{"id":14638,"date":"2019-12-16T20:08:55","date_gmt":"2019-12-16T19:08:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14638"},"modified":"2019-12-16T20:25:45","modified_gmt":"2019-12-16T19:25:45","slug":"foresta-amazzonica-e-foresta-curiale-prospettive-nuove-e-categorie-obsolete-su-ministero-e-liturgia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/foresta-amazzonica-e-foresta-curiale-prospettive-nuove-e-categorie-obsolete-su-ministero-e-liturgia\/","title":{"rendered":"Foresta amazzonica e foresta curiale: prospettive nuove e categorie obsolete su ministero e liturgia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12882\" alt=\"amazzonia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia-300x168.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con un <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-sinodo-sullamazzonia\/\">articolo pubblicato sul suo blog<\/a>, nel quale riprendeva un tema centrale del suo ultimo libro <em>Un cattolicesimo diverso\u00a0<\/em>(<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ghislain-lafont-sulla-ordinazione-delle-donne-non-ce-posto-per-la-discriminazione\/\">di cui ho gi\u00e0 presentato qui <\/a>alcuni aspetti), P. Ghislain Lafont ha messo in chiara luce la logica nuova in cui si muove il Concilio Vaticano II circa episcopato e presbisterato. La logica che ha riunificato nel ministero ecclesiale ordinazione e giurisdizione &#8211; come emerge da LG 21 &#8211; indica il superamento della logica medievale e moderna, che invece aveva scisso, nel ministro, le conseguenze sacramentali della ordinazione dalle conseguenze magisteriali e autoritative, che scaturivano dalla &#8220;potestas&#8221; ricevuta direttamente dal successore di Pietro.\u00a0 Quando sia stata chiarita questa limpida impostazione del ministero ordinato, che discende direttamente dal Concilio Vaticano II, e che costituisce una novit\u00e0 non piccola rispetto alla impostazione della tradizione medievale e moderna della Chiesa cattolica, allora diventa facile valutare anche il <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/synod\/documents\/rc_synod_doc_20191026_sinodo-amazzonia_it.html\">Documento Finale del Sinodo sulla Amazzonia, di cui ora abbiamo disponibile anche la versione in lingua italiana<\/a>\u00a0 (= DF).\u00a0Alla luce di queste acquisizioni, che risultano assai preziose, possiamo svolgere una serie di considerazioni che riguardano alcune delle prospettive che emergono dal testo. Riprendo qui alcune riflessioni che in parte ho gi\u00e0 pubblicato sull&#8217;ultimo numero de\u00a0<em>Il Regno<\/em> (20\/2019, 635-636) e che metto in relazione con le osservazioni avanzate da P. Lafont.<\/p>\n<p align=\"left\">a) <em>Disimparare e rimparare<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #000000\">Il Sinodo speciale per l\u2019Amazzonia, nel suo Documento Finale, ha assunto con determinazione la via della valorizzazione delle \u201clegittime diversit\u00e0\u201d all\u2019interno della tradizione liturgica cattolica, con lo scopo di rispondere efficacemente alle sfide che la regione panamazzonica lancia alla struttura ecclesiale e al linguaggio della pastorale.<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> Come aveva detto il testo preparatorio dell\u2019<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Instrumentum laboris<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> (=IL)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Il processo di conversione a cui \u00e8 chiamata la Chiesa implica disimparare, imparare e rimparare<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201d (IL 102, ora ripreso da DF 81).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">La Chiesa deve saper disimparare, per poter imparare qualcosa di diverso e reimparare l\u2019unica tradizione comune, ma da esperimentare e da esprimere con altre parole, con altri gesti, con altri canti, con altre autorit\u00e0, in altre forme. Possiamo reperire il fondamento magisteriale di questa strategia in SC 23, che mette in relazione \u201csana tradizione\u201d e \u201clegittimo progresso\u201d. Poich\u00e9 non tutta la tradizione \u00e8 sana, alla tradizione malata si reagisce con la riforma. Questo non vale solo per la liturgia. In molti modi il cammino sinodale della Amazzonia ha voluto e ha dovuto \u201cdisimparare\u201d la tradizione malata.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #000000\">Questo intento del Sinodo ha preso forma nel DF in due modi: in rapporto alla <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>relazione sostanziale con l\u2019Eucaristia<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, come fonte e culmine di crescita comunitaria e in vista della quale occorre <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>inculturare il ministero ecclesiale<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> (DF 95; 99; 102-103; 109-111); in rapporto alla <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>relazione formale con tutte le celebrazioni liturgiche<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, al fine di valorizzare la \u201ccosmovisione\u201d dei popoli e delle culture della Amazzonia, mediante una opportuna <\/span><span style=\"color: #000000\"><i>inculturazione del rito liturgico<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"> (DF 116-119). A ci\u00f2 deve essere aggiunta anche la configurazione di un \u201corganismo episcopale\u201d (<\/span>DF 115) preposto specificamente allo sviluppo di questi due aspetti, come effetto di una nuova sinodalit\u00e0 ecclesiale da istituirsi stabilmente nella regione amazzonica.<\/p>\n<p align=\"left\">b) <em>Rimparare il ministero<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><em><strong>\u00a0<\/strong><\/em>Le \u201cvarietates legitimae\u201d della tradizione cattolica riguardano innanzitutto la storia e la geografia della Amazzonia. A causa dell\u2019intreccio di questi due fattori, che non possono mai essere del tutto normalizzati a misura europea, occorre affrontare le \u201ccondizioni di possibilit\u00e0 ministeriali\u201d della celebrazione eucaristica. Gi\u00e0 il testo dell\u2019<i>Instrumentum laboris<\/i> aveva indicato, con molta lucidit\u00e0, la strada da perco<span style=\"color: #000000\">rrere:<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Le comunit\u00e0 hanno difficolt\u00e0 a celebrare frequentemente l\u2019Eucaristia per la mancanza di sacerdoti. \u2018La Chiesa vive dell\u2019Eucaristia\u2019 e l\u2019Eucaristia edifica la Chiesa. Per questo, invece di lasciare le comunit\u00e0 senza l\u2019Eucaristia, si cambino i criteri di selezione e preparazione dei ministri autorizzati a celebrarla<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201d (IL 126c).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il DF<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> assume con decisione questa prospettiva, parlando di<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>diritto della comunit\u00e0 alla celebrazione eucaristica<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201d (DF 109)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">come punto di pienezza della esperienza di comunione, ma anche come punto di partenza dell\u2019incontro, della riconciliazione, di catechesi e di crescita comunitaria. Dato che numerose comunit\u00e0 non possono ricevere la visita del presbitero se non dopo mesi, o addirittura anni &#8211; e cos\u00ec restano per lungo tempo prive di eucaristia, di riconciliazione dei peccati e di unzione dei malati &#8211; dopo aver ribadito la via privilegiata del \u201ccelibato\u201d come condizione di vita del presbitero nell\u2019esercizio del suo ministero, si suggerisce di<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunit\u00e0, che vivano un fecondo diaconato permanente e che ricevano una formazione adeguata al presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunit\u00e0 mediante la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti nelle zone pi\u00f9 remote della Regione amazzonica<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: xx-small\">\u201d <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">(DF 111).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">D\u2019altra parte, accanto a questa apertura agli \u201cuomini sposati\u201d come ministri, si deve ricordare che \u201c<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>per la Chiesa amazzonica \u00e8 urgente che si promuovano e si conferiscano ministeri per uomini e donne in forma equitativa<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201d (DF 95). In questa direzione, e sul fondamento di<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i> Ministeria quaedam<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> di Paolo VI,\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">si muovono le due principali richieste:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Nei nuovi contesti di evangelizzazione e di pastorale in Amazzonia, dove la maggior parte delle comunit\u00e0 cattoliche sono guidate da donne, chiediamo sia creato il ministero istituito della \u201cdonna dirigente di comunit\u00e0\u201d, dando ad esso un riconoscimento, nel servizio alle mutate esigenze della evangelizzazione e della attenzione verso le comunit\u00e0<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201d (DF 102).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #000000\"><span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">La seconda richiesta (DF 103) assume la prospettiva del \u201c<\/span><\/span><\/span><span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>diaconato permanente per le donne<\/i><\/span><\/span><\/span><span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201d, su cui si chiede un confronto con la Commissione di studio istituita nel 2016 da papa Francesco, il quale ha gi\u00e0 dichiarato che tale Commissione sar\u00e0 rimessa in azione, con un significativo ampliamento dei suoi membri.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">E\u2019 evidente che la \u201cstoria\u201d, di cui la Commissione si occupa, comprende anche la Amazzonia. Ovvero, per comprendere la storia della \u201cautorit\u00e0 femminile nella Chiesa\u201d il confronto con il \u201crostro amazonico\u201d non pu\u00f2 essere semplicemente un accidente.\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Per questo il riconoscimento della autorit\u00e0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> della donna, oltre che sul piano ufficiale e ministeriale, esige forme culturali ed istituzionali di integrazione ecclesiale. La partecipazione ai processi decisionali costituisce una esigenza che non deve essere pensata soltanto a partire dal nostro concetto europeo di \u201cparit\u00e0 di diritti\u201d, ma anche e soprattutto a partire da tradizioni di cultura \u201cmatrilineare\u201d, in cui di fatto \u00e8 la donna a gestire la autorit\u00e0 familiare e del gruppo. La provocazione antropologica e culturale esige una valorizzazione di queste \u201cvarietates\u201d, la cui piena legittimit\u00e0 chiede un aperto e sincero riconoscimento.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0c) <em>Rimparare la\u00a0inculturazione dei riti<\/em><b> <\/b><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0La seconda dimensione delle \u201cvarietates\u201d significative per la inculturazione della liturgia investe il rito stesso, nella sua dimensione verbale e non verbale. Le parole e le cose della vita della Amazzonia non debbono restare ai margini della celebrazione cristiana, ma devono diventare \u201cmediazioni efficaci\u201d della identit\u00e0 cristiana e cattolica dei popoli indigeni, delle loro gioie e dei loro affanni. Nello spazio di \u201dpluralismo liturgico\u201d inaugurato dal Concilio Vaticano II (cfr. SC 38), DF ritiene urgente<\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0\u201c<i>dare una risposta autenticamente cattolica alla richiesta delle comunit\u00e0 amazzoniche di adattare la liturgia valorizzando la cosmovisione, le tradizioni, i simboli e i riti originari che includono la dimensione trascendente, comunitarie ed ecologica<\/i>\u201d (DF 116).<\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0D\u2019altra parte questa non sarebbe una novit\u00e0: 23 sono i riti diversi che convivono nella comunit\u00e0 cattolica, che pu\u00f2 essere detta \u201ccomunione di diversi riti\u201d, come frutti del cammino storico e geografico della Chiesa (DF 117). Perci\u00f2 i linguaggi propri dei popoli amazzonici devono poter esprimere il mistero di Cristo e della Chiesa: a questo devono lavorare comitati di esperti, sul piano biblico e liturgico, in rapporto alle parole, ai gesti, alla musica e al canto, per dare ai diversi luoghi e ai diversi linguaggi le forme pi\u00f9 adeguate di mediazione della forma rituale, salva restando la sostanza dei sacramenti (DF 118).<\/p>\n<p align=\"left\">In vista di questo obiettivo, e grazie alle nuove competenze dell\u2019organismo istituzionale previsto da DF 115, si configura la esigenza di costruire<\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<i>un rito amazzonico, che esprima il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale amazzonico, con speciale riferimento a ci\u00f2 che LG 23 afferma per le Chiese Orientali<\/i>\u201d (DF 119).<\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0E\u2019 utile chiedersi che cosa si intenda qui per \u201crito amazzonico\u201d. Sicuramente si vuole indicare una \u201cforma comune\u201d alle diverse tradizioni amazzoniche, che possa fornire nei diversi ambiti della celebrazione liturgica (eucaristia e sacramenti, liturgia delle ore, anno liturgico, musica, arte sacra) una serie di criteri comuni ed anche alcune celebrazioni esemplari, in vista della realizzazione, nelle singole diverse realt\u00e0, di riti specifici, da inculturare in forma differenziata, a causa delle diverse lingue e culture di cui \u00e8 ricca la regione. Ad imitazione di quanto \u00e8 avvenuto 30 anni fa per la Repubblica del Congo, con il cosiddetto \u201crito congolese\u201d, dovr\u00e0 essere tenuta presente con maggior forza di allora la differenza tra la logica della \u201cregione amazzonica\u201d e quella della singole diocesi\/chiese\/stati\/popolazioni. Un \u201cordo comune\u201d alla \u201cregione amazzonica\u201d dovr\u00e0 prevedere, al suo interno e preventivamente, i diversi adattamenti necessari alle realt\u00e0 differenti. Forse proprio l\u2019Organo collegiale episcopale, previsto da DF 115, potr\u00e0 essere incaricato di gestire la difficile mediazione necessaria per la strutturazione di un \u201cOrdo amazonico\u201d, che sia realmente capace di tradurre il \u201crito romano\u201d nella espressione e nella esperienza dei popoli della Amazzonia. Evidentemente, questo nuovo ordo, con le sue conseguenze a livello particolare,<\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0\u201c<i>si aggiungerebbe ai riti gi\u00e0 presenti nella Chiesa, arricchendo l&#8217;opera di evangelizzazione, la capacit\u00e0 di esprimere la fede in una cultura propria, il senso di decentralizzazione e di collegialit\u00e0 che la cattolicit\u00e0 della Chiesa pu\u00f2 esprimere<\/i>\u201d (DF 119)<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: xx-small\">.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0Appare cosa ovvia che per <i>imparare<\/i> la tradizione occorra, nello stesso tempo, <i>disimparare<\/i> e lasciar cadere cose vecchie insieme a <i>reimparare<\/i> e integrare cose nuove. Per svolgere appieno il compito di onorare il \u201cvolto amazzonico\u201d della Chiesa cattolica, occorrer\u00e0 sopportare queste due diverse fatiche: la fatica della resa e quella della resistenza. Il lavoro di umile spogliazione e quello di promettente riedificazione, esigono insieme pazienza e audacia, tra loro in dialogo rispettoso e fecondo. Non vi \u00e8 dubbio che dalla piena assunzione di questa \u201cmeravigliosa complicatezza amazzonica\u201d, senza semplificazioni idealizzate e senza astrazioni burocratizzanti, l\u2019intera Chiesa universale potr\u00e0 trarre motivi di gioie grandi e di speranze rinnovate: cos\u00ec il tutto godr\u00e0 del rinnovarsi della parte.<\/p>\n<p align=\"left\">d)\u00a0 <em>Le due foreste e\u00a0il rischio della regressione<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">Resta aperta una questione non piccola, che Lafont ha identificato con grande lucidit\u00e0: il modello con cui viene pensato il rapporto tra liturgia eucaristica e ministero ordinato non pu\u00f2 regredire a forme di &#8220;gestione della autorit\u00e0&#8221; che il Concilio Vaticano II ha ufficialmente e autoritativamente superato. Riprendo testualmente le parole di Lafont:<\/p>\n<p align=\"left\">&#8220;<em>bisogna ammettere che, in proposito, le disposizioni auspicate al n\u00b0 96 di questo stesso documento finale del Sinodo per l\u2019Amazzonia sono strane. Questo testo infatti prevede che, \u00ab il Vescovo pu\u00f2 affidare, con un mandato a tempo determinato, in assenza di sacerdoti, l\u2019esercizio della cura pastorale delle comunit\u00e0 a una persona non investita del carattere sacerdotale, che sia membro della comunit\u00e0 stessa\u00bb; e aggiunge che questo \u00abmandato ufficiale\u00bb pu\u00f2 essere istituito \u00abattraverso un atto rituale\u00bb. Mentre il n\u00b0 21 di\u00a0Lumen Gentium\u00a0dice espressamente che l\u2019incarico pastorale \u00e8 dato dal sacramento dell\u2019Ordine, qui esso viene ridotto al livello di un \u00abmandato ufficiale\u00bb (espressione canonica il cui contenuti aveva costituito l\u2019oggetto di lunghe discussioni ai tempi dell\u2019Azione cattolica sotto papa Pio XI), e si prevede un \u00abatto rituale\u00bb. Ma quale? L\u2019atto rituale che esprime il ministero episcopale su una comunit\u00e0 \u00e8 il sacramento dell\u2019Ordine. Se il lettore vorr\u00e0 rileggere qui sopra il testo di Pio XII (citato da Lafont poco sopra, nel suo post), vedr\u00e0 che la disposizione auspicata dal Sinodo corrisponde a questo testo, come se questo non fosse stato annullato dal Concilio. Bisogna dunque sperare che questo n\u00b0 96 sar\u00e0 diventato obsoleto prima ancora di essere stato applicato!&#8221;<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">E&#8217; qui evidente una tensione, una torsione della tradizione: per assicurare alla tradizione di potersi &#8220;tradurre&#8221; in modo adeguato, anzitutto in Amazzonia, occorre assumere in pieno la logica del Concilio Vaticano II. Essa impone che\u00a0<em>per riconoscere una autorit\u00e0 pastorale a soggetti diversi da quelli che la tradizione pi\u00f9 recente ha contemplato (ossia essenzialmente maschi celibi), si deve provvedere ad integrare i nuovi soggetti nell&#8217;unico ministero ordinato, strutturato in tre gradi. Questo vale sempre, sia che si tratti di soggetti coniugati, sia che si tratti di donne. <\/em>L&#8217;escamotage con cui si vorrebbe, di nuovo, svincolare la giurisdizione dall&#8217;ordine, per assicurare una &#8220;pastorale&#8221; amministrata da soggetti maschili coniugati o da soggetti femminili, ma con esclusione della presidenza liturgica, e costruendo categorie spurie, alternative al ministero ordinato, costituisce il risultato di un &#8220;blocco sistematico&#8221; con implicazioni ecclesiologiche e giuridiche per nulla secondarie. Sarebbe davvero singolare che, per provvedere a situazioni tanto nuove, che chiedono coraggiosi passi in avanti, fossimo tentati di riabilitare le categorie clericali con cui Pio XII parlava del &#8220;laico&#8221; nel 1957, prima che il Concilio Vaticano II superasse definitivamente una impostazione inadeguata e inevitabilmente segnata da clericalismo e da autoreferenzialit\u00e0. Detto in termini pi\u00f9 netti: la dinamica della dogmatica teologica non pu\u00f2 essere condizionata o addirittura paralizzata dalle inerzie di una dogmatica giuridica non aggiornata. Il problema, qui, non \u00e8 della cultura estrosa della foresta amazzonica, ma della cultura scontrosa della foresta curiale.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un articolo pubblicato sul suo blog, nel quale riprendeva un tema centrale del suo ultimo libro Un cattolicesimo diverso\u00a0(di cui ho gi\u00e0 presentato qui alcuni aspetti), P. 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