{"id":14723,"date":"2020-01-17T19:21:08","date_gmt":"2020-01-17T18:21:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14723"},"modified":"2020-01-17T19:21:08","modified_gmt":"2020-01-17T18:21:08","slug":"dal-profondo-del-cuore-e-un-de-profundis-ovvero-il-concilio-vaticano-ii-non-e-un-optional","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dal-profondo-del-cuore-e-un-de-profundis-ovvero-il-concilio-vaticano-ii-non-e-un-optional\/","title":{"rendered":"\u201cDal profondo del cuore\u201d \u00e8 un \u201cde profundis\u201d. Ovvero il Concilio Vaticano II non \u00e8 un optional"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12701\" alt=\"ratzratz\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz1-300x154.jpg\" width=\"300\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz1-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzratz1.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Avevo sperato. S\u00ec, lo avevo sperato. Le notizie che si erano susseguite sulla soglia della pubblicazione del libro mi avevano fatto pensare (e sperare) che gli ambienti intorno a J. Ratzinger, la sua piccola corte, e il cardinale temerario, lo avessero indotto a sottoscrivere testi altrui, testi fasulli, testi improvvisati. No. Nel libro questi testi ci sono, ma non sono i suoi. Invece, quello suo, quello che campeggia al centro del libro e che ne costituisce la unica ossatura, \u00e8 proprio suo: lo stile, l\u2019argomentare, la arditezza e la finezza sono le sue, inconfondibili.<\/p>\n<p>Ma proprio questo \u00e8 il dramma. In questo testo, certamente segnato anche dalla debolezza della et\u00e0 e dalla fragilit\u00e0 del corpo, appare per\u00f2 con immutata chiarezza una \u201cteoria del sacerdozio\u201d che, costruita indirettamente per difendere la centralit\u00e0 del celibato, in realt\u00e0 imposta una visione della Scrittura, della liturgia e della Chiesa che viene argomentata senza il minimo riferimento alle grandi costituzioni del Concilio Vaticano II. Tutto il ragionamento, in tutti i suoi passaggi, avviene con gli strumenti concettuali e con le esperienze gi\u00e0 disponibili negli anni 50: come se il tempo si fosse fermato e come se il Concilio non ci fosse mai stato. Ma cominciamo dall\u2019inizio.<\/p>\n<p><b>La Riforma liturgica resa opzionale: \u201cSummorum Pontificum\u201d (2007)<\/b><\/p>\n<p>Le cose mi erano apparse avviate in questa stessa direzione gi\u00e0 nel 2007. Nel luglio di quell\u2019anno, infatti, leggendo il testo del Motu Proprio Summorum Pontificum, avevo gi\u00e0 pensato che quel documento, che pretendeva di \u201criabilitare\u201d di colpo tutta la liturgia preconciliare, potesse essere stato concepito solo in una visione \u201csospesa\u201d della storia. Di fatto poteva essere recepito da una Chiesa che, ricominciando al celebrare con i riti precedenti alla riforma liturgica, non riuscisse pi\u00f9 a cogliere, di quella riforma, tutta la esigenza e la autorit\u00e0. Infatti, la riforma liturgica \u00e8 stata la \u201cprima\u201d riforma scaturita dal Concilio Vaticano II, giustificata proprio da una nuova comprensione della Chiesa e del sacerdozio. La uscita da un modello tridentino di Chiesa come \u201csocietas inaequalis\u201d e di \u201csacerdozio\u201d come qualit\u00e0 differenziale del clero aveva richiesto di riferire l\u2019azione liturgica alla intera assemblea, costituita da fedeli che nel battesimo sono riconosciuti tutti come profeti, sacerdoti e re.<\/p>\n<p>Se, a un dato momento, a quasi 50 anni dal Concilio, un provvedimento pretendeva di rimettere in vigore proprio quei riti che il Concilio stesso aveva richiesto fossero cambiati, allora sorgeva il dubbio che quella mossa intendesse non solo \u201crestaurare\u201d il <i>vetus ordo<\/i>, ma anche la vecchia chiesa clericale e il vecchio sacerdozio esclusivo. Quelle parole di circostanza, che dicevano assolutamente confermata la riforma liturgica dentro un documento che la smentiva, sono risuonate oggi, in molti passi del libro di Ratzinger-Sarah, dove si parla di \u201cobbedienza filiale\u201d mentre si vuole soltanto ostacolare pesantemente il padre. Ma quando due vescovi parlano come Pinocchio, l\u2019autorit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 scemata.<\/p>\n<p><b>Il silenzio del Concilio nel testo di Ratzinger sul sacerdozio<\/b><\/p>\n<p>Molti hanno gi\u00e0 notato che la insistenza \u2013 caricaturale in Sarah, pi\u00f9 insidiosa in Ratzinger \u2013 sulla qualit\u00e0 \u201contologica\u201d del celibato per il sacerdozio \u00e8 apertamente in contrasto con un testo conciliare come <i>Presbyterorum ordinis 16. <\/i>Ma se fosse solo per questo, sarebbe ancora poca cosa, anche se il fatto che un Cardinale Prefetto di Congregazione del culto e un Vescovo emerito di Roma non citino mai il testo pi\u00f9 autorevole sul \u201ccelibato\u201d parlando del tema dovrebbe gi\u00e0 preoccupare.<\/p>\n<p>Ma la preoccupazione maggiore \u00e8 che, nel parlare di celibato, si descrive il sacerdozio, si propone esegesi biblica, di delinea il senso del culto, si configura lo spazio ecclesiale. E in tutto questo si procede \u201ccome se il Concilio non fosse mai stato celebrato\u201d. Si propongono ermeneutiche bibliche del tutto arbitrarie, pretendendo di non tener conto dei risultati di decenni di studi circa il senso del rapporto tra sacrificio e sacerdozio, come se <i>Dei Verbum<\/i> non avesse mai parlato. Si procede ad una identificazione della \u201crelazione con Cristo\u201d come se fosse lo \u201cspecifico presbiterale\u201d e non il \u201ccomune battesimale\u201d, come se <i>Lumen gentium<\/i> non avesse riletto la esperienza ecclesiale anzitutto come \u201ccomunione del popolo di Dio\u201d, come \u201ccorpo di Cristo\u201d, come \u201ctempio dello spirito\u201d. Si ragiona sull\u2019atto di culto come se l\u2019azione rituale fosse una questione a tu per tu, tra il prete e Cristo, e non coinvolgesse, originariamente, l\u2019assemblea radunata, essendo caratterizzata da quella \u201cpartecipazione attiva\u201d che <i>Sacrosanctum Concilium<\/i> colloca al centro della dinamica rituale.<\/p>\n<p>Insomma, il libro, non tanto nelle sguaiate parole del Cardinale Sarah, quanto nelle pi\u00f9 studiate espressioni del teologo Ratzinger, appare l\u2019ultima conseguenza di un \u201cdispositivo di blocco\u201d, di una \u201crimozione\u201d e di una negazione. Il Concilio Vaticano II, nel libro, \u00e8 citato solo una volta, ma, come sempre nell\u2019ultimo Ratzinger, solo come motivo di preoccupazione. Per usare le metafore che il 12 ottobre del 2012 egli utilizz\u00f2, dalla finestra su Piazza S. Pietro: il Concilio fu associato, in contrasto alla \u201cnuova Pentecoste\u201d, al \u201cpeccato originale\u201d, alla \u201czizzania\u201d, al \u201cvento contrario\u201d, ai \u201cpesci cattivi\u201d. Anche in questo testo il Concilio non c\u2019\u00e8. Tace. Anzi \u00e8 esplicitamente e clamorosamente smentito. Il celibato ontologico \u00e8 figlio di un sacerdozio clericale che genera liturgia antica e chiesa tridentina. Ogni alternativa sembra \u201cmenzogna\u201d o \u201ccorruzione\u201d.<\/p>\n<p><b>Padri e figli, nostalgia e profezia<\/b><\/p>\n<p>Chi non ha capito, o non vuol capire, ha parlato di \u201cuna tempesta in un bicchier d\u2019acqua\u201d: che cosa c\u2019\u00e8 di strano se sul celibato si discute nella Chiesa? Come sempre, le posizioni possono essere diversificate, anche su un tema delicato come il celibato. Ma se si utilizza un tema marginale, facendolo diventare tanto centrale, che dalla definizione del celibato discende una visione del sacerdozio, del culto e della Chiesa che nega tutto ci\u00f2 che il Concilio Vaticano II ha affermato, e chiude tutto ci\u00f2 che il Concilio ha aperto, allora \u00e8 chiaro che a questa nostalgia aggressiva va posto un limite: la negazione sistematica del Concilio deve essere apertamente e autorevolmente impedita.<\/p>\n<p>Un padre pu\u00f2 arrivare a scandalizzarsi a tal punto del figlio, che giunge persino a ripudiarlo. Cos\u00ec, mi pare si debba dire di J. Ratzinger, che si vergogna a tal punto del suo figlio \u201cvaticano2\u201d &#8211; perch\u00e9 il Concilio \u00e8 e resta suo figlio &#8211; che non ne parla pi\u00f9. Anzi, fa di tutto per smentirlo e per infangarlo. Ma il Concilio, nonostante questo ripudio, \u00e8 stato a sua volta padre, e ha generato tanti figli. Tra cui c\u2019\u00e8 anche Jorge Mario Bergoglio. Che del Concilio \u00e8 figlio contento, felice e sorridente. Cos\u00ec, tra i due papi, il rapporto non \u00e8 diretto. Tra i due sta il Concilio Vaticano II. Di cui Benedetto \u00e8 stato padre, pieno di rimorso, mentre Francesco \u00e8 figlio, pieno di entusiasmo.<\/p>\n<p>Rispettiamo le biografie, certo: il rapporto di paternit\u00e0 non \u00e8 mai lineare. Ma la Chiesa deve camminare. Il sacerdozio comune dei fedeli, la liturgia partecipata e celebrata dalla assemblea, la Chiesa come popolo di Dio sono la irreversibilit\u00e0 dello Spirito. La nostalgia non \u00e8 mai stata capace di magistero. La profezia, invece, \u00e8 vivace e non si riesce a fermarla. Tanto meno pu\u00f2 essere arrestata dalla ostentazione ipocrita di una falsa obbedienza di figli al padre, quando si tratta solo di padri che non vogliono a nessun costo riconoscere i loro figlio e il loro nipote: ossia il Concilio dalla indole pastorale e il papa che viene dalla fine del mondo. Avendo manifestato nel modo pi\u00f9 chiaro questa viscerale volont\u00e0 di ripudiare il Concilio Vaticano II, il volume \u201cDal profondo del nostro cuore\u201d si rivela come un \u201cde profundis\u201d per questo disegno ostile, davvero poco filiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevo sperato. S\u00ec, lo avevo sperato. Le notizie che si erano susseguite sulla soglia della pubblicazione del libro mi avevano fatto pensare (e sperare) che gli ambienti intorno a J. 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