{"id":14735,"date":"2020-01-20T13:37:20","date_gmt":"2020-01-20T12:37:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14735"},"modified":"2020-01-20T13:39:28","modified_gmt":"2020-01-20T12:39:28","slug":"il-silenzio-dei-teologi-custodia-della-comunione-e-paura-omertosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-silenzio-dei-teologi-custodia-della-comunione-e-paura-omertosa\/","title":{"rendered":"Il silenzio dei teologi. Custodia della comunione e paura omertosa."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/treteologi.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11480\" alt=\"treteologi\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/treteologi.jpg\" width=\"282\" height=\"268\" \/><\/a><\/p>\n<p>(nella foto: S. Dianich, Tullio Citrini e Luigi Sartori)<\/p>\n<p>E&#8217; del tutto naturale, e direi necessario, che vi siano passaggi ecclesiali nei quali i teologi, che esercitano nella Chiesa una funzione che non \u00e8 sbagliato definire &#8220;magisteriale&#8221; (il magistero della cattedra, diverso dal magistero pastorale, secondo le parole di S. Tommaso d&#8217;Aquino), debbano usare della loro competenza con la virt\u00f9 della prudenza, oltre che secondo giustizia e secondo fortezza e secondo temperanza. E la prudenza, come \u00e8 giusto, pu\u00f2 chiedere anche il silenzio. Il silenzio dei teologi, perci\u00f2, pu\u00f2 essere l&#8217;esercizio di una giusta prudenza. Ma la virt\u00f9 della prudenza non contempla solo il silenzio. Per essere prudenti, e giusti, e forti e temperanti, ci sono casi in cui il silenzio non solo pu\u00f2, ma deve essere rotto, per lasciare lo spazio dovuto ad una parola di verit\u00e0, chiara e limpida, senza giri di parole. Ho invece la impressione che larga parte della teologia cattolica, non solo italiana, si sia rassegnata ad una facile identificazione tra prudenza e silenzio. Siccome la prudenza non pu\u00f2 mai mancare, per lo pi\u00f9 si \u00e8 inclini a tacere. Ma io mi chiedo: chi dovrebbe parlare, in mezzo a queste lunghe e complesse diatribe intorno al &#8220;magistero dinamico&#8221; recuperato provvidenzialmente da papa Francesco e dai Sinodi che abbiamo celebrato in questi anni, se non i teologi? Perch\u00e9 mai, invece, molti bravi teologi tacciono? Provo a rispondere, prendendo la cosa alla lontana.<\/p>\n<p><strong>Breve storia del silenzio teologico recente<\/strong><\/p>\n<p>Un effetto impensato del Concilio Vaticano II, che sembrer\u00e0 paradossale a qualche lettore, \u00e8 stato proprio una pi\u00f9 larga possibilit\u00e0 di silenzio da parte dei teologi. Perch\u00e9? Perch\u00e9 da quando il magistero pastorale &#8211; quello conciliare e quello papale successivo &#8211; ha compiuto la sua svolta e da &#8220;magistero negativo&#8221; (magistero di dogmi e di canoni di condanna) \u00e8 diventato &#8220;magistero positivo&#8221;, ci si \u00e8 illusi, o convinti, che la funzione della teologia fosse semplicemente &#8220;di commento&#8221; al magistero pastorale. Questa evoluzione ha di fatto eroso lo spazio di libert\u00e0 rispettosa, nel quale da sempre la teologia ha svolto la sua funzione di critica e di apertura. Per usare le parole forti con cui papa Francesco ha parlato agli Scrittori della Civilt\u00e0 cattolica nel 2015, abbiamo bisogno, anche oggi, di una teologia obbligata alla &#8220;inquietudine&#8221;, alla &#8220;incompletezza&#8221; e alla &#8220;immaginazione&#8221;. Se la teologia preferisce la &#8220;quiete&#8221;, la &#8220;completezza&#8221; e la &#8220;definitivit\u00e0&#8221;, pu\u00f2 solo limitarsi a pensare e a insegnare nell&#8217;ambito circoscritto della &#8220;realt\u00e0 magisteriale&#8221;, senza audacia, senza critica e senza fantasia. Questo fenomeno distorto fa s\u00ec che, di fronte al magistero pastorale, la teologia accademica maturi nello stesso un senso di inferiorit\u00e0 e un compito di afasia. Per non essere &#8220;magistero parallelo&#8221;, rinuncia alla propria funzione. Qui si apre un problema che non riguarda la teologia in quanto tale, ma la Chiesa, mettendo in crisi l&#8217;equilibrio del suo pensiero e della sua azione. Senza l&#8217;ufficio svolto dai teologi, con la loro autonomia, gli &#8220;uffici pastorali&#8221; vanno fuori giri e si perdono. La teologia non pu\u00f2 mai procedere solo &#8220;ex authoritate&#8221;. Se lo fa, danneggia la Chiesa.<\/p>\n<p><strong>I casi recenti: il silenzio ostinato di fronte alla negazione del Concilio Vaticano II\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Quando si impara a tacere, e ci si convince che non vi sia alternativa, si confonde il proprio ministero con la sua caricatura burocratica. E si giustifica come &#8220;custodia della comunione&#8221; una vera e propria inadempienza, che pu\u00f2 essere dovuta a paura o, peggio, ad omert\u00e0.\u00a0 Vorrei fare alcuni facili esempi. Se un documento papale, come \u00e8 stato &#8220;Summorum pontificum&#8221; (2007) giustifica la liberalizzazione del rito pre-conciliare dicendo che &#8220;la Riforma liturgica non viene contestata&#8221;, i teologi non hanno il dovere di ripetere una giustificazione che non sta in piedi. E neppure debbono arrampicarsi sugli specchi per giustificare ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere giustificato. Debbono piuttosto, onestamente, segnalare il loro dissenso e il pericolo che \u00e8 intrinseco ad una giustificazione fasulla. Debbono farlo con tutto il rispetto per le autorit\u00e0, ma anche con tutto il rispetto per la verit\u00e0, su cui sono abituati ad argomentare con cura.<\/p>\n<p>Se poi un altro documento papale di dieci anni dopo, come \u00e8 stato &#8220;Magnum principium&#8221; (2017), modifica formalmente i criteri di traduzione dei testi liturgici, e il Prefetto della Congregazione, ostinatamente, ne propone una interpretazione palesemente contraddittoria con il testo stesso, i teologi non devono attendere che il papa corregga con una sua lettera le parole del Prefetto, ma debbono, secondo scienza e coscienza, segnalare subito l&#8217;abuso ermeneutico e l&#8217;ostacolo al cammino ecclesiale. Cos\u00ec chiede la struttura stessa della vita ecclesiale.<\/p>\n<p><strong>Il libro sul celibato e la afasia dei teologi<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ultimo caso \u00e8 certamente il pi\u00f9 preoccupante. Se un prefetto di Congregazione e il Vescovo emerito di Roma scrivono in coppia un testo sul &#8220;celibato&#8221;, dal quale emerge una teologia del sacerdozio e della chiesa in parte unilaterale, e in parte delirante, i teologi hanno il dovere di reagire, in questo caso con tutta la libert\u00e0 dovuta, non essendo il libro n\u00e9 un atto magisteriale n\u00e9 la espressione di una posizione ufficiale. Eppure, anche in questo caso, il silenzio prevale in modo tanto pi\u00f9 incomprensibile. Eppure il testo offre una ricostruzione talmente lacunosa, unilaterale e parziale della tradizione, che la normale diligenza del teologo dovrebbe non solo avvertirla, ma segnalarla e chiederne la integrazione e la precisazione. Invece sembra che la gara sia solo quella di chi o sottovaluta la questione, oppure gioca solo a &#8220;scovare continuit\u00e0 nascoste&#8221; sotto evidenti e dirompenti discontinuit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il magistero dei pastori e il magistero dei teologi<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei pertanto concludere con un auspicio. Credo che almeno una parte delle tensioni &#8220;tra i due papi&#8221;, che sono in parte forzature comunicative, in parte reali differenze di prospettive, esigano di integrare il modo di interpretarli. Tra i due papi, o meglio, tra l&#8217;unico papa e il suo predecessore emerito, che lo si voglia o no, vi \u00e8 un &#8220;corpo dottrinale&#8221;, una sintesi dottrinale e una autorevole fonte di identit\u00e0, che ha preso la forma dei testi del Concilio Vaticano II e dei Sinodi ad esso successivi. Per dirimere le questioni che sorgono all&#8217;interno della vita della Chiesa, e per trovare un punto di equilibrio prudente, giusto, forte e temperante, i teologi aiutano a proporre ermeneutiche ragionevoli di quei testi. E nel momento in cui una istanza ecclesiale, in modo pi\u00f9 o meno giustificato, pone in tensione elementi di quelle sintesi, dovr\u00e0 fare i conti con la forza di quella sintesi, che ai teologi \u00e8 dato di custodire e di promuovere. Custodire la comunione significa, perci\u00f2, dare parola a quella sintesi che orienta. Anche quando \u00e8 un &#8220;superiore&#8221; a parlare. Su questo non si pu\u00f2 mai confondere comunione con la omert\u00e0. Come ha detto E. Juengel, in una bella formula sintetica: &#8220;Il teologo deve fare due cose: offrire chiarimenti e salvare i fenomeni&#8221;. Questo riguarda anche il teologo cattolico. Che talora potr\u00e0 anche tacere. Ma pi\u00f9 spesso potr\u00e0 e dovr\u00e0 parlare. Con tutta la pazienza e con tutta la audacia di cui \u00e8 capace. Se non lo fa lui, chi dovrebbe farlo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(nella foto: S. Dianich, Tullio Citrini e Luigi Sartori) E&#8217; del tutto naturale, e direi necessario, che vi siano passaggi ecclesiali nei quali i teologi, che esercitano nella Chiesa una funzione che non \u00e8 sbagliato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14735"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14735"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14735\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14740,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14735\/revisions\/14740"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14735"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14735"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14735"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}