{"id":14750,"date":"2020-01-22T21:49:18","date_gmt":"2020-01-22T20:49:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14750"},"modified":"2020-01-22T21:49:18","modified_gmt":"2020-01-22T20:49:18","slug":"la-censura-a-severino-e-la-riforma-della-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-censura-a-severino-e-la-riforma-della-chiesa\/","title":{"rendered":"La censura a Severino e la riforma della Chiesa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Severino-Chiesa.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14754\" alt=\"Severino-Chiesa\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Severino-Chiesa-211x300.jpg\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Severino-Chiesa-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Severino-Chiesa.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La morte del filosofo Emanuele Severino ha comportato, come \u00e8 inevitabile, la rievocazione del suo pensiero e anche della sua storia, venata di amarezza. Molti giornali hanno ricordato come avesse insegnato all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano, dal 1954 fino al 1970, quando fu costretto a trasferirsi a Venezia, avendo\u00a0 subito un processo canonico, che stabil\u00ec la contraddizione tra il suo pensiero e la dottrina cristiana. L&#8217;oggetto della condanna fu di aver negato &#8220;la infallibilit\u00e0 della Chiesa&#8221;. Il procedimento vide coinvolti il Card. Carlo Colombo, il Rettore Giuseppe Lazzati, ed ebbe, come consultore del S. Ufficio, il prof. Cornelio Fabro. E&#8217; singolare che, in modo generalizzato, tutto questo oggi venga ritenuto normale. Certo purtroppo lo fu allora, e sarebbe un grave anacronismo giudicare le cose di 50 anni fa come se fossero attuali; ma oggi, in occasione della morte del filosofo, non sarebbe il caso che la Chiesa cattolica, in buona coscienza, riesaminasse almeno alcuni aspetti di quel procedimento? Provo ad illustrarne almeno tre.<\/p>\n<p>a) <em>Il legittimo dissenso<\/em><\/p>\n<p>E&#8217; del tutto normale che si rilevi criticamente nel pensiero di Emanuele Severino una critica radicale alla fede, alla rivelazione, alla creazione, a Dio e persino ad ogni esperienza. Il divenire, essendo negato, conduce ad una affermazione dell&#8217;essere di ogni ente, che differisce solo perch\u00e9 o appare o non appare. La &#8220;struttura originaria&#8221; del suo pensiero \u00e8 affascinante e conturbante. Uno tra coloro che con maggior lucidit\u00e0 l&#8217;ha esaminata \u00e8 proprio quel Cornelio Fabro che ha costruito il fascicolo con cui il suo pensiero \u00e8 stato formalmente ritenuto in contraddizione con la rivelazione, perch\u00e9 immanentistico e attualistico. Ma il potere della Chiesa in ambito filosofico resta una pretesa pre-moderna. Che trova in <em>Aeterni patris<\/em> la sua versione ottocentesca e in <em>Humani generis<\/em> la sua versione novecentesca. Ma il Concilio Vaticano II ci ha insegnato la autonomia delle realt\u00e0 temporali. Tra cui, dobbiamo riconoscerlo, sta anche il pensiero filosofico.<\/p>\n<p>b) <em>La differenza tra filosofia e teologia<\/em><\/p>\n<p>Il giudizio sul pensiero di un teologo, che si occupa direttamente della tradizione cristiana, prevede inevitabilmente un giudizio sulla eventuale contraddizione tra le sue affermazioni e quelle considerate tradizione del <em>depositum fidei<\/em>. Su questo pu\u00f2 essere discusso il modo e il metodo, ma il merito \u00e8 pacifico. Invece, a proposito di un filosofo, il sindacato sulla sua &#8220;compatibilit\u00e0 con la rivelazione&#8221; appare, oggi sicuramente, una pretesa esorbitante. Il mestiere del filosofo, nella sua delicata autonomia, non prevede un controllo &#8220;ex auctoritate&#8221;. La ragione filosofica, per metodo e per vocazione, procede per evidenza, non per autorit\u00e0. Cos\u00ec, salvaguardare uno spazio franco per il pensiero, anche nell&#8217;ambito di una Universit\u00e0 cattolica, oggi \u00e8 diventato, io credo, un elemento di necessaria qualificazione. Proprio la &#8220;pretesa salvifica&#8221; del pensiero di Severino avrebbe potuto essere custodita all&#8217;interno della istituzione, piuttosto che scomunicata all&#8217;esterno. L&#8217;idea che la filosofia debba essere &#8220;cattolica&#8221; \u00e8 pur sempre un paradosso&#8230;<\/p>\n<p>c) <em>La fecondit\u00e0 del dibattito<\/em><\/p>\n<p>In terzo luogo, proprio il fatto che un pensiero cos\u00ec forte, e cos\u00ec discutibile, alimentasse un dibattito vivo, ben al di fuori della Universit\u00e0 cattolica, avrebbe potuto garantire, proprio all&#8217;interno di una istituzione cattolica, una fecondit\u00e0 quasi inesauribile. In positivo e anche in negativo: trovare argomenti, disputare, confutare, scoprire i punti deboli, apprezzare i punti di forza. Lo sviluppo di tutto questo avrebbe permesso ben altro esito, tanto per la istituzione quanto per lo stesso pensatore.<\/p>\n<p>Per questo, non senza qualche stupore, mi colpisce il fatto che, alla notizia della morte di Emanuele Severino, nessuno abbia pensato che fosse giunto il momento di fare il punto e di purificare la nostra memoria. Non si tratta, tuttavia, di condannare coloro che hanno allestito questa inquisizione o di diffidare di coloro che hanno proclamato o accettato una decisione tanto grave. N\u00e9 si tratta di riabilitare un pensiero che resta, nel suo fascino, altamente problematico. Si tratta, piuttosto, di accettare e di confessare un cambiamento di stile e di metodo. Misurarsi davvero con la &#8220;societ\u00e0 aperta&#8221; significa cambiare i metodi con cui si accede alla verit\u00e0. E&#8217; vero che, dopo quello di Emanuele Severino, nessun pensiero filosofico risulta sia stato pi\u00f9 indagato in questo modo inquisitorio. Ma alla Chiesa non \u00e8 sufficiente interrompere una pratica distorta. Essa deve esplicitamente prendere le distanze da quel modo di intendere la garanzia della verit\u00e0, in forma chiara e ufficiale.<\/p>\n<p>Alla fine del film &#8220;Salvate il soldato Ryan&#8221;, il vecchio soldato, per salvare il quale 60 anni prima erano morti tanti compagni d&#8217;arme, torna sulle loro tombe e chiede ai figli e ai nipoti: &#8220;Ditemi che ho vissuto bene&#8221;. Aver meritato tanta dedizione gratuita aveva dischiuso a Ryan una vita preziosa, da non sprecare. In modo analogo, ma a parti capovolte, la Chiesa cattolica potrebbe, sulla tomba del filosofo che negava il divenire, non interrompere la discussione, non sospendere le critiche, non addolcire le confutazioni, ma spogliarsi del potere di escludere e acconsentire ad una differenza nella comunione. La esigenza di una profonda revisione delle &#8220;pratiche del consenso&#8221; \u00e8 in realt\u00e0 uno dei profili pi\u00f9 urgenti su cui la Chiesa cattolica attende reali processi di riforma e di conversione. Anche la morte di un filosofo, di cui ci si \u00e8 preoccupati di condannare il pensiero, pu\u00f2 aiutarci ad uscire dalla ossessione della condanna. E pu\u00f2 aprire il cuore sul confronto anche pi\u00f9 profondo, sulla critica pi\u00f9 radicale, ma salvaguardando le autonomie dei campi di indagine e le differenze di prospettive nello sguardo. La pretesa di una Chiesa, che detti al filosofo una ontologia normativa, \u00e8 una tragica illusione, che speriamo sia morta per sempre. La morte di chi ne ha subito la logica arcaica potrebbe essere occasione propizia per dirlo\u00a0<em>apertis verbis<\/em>, tanto per la sua quanto per la nostra dignit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La morte del filosofo Emanuele Severino ha comportato, come \u00e8 inevitabile, la rievocazione del suo pensiero e anche della sua storia, venata di amarezza. 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