{"id":14672,"date":"2020-01-06T16:57:34","date_gmt":"2020-01-06T15:57:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14672"},"modified":"2020-01-06T16:58:43","modified_gmt":"2020-01-06T15:58:43","slug":"potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/potere\/","title":{"rendered":"Potere"},"content":{"rendered":"<p>Due Repubbliche fa, ero a colloquio con un potente che a una breve telefonata rispose: \u00abSe credono che possiamo, facciamolo\u00bb. Potere era la credulit\u00e0 altrui, che la Repubblica dopo sfrutt\u00f2 col miraggio di due milioni di nuovi posti di lavoro (e in concreto con quattro corposi condoni fiscali).<br \/>\n\u00abL\u2019Italia non ha mai avuto un normale ricambio di governo e neanche il 1994 pu\u00f2 essere considerato tale\u00bb. \u00abIn sostanza si pu\u00f2 dire che continu\u00f2 a rappresentare il vecchio blocco di potere, con quattro importanti diversit\u00e0. Primo, la rimozione della mediazione politica autonoma: la nuova classe politica fu essenzialmente l\u2019espressione diretta di una componente vitale del vecchio blocco che da ultimo la DC aveva fatalmente negletto, la piccola e media impresa. Secondo, la componente pi\u00f9 popolare c\u2019era sempre (necessaria a ogni forza di governo popolare conservatrice), ma non c\u2019era neppure la parvenza d\u2019inclusione anche solo parziale delle organizzazioni del lavoro. Terzo, la base di sostegno non era pi\u00f9 soprattutto meridionale, com\u2019era divenuto sempre pi\u00f9 il sistema DC, ma settentrionale, nonostante il contributo di Alleanza Nazionale al Sud e il successo di Forza Italia in Sicilia. Quarto, chiavi del lungo potere DC erano stati Chiesa cattolica, anticomunismo e clientelismo. Per il blocco di destra l\u2019anticomunismo mantenne intatta attrazione e validit\u00e0. Anche il cattolicesimo rest\u00f2 importante \u2013 ad esempio sia Berlusconi che Fini cercarono di apparire buoni cattolici e padri di famiglia \u2013 ma il legame non fu organico come con la DC. Il ruolo integratore del clientelismo fu invece usurpato da televisione e consumismo, espressioni universali della societ\u00e0 italiana contemporanea. La natura limitata di queste derive dice come la \u2018nuova Repubblica italiana\u2019 sia diretta erede della partitocrazia e della sua pratica di assorbire e neutralizzare una vasta gamma di interessi, e come il suo futuro verr\u00e0 determinato da una gamma di conflitti territoriali, di classe e gruppi di interesse non pi\u00f9 facilmente riconciliabili\u00bb. \u00abLa caduta di un vecchio sistema politico in piena bancarotta non port\u00f2 a una rinascita democratica, ma piuttosto una protratta lotta di potere che in quasi tutto il suo corso fu gestita da potenti interessi occulti che avevano molto da perdere da ogni ridefinizione di regole e pratiche\u00bb [Stephen Gundle e Simon Parker (eds.), \u00abIntroduction: the new Italian Republic\u00bb, <em>The New Italian Repubic. From the Fall of the Berlin Wall to Berlusconi<\/em>, Routledge 1996, pp. 14 e 15].<br \/>\nAmbiente ideale per ogni \u00abfinanziere spregiudicato che, con le nostre regole, potr\u00e0 fare il bello e il cattivo tempo. Ma non \u00e8 colpa nostra dello straniero, \u00e8 colpa nostra che non facciamo rispettare le regole\u00bb [Luigi Zingales, \u00abIl nostro Far West finanziario attira solo i cowboy\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>, 30\/07\/2017, p. 6]. \u00c8 il \u00abparadosso Italia. La politica si affanna a cercare strumenti anti povert\u00e0, ma il Paese diventa sempre pi\u00f9 campione di ricchezza. A fronte di 5 milioni di indigenti, il risparmio gestito cresce a 2.280 miliardi, i depositi bancari a 1.700 miliardi. L\u2019economia sommersa vale 210 miliardi e la ricchezza delle famiglie \u00e8 da record: 8,4 volte il reddito medio\u00bb. \u00abNel mezzo un\u2019Italia polarizzata tra chi sa di pi\u00f9 e chi resta analfabeta funzionale, tra chi ha un lavoro e chi non lo trova. Tra Nord e Sud. Ma anche, e soprattutto, tra chi \u00e8 nel circuito delle regole e della legalit\u00e0 e chi, invece, resta invisibile in un sommerso sempre pi\u00f9 dilagante\u00bb. \u00ab\u00c8 sommerso fatto di comportamenti border line, zone grigie, irregolarit\u00e0 elusive e furbesche, forse minute, ma diffusissime che, alla fine, diventano una gigantesca variabile macroeconomica\u00bb [Alberto Orioli, \u00abIl paradosso dei numeri italiani: povert\u00e0, evasione e ricchezza\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>, 22\/12\/2019, pp. 1 e 8]. \u00c8 la nostra via, ma senza ricerca e innovazione, al neoliberismo globale dell\u2019ottimizzazione fiscale. \u00abLo Stato-provvidenza sembra minacciato dalla globalizzazione che rende pi\u00f9 mobili cittadini e imprese e pi\u00f9 profonde le ineguaglianze, oltre che da alcune correnti ideologiche. Senza un progetto nazionale comune, altri tipi di lealt\u00e0 \u2013 etnica, religiosa o politica \u2013 possono rimettere in discussione la capacit\u00e0 dello Stato di richiedere sacrifici ai cittadini in caso di conflitto militare\u00bb [Paul Seabright, \u00abPourquois mourir pour son pays?\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 29-30\/4\/2018, p. 1] e di catastrofi umanitarie e ambientali.<br \/>\nEsaurita la credulit\u00e0, il potere cerca la stampella del mito nazionale. Inutile nell\u2019UE subordinata agli stati e nell\u2019area euro necessaria agli interessi al comando, serve contro le minoranze quando uno stato debole degrada in dittatura della maggioranza, con un capo carismatico e nel caso capro espiatorio. Da noi la formula \u00e8 Lega nazionale-premier, offerta al manzoniano volgo disperso che volto non ha. \u00abE intanto l\u2019Italia vede riaffacciarsi e aggravarsi paurosamente fragilit\u00e0 antiche che rimandano agli squilibri creati dal processo dell\u2019unificazione nazionale. Il problema dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, di come sia avvenuta e di quali fratture abbia lasciato il sedimento, si pone ogni volta che, cambiando le sfide del presente, si \u00e8 spinti a voltarsi indietro e a riflettere sulle parole di Antonio Gramsci \u201cRealmente l\u2019unit\u00e0 nazionale \u00e8 sentita come aleatoria, perch\u00e9 forze \u2018selvagge\u2019, non conosciute con precisione, elementarmente distruttive, si agitano continuamente alla sua base\u201d. Oggi quelle forze selvagge si manifestano di nuovo. Vediamo affiorare spaccature profonde lungo crinali antichi. E gli storici hanno sempre nuove ragioni per ricordare l\u2019assioma di Marc Bloch: gli uomini sono figli dei loro tempi pi\u00f9 che dei loro padri\u00bb [Adriano Prosperi, <em>Un volgo disperso. Contadini d\u2019Italia nell\u2019Ottocento<\/em>, Einaudi 2019, pp. IX-X].<br \/>\nI figli nostri partono. \u00abLo scorso mese di ottobre la Fondazione Leone Moressa e la Fondazione Migrantes hanno rispettivamente presentato il \u201cRapporto 2019 sull\u2019economia dell\u2019immigrazione\u201d e il \u201cRapporto Italiani nel Mondo 2019\u201d, i cui risultati non solo certificano e confermano trend gi\u00e0 noti e consolidati, ma mettono in luce anche pi\u00f9 recenti preoccupanti dinamiche. In circa un decennio, dal 2009 al 2018, quasi 500 mila connazionali hanno lasciato l\u2019Italia (saldo tra partenze e rientri), e di questi quasi 250 mila (l\u2019equivalente della popolazione di Verona) sono rappresentati da giovani di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 34 anni\u00bb. \u00abSu questo punto condividiamo quanto efficacemente scritto da Federico Fubini sul Corriere della Sera il 5 luglio 2019: \u201c\u00c8 invece un enigma, e una chiave per capire l\u2019Italia, il fatto che gran parte di coloro che vanno all\u2019estero vengano dalle regioni pi\u00f9 ricche. Delle 57 province con un tasso di emigrazione internazionale superiore alla media del Paese, 45 hanno anche un tasso di occupazione pi\u00f9 alto della media. Si espatria da culle di qualit\u00e0 della vita, ricchezza e produttivit\u00e0 come Mantova, Vicenza, Trieste, Varese, Como, Trento. Fra le prime venti province per percentuale di abbandono del Paese, soltanto tre hanno meno occupati della media. Tutte le altre ne hanno di pi\u00f9, spesso molti di pi\u00f9: accade per esempio a Treviso, Pordenone o Bolzano. Questa gente non va via in primo luogo perch\u00e9 non trova lavoro. Dev\u2019esserci qualcos\u2019altro. [\u2026]. Ma la mappa dell\u2019espatrio dice in primo luogo che, appunto, le cause profonde non sono solo economiche\u2026 Le ragioni devono essere anche culturali e psicologiche. Di certo i giovani istruiti che tendono a lasciare il Paese hanno pi\u00f9 energia, pi\u00f9 capacit\u00e0 di usare la tecnologia e idee pi\u00f9 fresche dei lavoratori di et\u00e0 avanzata che in Italia rappresentano la maggioranza\u2026. Ma ormai i ragazzi non aspettano, perch\u00e9 hanno un\u2019alternativa: possono decidere che non vogliono pi\u00f9 subire la lentezza, l\u2019atrofia e la rigidit\u00e0 delle carriere. E se ne vanno.\u201d Questo \u00e8 l\u2019ambito nel quale, come aziendalisti, possiamo e dobbiamo dare il nostro principale fattivo contributo, affinch\u00e9 le imprese diventino luoghi capaci di valorizzare i giovani\u00bb [<em>Newsletter<\/em> Vitale Zane &amp; Co, n. 3\/dicembre 2019].<br \/>\n<strong>Potere<\/strong> contribuire a progettare e realizzare il futuro \u00e8 diritto di cittadinanza soprattutto dei giovani, con inestimabili risorse di tempo, aspettative, energie da investire ovunque siano nati e in UE sono a casa loro ovunque perch\u00e9 i cittadini hanno tutti pari dignit\u00e0. \u00abUna delle esigenze pi\u00f9 urgenti degli Stati europei \u00e8 pertanto quella di prender congedo dalle connotazioni naturalistiche dell\u2019idea di Stato-nazione, inteso in termini di compattezza etnica o linguistica. Ci\u00f2 permetterebbe di riannodare in maniera diversa i fili parziali delle identit\u00e0 collettive in una \u201ccorda\u201d intrecciata di memorie, valori, cultura e affetti variamente condivisi tra i singoli cittadini e i vari popoli. Solo se si riuscisse a evitare una chiusura esasperata in se stesse delle comunit\u00e0 pi\u00f9 inquiete, anche l\u2019\u00e8ra dei moderni Stati nazionali potrebbe considerarsi conclusa. Diverrebbe in tal caso possibile assegnare un differente ruolo sia allo Stato sia alla nazionalit\u00e0. E forse, chiss\u00e0, in modi per noi ancora imprevedibili nei loro concreti sviluppi, persino il sangue d\u2019Europa finirebbe probabilmente per scorrere meno copioso\u00bb [Remo Bodei, <em>Libro della memoria e della speranza<\/em>, il Mulino 1995, pp. 63-4]. Dopo il genocidio in Bosnia e perdurante l\u2019ininterrotta sequela mediterranea di omicidi in nome dei sacri confini nazionali, \u00e8 indispensabile un governo federale UE perch\u00e9 \u00abnon sappiamo che cosa sia la felicit\u00e0 umana, ma sappiamo che cosa non \u00e8. Sappiamo che la felicit\u00e0 umana non pu\u00f2 prosperare dove dominano l\u2019intolleranza e la brutalit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 pericoloso del sapere tecnico quando non \u00e8 accompagnato dal rispetto per la vita umana e per valori umani. L\u2019introduzione di tecniche moderne in ambienti che sono ancora dominati dalla intolleranza e dalla aggressivit\u00e0 \u00e8 uno sviluppo estremamente allarmante. Come scrissi altrove: \u201cIl fatto di istruire un selvaggio nell\u2019uso di tecniche avanzate non lo trasforma in una persona civile, ma ne fa solo un selvaggio pi\u00f9 efficiente [soprattutto nei social: ndr].\u201d Il progresso etico deve accompagnarsi allo sviluppo tecnico ed economico. Mentre insegniamo le tecniche, dobbiamo insegnare anche il rispetto per la dignit\u00e0 e il valore e il carattere sacro della vita umana. Se non vogliamo che la fine sia peggiore dell\u2019inizio \u00e8 necessario intraprendere un\u2019azione urgente\u00bb [Carlo M. Cipolla, <em>Uomini, tecniche, economie<\/em>, tr.it. Feltrinelli 1996, p. 142]. Lo scriveva nel 1960 a Berkeley, oggi dobbiamo passare all\u2019azione, con un governo federale UE.<br \/>\n\u00abYouTubers e personaggi Instagram non sottoscrivono codici editoriali di condotta n\u00e9 si interessano alle tradizionali pratiche di correttezza e obiettivit\u00e0 e le loro motivazioni prescindono dagli antiquati di concetti pubblica utilit\u00e0. Da qui il tremendo potere dei rivoltosi dell\u2019informazione. Governi e istituzioni non possono semplicemente farli sparire. Anzi alcuni sembrano gi\u00e0 volersi buttare nella mischia. All\u2019assemblea generale ONU di settembre 2019, il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha detto: \u201cAnche se possiamo volerlo rifiutare e combattere, internet \u00e8 sempre pi\u00f9 il mondo reale\u201d\u00bb [\u00abSeize the memes\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 21\/12\/2019-03\/01\/2020, p. 86]\u00bb. \u00abNon esiste cattiva pubblicit\u00e0, il 2019 \u00e8 stato un successone per Donald Trump. Il presidente ha affrontato i fulmini dei repubblicani furiosi per il suo ritiro dalla Siria e dei democratici intenzionati a destituirlo. Ma, anche se per lo pi\u00f9 l\u2019attenzione che riceve \u00e8 negativa, fa presa. Secondo Chartbeat, che misura l\u2019audience del giornalismo online, i lettori dei siti del suo database nel 2019 hanno speso 112 milioni di ore divorando le storie relative a Trump \u2013 il top di tutte le parole-chiave\u00bb [\u00abThe Trump bump\u00bb, <em>The Economist<\/em>, cit., p. 125]. Trump ha battezzato il 2020 col sangue. \u00abTrump non pensa strategicamente, sa poco di politica estera e Medio Oriente, non ragiona sulle conseguenze profonde dei suoi atti, va d\u2019istinto. Soleimani l\u2019aveva irriso e sfidato, \u201cnon c\u2019\u00e8 nulla che Trump possa farmi\u201d, il presidente l\u2019ha visto a bersaglio e ha premuto il grilletto\u00bb [Ian Bremmer, direttore di Eurasia, intervistato da Gianni Riotta, <em>la Repubblica<\/em>, 04\/01\/2020, p. 4]. Spettacolo di morti veri, anche se cos\u00ec non sembra ai remoti abitanti di Internet.<br \/>\n\u00ab\u201cI media digitali li hanno abituati a sottrarsi all\u2019imbarazzo delle relazioni umane dirette\u201d, deplora Sherry Turkle, psicosociologa al Massachusetts Institute of Technology nel suo libro <em>Reclaming Conversation<\/em> (Penguin Press, 2015). Secondo lei, si apre una \u201cprimavera silenziosa delle relazioni umane\u201d. Resteranno il bip degli SMS e le interrogazioni sui palmari\u00bb [Pascale Kr\u00e9mer, \u00abExtintion des voix\u00bb, <em>Le Monde l\u2019\u00e9poque<\/em>, 11-12\/06\/2017, p. 5]. E sempre meno legami sociali.<br \/>\n\u00abTutto sta infatti nelle relazioni che si intrattengono con gli altri. Inferno dell\u2019io che si isola per affermarsi, e raggiunge angosciosamente la sua solitudine fondamentale: \u201cDove sono io, l\u00e0 c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 libera, e dove c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 libera, c\u2019\u00e8 virtualmente un inferno assoluto ed eterno\u201d, scrive Marcel Jouhandeau. Inferno complementare della comunicazione forzosa con gli altri: Huis clos, di Sartre, \u00e8 un riassunto della condizione umana, una tragedia a tre: tu e io, sotto lo sguardo di lui; condannato a vivere con l\u2019altro, io non esisto che mediante lui e sotto il suo sguardo, e non posso far nulla per cambiare la mia immagine; io non sfuggo a me stesso\u00bb. \u00abLa coscienza dell\u2019assurdit\u00e0 di questa situazione intensifica la sofferenza: io vivo \u2018straniero\u2019 agli altri e all\u2019universo, gettato in un mondo senza scopo e senza fine: \u00e8 l\u2019inferno di Camus\u00bb [Georges Minois, <em>Piccola storia dell\u2019inferno<\/em>, tr.it. il Mulino 1995, pp. 120-1]. Sotto il nuovo sole digitale, niente di nuovo.<br \/>\nAbbiamo da poco commemorato l\u2019impunita strage di piazza Fontana a Milano, prova di civilt\u00e0 delle persone cosidette comuni e di malvagit\u00e0 d\u2019altre che si reputano speciali: \u00absenza attribuirgli qualcosa di originariamente inumano, disumano o mostruoso\u00bb \u00abcomporta solo riconoscere che l\u2019essere umano pu\u00f2 essere immensamente malvagio\u00bb [Emilio Gentile, \u00abNormalizzazione di un mostro\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>, 29\/12\/2019, p. 23]. Un collaboratore di Franco Freda alla libreria Ezzelino ha confidato: \u00ab\u201cSiamo stati noi, in fondo era plebe\u201d\u00bb [Mirco Dondi, <em>12 dicembre 1969<\/em>, Laterza 2018, p. 120]. Disprezzare e uccidere un proprio simile, chiunque e comunque, \u00e8 un\u2019immensa malvagit\u00e0 di cui l\u2019indifferenza ci rende complici o vittime, alternativa diabolica che sta solo a noi rendere irreale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due Repubbliche fa, ero a colloquio con un potente che a una breve telefonata rispose: \u00abSe credono che possiamo, facciamolo\u00bb. Potere era la credulit\u00e0 altrui, che la Repubblica dopo sfrutt\u00f2 col miraggio di due milioni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14672"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14672"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14672\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14675,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14672\/revisions\/14675"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14672"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14672"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14672"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}