{"id":14632,"date":"2019-12-14T16:17:03","date_gmt":"2019-12-14T15:17:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14632"},"modified":"2019-12-14T16:38:50","modified_gmt":"2019-12-14T15:38:50","slug":"costruire-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/costruire-futuro\/","title":{"rendered":"Costruire futuro"},"content":{"rendered":"<p>Nel novembre 2008, alla London School of Economics, la regina Elisabetta II chiese perch\u00e9 nessuno avesse visto arrivare la crisi USA del 2007, poi mondiale nel 2008 e molto pi\u00f9 grave che nel 1929. Certo senza volerlo, come il bimbo che svela la nudit\u00e0 dell\u2019imperatore vestito d\u2019aria (<em>I vestiti nuovi dell\u2019imperatore<\/em>, Hans Christian Andersen, 1837), addit\u00f2 l\u2019inconsistenza dell\u2019abito neoliberista cucito dalla Chicago School sul Cile totalitario di Pinochet. Ma alla London School of Economics aveva studiato e insegnato Susan Strange, che aveva previsto la crisi in <em>Casino Capitalism<\/em> (Blackwell, 1986), poi in <em>The Retreat of the State: The Diffusion of Power in the World<\/em> (Cambridge, 1996).<br \/>\nNudi nell\u2019abito neoliberista, agli stati resta la violenza. Come in Cile e ora anche in Europa.<br \/>\n\u00abLe persone della mia generazione esclameranno: \u201cSono cose che abbiamo gi\u00e0 visto: fascismo, nazismo, bolscevismo! Eppure non \u00e8 cos\u00ec semplice. La Storia pu\u00f2 ripetersi, ma mai nella stessa maniera. Le nuove tirannie del genere dell\u2019\u2018Orbanistan\u2019 sono ampiamente diffuse nel globo. Alcune versioni, come quella russa o quella turca, sono gi\u00e0 ben note. Esistono ancora stati totalitari vecchio stile, ma nessuno di loro \u00e8 stato fondato negli ultimi cinquant\u2019anni, cos\u00ec non vedo alcuna possibilit\u00e0 di un loro riaffacciarsi in Europa. Anche per la semplice ragione che nelle societ\u00e0 di massa (al contrario di quelle di classe) non c\u2019\u00e8 bisogno di partiti totalitari, di prendere il potere con la forza. Le moderne tirannie sono elette e rielette ripetutamente, con il voto della maggioranza, per cos\u00ec dire \u2018democraticamente\u2019. \u00c8 per questo motivo che esse si definiscono \u2018democrazie\u2019, anche se aboliscono le libert\u00e0 civili, quella di stampa in primo luogo, la divisione dei poteri, tutte le istituzioni liberali. Perci\u00f2, quando ha definito \u2018illiberalismo\u2019 il suo programma, Orb\u00e1n ha colto nel segno. Le tirannie \u2018post-moderne\u2019 di questo genere possono anche differire l\u2019una dall\u2019altra. Alcune incriminano e imprigionano gli oppositori, professori, giornalisti, politici, altre lasciano i partiti dell\u2019opposizione liberi di agire. Mentre negli Stati totalitari \u00e8 una delle armi principali contro i dissidenti, nelle tirannie attuali la pena capitale \u00e8 sospesa o abolita. La creazione di una propria oligarchia politicamente obbediente e la redistribuzione dei profitti in favore di quest\u2019oligarchia, tipiche delle tirannie post-moderne, sono eccezionali negli Stati totalitari\u00bb  [Agnes Heller, <em>Orbanismo<\/em>, tr.it. Castelvecchi 2019, pp. 6-7]. La redistribuzione oligarchica dei profitti \u00e8 il tratto comune con il neoliberismo.<br \/>\n\u00abMi limiter\u00f2 all\u2019Ue. I partiti e i leader del nazionalismo etnico si possono trovare in tre diverse posizioni. Ci sono quelli che governano e controllano pienamente uno Stato, quelli che fanno parte del governo, e infine quelli che aspirano ad assumere il governo nel loro Paese. Cosa li accomuna tutti quanti? L\u2019ideologia, la politica. Si riconoscono come alleati, come amici. Amici per che cosa? Contro che cosa?\u00bb. \u00abLa risposta \u00e8 gi\u00e0 stata data da Orb\u00e1n: per prendere il controllo dell\u2019Unione. Invece di lasciarla, cosa che non \u00e8 cos\u00ec semplice (vedi la Brexit) sembra pi\u00f9 facile conquistare la maggioranza all\u2019interno dell\u2019Unione e, raggiunto quest\u2019obiettivo, imporre politiche di nazionalismo etnico a tutti gli Stati d\u2019Europa. Il sogno del federalismo, di una pi\u00f9 salda unit\u00e0 europea, finirebbe, se i sostenitori del nazionalismo etnico avessero il controllo delle istituzioni dell\u2019Ue. Per fare cosa? Per rendere l\u2019Europa \u2018libera dai migranti\u2019. E dopo?\u00bb \u00abSe un governo fonda il proprio potere sull\u2019ideologia del nazionalismo etnico, non pu\u00f2 sbarazzarsene a piacimento. Una volta che un partito ottiene il sostegno della maggioranza della popolazione per la sua ideologia nazionalista, pu\u00f2 conservare il potere solo perseguendo una politica nazionalista. Le ideologie nazionali hanno bisogno di un nemico. Quando il nazionalismo etnico avr\u00e0 preso il sopravvento in Ue, chi sar\u00e0 il nemico degli Stati etnici? Chi sar\u00e0 \u201cil Nemico\u201d? La risposta \u00e8 semplice e si basa sull\u2019esperienza storica: il nemico di uno Stato nazionale \u00e8 sempre un altro Stato nazionale. Le piccole schermaglie diplomatiche di oggi diverranno guerre domani. Non sono parole vane: basta solo ricordare la guerra dei Balcani degli anni Novanta\u00bb [ivi, pp. 7-8]. Il nemico \u00e8 la preda, e viceversa. In Europa ci siamo gi\u00e0 passati, alla grande.<br \/>\n\u00abNell\u2019aprile del 1945 l\u2019ufficiale britannico Julius Posener torn\u00f2 in quella che era stata in passato la sua Heimat tedesca. Arriv\u00f2 nella Colonia distrutta dalle bombe risalendo la zona del Basso Reno. [&#8230;] Posener, ingegnere edile di professione civile, si era aspettato di trovare le citt\u00e0 distrutte, anche se poi le dimensioni della devastazione risultarono superiori a quelle che aveva immaginato. Ci\u00f2 che lo sorprese fu per\u00f2 la vista delle persone: \u201cNon c\u2019era corrispondenza fra la gente e le distruzioni. La gente aveva un bell\u2019aspetto, erano tutti rosei, allegri, curati e assai ben vestiti. Quello che esibiva in tal modo i suoi risultati era un sistema economico che era stato tenuto in piedi fino alla fine dal lavoro di milioni di mani straniere e dalla rapina di tutto un continente\u201d. Chi non vuol parlare dei vantaggi che ne trassero milioni di semplici tedeschi farebbe meglio a tacere sul nazionalsocialismo e sull\u2019olocausto\u00bb [G\u00f6z Aly, <em>Lo stato sociale di Hitler. Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo<\/em>, tr.it. Einaudi 2007, pp. 361-2]. E anche sul mistero del consenso.<br \/>\nIl troppo \u00e8 troppo e sulle ceneri di quell\u2019apocalittico nazionalismo etnico \u00e8 sorta passo dopo passo l\u2019Unione Europea, ora preda ambita di \u00abideologie nazionali che hanno bisogno di un nemico\u00bb per farne soldi facili, pur se in modo meno apocalittico perch\u00e9 le lobbies neoliberiste insediate a Bruxelles vogliono \u201csolo\u201d accedere al pi\u00f9 importante mercato mondiale eliminando vincoli sanitari, ambientali, climatici: meglio se spezzettato in nazioni tra loro concorrenti e ostili. Le navi-scuola sono Ungheria e Polonia. \u00abIl nazionalismo etnico viene erroneamente etichettato come \u2018populismo\u2019 perch\u00e9 fa appello al risentimento popolare, ma, a differenza che nel populismo, il risentimento \u00e8 rivolto, non contro le classi abbienti dello stesso Paese, ma contro gli \u2018altri\u2019, come l\u2019Ue, i migranti e le politiche liberali, razionali e pragmatiche. (L\u2019unico governo populista tuttora esistente sta proprio in questo momento conoscendo la fine in Venezuela)\u00bb [Heller, cit., p. 6]. Il risentimento \u00e8 strumentale, e la novit\u00e0, nella globalizzazione USA ereditata da UK, \u00e8 che \u00e8 rivolto anche contro pianeta e clima.<br \/>\nNell\u2019ultimo libro, significativamente intitolato <em>Mad Money<\/em> [Manchester UP, 1998], Susan Strange poneva gi\u00e0 il problema: \u00abLe domande cruciali della economia internazionale sono sempre le stesse. Chi vince e chi perde? Chi coglie i frutti e chi ne paga il prezzo? Chi si vede aprire nuove opportunit\u00e0 e chi \u00e8 costretto a assumersi nuovi rischi? \u00c8 la risposta che la gente d\u00e0 a queste domande a determinare tutte le scelte future. Gli ultimi due decenni del XX secolo hanno assistito al passaggio di potere dallo Stato al mercato, l\u2019apparente trionfo mondiale delle teorie economiche neoliberiste su quelle keynesiane. Nessuno pu\u00f2 sapere se la marea \u00e8 destinata a invertirsi di nuovo\u00bb [tr.it. <em>Denaro impazzito<\/em>, Comunit\u00e0 1999, p. 273]. \u00abI conflitti tra monetaristi e fautori dell\u2019economia di mercato da una parte, e keynesiani e fautori dell\u2019intervento dello Stato dall\u2019altra, non sono di natura tecnica, ma politica. E le scelte politiche sono determinate dall\u2019esperienza delle persone\u00bb. \u00abDobbiamo inventare un nuovo genere di politica ma non riusciamo a immaginare come potrebbe funzionare. Pertanto, forse il denaro dovr\u00e0 impazzire sempre di pi\u00f9 e far sentire le sue conseguenze negative fino in fondo prima che la gente si decida, sulla base della esperienza, a cambiare le proprie preferenze politiche\u00bb [ivi, p. 285].<br \/>\nOggi il denaro \u00e8 sempre pi\u00f9 impazzito e fa sentire le sue conseguenze nefaste. Se fino in fondo o no, dipende. I pi\u00f9 interessati al futuro, i giovani, mostrano di aver capito: in una manifestazione in Germania a dicembre, un cartello diceva: \u00abWir sind jung und brauchen <del datetime=\"2019-12-14T14:59:01+00:00\">das Geld<\/del> die Welt\u00bb, \u00abSiamo giovani e abbiamo bisogno <del datetime=\"2019-12-14T14:59:01+00:00\">di soldi<\/del> del pianeta\u00bb. I soldi restano al primo posto in USA dove, bench\u00e9 in procedura di impeachement, Trump trae consenso da profitti e occupazione, con ogni mezzo: facendo guerra ai migranti e agli stati concorrenti, deregolamentando, detassando, addomesticando la Federal Reserve e, infine, abbandonando la COP21 a favore delle industrie inquinanti, inclusa quella del gas di scisto ottenuto con la fratturazione idraulica, a spese di sempre pi\u00f9 preziose riserve d\u2019acqua potabile. Il suo zoccolo duro elettorale idealmente oppone ai giovani il cartello \u00abgli anni aumentano, i soldi no, e comunque sono fatti nostri\u00bb.<br \/>\nLe tirannie postmoderne vivono alla giornata, il molto pi\u00f9 efficiente neoliberismo di trimestrali. Ma la focalizzazione trimestrale uccide l\u2019economia, che vive di progetti di lunga durata, come la politica che si fa carico delle infrastrutture materiali e immateriali, non solo della prossima elezione. Perci\u00f2 non stupisce che i giovani, che hanno nel tempo il loro capitale, si sentano truffati e trovino nel clima e nel pianeta i loro naturali alleati, potenti pi\u00f9 delle tirannie postmoderne e del neoliberismo perch\u00e9 in s\u00e9 intrinsecamente globali nello spazio e nel tempo: lo sono da sempre e non conoscono frontiere, neppure quelle sacre nazionali che producono consenso [da piccoli ci raccontavano del sovrano che, informato dell\u2019arrivo dei monsoni, ordina di respingerli, e all\u2019obiezione che sono venti, urla: fossero pure quaranta! Sono ancora questi i nostri sovrani?]. Nelle trimestrali e nelle tirannie postmoderne, i giovani sono sacrificati insieme al clima e al pianeta, e perci\u00f2 non ci stanno, nonostante il \u00abclima di disinformazione\u00bb, di cui scrive Vincenzo Barone nel recensire <em>I mercanti di dubbi. Come un manipolo di scienziati ha oscurato la verit\u00e0, dal fumo al riscaldamento globale<\/em> [tr.it. Ed. Ambiente, 2019]. \u00abGli storici Naomi Oreskes e Eric M. Conway hanno documentato in maniera dettagliata il modo in cui un gruppo di scienziati statunitensi, legati a centri ideologici di destra, \u00e8 riuscito, per svariati decenni, a occupare la scena pubblica con tesi negazioniste in materia di cancerogenicit\u00e0 del fumo, di buco dell\u2019ozono e di cambiamenti climatici\u00bb. \u00abA rendere efficace la strategia del dubbio \u2013 osservano Oreskes e Conway \u2013 \u00e8 una versione erronea della scienza: \u201cTendiamo a pensare che la scienza fornisca certezze, quindi se le certezze mancano, siamo portati a ritenere che essa sia in errore o incompleta\u201d. Ma non \u00e8 cos\u00ec: la scienza non produce certezze assolute, bens\u00ec evidenze passate al vaglio di analisi rigorose e controlli empirici; evidenze che, accumulandosi, diventano risolutive. Dopo di che, non ci sono pi\u00f9 parti contrapposte, ma solo una conoscenza scientifica accettata\u00bb. \u00abGreta e i suoi amici dicono di avere dalla loro parte la scienza. \u00c8 vero, ed \u00e8 una relativa novit\u00e0 per il movimento ambientalista (a ben pensarci, forse \u00e8 proprio questo che spiega certe reazioni violente). Dalla parte opposta, c\u2019\u00e8 l\u2019anti-scienza, con i suoi vari esemplari umani: lasciamo pure che blaterino, ma \u2013 per piacere \u2013 senza megafoni\u00bb [<em>24Ore<\/em>, 24\/11\/17, p. 31].<br \/>\nSenza tirannie postmoderne e neoliberismo.<br \/>\n<strong>Costruire futuro<\/strong> nella consapevolezza del nostro presente \u00e8 compito indifferibile e, in un mondo apparentemente dominato dai social, dipende da numeri relativamente piccoli di persone e istituzioni con gli strumenti culturali e morali per farlo, e soprattutto dai giovani che, in un mondo sempre pi\u00f9 segnato da sfaldamenti e conflitti, letteralmente si sentono mancare la terra sotto i piedi. Ma dipende anche dalla nostra maturit\u00e0 collettiva. Nel 1960, nell\u2019alba della globalizzazione attuale, Carlo Mario Cipolla introduceva cos\u00ec il suo lungimirante saggio su <em>Uomini, tecniche, economie<\/em>: \u00abUna delle principali conseguenze della Rivoluzione Industriale \u00e8 stata la riduzione del costo e l\u2019aumento della velocit\u00e0 dei trasporti. Le distanze si sono ridotte a un ritmo stupefacente. Giorno per giorno il mondo sembra diventare sempre pi\u00f9 piccolo e societ\u00e0 che da millenni si ignoravano praticamente a vicenda si trovano all\u2019improvviso a contatto \u2013 o in conflitto. Nel nostro modo di agire, sia nel campo politico che in quello economico, sia nel settore dell\u2019organizzazione sanitaria che in quello della strategia militare si impone un nuovo punto di vista. Nel passato l\u2019uomo ha dovuto abbandonare il punto di vista cittadino o regionale per acquisirne uno nazionale. Oggi dobbiamo uniformare noi stessi e la nostra maniera di pensare ad un punto di vista globale. Come scrisse recentemente Bertrand Russell, \u201cIl mondo \u00e8 diventato uno, non solo per l\u2019astronomo, ma anche per il normale cittadino\u201d\u00bb [tr.it. Feltrinelli 1990, p. 5, ed.or. Berkeley 1960]. \u00abIn ci\u00f2, appunto, sta il gran problema. A causa del progresso cumulativo, il progresso tecnico dell\u2019Homo Sapiens \u00e8 stato estremamente rapido. In un numero piuttosto ridotto di generazioni, l\u2019uomo \u00e8 pervenuto al controllo del suo ambiente ed al dominio delle forze pi\u00f9 potenti della natura. Ma di quanto ha migliorato se stesso in qualit\u00e0? L\u2019uomo non pu\u00f2 sottrarsi alla sua origine, che \u00e8 quella di un animale disgustosamente carnivoro e cannibale\u00bb [ivi, p. 136].<br \/>\nC\u2019\u00e8 una profonda e saggia intuizione nei giovani che si battono per salvarci \u2013 noi, pianeta e clima \u2013 da un cannibalismo primordiale e, nel mondo globale, idiota. \u00c8 peccato contro lo spirito santo \u2013 unico imperdonabile, sanzione in s\u00e9 di una irreparabile mancanza di senno \u2013 dimenticare che la pi\u00f9 antica istituzione mondiale di governo, la sola ancora attiva dopo due millenni di tormentatissima storia, all\u2019inizio del terzo millennio ha eletto Papa chi per primo nella storia ha scelto il nome di Francesco, per poi ispirare e promulgare la <em>Lettera Enciclica LAUDATO SI\u2019 del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune<\/em> [Libreria Editrice Vaticana, 2015].<br \/>\nNon sono nati ieri i giovani che in Europa e nel mondo si curano della casa comune e di noi tutti che ci viviamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel novembre 2008, alla London School of Economics, la regina Elisabetta II chiese perch\u00e9 nessuno avesse visto arrivare la crisi USA del 2007, poi mondiale nel 2008 e molto pi\u00f9 grave che nel 1929. 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