocecavalca-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crocecavalca-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non solo all&#8217;inizio di questa epidemia, ma anche oggi, 10 marzo, dopo i provvedimenti eccezionali assunti ieri sera, si sentono voci ecclesiali lamentare una scarsa autorit\u00e0, una mancanza di coraggio e una posizione &#8220;defilata&#8221; e &#8220;passiva&#8221; della Chiesa cattolica rispetto al virus che dilaga. Una riflessione pacata dovrebbe suggerire di non perdere mai il senso della realt\u00e0 e di contestualizzare le parole proprio in questa nostra condizione attuale. Voglio considerare due voci che interpretano, in qualche modo esemplarmente, questa protesta.<\/p>\n<p>Da un lato vorrei citare il testo pubblicato da Giulio Meiattini, (<a href=\"https:\/\/www.sabinopaciolla.com\/la-paura-che-uccide-e-il-coraggio-che-manca\/?fbclid=IwAR2cYGdesbS_S2-cZ6sr8FZOP006e1rdbwciexLdU8ImVq9ldIoBL1lvjeU\">La paura che uccide e il coraggio che manca<\/a>), dall&#8217;altro vorrei rifarmi alle riflessioni di Massimo Introvigne (&#8220;La Chiesa debole al tempo del contagio&#8221;, sul Mattino di Napoli). Mi colpisce come, in due letture tra loro assai diverse, il dato comune sia una critica pi\u00f9 o meno forte alla &#8220;irrilevanza ecclesiale&#8221; e un sorta di &#8220;idealizzazione&#8221; delle passate epidemie. Vorrei quasi sottolineare &#8211; ma gi\u00e0 si era notato nei testi precedenti di Riccardi e di Cardini &#8211; la tendenza a rievocare prassi ecclesiali e forme di resistenza celebrativa del passato, rispetto a cui la Chiesa di oggi non risulterebbe alla altezza.<\/p>\n<p>Io trovo che in questi giudizi, che cercano argomentazioni e che allegano esempi, il &#8220;luogo comune&#8221; sia una sorta di resistenza ad oltranza contro la modernit\u00e0. Come se fosse scontato che la Chiesa cattolica possa avere un futuro solo nella misura in cui mantiene una rilevanza &#8220;in contrasto&#8221; con lo spirito del tempo. Come se i &#8220;nostri tempi&#8221; non avessero nulla da insegnarci e solo dal passato potessimo imparare che cosa \u00e8 una epidemia, come la si combatte e con quale stile ecclesiale ed episcopale la si affronta.<\/p>\n<p><strong>L&#8217; argomento debole (e nostalgico) della paura<\/strong><\/p>\n<p>Esamino anzitutto alcuni passi del testo di Meiattini. Egli lamenta una mancanza di coraggio a livello di cultura civile. Egli scrive:<\/p>\n<p><em>&#8220;In realt\u00e0, si ha troppa paura di morire, o anche solo di star un po\u2019 male. E in questo momento la paura \u00e8 spropositata rispetto alla minaccia in atto. E perch\u00e9? Il motivo forse pi\u00f9 profondo, o uno dei principali, penso sia una mancanza di prospettiva futura. Pensiamo un attimo a chi ha fatto l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia o chi ha combattuto in vario modo nella resistenza durante l\u2019ultima guerra mondiale, a chi ha combattuto le guerre americane di indipendenza e persino per chi ha fatto la rivoluzione russa. Per costoro, la patria o la libert\u00e0 valevano pi\u00f9 della vita, perch\u00e9 il futuro era un bene superiore al presente, si pensava alle generazioni future (agendo realmente da adulti-genitori) dando la vita per un avvenire che si sarebbe realizzato. C\u2019era comunque una qualche fede in un futuro (in certi casi anche ideologico o utopico) per il quale comunque valeva anche la pena morire. Analogamente, il credente che preferisce rischiare la vita e perderla, piuttosto che rinnegare la sua fede, ha davanti a s\u00e9 il futuro eterno, oltremondano, il paradiso.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La epidemia, paragonata alle &#8220;guerre di liberazione&#8221; o al &#8220;martirio per fede&#8221;, sembra un paragone per lo meno azzardato. Le logiche del &#8220;presidio sanitario&#8221; sono, effettivamente, sconosciute al passato, almeno nelle forme con cui oggi possono essere organizzate. La battaglia ideale per la libert\u00e0 e per la fede come pu\u00f2 essere paragonata alla salvaguardia della salute pubblica? Per quale &#8220;ideale&#8221; si dovrebbe morire? Per affermare la debolezza dell&#8217;uomo e la maest\u00e0 di Dio? Sarebbe questo &#8220;uso apologetico della epidemia&#8221; a giustificare la posizione &#8220;resistente&#8221; della Chiesa? Ma l&#8217;analisi procede ancora avanti e arriva ad identificare nella &#8220;relativizzazione della vita&#8221; la forma pi\u00f9 vera di identit\u00e0 culturale:<\/p>\n<p><em>&#8220;L\u00ec dove non c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 alto e di pi\u00f9 prezioso del presente adolescenziale non determinato, dove cio\u00e8 non esiste un senso ultimo della storia e della vita a cui approdare (neppure l\u2019et\u00e0 adulta dell\u2019illuminismo) e che possa dare ragione della perdita parziale o totale del presente, se non esiste, cio\u00e8, qualcosa\u00a0che <\/em>valga pi\u00f9 della vita<em>, per cui valga la pena anche morire (non come fuga dalla sofferenza, ma come coraggio della convinzione) la vita si spegne, perch\u00e9 la paura uccide pi\u00f9 della spada e pi\u00f9 dei virus&#8221;.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Quindi noi abiteremmo oggi una societ\u00e0 &#8220;della paura&#8221;, in cui la Chiesa si accoda al &#8220;pensiero unico&#8221; e perde la sua identit\u00e0 insieme con la societ\u00e0 civile. Ed \u00e8 evidente che, in questo ragionamento, la nostalgia si sposta addirittura sulle &#8220;forme della epidemia&#8221;, che oggi non sono paragonabili a quelle del passato:<\/p>\n<p><em>&#8220;L\u2019epidemia in atto, se cos\u00ec pu\u00f2 essere chiamata a confronto con le vere e grandi epidemie di peste, vaiolo, colera, che nei secoli passati decimavano la popolazione, in questo momento attinge tutta la sua forza, non dal numero delle vittime o dalla sua obiettiva pericolosit\u00e0, ma dalla debolezza spirituale dell\u2019umanit\u00e0, che \u00e8 aggrappata al suo presente e non vuol perdere nulla, non vuol cedere niente e vuole perpetuarsi crescendo in modo indefinito.&#8221;\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Sembra dire, l&#8217;autore, in questo empito nostalgico: &#8220;non ci sono pi\u00f9 le epidemie di una volta!&#8221; Ed \u00e8 curioso che non si chieda minimamente perch\u00e9 mai oggi le epidemie siano cos\u00ec diverse da prima e se, per caso, in questa differenza ci abbia messo lo zampino proprio quell&#8217;uomo infantile, narcisista e falso di cui Meiattini ci parla lungo tutte le sue pagine. Non stupisce che, in conclusione, riferendosi alla Chiesa, il tono si faccia ancora pi\u00f9 duro, secco e ingiusto, fino ad affermare:<\/p>\n<p><em>&#8220;La stessa Chiesa (o meglio gli uomini di Chiesa) hanno dimenticato che la grazia di Dio vale pi\u00f9 della vita presente. Per questo si chiudono le chiese e ci si allinea ai criteri sanitari e igenici. La chiesa trasformata in agenzia sanitaria, invece che in luogo di salvezza.&#8221;\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La incomprensione del fenomeno nella sua reale entit\u00e0, la pretesa di giudicarlo &#8220;in contumacia&#8221; e il finale giudizio senza appello contro una Chiesa &#8220;appiattita sulla emergenza sanitaria&#8221; sono una specie di concentrato antimodernistico, spremuto senza la dovuta considerazione di ci\u00f2 che accade agli uomini e alle donne, la cui esistenza \u00e8 ridotta a <em>quantit\u00e9 n\u00e9gligeable<\/em>. Ma la sanit\u00e0 e la Chiesa non sono pi\u00f9 quelle di 400 anni fa, se Dio vuole. Mentre la cifra pi\u00f9 preoccupante \u00e8 una sorta di &#8220;nostalgia inerziale&#8221;, che travolge tutto e dimentica i presupposti del mondo che abitiamo, da cittadini e da cristiani. E pu\u00f2 permettersi di confondere la difesa della salute pubblica col narcisismo dell&#8217;individuo. Qui, mi pare, la grande tradizione ecclesiale viene incompresa e ridotta ad una caricatura che la rende quasi irriconoscibile.\u00a0 Con la scusa del &#8220;non aver paura&#8221;, mi pare che si attesti in modo macroscopico una tremenda paura verso tutto ci\u00f2 che di buono e di forte il mondo moderno &#8211; che non \u00e8 il paradiso &#8211; ha pur sempre saputo costruire.<\/p>\n<p><strong>Il timore della irrilevanza e la storia moderna<\/strong><\/p>\n<p>Diverso \u00e8 l&#8217;approccio di Introvigne. Con ampio ricorso al suo ben noto\u00a0<em>understatement<\/em>, egli delinea un bel ragionamento sulla eccezionalit\u00e0 della condizione in cui la Chiesa italiana \u00e8 venuta a trovarsi nelle ultime settimane. Egli si pone da un punto di vista che direi istituzionale, ponendo la questione decisiva della &#8220;autorit\u00e0&#8221;. E si chiede come mai, mentre in passato i grandi Vescovi, in occasione delle epidemie di peste o di colera, godevano di cos\u00ec alta autorit\u00e0, oggi invece restano molto silenziosi e si adeguano con grande velocit\u00e0 alle decisioni assunte in campo civile?<\/p>\n<p>Certo Introvigne non ha bisogno che gli si ricordi quanto paradossale sia la sua domanda. Infatti, quando egli rammenta come nel passato le Chiese incidessero profondamente anche nelle decisioni in materia sanitaria, non pu\u00f2 dimenticare che in quel passato non vi era nulla di simile a ci\u00f2 che oggi chiamiamo &#8220;ministero della salute&#8221;. Neppure esisteva una scienza medica, allora. E&#8217; troppo facile mettere a paragone i Vescovi di allora con quelli di oggi senza tener conto della evoluzione istituzionale, amministrativa e sanitaria che in 4 secoli si \u00e8 determinata. Io oggi sono ben felice che la mia salute fisica, corporea, ambientale, sia determinata da una autorit\u00e0 civile competente e preparata, e non dal mio Vescovo. Ma questa &#8220;secolarizzazione&#8221; non la guardo con alcuna nostalgia. Anzi, non la chiamerei nemmeno secolarizzazione. Gi\u00e0 questo nome segnala, sotto sotto, il fatto che non si riesca &#8211; o che non si voglia &#8211; legittimarla del tutto proprio perch\u00e9 la chiamo cos\u00ec. Come diceva Cardini, in modo ingenuo, da quando ci sono gli epidemiologi, abbiamo perso la fede&#8230;<\/p>\n<p>Introvigne, successivamente, ma nell&#8217;ambito dello stesso approccio, arriva alla conclusione: &#8220;la Chiesa dovrebbe temere la irrilevanza&#8221; &#8211; pi\u00f9 che la accusa di irresponsabilit\u00e0. Qui la questione \u00e8 seria, ma deve essere intesa in modo corretto. In questa contingenza, la &#8220;rilevanza&#8221; della Chiesa non pu\u00f2 essere pensata con il metro della &#8220;concorrenza allo Stato&#8221;. Nel fondo Introvigne sembra continuare a pensarla cos\u00ec, anch&#8217;egli con uno schema che resta, nel fondo, antimodernistico. Secondo questo schema, se in materia di sanit\u00e0 la Chiesa accetta le direttive statali, perde autorit\u00e0. Io sono convinto del contrario. Che la Chiesa perderebbe autorit\u00e0 proprio se volesse &#8220;far da s\u00e9&#8221;. Il &#8220;bene comune&#8221;, qui, \u00e8 reale, non ideologico o strumentale. Che possa essere &#8220;guida morale del paese&#8221; non dipende dal fatto che voglia &#8220;aprire ci\u00f2 che \u00e8 chiuso&#8221; e &#8220;avvicinare ci\u00f2 che \u00e8 distanziato&#8221;. Il suo magistero spirituale non vive anzitutto di contrapposizione, ma di integrazione. Questa \u00e8 la grande intuizione conciliare che oggi ci mette tutti alla prova. Non ci d\u00e0 ancora tutte le risorse di cui abbiamo bisogno. Ma sicuramente esclude quelle soluzioni &#8220;classiche&#8221;, con cui faremmo danni peggiori, a noi stessi e agli altri.<\/p>\n<p><strong>N\u00e9 paura, n\u00e9 debolezza, ma vigilanza per il bene comune<\/strong><\/p>\n<p>La parola con cui la Chiesa ha accompagnato questa crisi non \u00e8 sintomo n\u00e9 di paura, n\u00e9 di debolezza. Direi, piuttosto, indica la giusta direzione di una &#8220;vigilanza&#8221; che ha di mira il &#8220;bene comune&#8221;. Ovviamente alla Chiesa non si addice soltanto il &#8220;linguaggio canonico&#8221;, pur cos\u00ec importante. Proprio la possibilit\u00e0 di ricorrere ad altri linguaggi, diversi dalla &#8220;formalit\u00e0 istituzionale&#8221; e dalla &#8220;devozione individuale&#8221;, costituisce oggi la vera sfida. Una sfida grande, e difficile, che per\u00f2 sa di non dover guardare nostalgicamente ad un passato separato, ma di dover mirare responsabilmente ad un futuro comune.\u00a0 E possiamo e vogliamo ancora cantare &#8220;O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto&#8221;, senza doverci per questo vergognare di avere il libretto sanitario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo all&#8217;inizio di questa epidemia, ma anche oggi, 10 marzo, dopo i provvedimenti eccezionali assunti ieri sera, si sentono voci ecclesiali lamentare una scarsa autorit\u00e0, una mancanza di coraggio e una posizione &#8220;defilata&#8221; e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14964"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14964"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14964\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14970,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14964\/revisions\/14970"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}