{"id":14955,"date":"2020-03-07T16:51:12","date_gmt":"2020-03-07T15:51:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14955"},"modified":"2020-03-07T16:51:12","modified_gmt":"2020-03-07T15:51:12","slug":"una-chiesa-sinodale-con-messa-privata-il-lessico-che-non-e-canone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-chiesa-sinodale-con-messa-privata-il-lessico-che-non-e-canone\/","title":{"rendered":"Una &#8220;chiesa sinodale&#8221; con messa &#8220;privata&#8221;? Il lessico che non \u00e8 canone"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-ii_2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10898\" alt=\"concilio-vaticano-ii_2\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-ii_2-300x183.jpg\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-ii_2-300x183.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-ii_2-1024x627.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-ii_2.jpg 1272w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Qualche tempo fa era stato P. Sequeri a segnalare, con acutezza, che il nostro tempo ecclesiale usa spesso il lessico del Vaticano II, ma continua a pensare con il canone tridentino. Diciamo in un modo, ma viviamo in un altro. Da un certo punto di vista \u00e8 inevitabile che sia cos\u00ec. Per\u00f2 \u00e8 sempre sorprendente quando questa &#8220;tensione&#8221; o &#8220;polarit\u00e0&#8221; balza di colpo sotto gli occhi di tutti. Oggi, a distanza di poche ore, la Sala Stampa del Vaticano ha dato in sequenza due notizie apparentemente poco correlate. Da un lato ha annunciato che il prossimo Sinodo del 2022 avr\u00e0 per tema\u00a0\u201cPer una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione\u201d. Tre ore dopo, si comunica che, a causa della condizione di presidio sanitario che coinvolge anche il Vaticano, &#8220;fino a domenica 15 marzo sar\u00e0 sospesa la partecipazione dei fedeli ospiti alle Messe a Santa Marta. Il Santo Padre celebrer\u00e0 privatamente l\u2019Eucarestia&#8221;. Che cosa c&#8217;\u00e8 di strano? Il linguaggio che &#8220;comunica&#8221; contribuisce a costruire la realt\u00e0. Per questo \u00e8 evidente che la prima comunicazione usa il &#8220;lessico&#8221; del Vaticano II, mentre la seconda, forse per distrazione, ricorre al classico linguaggio tridentino. Come se del &#8220;celebrare del papa&#8221; si potesse dare una comprensione &#8220;privata&#8221;. Cerchiamo di capire che cosa \u00e8 in gioco.<\/p>\n<p>La Chiesa, il virus e la messa<\/p>\n<p>Il primo punto su cui voglio soffermarmi riguarda la interferenza che l&#8217;epidemia causa al nostro linguaggio. Proprio la &#8220;urgenza&#8221; ci porta a far emergere la profondit\u00e0 dei nostri pensieri. Siccome non possiamo &#8220;stare troppo a pensare&#8221; e dobbiamo comunicare velocemente le cose, facilmente facciamo trapelare le nostre pi\u00f9 segrete rappresentazioni. Cos\u00ec, da una semplice comunicazione della Sala Stampa riappare, di colpo, la logica preconciliare: la messa \u00e8 la messa e riguarda il prete. Gli altri possono partecipare o meno. Questo \u00e8 l&#8217;immaginario che ha retto gran parte della presentazione ufficiale della Eucaristia fino a Pio XII. E che plasticamente collocava, nello stesso messale, &#8220;prima&#8221; la messa senza popolo, e &#8220;poi&#8221; quella con il popolo. La grande novit\u00e0 che il Concilio Vaticano II ha determinato, e che \u00e8 entrata pi\u00f9 o meno bene nel nostro lessico, ma ancora troppo poco nel nostro canone, \u00e8 che la messa \u00e8 anzitutto col popolo, perch\u00e9 \u00e8 &#8220;del popolo con il suo Signore&#8221;, e solo in seconda istanza, e secondariamente, pu\u00f2 essere &#8220;senza popolo&#8221;. Ma in un caso, come nell&#8217;altro, non \u00e8 mai &#8220;privata&#8221;. Pu\u00f2 essere con il popolo o senza popolo, ma mai privata. Il lessico lo sa. Il canone non lo sa. E questo \u00e8 il problema.<\/p>\n<p>La Messa, il virus e la curia romana<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un secondo punto che si deve considerare. La Sala Stampa \u00e8 in Vaticano. E il Vaticano non \u00e8 il posto ideale per capire che cosa \u00e8 la &#8220;messa con il popolo&#8221;. Perch\u00e9, proprio in Vaticano, si passa molto facilmente, dalla &#8220;adunata oceanica&#8221; alla &#8220;messa da camera&#8221;. E la prassi &#8220;conciliare&#8221; con cui papa Francesco apre le sue giornate con una &#8220;messa partecipata&#8221; \u00e8 normale in una parrocchia o in una diocesi, ma non \u00e8 normale per Roma. Aggiungo anche una mia esperienza singolare. Molti anni fa, uno studente mi ha raccontato, per esperienza diretta, di aver collaborato con una Congregazione romana che \u00e8 solita affidare incarichi a giovani preti studenti per svolgere pratiche importanti. E nella congregazione lavorano molte decine di giovani preti di tutto il mondo. Ebbene lo studente mi rivelava di essere uno dei pochi che la mattina &#8220;faceva la fatica&#8221; di trovare una comunit\u00e0 con cui celebrare l&#8217;eucaristia. La stragrande maggioranza dei suoi colleghi &#8220;celebrava privatamente&#8221; prima di iniziare il lavoro di curia. Consideriamo benevolmente, direi esistenzialmente, quanto \u00e8 facile pensare che il mondo sia fatto &#8220;a misura di ufficiale di curia&#8221;. Se Dio vuole, non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>La messa &#8220;privata&#8221; e il Sinodo sulla sinodalit\u00e0<\/p>\n<p>Non sorprende dunque che, sotto la pressione degli eventi, la Sala Stampa possa avere dato la notizia utilizzando un linguaggio inadeguato. Poco male. Anzi bene, perch\u00e9 ha rivelato qualcosa di importante. Il problema \u00e8 che in diverse provincie ecclesiali, tra cui anche la Curia romana, la messa senza popolo non \u00e8 la &#8220;risposta alla quarantena&#8221;, ma la &#8220;normalit\u00e0&#8221;. Ed \u00e8 questo il punto delicato. Se ci sono ambienti per i quali &#8220;dire messa da soli&#8221; \u00e8 normale, ogni percorso di &#8220;cammino sinodale&#8221; nella Chiesa \u00e8 mero esercizio retorico, appendice eventuale, distrazione per perdere tempo, quisquilia sociologistica, se non cedimento al maligno. Un errore di stampa (diciamo cos\u00ec) \u00e8 rivelativo. Non \u00e8 un caso che proprio su questo punto ci sia anche chi, con una certa faccia tosta, ha cercato di ricostruire l&#8217;intera &#8220;riforma liturgica&#8221; come una sorta di &#8220;gioco di societ\u00e0&#8221; che riguarderebbe soltanto le &#8220;messe con il popolo&#8221;, lasciando inalterata la &#8220;messa di sempre&#8221; &#8211; quella &#8220;privata&#8221; &#8211; il cui regime sarebbe passato inalterato attraverso il Concilio e la Riforma. Addirittura qualcuno sussurra che oggi, in una Congregazione, ci sia un progetto per fare la &#8220;riforma del rito tridentino del 1962&#8221;- come se fossimo ancora nel 1963 e la riforma non fosse stata gi\u00e0 fatta&#8230; Ma per alcuni ufficiali di curia sembra avere senso anche il non senso. E la condizione di &#8220;quarantena&#8221;, per loro, sembra strutturale. Non hanno bisogno di una epidemia per separarsi da ogni realt\u00e0. Umanamente possono essere capiti. Ma niente di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Insomma, le buone ragioni per sospendere gli &#8220;assembramenti&#8221; non mancano. Neppure mancano le buone ragioni per usare le parole migliori per descrivere ci\u00f2 a cui siamo tenuti, senza imbrigliare pensieri ed esperienze in evidenze pericolosamente lontane da qualunque &#8220;cammino sinodale&#8221;. Perch\u00e9 non diciamo, ufficialmente, al mattino una cosa e la sera il suo contrario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche tempo fa era stato P. 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