{"id":14573,"date":"2019-12-07T15:30:14","date_gmt":"2019-12-07T14:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14573"},"modified":"2019-12-07T15:32:18","modified_gmt":"2019-12-07T14:32:18","slug":"il-sinodo-sullamazzonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-sinodo-sullamazzonia\/","title":{"rendered":"Il sinodo sull&#8217;Amazzonia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><a title=\"Synode sur L\u2019Amazonie\" href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/synode-sur-lamazonie\/\">Version fran\u00e7aise ici<\/a><\/p>\n<p>All&#8217;inizio del libro <i>Un cattolicesimo diverso<\/i>,<a title=\"\" href=\"\/Users\/admin\/Downloads\/Blog%2040%20it.docx#_ftn1\">[1]<\/a> avevo indicato il mutamento operato al n\u00b0 21 della Costituzione <i>Lumen Gentium<\/i> per quanto riguarda la natura dell&#8217;episcopato e, di conseguenza, del sacerdozio presbiterale. Secondo questo numero, la funzione episcopale \u00e8 unificata: il sacramento dell&#8217;Ordine conferisce al suo titolare una responsabilit\u00e0 globale rispetto alla comunit\u00e0 cristiana, e il &#8220;carattere sacerdotale&#8221; richiede un&#8217;attivit\u00e0 unificata: il vescovo deve condurre un popolo sulla strada del vangelo e dunque dell&#8217;assimilazione a Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto. L&#8217;attivit\u00e0 pastorale sfocia nella celebrazione del Mistero liturgico e pone il popolo in stato di sacrificio spirituale; reciprocamente, l&#8217;azione liturgica permette al popolo questa vita secondo il vangelo che \u00e8 la sua vocazione. Ho cercato di sviluppare tutto ci\u00f2 nelle pagine di questo libro. Ho parlato di &#8220;mutamento&#8221; perch\u00e9 il Concilio, su questo punto, ha preso le distanze rispetto a una posizione presa in precedenza da papa Pio XII. Riporto qui un estratto dei testi.<a title=\"\" href=\"\/Users\/admin\/Downloads\/Blog%2040%20it.docx#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Estratto del discorso di Papa Pio XII al II Congresso dell&#8217;Apostolato dei Laici (Assisi 1957) &#8211; AAS <\/i><i>LIV, 1957<\/i><\/p>\n<p>Il Cristo ha affidato ai suoi apostoli un doppio potere: innanzi tutto il potere sacerdotale di consacrare, che fu accordato in pienezza a tutti gli Apostoli; in secondo luogo, quello d&#8217;insegnare e di governare, cio\u00e8 di comunicare agli uomini in nome di Dio la verit\u00e0 infallibile che li impegna, e di fissare le norme della vita cristiana. Questi poteri degli Apostoli passarono al Papa e ai Vescovi. Questi, attraverso l&#8217;ordinazione sacerdotale trasmettono ad altri, in una determinata misura, il potere di consacrare, mentre quello d&#8217;insegnare e di governare \u00e8 proprio al Papa e ai Vescovi.<\/p>\n<p>Quando si parla di &#8220;apostolato gerarchico&#8221; e di &#8220;apostolato dei laici&#8221;, bisogna tenere conto di una duplice distinzione: innanzi tutto tra il Papa, i Vescovi e i preti da una parte, e l&#8217;insieme del laicato, dall&#8217;altra; quindi, all&#8217;interno del clero, tra quelli che detengono nella sua pienezza il potere di governare, e gli altri chierici. I primi (Papa, Vescovi e preti) appartengono necessariamente al clero. Se un laico fosse eletto papa, non potrebbe accettare l&#8217;elezione che a condizione di essere idoneo a ricevere l&#8217;ordinazione e disposto a farsi ordinare; il potere d&#8217;insegnare e di governare, cos\u00ec come il carisma d&#8217;infallibilit\u00e0, gli sarebbero concessi dall&#8217;istante della sua accettazione, prima ancora della sua ordinazione.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Estratto dell&#8217;intervento al Concilio di Mons. Doumith, vescovo maronita del Libano, nel contesto della discussione del cap. III della Costituzione Lumen Gentium (<\/i><i>Discours au Concile, edd. Y. Congar et al. Paris, 1964, 76-79<\/i><i>)<\/i><\/p>\n<p>La carica dell&#8217;episcopato non \u00e8 ristretta al potere di santificare, al quale sarebbe collegato attraverso un legame stretto il potere di insegnare e di governare, ma comporta egualmente e contemporaneamente i poteri di santificare, insegnare e governare, come emerge chiaramente dalla disciplina antica dei libri liturgici. Tutte le prerogative episcopali dipendono dalla consacrazione stessa. Questo risulta dal fatto che il consacrato, subito dopo la sua consacrazione, esercita la sua funzione senza alcun&#8217;altra condizione : consacrato, egli diventa dottore ovvero autentico araldo del Vangelo, pontefice con il potere di ordinarne un altro, diventa pastore e membro del collegio che detiene la successione degli apostoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Lumen Gentium<\/i> n\u00b0 21<\/p>\n<p>Il santo Concilio insegna quindi che con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell&#8217;ordine, quella cio\u00e8 che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, realt\u00e0 totale del sacro ministero. La consacrazione episcopale conferisce pure, con l&#8217;ufficio di santificare, gli uffici di insegnare e governare; questi per\u00f2, per loro natura, non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica col capo e con le membra del collegio. Dalla tradizione infatti, quale risulta specialmente dai riti liturgici e dall&#8217;uso della Chiesa sia d&#8217;Oriente che d&#8217;Occidente, consta chiaramente che dall&#8217;imposizione delle mani e dalle parole della consacrazione \u00e8 conferita la grazia dello Spirito Santo ed \u00e8 impresso il sacro carattere in maniera tale che i vescovi, in modo eminente e visibile, tengono il posto dello stesso Cristo maestro, pastore e pontefice, e agiscono in sua vece.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00a0+++<\/p>\n<p>Ora, mi sembra che, nei numeri 109-111, il testo del documento finale del Sinodo per l&#8217;Amazzonia confermi la prospettiva stabilita dal Concilio. Riafferma il posto centrale dell&#8217;Eucaristia nella vita cristiana. Dice con esattezza che la celebrazione eucaristica \u00e8 \u00abil punto di arrivo (culmine e consumazione) della comunit\u00e0; ma \u00e8, allo stesso tempo, il punto di partenza: di incontro, di riconciliazione, di apprendimento e catechesi, di crescita comunitaria\u00bb (110): \u00e8 la reciprocit\u00e0 tra il sacrificio spirituale della Chiesa e il suo sacrificio liturgico. Non si pu\u00f2 dissociare il momento vitale e il momento liturgico dell&#8217;esistenza di una comunit\u00e0 cristiana. Si comprende allora con evidenza che il responsabile del primo momento (pastorale) lo \u00e8 del secondo (liturgia) e reciprocamente; \u00e8 quanto dice <i>Lumen Gentium<\/i>. La conseguenza \u00e8 che, per quanto nobile, la tradizione canonica del celibato obbligatorio deve cedere il passo, se necessario, all&#8217;esigenza di una comunit\u00e0 cristiana al tempo stesso teologale, missionaria e liturgica. Per rispettare la tradizione canonica millenaria della Chiesa, il documento procede con discrezione: riserva l&#8217;ordinazione di uomini sposati ai diaconi che abbiano dato prova di s\u00e9 nel loro servizio, ai quali d&#8217;altronde bisogner\u00e0 dare una formazione adeguata. Tuttavia, malgrado la legittima prudenza nella maniera di fare, il principio \u00e8 posto. Ci\u00f2 che \u00e8 primario nella vita della Chiesa, \u00e8 l&#8217;assimilazione del popolo cristiano al suo Signore, attraverso la vita teologale, missionaria e liturgica. Questo si realizza attraverso il gioco delle virt\u00f9 e dei carismi, grazie alla sorveglianza, alla moderazione e alla presidenza (moltiplico gli equivalenti delle parole <i>vescovo<\/i> e <i>anziano<\/i>) che sono ordinati a tale missione tramite il sacramento. Se papa Francesco conferma tali disposizioni, avr\u00e0 ristabilito l&#8217;ordine dei valori: prima la vita della Chiesa in tutte le sue dimensioni servita tramite il ministero episcopale (sacerdotale), poi, eventualmente ma non necessariamente, in ragione di una chiamata particolare, il celibato per questo servizio. Il santo John Henry Newman, circondato nella sua Chiesa da numerosi preti sposati di alto valore e predisponendosi lui stesso all&#8217;ordinazione, aveva udito tale chiamata sin dalla giovinezza: \u00abSono obbligato a menzionare, bench\u00e9 non lo faccia senza ripugnanza, un&#8217;altra e profonda immaginazione che, a partire da quell&#8217;epoca, autunno 1816 [aveva 15 anni], si \u00e8 impadronita di me \u2013 non ci si pu\u00f2 sbagliare in proposito \u2013 ovvero che avrei dovuto condurre una vita di celibe&#8230; La chiamata della mia vita richiedeva un sacrificio come quello implicato nel celibato, per esempio per la missione presso i pagani, verso la quale ero profondamente attratto durante alcuni anni\u00bb.<a title=\"\" href=\"\/Users\/admin\/Downloads\/Blog%2040%20it.docx#_ftn3\">[3]<\/a> Io penso sinceramente che il futuro dimostrer\u00e0 che il carisma del celibato sar\u00e0 largamente diffuso dallo spirito nel cuore degli uomini che avranno ricevuto quello della responsabilit\u00e0 di una Chiesa, ma avr\u00e0 un tenore nuovo per il fatto che non sar\u00e0 pi\u00f9 una legge. E, in ogni caso, la responsabilit\u00e0 pastorale e liturgica passer\u00e0 sempre al primo posto, prima del celibato.<\/p>\n<p>Detto questo, bisogna ammettere che, in proposito, le disposizioni auspicate al n\u00b0 96 di questo stesso documento finale del Sinodo per l&#8217;Amazzonia sono strane. Questo testo infatti prevede che, \u00ab il Vescovo pu\u00f2 affidare, con un mandato a tempo determinato, in assenza di sacerdoti, l\u2019esercizio della cura pastorale delle comunit\u00e0 a una persona non investita del carattere sacerdotale, che sia membro della comunit\u00e0 stessa\u00bb; e aggiunge che questo \u00abmandato ufficiale\u00bb pu\u00f2 essere istituito \u00abattraverso un atto rituale\u00bb. Mentre il n\u00b0 21 di <i>Lumen Gentium<\/i> dice espressamente che l&#8217;incarico pastorale \u00e8 dato dal sacramento dell&#8217;Ordine, qui esso viene ridotto al livello di un \u00abmandato ufficiale\u00bb (espressione canonica il cui contenuti aveva costituito l&#8217;oggetto di lunghe discussioni ai tempi dell&#8217;Azione cattolica sotto papa Pio XI), e si prevede un \u00abatto rituale\u00bb. Ma quale? L&#8217;atto rituale che esprime il ministero episcopale su una comunit\u00e0 \u00e8 il sacramento dell&#8217;Ordine. Se il lettore vorr\u00e0 rileggere qui sopra il testo di Pio XII, vedr\u00e0 che la disposizione auspicata dal Sinodo corrisponde a questo testo, come se questo non fosse stato annullato dal Concilio. Bisogna dunque sperare che questo n\u00b0 99 sar\u00e0 diventato obsoleto prima ancora di essere stato applicato!<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"\/Users\/admin\/Downloads\/Blog%2040%20it.docx#_ftnref1\">[1]<\/a> EDB, Bologna 2019.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"\/Users\/admin\/Downloads\/Blog%2040%20it.docx#_ftnref2\">[2]<\/a> Li ho commentati in <i>La Chiesa\u00a0: il travaglio delle riforme, <\/i>Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012, 5-13.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"\/Users\/admin\/Downloads\/Blog%2040%20it.docx#_ftnref3\">[3]<\/a> <i>Apologia pro vita sua<\/i>, capitolo primo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Version fran\u00e7aise ici All&#8217;inizio del libro Un cattolicesimo diverso,[1] avevo indicato il mutamento operato al n\u00b0 21 della Costituzione Lumen Gentium per quanto riguarda la natura dell&#8217;episcopato e, di conseguenza, del sacerdozio presbiterale. 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