{"id":14920,"date":"2020-03-03T06:50:05","date_gmt":"2020-03-03T05:50:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14920"},"modified":"2020-03-03T06:50:05","modified_gmt":"2020-03-03T05:50:05","slug":"diritto-di-opporsi-dovere-di-sottoporsi-e-pura-grazia-il-dibattito-sulla-liturgia-ecclesiale-sospesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/diritto-di-opporsi-dovere-di-sottoporsi-e-pura-grazia-il-dibattito-sulla-liturgia-ecclesiale-sospesa\/","title":{"rendered":"Diritto di opporsi, dovere di sottoporsi e pura grazia. Il dibattito sulla liturgia ecclesiale &#8220;sospesa&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14897\" alt=\"Assemblea-liturgica\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica-300x226.jpg\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Assemblea-liturgica.jpg 826w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In un <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/stefano.sodaro\/posts\/2918395291536650\">testo molto limpido<\/a>\u00a0su Facebook, che reagisce ai recenti interventi di A. Riccardi, E. Bianchi e A. Melloni (con la aggiunta serale di B. Sorge), Stefano Sodaro mette in luce una questione di fondo, che emerge in trasparenza dalla logica di queste recenti parole. Egli la presenta cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8220;Il punto per\u00f2 \u00e8 &#8230; che, almeno per me, in queste ore non vengono affatto in gioco la libert\u00e0 religiosa e la libert\u00e0 di culto pericolosamente compromesse (sempre se ho ben compreso).<br \/>\nQui si tratta di stabilire cosa \u00e8 bene per la vita di tutti, laici e credenti, devoti e agnostici, religiosi e atei, tutti parte di una medesima comunit\u00e0 che trova nella Costituzione, non nel Vangelo che \u00e8 riferimento di fede, la propria identit\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p>S. Sodaro identifica bene, a mio avviso, una questione di fondo, che riguarda il delicatissimo rapporto tra &#8220;identit\u00e0 ecclesiale&#8221; e &#8220;identit\u00e0 civile&#8221; e che, in occasione di questo passaggio civilmente critico, non riuscirebbe ad esprimere altro che &#8220;assuefazione alla norma civile, che vieta gli assembramenti&#8221; o &#8220;rivendicazione ecclesiale di essere comunit\u00e0, famiglia, corpo&#8221;. Una sorta di dialettica tra &#8220;resa&#8221; allo Stato e al suo presidio sanitario, o &#8220;resistenza&#8221; ecclesiale nelle proprie pratiche, con una certa indifferenza verso il &#8220;bene comune&#8221;. Fino ad ipotizzare una sorta di &#8220;immunit\u00e0&#8221; delle pratiche religiose dal contagio, con l&#8217;uso di schemi scientifici e religiosi premoderni. Sorprende vedere evocati Santi medievali o Vescovi moderni per contestare presunte inerzie di impossibili santi e vescovi contemporanei. La questione sollevata da S. Sodaro merita una considerazione ampia e articolata<\/p>\n<p><strong>La medicina moderna e la rivoluzione\u00a0civile<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Non si deve dimenticare che la &#8220;autorit\u00e0 sanitaria&#8221;, cos\u00ec come oggi la concepiamo, \u00e8 uno dei frutti della rivoluzione francese. M. Foucault, nel suo &#8220;La nascita della clinica&#8221; presenta in modo esemplare il sorgere di una duplica interpretazione del rapporto tra rivoluzione e malattia. Da un lato vi era il partito di chi pensava che il &#8220;mondo giusto&#8221; avrebbe cancellato ogni malattia. Dall&#8217;altro vi era chi pensava di costituire un &#8220;corpo&#8221; di &#8220;medici condotti&#8221; che facesse, sul piano territoriale, il paio con i parroci: ai primi sarebbe stata destinata la salute del corpo, ai secondi la salute dell&#8217;anima. Questo &#8220;doppio canale&#8221;\u00a0 &#8211; che oggi \u00e8 rappresentato dalla &#8220;medicina scientifica&#8221; e dalle &#8220;medicine alternative&#8221; &#8211; si \u00e8 sviluppato lungo due secoli in modo capillare. La Chiesa, oggi, deve tener conto di questo sviluppo, nel momento in cui pone il problema della propria identit\u00e0: di fronte alla malattia, la &#8220;autorit\u00e0 sanitaria&#8221; costituisce un interlocutore scientifico e politico con cui si devono fare apertamente i conti, non in modo semplicemente conflittuale: la salute del corpo riguarda anche la Chiesa, la quale non si accontenta certo di &#8220;diagnosi e terapie&#8221;, ma deve prenderle sul serio.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che questo sviluppo culturale, in generale del tutto pacifico, crei qualche imbarazzo nel momento in cui la autorit\u00e0 sanitaria dei medici, degli scienziati e dei politici, dispone misure di limitazione della esistenza, dei tempi e degli spazi personali e pubblici, che vanno a interferire anche con le pratiche ecclesiali. In questi casi \u00e8 possibile sentire riemergere gli antichi argomenti &#8220;contro la medicina&#8221;, che vanno dalla contestazione della sua autorit\u00e0, alla immunizzazione della Chiesa &#8211; e del sacro &#8211; da ogni logica di presidio sanitario. E questo \u00e8 grave.<\/p>\n<p><strong>Il potere sanitario dello Stato e la autorit\u00e0 ecclesiale<\/strong><\/p>\n<p>Come si persegue il bene comune? La pretesa della Chiesa di &#8220;chiamarsi fuori&#8221; dalla logica pubblica non deve sorprendere. La logica pubblica \u00e8 nata, per certi versi, con strumenti messi a disposizione dalla tradizione ecclesiale. Ma \u00e8 una impostazione &#8220;tridentina&#8221; pensare che, nella determinazione di scelte di carattere sanitario, sia messa in gioco la autorit\u00e0 della Chiesa. Questo modo di impostare la questione significa considerare la Chiesa, come 500 e ancora 200 anni fa, l&#8217;unico luogo originario di giustificazione della autorit\u00e0. Mi sembra che appaia qui, nel fondo, lo stesso problema che per tutto il 1800 e ancora fino a Familiaris Consortio, ha fatto della &#8220;legge oggettiva&#8221; &#8211; ossia della competenza giuridica &#8211; il punto di evidenza della missione ecclesiale sul matrimonio. Che il &#8220;vero matrimonio&#8221; non sia quello civile, e che la &#8220;vera salute&#8221; non sia quella salvaguardata dalla autorit\u00e0 sanitaria, \u00e8 una sorta di &#8220;sottotesto&#8221;, che permette a Riccardi, Bianchi e Melloni di reagire quasi con stizza a questa contingenza, in cui, allo stesso tempo, sembra farsi valere un &#8220;diritto di opporsi&#8221; alle logiche civili per dire la differenza cristiana, e pare necessario rivendicare un &#8220;primato della grazia&#8221; &#8211; identificato con la messa &#8211; che fatica a considerare davvero seriamente le logiche ragionevoli dell&#8217;etica civile.<\/p>\n<p><strong>Il titolo di un film e la difficile mediazione della identit\u00e0 ecclesiale<\/strong><\/p>\n<p>In questi giorni mi \u00e8 capitato di vedere il film &#8220;Il diritto di opporsi&#8221;, che \u00e8 la storia di un giovane avvocato afro-americano, che fonda una associazione per difendere gratuitamente i condannati a morte nello stato dell&#8217;Alabama. Mi ha molto colpito il fatto che il titolo originale sia &#8220;Just Mercy&#8221;, ossia &#8220;sola grazia&#8221; o &#8220;sola misericordia&#8221;. Mi sono chiesto come sia possibile che in italiano &#8220;Sola grazia&#8221; diventi &#8220;diritto di opporsi&#8221;. Pur considerando quanto sulle scelte incidano le esigenze di formulare il titolo in modo commercialmente appetibile, mi pare che il passaggio tra i due titoli sia del tutto istruttivo, anche per la vicenda che sto commentando. Resto sorpreso, infatti, che di fronte al &#8220;dovere di sottoporsi&#8221; ad un regime eccezionale, che investe l&#8217;intero corpo dei cittadini, le reazioni pi\u00f9 spontanee possano essere o il &#8220;diritto di opporsi&#8221; (alla Agamben) o la rivendicazione di una &#8220;sola grazia&#8221; che chiede di diventare politicamente &#8220;immunit\u00e0&#8221;. Cos\u00ec, sorprendentemente, sembrano coincidere le letture &#8220;anarchiche&#8221; e le letture &#8220;teocratiche&#8221;. Assumere, pazientemente, le differenze strutturali tra &#8220;diritto di opporsi&#8221;, &#8220;dovere di sottoporsi&#8221; e &#8220;autorit\u00e0 della grazia&#8221; mi sembra, oggi, l&#8217;urgenza primaria. Essa esige una rilettura teologica della identit\u00e0 ecclesiale, che non si lasci catturare n\u00e9 dal formalismo istituzionalistico, n\u00e9 dal sentimentalismo individualistico. Il luogo liturgico \u00e8 al crocevia di tutti questi tre livelli. Ma non pu\u00f2 essere pensato davvero n\u00e9 semplicemente come un &#8220;esercizio della libert\u00e0 religiosa&#8221;, n\u00e9 come &#8220;esperienza autonoma&#8221;, che non risenta delle condizioni temporali e spaziali della comunit\u00e0 che la celebra. Leggere il &#8220;dovere di sottoporsi&#8221; alle norme eccezionali come il prevalere della paura, rispetto a cui la Chiesa dovrebbe esercitare il &#8220;diritto di opporsi&#8221;, con cui si confonde la profezia della &#8220;sola grazia&#8221;, mi pare un modo di comprendere la realt\u00e0 attuale troppo condizionato da rappresentazioni datate e da pregiudizi duri a morire. Anche in questo caso, solo una riforma della Chiesa pu\u00f2 rispondere con autorit\u00e0 alla crisi sanitaria, annunciando la speranza della fede in forme diverse dal canone tridentino, che invece in queste posizioni appare ancora come l&#8217;unico possibile. Ma la riforma della Chiesa \u00e8 stata, anzitutto, riforma liturgica. Non \u00e8 un caso che spesso la &#8220;resistenza&#8221; della identit\u00e0 venga identificata con pratiche liturgiche &#8220;preconciliari&#8221;, non a caso le pi\u00f9 compatibili con il canone tridentino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un testo molto limpido\u00a0su Facebook, che reagisce ai recenti interventi di A. Riccardi, E. Bianchi e A. Melloni (con la aggiunta serale di B. 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