{"id":14763,"date":"2020-01-27T18:54:27","date_gmt":"2020-01-27T17:54:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14763"},"modified":"2020-01-27T19:11:01","modified_gmt":"2020-01-27T18:11:01","slug":"come-francesco-ha-superato-il-dispositivo-di-blocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/come-francesco-ha-superato-il-dispositivo-di-blocco\/","title":{"rendered":"Come Francesco ha superato il  &#8220;dispositivo di blocco&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/damuseoagiardino.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14764\" alt=\"damuseoagiardino\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/damuseoagiardino-193x300.jpeg\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/damuseoagiardino-193x300.jpeg 193w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/damuseoagiardino-659x1024.jpeg 659w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/damuseoagiardino.jpeg 697w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Dopo la pubblicazione dell&#8217;intervista per <a href=\"http:\/\/www.rainews.it\/dl\/rainews\/articoli\/Ratzinger-e-Sarah-Una-obbedienza-filiale-da-brividi-Intervista-ad-Andrea-Grillo-b632fa7d-87ac-4270-9b80-4b6772bd648d.html\">RaiNews dedicata all&#8217;esame del volume &#8220;Nel profondo del nostro cuore&#8221;<\/a>, Giovanni Grandi ha scritto: &#8220;Ho letto e apprezzato l&#8217;intervista di\u00a0<a title=\"Andrea Grillo\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/grilloreba?__tn__=%2CdK-R-R&amp;eid=ARBEXo_7_LWtmHh_v55kPef4cffuhxiJwPcgvYo1mnYuU2cZFr7paw1154IelBkNmI-tOz3lrdpPt-_V&amp;fref=mentions\">Andrea Grillo<\/a>\u00a0per RaiNews dopo le anticipazioni sul nuovo libro di Sarah e Ratzinger: al di l\u00e0 del nuovo &#8220;caso&#8221;, aiuta a mettere a fuoco alcuni temi importanti, su cui riflettere in questa stagione della Chiesa cattolica. Sugli snodi pi\u00f9 densi segnalati a fine intervista &#8211; in particolare sull&#8217;idea di &#8220;tradizione&#8221; e sul suo &#8220;blocco&#8221; &#8211;\u00a0<a title=\"Andrea Grillo\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/grilloreba?__tn__=%2CdK-R-R&amp;eid=ARBl5pGgCcrm7V9fFGsSogn0BEY-U5n9AqZOyWSkeALn-MJ1t_wmDrTVhuac1atwYmceIHViqk3xWAPz&amp;fref=mentions\">Andrea Grillo<\/a>\u00a0ha pubblicato un saggio che merita di essere letto: &#8220;Da museo a giardino. La tradizione della Chiesa oltre il dispositivo di blocco&#8221;. Al volume appena citato lo stesso Giovanni Grandi ha contribuito con un pregevole &#8220;Invito alla lettura&#8221;. Qui vorrei pubblicare uno stralcio di quel libro, nel quale provo a definire il &#8220;dispositivo di blocco&#8221; e a descriverne la portata e il superamento da parte di papa Francesco.<\/em><\/p>\n<p><em>Credo che la discussione che si deve condurre sui &#8220;due papi&#8221; e sui &#8220;conflitti&#8221; interni alla Chiesa debba riconoscere, con molta onest\u00e0, che papa Francesco, rimettendo in auge la logica del Concilio Vaticano II, ha rotto un equilibrio ecclesiale che aveva gradualmente &#8220;bloccato&#8221; ogni possibile riforma. Per questo mi sembra utile provare a presentare meglio questo &#8220;dispositivo di blocco&#8221;, contro cui Francesco lavora ormai da quasi 7 anni. Un discorso istituzionale deve necessariamente chiarire questo punto, sul quale spesso le analisi sono evasive o piene di rimozioni. Riprendo per questo integralmente la Introduzione del mio volume &#8220;Da museo a giardino&#8221;, dedicato precisamente al chiarimento di questo &#8220;dispositivo&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><b>Introduzione<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-size: small\">Nelle attuali condizioni della societ\u00e0 umana,\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-size: small\">essi (i profeti di sventura) non sono capaci\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">di vedere altro che rovine e guai;\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">vanno dicendo che i nostri tempi,\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">se si confrontano con i secoli passati,\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">risultano del tutto peggiori;\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">e arrivano fino al punto di comportarsi\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">come se non avessero nulla da imparare dalla storia,\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">che \u00e8 maestra di vita, e come se ai tempi\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">quanto alla dottrina cristiana, alla morale,\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small\">alla giusta libert\u00e0 della Chiesa\u201d<\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Giovanni XXIII, <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><i>Gaudet Mater Ecclesia<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p>Da qualche tempo rifletto su un paradosso che mi sembra davvero curioso. Abbiamo un tradizione recentissima che offre uno spettacolo davvero sorprendente. Vi \u00e8 un papa che, sulla base di una teologia pienamente ispirata al Concilio Vaticano II, chiede una nuova e strutturale \u201capertura\u201d alla Chiesa. Una cosa di tale forza non si sentiva da 50 anni e pi\u00f9. Accanto a lui e intorno a lui, oltre all\u2019entusiasmo popolare e alla larga collaborazione pastorale e accademica, diversi pastori e teologi mostrano di avere paura di questo progetto e alzano barriere per evitare ogni apertura. E mentre il papa sa che la apertura, la uscita, \u00e8 vitale per l\u2019essenza stessa della Chiesa, i suoi avversari identificano la Chiesa con la chiusura, con l\u2019autosufficienza e con il giudizio. In questo libro vorrei provare a interpretare meglio questo paradosso. E a ragionare sulla evoluzione della \u201cforma ecclesiae\u201d, a quasi 60 anni dal Concilio Vaticano II, nella benedetta contingenza del papato di Francesco, ma anche nella prospettiva di una ripresa della ricerca teologica, alla volta di soluzioni finora neppure prevedibili, e con un nuovo slancio di immaginazione e di creativit\u00e0.<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000\">0.1. Il Papa e i \u201csegni dei tempi\u201d<\/span><\/em><\/p>\n<p>Dire che la teologia di papa Francesco \u00e8 \u201cconciliare\u201d potrebbe essere solo un vuoto slogan. Come tale sarebbe solo una affermazione dannosa. A me pare, invece, che la conciliarit\u00e0 di Francesco risieda in un \u201capproccio\u201d che potremmo definire con una parola che ha accompagnato profondamente il percorso di elaborazione del Concilio Vaticano II: ossia la percezione di un rapporto \u2013 urgente e decisivo &#8211; della Chiesa con i \u201csegni dei tempi\u201d. E\u2019 questa una delle intuizioni pi\u00f9 feconde di Giovanni XXIII, che viene espressa con chiarezza nell\u2019ultima sua enciclica \u201cPacem in terris\u201d. Con questa espressione papa Giovanni indicava \u201cesperienze del mondo moderno\u201d da cui la Chiesa ha qualcosa di decisivo da imparare. Nel testo papale ci si riferisce alle condizioni dei lavoratori, alle donne nello spazio pubblico e ai popoli con pari dignit\u00e0: sono eventi che si sono manifestati nel XX secolo, e da cui la Chiesa deve trarre decisivi insegnamenti. Potremmo dire che Francesco sa che la Chiesa deve essere, contemporaneamente, docente e discente. Non solo pu\u00f2 insegnare cose decisive alla storia, ma pu\u00f2 trarre dagli sviluppi economici, dai nuovi diritti delle donne e dalla emancipazione politica dei popoli comprensioni pi\u00f9 profonde del Vangelo.<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000\">0.2. L\u2019approccio \u201cnapoleonico\u201d dei teologi e dei canonisti<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Tuttavia, mentre Francesco cammina sicuro per questa via, una parte non inconsistente del corpo ecclesiale, al centro come in periferia, in campo pastorale e teologico, nelle curie come nelle accademie, resta ferma a rappresentazioni vecchie e a pratiche superate. Continua a ritenere che la Chiesa possa e debba \u201cblindarsi\u201d in un <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>corpus<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> completo e immodificabile di \u201cleggi\u201d e di \u201cdottrine\u201d che il Codice e il Magistero sarebbero destinate a custodire gelosamente. Che abbia solo da insegnare e nulla da imparare. Che possa gestire dall\u2019interno ogni questione, senza dover mai rendere conto \u201ca terzi\u201d; che possa costruire una \u201clogica parallela\u201d al mondo, che alimenta la indifferenza: leggi diverse, tribunali diversi, comportamenti diversi, intesi non come \u201ctrascendenza escatologica\u201d, ma come \u201calternativa istituzionale\u201d. Accanto alla \u201cChiesa in uscita\u201d, profetizzata dal Vaticano II e ripresa da Francesco, vediamo esprimersi e resistere una Chiesa \u201cantimoderna\u201d e \u201ccon porte blindate\u201d. Una tale idea di Chiesa \u2013 ermeticamente chiusa &#8211; applica a s\u00e9, paradossalmente, proprio quell\u2019ideale illuminista e napoleonico della \u201clegge universale e astratta\u201d, che per 100 anni era stato combattuto, e che poi a partire dagli inizi del XX secolo, \u00e8 diventata la strategia maggiore del magistero cattolico, assunta nel Codice e nel Magistero, garantiti dal centro di autorit\u00e0 e di potere romano. Ideologia antimoderna e risorse giuridiche moderne si alleano per \u201cbloccare\u201d la tradizione.<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000\">0.3. La \u201clibert\u00e0\u201d della teologia secondo Francesco.<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Che cosa pu\u00f2 fare, in questo ambito, la teologia? E\u2019 evidente che, nella prospettiva del Vaticano II e di Francesco, secondo la logica di Giovanni XXIII dei \u201csegni dei tempi\u201d, un pensiero teologico vivo e acuto, capace di riflessione e di preghiera, \u00e8 uno degli strumenti essenziali per \u201caprire\u201d la Chiesa. In molte occasioni, nel magistero di papa Francesco, questo racconto \u00e8 stato proposto: \u00e8 il racconto di una teologia che non sta \u201cal balcone\u201d o \u201calla scrivania\u201d, ma \u201cper strada\u201d. E\u2019 stato espresso, in modo singolarmente vivo, nel famoso discorso al Collegio degli scrittori della Civilt\u00e0 cattolica (2015), come una \u201cteologia\u201d delle tre \u201ci\u201d: una teologia della\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>inquietudine<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, una teologia della\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>incompletezza<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> e una teologia della\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\"><i>immaginazione<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">. Sono le tre \u201ci\u201d che all\u2019inizio di \u201cTempi difficili\u201d di Ch. Dickens vengono messe sul banco degli imputati dalla nuova cultura \u201cgenerale e astratta\u201d. In un certo senso possiamo dire che gli ideali del \u201csistema istituzionale\u201d guardano con preoccupazione ad ogni manifestazione di inquietudine, di incompletezza e di immaginazione. Anche il \u201csistema ecclesiale\u201d &#8211; se rinuncia alla propria sostanza profetica ed escatologica &#8211; esige totale completezza, tranquilla autosufficienza, rigoroso principio di realt\u00e0. E accade che il sistema ecclesiale, come ogni altro sistema, rischi di pretendere questa \u201cblindatura\u201d anche da quei \u201cfunzionari\u201d che si chiamano teologi. Che dovrebbero soltanto giustificare lo\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">status quo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">, senza introdurre elementi di inquietudine e di turbamento, ma ripetendo semplicemente ci\u00f2 che il codice e il magistero ha storicamente affermato: come se la storia fosse finita e la Chiesa potesse essere soltanto \u201cretro oculata\u201d. Una teologia che producesse un pensiero ispirato soltanto da questa \u201cpaura\u201d &#8211; e che pertanto utilizzasse la ragione soltanto al servizio di questo \u201caffetto timoroso\u201d o \u201cattaccamento nostalgico\u201d &#8211; sarebbe uno dei pi\u00f9 gravi motivi di crisi della Chiesa.<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000\">0.4. La incompatibilit\u00e0 tra Veritatis Gaudium I e Veritatis Gaudium II<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Questa condizione paradossale appare in tutta la sua lacerazione nel testo di\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">Veritatis gaudium <\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000\">(2018)<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000\">,\u00a0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">\u00a0che \u00e8 la nuova Costituzione Apostolica sugli studi ecclesiastici. Sarebbe difficile immaginare un pi\u00f9 forte contrasto tra un\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">Proemio<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">, la cui apertura \u00e8 davvero impressionante, e il successivo \u201carticolato normativo\u201d, di cui impressiona altamente la chiusura.\u00a0\u00a0Se davvero l\u2019assetto degli studi ecclesiastici deve assumersi il compito di un \u201ccambio di paradigma\u201d e di una \u201crivoluzione culturale\u201d &#8211; come si afferma con toni perentori nei primi 6 numeri del documento &#8211; dall\u2019articolato successivo sembra che questo sia possibile solo ad una Chiesa in cui questo compito sia affidato soltanto al papa, e dove poi tutti i teologi possano ripetere una dottrina gi\u00e0 compiuta e perfettamente coerente, che ricevono dall\u2019alto e alla quale obbediscono senza reticenze. La storia della Chiesa, per\u00f2, dimostra che le cose non hanno mai funzionato cos\u00ec. E si deve dire, con grande chiarezza, che dare forma agli studi ecclesiastici secondo la\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">mens<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">\u00a0di VG 1-6 non pu\u00f2 in nessun caso seguire le normative stabilite da quanto segue. Anzi alla dottrina di una \u201cchiesa in uscita\u201d segue una normativa di una \u201cchiesa senza uscite\u201d. Il titolo \u2013 <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Veritatis Gaudium\u201d &#8211; <\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">riguarda i primi 6 numeri. Tutti gli altri dovrebbero intitolarsi\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">Veritatis Angor<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">! E non vorrei che i teologi dovessero essere costretti a reagire con una \u201cobiezione di coscienza\u201d nei confronti della parte normativa, per restare fedeli alle intenzioni del\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">Proemio<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">.<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000\">0.5. Il monito di W. Boeckenfoerde e il silenzio imposto<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Una chiesa realmente capace di \u201cimparare anche dalla storia contemporanea\u201d ha bisogno di un\u2019altra libert\u00e0 di pensiero e di un\u2019altra struttura di relazioni accademiche e istituzionali. Lo aveva gi\u00e0 segnalato, molto lucidamente, il giurista tedesco Wolfgang Boeckenfeorde quando aveva denunciato la maggiore chiusura della normativa sulla \u201clibert\u00e0 teologica\u201d del codice del 1983 rispetto al codice del 1917. Vorrei presentare nel dettaglio la posizione del grande canonista tedesco nel II capitolo di questo testo. Qui ne anticipo solo il senso, ossia la trasformazione della normativa \u201cnegativa\u201d del 1917, a quella \u201cpositiva\u201d del 1983 ha ridotto pesantemente lo spazio di manovra della libera ricerca teologica. La imposizione del \u201csilenzio\u201d negli ambiti che meritano una discussione competente costituisce un segno di pericolosa \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d su cui la normativa di VG calca ulteriormente la mano. E\u2019 davvero paradossale che ad un Proemio in cui, per la prima volta nella storia della Chiesa, si acquisiscono prospettive di apertura e di libert\u00e0 davvero consolanti e promettenti, corrisponda una normativa che risulta meno aperta rispetto a quella del 1917 e del 1983! Occorre dirlo con chiarezza: senza una modifica radicale della normativa, le parole del Proemio corrono il rischio di essere intese come una verniciata ideologica senza radice.\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000\">Che non impediscono al papa di essere profeta, ma che, secondo quanto segue, proibiscono recisamente ogni sguardo profetico e escatologico a tutti i soggetti diversi da lui<\/span><\/em><span style=\"color: #000000\">. E non sarebbe proprio un bel modo di onorare i \u201csegni dei tempi\u201d.<\/span><\/p>\n<p>Ma questo esito paradossale \u00e8 lo sbocco di uno sviluppo recente, che mi pare di poter identificare in un \u201cassetto\u201d del magistero cattolico segnato da un \u201cprincipio\u201d, o meglio da un \u201cdispositivo\u201d, che introduce un elemento di sostanziale \u201cparalisi\u201d o \u201cblocco\u201d della tradizione. La tradizione, che il Concilio Vaticano II ha rimesso in movimento, viene riletta secondo una logica che la \u201crinchiude in se stessa\u201d. Il senso di questo breve scritto sta nel precisare la \u201cforma\u201d e le \u201cimplicazioni\u201d di questo \u201cdispositivo\u201d, che definisco \u201cdispositivo di blocco\u201d e che faccio risalire alla influenza teologica e disciplinare del pensiero di J. Ratzinger. In esso prende figura una sorta di \u201cresistenza ai segni dei tempi\u201d, che diventa principio di autoreferenzialit\u00e0, lettura riduttiva della cultura e esclusione di libert\u00e0.<\/p>\n<p><i>06. Ancora un \u201coltre\u201d<\/i><\/p>\n<p>Circa 13<span style=\"color: #000000\">\u00a0anni fa, alla vigilia di quello che oggi possiamo riconoscere come la pi\u00f9 sorprendente applicazione del \u201cdispositivo di blocco\u201d, avevo scritto \u201cOltre Pio V\u201d. Era questa la prospettiva che allora mi sembrava di dover rilevare, con un occhio attento anzitutto alle dinamiche liturgiche della tradizione. Ma oggi, a distanza di 13 anni, con tutto quello che si \u00e8 manifestato, nel bene e nel male, lungo questo percorso, mi sembra che, in un quadro molto pi\u00f9 complesso, resti di attualit\u00e0 la preposizione \u201coltre\u201d. <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Si tratta si superare non semplicemente un \u201cordo\u201d rituale, ma un modo di pensare la storia e la tradizione della Chiesa, che \u00e8 il fondamento intellettuale e sentimentale di una \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d, che vive secondo l\u2019\u201donore\u201d e non secondo la \u201cdignit\u00e0\u201d<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">. Come \u00e8 evidente, questo sguardo passa dalla \u201cforma rituale\u201d alla \u201cforma ecclesiale\u201d e scopre, come aveva gi\u00e0 fatto G. Dossetti, pi\u00f9 di 50 anni fa, che la forma rituale \u00e8 precisamente la pi\u00f9 radicale e viscerale delle \u201cforme ecclesiali\u201d. Perci\u00f2 collocarsi non solo \u201coltre Pio V\u201d, ma \u201coltre il dispositivo il dispositivo di blocco\u201d diventa la via, inevitabilmente stretta e accidentata, per restare fedeli al Vaticano II e riconciliare dottrina e realt\u00e0, fede e cultura, autorit\u00e0 e libert\u00e0. In un certo senso potremmo dire che \u201coltre Pio V\u201d \u00e8 diventato, oggi, una applicazione specifica del dispositivo generale, entrato in vigore alla fine degli anni 70 e rimasto operante fino ad oggi, con la benedetta eccezione di papa Francesco, che se ne \u00e8 largamente, anche se non completamente liberato.<\/span><\/p>\n<p><i>0.7. Il percorso del testo<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Nel libro vorrei percorrere un breve itinerario in 4 passaggi: anzitutto focalizzo la attenzione sul \u201cdispositivo di blocco\u201d, mostrando come, tra la fine degli anni 70 a l\u2019inizio del secondo decennio del XXI secolo, l\u2019autorit\u00e0 di J. Ratzinger (prima come Arcivescovo di Monaco-Frisinga, poi come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e infine come Papa Benedetto XVI) abbia introdotto nel magistero cattolico un \u201cdispositivo di blocco\u201d, per proteggere la Chiesa da ogni possibile dinamica, confermando la sua autorit\u00e0 mediante una \u201cnegazione di autorit\u00e0\u201d (\u00a7.1). Poi approfondir\u00f2 il ruolo di \u201cparalisi\u201d che investe la \u201clibert\u00e0 del teologo\u201d nel sistema affermato dal \u201cdispositivo\u201d (\u00a7.2) rispetto a cui troviamo una prima eccezione in \u201cAmoris Laetitia\u201d, che si giustifica, precisamente, mediante una \u201cdiversa comprensione del magistero\u201d, come risulta nei suoi primi numeri. Quindi vorrei riprendere le due \u201ctentazioni\u201d (neo-gnosticismo e neo-pelagianesimo) che possono essere comprese come supporto della \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d e del \u201cdispositivo di blocco\u201d, come suo fondamento teorico, finalmente superato dalle affermazioni decisive di <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>Veritatis gaudium<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> (\u00a7.3) e poi concludere con una breve serie di tesi, sul rapporto tra autorit\u00e0 e libert\u00e0 nella Chiesa a 60 anni dal primo annuncio del Concilio Vaticano II e al 6^ anno del papato di Francesco (\u00a7.4).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la pubblicazione dell&#8217;intervista per RaiNews dedicata all&#8217;esame del volume &#8220;Nel profondo del nostro cuore&#8221;, Giovanni Grandi ha scritto: &#8220;Ho letto e apprezzato l&#8217;intervista di\u00a0Andrea Grillo\u00a0per RaiNews dopo le anticipazioni sul nuovo libro di Sarah&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14763"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14763"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14763\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14769,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14763\/revisions\/14769"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}