{"id":14902,"date":"2020-02-29T16:41:49","date_gmt":"2020-02-29T15:41:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14902"},"modified":"2020-02-29T16:45:38","modified_gmt":"2020-02-29T15:45:38","slug":"schermi-che-schermano-immaginari-liturgici-e-bizzarrie-quaresimali-di-mauro-festi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/schermi-che-schermano-immaginari-liturgici-e-bizzarrie-quaresimali-di-mauro-festi\/","title":{"rendered":"Schermi che schermano.  Immaginari liturgici e bizzarrie quaresimali (di Mauro Festi)"},"content":{"rendered":"<p dir=\"ltr\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quaresima2020.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-14904\" alt=\"quaresima2020\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quaresima2020.jpg\" width=\"292\" height=\"173\" \/><\/a><\/p>\n<p dir=\"ltr\"><em>Ho ricevuto un lungo commento, che sviluppa alcune idee esposte nel mio <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-chiesa-tra-comunita-e-immunita-foreste-di-comunione-e-deserti-da-contagio\/\">ultimo post<\/a>\u00a0, portando un ricco contributo di osservazioni e di proposte sul tema. Ho chiesto all&#8217;autore, Mauro Festi, di dargli forma compiuta e ora lo pubblico molto volentieri. E&#8217; un testo appassionato e profondo, che lancia uno sguardo acuto ed esigente sulla realt\u00e0 pastorale, liturgica e personale che in questi giorni viviamo, comunitariamente ed individualmente, nel cammino quaresimale di avvicinamento alla Pasqua.\u00a0\u00a0E l&#8217;esigenza, insuperabile, di essere &#8220;a tempo&#8221; e &#8220;in loco&#8221; rischia di risultare, almeno in parte,\u00a0 fuori luogo e fuori tempo. La domanda che il testo fa emergere merita una attenta considerazione.<\/em><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Il mercoled\u00ec delle ceneri \u00e8 l\u2019inizio della quaresima. L\u2019esposizione al contagio da <em>coronavirus<\/em> ha fatto scegliere all\u2019autorit\u00e0 civile la via prudenziale dell\u2019impedimento di aggregazioni anche religiose, ai vescovi la via opportuna della responsabilit\u00e0 e credibilit\u00e0 civile.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">La situazione \u00e8 del tutto particolare: iniziare la quaresima senza celebrazione eucaristica, senza ceneri e senza domenica, ci fa sentire spogliati di qualcosa di fondamentale. Penso alle ceneri, e alla condizione di precariet\u00e0 e di fragilit\u00e0 con cui ci rimettono in contatto. Ma oggi ne siamo gi\u00e0 consapevoli, sappiamo tutti di essere esposti a qualcosa di indominabile che minaccia la nostra vita, al punto da agire sul nostro profondo, generando comportamenti irrazionali e sentimenti potenti, imponendo lontananza che si fa sospetto e isolamento, fino ad impedirci lucidit\u00e0 e a volte senno. E mi dico: forse quest\u2019anno il segno \u00e8 scalzato dalla realt\u00e0 presente, di cui tutti avvertiamo il tocco. Forse l\u2019assenza del segno pu\u00f2 aprire all\u2019esperienza di un\u2019offerta di senso e di salvezza, proprio ora che non ci \u00e8 necessario sforzarci per capirlo o per sintonizzare il nostro sentire. Percepiamo immediatamente la rilevanza sociale del male, e avvertiamo il suo trasformarsi in peccato, quando la sua opacit\u00e0 ci rende fosco il volto di Dio, inopportuno e minaccioso il volto dei fratelli, intoccabile il nostro. Questo contesto, cos\u00ec consistente, non sembra favorevole all\u2019esperienza sacramentale della grazia che la liturgia custodisce per noi? Attendo indicazioni dai nostri pastori, e custodisco la domanda.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Avvertendo la sofferenza per questa unica, pur se particolare, domenica senza eucaristia, avverto anche l\u2019istituirsi in me di un legame di solidariet\u00e0 e di comunione fraterna, con i lontani fratelli e sorelle, amati, dell\u2019Amazzonia, e con i vicini, tutti uniti in modo nuovo da un comune sentire, com-patire. Questa percezione mi rende impossibile assumere indiscriminatamente una postura relazionale anti-virus, se la sana prudenza si mescola con l\u2019insana insorgenza di immaginari fuori luogo e fuori tempo\u2026 L\u2019assenza del segno e il suo farsi porta aperta verso un oltre impensato\u2026Giovanni XXIII riconobbe che si opponeva all\u2019introduzione delle lingue vive nella liturgia chi non era mai uscito dal suo paese. Noi, con i nostri paesi sovrabbondanti di messe, siamo posti nel momento favorevole di \u201cuscire dal nostro paese\u201d restandoci ben piantati, non potendone uscire, ma potendo attivare una certa creativit\u00e0 ecclesiale e pastorale per custodire l\u2019esperienza liturgica del venirci incontro di Dio.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Attendo. Mi interrogo sul come della partecipazione dei battezzati al sacerdozio di Cristo, che se nell\u2019ordinariet\u00e0 sembra u-topistica, senza luogo, nel tempo della doppia, quest\u2019anno, straordinariet\u00e0 quaresimale, pu\u00f2 permetterci di percorrere tutti insieme quella inversione a \u201cu\u201d cos\u00ec marcata, da far cadere la lettera dal principio della parola, facendo spazio, offrendo luoghi. Navigo su internet, mi informo sulle proposte delle diocesi. Sento spegnermisi dentro quella fiamma di momento favorevole, quella percezione di grazia da non lasciar cadere invano. I pi\u00f9 esortano i fedeli a unirsi spiritualmente alle celebrazioni che vescovi e preti avrebbero garantito, assicurando la validit\u00e0 della partecipazione alla celebrazione eucaristica tramite mezzi di comunicazione. Alcuni riscoprono il suono delle campane, rispolverando quelle della guerra, suonandole a peste. Qualcosa mi turba: sto sottovalutando la situazione, o la paura \u00e8 diventata talmente irrazionale da condurci cos\u00ec fuori luogo e fuori tempo? Si compongono nuove preghiere su modelli passati, non come la liturgia ci insegna a pregare; atti di consacrazione ad una Madonna senza Figlio, in territori ancora immuni da contagio; i sagrati sono purificati con gli ostensori, e i patiti delle catene di preghiera imprecano contro i propri pastori, reclamando il diritto all\u2019eucaristia, rimedio migliore al contagio, dalla quale forse, i contagiati, sarebbero rimasti troppo lontani, fuori dalla sua \u201caura\u201d di potere sacrale che li avrebbe tutelati da un profano invadente, da respingere con decisione. Diritto all\u2019eucaristia per chi ordinariamente ne ha accesso, ma non per chi ne sopporta ordinariamente la mancanza. Fuori tempo e fuori luogo\u2026Ma poi, che cosa vuol dire unirsi spiritualmente? Quando celebriamo, non siamo sempre uniti dallo Spirito, proprio nell\u2019atto liturgico che compiamo? Pu\u00f2 davvero essere indifferente compierlo o no, per il sostanziarsi di tale com-unione? Si parla di validit\u00e0, ma il problema non \u00e8 venir meno all\u2019osservanza di un precetto. A meno di accollare a Dio una funzione ispettrice a danno del suo popolo che mentre tenta di custodire la vita da lui creata e donata, non potrebbe che dimenarsi sotto un simile giogo. Abbiamo bisogno di esperienza di salvezza, non di essere scritti sulla lista dei buoni. Altrimenti perch\u00e9 i malati destinatari della nostra cura pastorale, dispensati dal precetto, \u00e8 importante che partecipino del gesto eucaristico, fatto di relazioni, di pane e di parola, di gesti condivisi, dentro l\u2019assemblea ecclesiale, nell\u2019accesso loro proprio?<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Gli schemi di preghiera in famiglia proposti da alcuni sembrano pi\u00f9 liofilizzati verbosi di preghiera che celebrazioni \u201ccon sostanza\u201d; gesti didascalici, che non abitano l\u2019assenza del segno meglio del nudo venirci incontro della realt\u00e0, che almeno \u00e8 vera. Al Concilio si parl\u00f2 di verit\u00e0 del segno, anche in ambito eucaristico, per la comunione al pane e al vino. Ci si scontr\u00f2 con gli immaginari apologetici e clericali, mascherati da insostenibili motivazioni di ordine pratico. Ma si riscopr\u00ec la verit\u00e0 del tempo, l\u2019esposizione del giorno e della notte alla grazia pasquale, del risveglio e del lavoro, del vegliare e del dormire, dell\u2019attesa e dell\u2019incompiuto, della luce e del buio. Potremmo celebrare la liturgia delle ore! Certo, nelle case avremmo spazi, ministeri e atti ridotti, ma saremo assemblea convocata nella quale Cristo si fa presente, e alla quale desidera rivolgersi come Parola che prende carne nella nostra carne. Propongo, ma mi scontro con l\u2019unica risposta: vale di pi\u00f9 la messa guardata in tv, con la comunione spirituale garantita dal vescovo. Mi rassegno, ho bisogno che il Signore ricrei legami, spero riesca a farlo televisivamente, ma pi\u00f9 mi espongo allo schermo, pi\u00f9 sento che ci scherma, non dal virus, ma dal venirci incontro di Cristo che ci unisce a s\u00e9. Chi presiede fa finta di parlare al popolo, che non c\u2019\u00e8. Insieme ai vescovi spesso ci sono cinque-sei concelebranti, e mi domando se la loro presenza, e l\u2019assenza del popolo e dei ministeri dell\u2019assemblea abbia a che fare davvero con una tutela dal contagio. Chiss\u00e0 se assorbendo in s\u00e9 tutta l\u2019assemblea, con i suoi ministeri, non si siano percepiti saturi. L\u2019azione del fuoco sull\u2019acqua che bolle in pentola non pu\u00f2 nulla in ambiente saturo, ci insegnano. Una parte del sale non potr\u00e0 sciogliersi per la cena, finir\u00e0 nello scarico del lavandino. Fuori tempo e fuori luogo\u2026La situazione sembra irreale: il rito \u00e8 di Paolo VI, ma la <em>mens<\/em> tridentina. Me ne convinco guardando in serata su youtube altre celebrazioni, la maggior parte con presenza di soli ministri ordinati. Perch\u00e9 in una situazione straordinaria abbiamo ridotto non il numero dei partecipanti, ma ci\u00f2 che d\u00e0 sostanza alla partecipazione, presenza reale di una Chiesa tutta unita nel compiere il gesto liturgico? Difficile non sentirsi spettatori davanti alla tv, che rende imbarazzante e goffo tentare di inter-agire, se sei extra, non infra. Al pi\u00f9 l\u2019infrazione si \u00e8 aperta a seminaristi, sacristi e suore. Sparisce anche l\u2019ambone: restano il prete e l\u2019altare, e l\u2019etere che le trasmissioni attraversano senza abitare. Il vento che minaccia la fiamma, ormai flebile, sembra voler spazzar via dalla mia testa, dalla mia percezione, che quell\u2019atto mi riguardava, avrebbe dovuto riguardarmi. Ma l\u2019opzione per la credibilit\u00e0 civile si \u00e8 bizzarramente coordinata con azioni di in-credibilit\u00e0 ecclesiale: senza l\u2019in, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di stare dentro offerta anche ai comuni fedeli, la polisemia del pro multis sembra proprio dissolversi, riducendosi al non. Non credibile perch\u00e9 non per tutti. A meno che l\u2019in nostro favore giustifichi l\u2019al posto nostro perch\u00e9 la differenza ontologica del ministro ordinato gli garantisca la tutela da un contatto di morte, di cui i fedeli sarebbero sprovvisti, come d\u2019altronde anche il fedele testimone dell\u2019Apocalisse lo \u00e8 stato, di fronte al quale sta la nostra nudit\u00e0 e cecit\u00e0, la nostra tiepidezza e miseria, e per questo egli parla e bussa, perch\u00e9 abitiamo con lui la reciprocit\u00e0 del gesto eucaristico.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Poco male: abbiamo ascoltato la messa, messa a posto la coscienza, coscientizzando, forse, di aver compiuto atti fuori luogo e fuori tempo. Nel segreto, qualcosa tiene ancora accesa quella fiamma benedetta. Indica strade da restaurare e brecce da riparare. Spinge a smuovere il fuoco da sotto, perch\u00e9 non si spenga il dono. Dona luce e forza per creare, in questo tempo e in questo luogo, le condizioni reali per il reale venirci incontro di Dio.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Mauro Festi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho ricevuto un lungo commento, che sviluppa alcune idee esposte nel mio ultimo post\u00a0, portando un ricco contributo di osservazioni e di proposte sul tema. 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