{"id":14778,"date":"2020-01-29T19:55:22","date_gmt":"2020-01-29T18:55:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14778"},"modified":"2020-01-29T20:13:10","modified_gmt":"2020-01-29T19:13:10","slug":"dal-celibato-al-sacerdozio-alla-chiesa-sorprese-vivaci-da-un-libro-triste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dal-celibato-al-sacerdozio-alla-chiesa-sorprese-vivaci-da-un-libro-triste\/","title":{"rendered":"Dal celibato, al sacerdozio, alla Chiesa: sorprese vivaci da un libro triste"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13948\" alt=\"viadelconcilio\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8220;Mi pare che la cosa pi\u00f9 bella di quel libro sia il dialogo che ha avviato&#8221;. Questa giusta affermazione di Paola Lazzarini Orr\u00f9 &#8211; fatta a proposito del volume di R. Sarah &#8211; Benedetto XVI &#8220;Dal profondo del nostro cuore&#8221; &#8211; mi ha subito colpito, perch\u00e9 mette bene in luce un paradosso, sul quale \u00e8 bene riflettere con cura.<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto in diverse occasioni su questo blog (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-fragile-ontologia-del-celibato-perplessita-nella-mente-e-scandalo-nel-cuore\/\">qui<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dal-profondo-del-cuore-e-un-de-profundis-ovvero-il-concilio-vaticano-ii-non-e-un-optional\/\">qui<\/a>) e anche altrove (<a href=\"http:\/\/www.rainews.it\/dl\/rainews\/articoli\/Ratzinger-e-Sarah-Una-obbedienza-filiale-da-brividi-Intervista-ad-Andrea-Grillo-b632fa7d-87ac-4270-9b80-4b6772bd648d.html\">qui<\/a>) il libro, nel tentativo di difendere una teoria fondamentalista del celibato, si espone a critiche che mettono in luce non soltanto i presupposti non aggiornati e unilaterali della analisi condotta dagli autori, ma anche la esigenza di una precisazione puntuale delle questioni sollevate dal libro. Ci\u00f2 ha suscitato, per reazione, una serie di contributi riguardanti la relazione tra celibato e ministero ordinato, tra ministero ordinato e sacerdozio comune, tra atto di culto e sacerdozio e infine tra identit\u00e0 ecclesiale e sacerdozio comune e ministeriale. Vorrei brevemente isolare ciascuno di questi temi, intorno ai quali, per colpa e per merito del libro, abbiamo assistito al sorgere di un dibattito cos\u00ec vivace, come non accadeva da parecchio tempo. Presento brevemente le questioni appena enumerate, per esaminarne le grandi potenzialit\u00e0 per il cammino ecclesiale.<\/p>\n<p>a) <em>Celibato e ministero ordinato\/sacerdozio ministeriale<\/em><\/p>\n<p>Il primo livello della discussione rileva che, a partire dalla tesi estremizzata nel libro &#8211; che pretende di individua un &#8220;sacerdozio cattolico&#8221; necessariamente celibatario come una struttura invariabile della storia &#8211; facciamo fatica a riconoscere non soltanto che il celibato \u00e8 una qualificazione possibile, opportuna, conveniente, ma non necessaria, bens\u00ec anche che la presunta incompatibilit\u00e0 tra matrimonio e ordinazione \u00e8 di fatto smentita non solo dalla storia, ma dalla presenza di &#8220;diaconi permanenti uxorati&#8221; che sono ordinati dopo essersi sposati. Non a caso la posizione pi\u00f9 estrema che si esprime nel libro guarda anche a tali diaconi con un sospetto invincibile, considerandoli come un caso di &#8220;corruzione&#8221; della tradizione. Si tratta invece della possibilit\u00e0 con cui, nella storia, viene interpretata la &#8220;libert\u00e0 del ministro&#8221;, che pu\u00f2 essere garantita o dalla condizione celibataria, o, in altri casi, dalla condizione coniugale. A meno che non si pensi che la libert\u00e0 ecclesiale sia incompatibile con i legami. La domanda da porre oggi \u00e8: come possiamo garantire al ministro di essere &#8220;uomo libero di buone parole&#8221;? Celibato e matrimonio sono incompatibili. Non lo sono, invece, ministero ordinato e matrimonio.<\/p>\n<p>b)\u00a0<em> Sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune<\/em><\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, il taglio del libro, nel suo centro pulsante, non parla anzitutto del celibato, ma del sacerdozio. E pretende di esporre una &#8220;teoria del sacerdozio cattolico&#8221; che prescinde totalmente dal sacerdozio comune o battesimale. Questo \u00e8 davvero sorprendente. Perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che viene detto del sacerdote cattolico, del suo discepolato, del suo legame a Cristo e alla Chiesa, della sua oblazione, del suo &#8220;non vivere per se stesso&#8221;, del suo dar spazio a Dio, \u00e8 una caratteristica non del sacramento dell&#8217;ordine, ma del sacramento del battesimo. Ogni battezzato \u00e8, in questo senso, vero sacerdote. Questa affermazione, del tutto centrale in LG, ricostruisce anzitutto il &#8220;lessico cattolico&#8221; e poi impone un canone al pensiero e alla azione che non permette pi\u00f9 di &#8220;separare ci\u00f2 che \u00e8 unito&#8221;. L&#8217;uomo teologo &#8211; fosse anche un cardinale o un papa emerito &#8211; non pu\u00f2 separare ci\u00f2 che Dio ha unito: sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale devono essere compresi in relazione di reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p>c) <em>Atto di culto e sacerdozio<\/em><\/p>\n<p>Ma non basta. La lettura del testo continuamente rimanda ad una &#8220;dimensione cultuale del sacerdote&#8221; che riguarda, anche in questo caso, non solo il sacerdote come ministro, ma il battesimo di ogni fedele. Partecipare alla azione rituale, ossia esserne parte, \u00e8 dono e compito di ogni membro del corpo di Cristo. Che la azione liturgica sia &#8220;azione comune&#8221; \u00e8 una nuova comprensione, che SC inaugura con grande forza, e che \u00e8 totalmente assente nel testo sul celibato. Anzi, si continua a ragionare come se &#8220;solo uno&#8221; fosse il soggetto della azione. Una inadeguata lettura del sacerdozio ministeriale, che lo separi strutturalmente dal sacerdozio comune, non riesce pi\u00f9 a comprendere la &#8220;partecipazione attiva&#8221; e perviene ad una rappresentazione caricaturale anche della Riforma liturgica. E si tratta di atteggiamenti che, per cos\u00ec dire, non risultano assenti nelle bibliografie &#8211; <em>si licet parva componere magnis<\/em> &#8211; dei due autori. Ma questi atteggiamenti dipendono da fattori che esigono una comprensione profonda, che sappia correlare sapientemente i tre temi che abbiamo appena illustrato. Il dibattito sul libro ha fatto dunque emergere, in modo pi\u00f9 chiaro di prima, la necessaria correlazione tra rispetto della Riforma Liturgica e valorizzazione del sacerdozio comune. Se ti manca il secondo, fraintenderai sempre la prima.<\/p>\n<p>d) <em>Chiesa come &#8220;comunit\u00e0 sacerdotale&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Infine, non bisogna dimenticare che, da questa correlazione strutturale tra una celebrazione comune e una presidenza riservata, con tutta la ministerialit\u00e0 intermedia che risulta necessaria, scaturisce quella definizione di Chiesa che in LG 11 suona come &#8220;comunit\u00e0 sacerdotale&#8221;. Questo orizzonte complessivo \u00e8 la grande sfida. Il recupero della iniziazione cristiana come orizzonte di dignit\u00e0 sacerdotale della Chiesa, che poi specifica non solo gli itinerari di guarigione, ma anche quelli di vocazione-servizio, lo fa sempre dentro questa &#8220;evidenza\u00a0 sacerdotale comune&#8221;. Altrimenti, il disegno di far dipendere la Chiesa solo dal sacerdozio gerarchico, vincolando questo sacerdozio gerarchico al celibato, sarebbe soltanto una regressione nostalgica a modelli di discepolato e di autorit\u00e0 che costituirebbero, questi s\u00ec, una catastrofe molto pericolosa. Contraddicendo il Concilio Vaticano II, sarebbero molto peggio delle critiche al papa che cerca di attuarlo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per una sorprendente eterogenesi dei fini, un libro mal riuscito, ha avuto il suo buon effetto: ha concorso a rimettere in luce tutto ci\u00f2 che in esso \u00e8 taciuto, eluso o negato. I suoi silenzi sono diventati parole urgenti e comuni. La sua unilaterale ostinazione a guardare solo indietro ha messo in rilievo quanto il Concilio Vaticano II ci abbia chiamato ad andare avanti, gi\u00e0 quasi 60 anni fa, recuperando la evidenza di una natura sacerdotale che riguarda anzitutto Cristo e la Chiesa; proponendo la comprensione del sacerdozio come connotazione anzitutto del battesimo, e solo in un secondo momento dell&#8217;ordine. E facendo del celibato non la roccaforte del passato che non torna pi\u00f9, ma il frutto di una sapienza ecclesiale ed umana, che appartiene alla logica non della necessit\u00e0 ontologica, ma della convenienza umana e pastorale. Reimparare questo lessico nuovo e tradurlo in canone rinnovato implica la esigenza impegnativa di disimparare quel lessico vecchio per\u00a0 liberarsi da un canone troppo ingiusto. Un lessico e un canone che restano vecchi e ingiusti, anche quando sembrano scaturire dal pi\u00f9 profondo del cuore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Mi pare che la cosa pi\u00f9 bella di quel libro sia il dialogo che ha avviato&#8221;. Questa giusta affermazione di Paola Lazzarini Orr\u00f9 &#8211; fatta a proposito del volume di R. 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