{"id":14558,"date":"2019-12-04T20:30:39","date_gmt":"2019-12-04T19:30:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14558"},"modified":"2019-12-04T20:30:39","modified_gmt":"2019-12-04T19:30:39","slug":"matrimonio-civile-e-benedizione-degli-anelli-una-lettera-reale-e-una-risposta-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/matrimonio-civile-e-benedizione-degli-anelli-una-lettera-reale-e-una-risposta-possibile\/","title":{"rendered":"Matrimonio civile e benedizione degli anelli. Una lettera reale e una risposta possibile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fedi-nuziali.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14559\" alt=\"fedi nuziali\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fedi-nuziali-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fedi-nuziali-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fedi-nuziali.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ricevo questa lettera, che pone una questione importante. La riproduco con alcuni omissis per ragioni di riservatezza. E poi provo a rispondere, secondo scienza e coscienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><span style=\"color: #444950\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">S<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444950\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">alve, <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444950\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">r<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444950\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">iprendendo da un suo scritto (Andrea Grillo, Tempo graziato. La liturgia come festa, Messaggero, Padova 2018, pp. 104-106 ) circa la benedizione delle fedi, le chiediamo un parere. Con il parroco (dopo una formazione diocesana sulle coppie ferite) in parrocchia seguiamo in particolare una coppia (lei nubile, lui divorziato perch\u00e9 la moglie lo ha tradito con l&#8217;attuale compagno). <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444950\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Tra poco\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444950\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">si <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444950\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">sposeranno civilmente, hanno chiesto la benedizione degli anelli. Il parroco dopo il dovuto discernimento, dove ha valutato la possibilit\u00e0 di un eventuale annullamento ha palesato il dubbio sulla possibilit\u00e0. Ci \u00e8 sembrato chiarificatore il suo scritto: non un sacramento, ma atto liturgico . Da parte dei parroci c&#8217;\u00e8 condivisione sulla sua interpretazione, ma c&#8217;\u00e8 preoccupazione per la confusione che si potrebbe creare e dunque evitano con intento pedagogico. Ci illumini per scardinare questo timore, eventualmente con altri rimandi bibliografici. Cordiali saluti<\/span><\/span><\/span><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi sembra che qui ci troviamo di fronte a un caso classico di contrasto tra il bene civile e il bene ecclesiale. Per ragionare con serenit\u00e0 su questo punto, e aiutare ad assumere la decisione pi\u00f9 saggia e pi\u00f9 giusta, mi sembra che si debba considerare un elemento della questione che normalmente sfugge alla considerazione pastorale. E non \u00e8 un caso che chi scrive abbia trovato qualche aiuto in un libro dedicato al \u201ctempo\u201d. Perch\u00e9 la variabile temporale deve essere assunta in modo nuovo dalla Chiesa, senza fissarsi in modo ostinato sui \u201ctempi giuridici\u201d, che, come \u00e8 noto, possono essere sterminati. Mi spiego meglio. E\u2019 evidente che il discernimento dei pastori deve riguardare la situazione concreta. E, come si \u00e8 soliti fare, si inizia dal considerare la \u201csolidit\u00e0\u201d del vincolo, e quindi la possibilit\u00e0 di procedere ad una causa per chiedere il riconoscimento della sua nullit\u00e0. Salvo i rari casi di \u201cprocesso breve\u201d &#8211; che non sembrano riguardare la fattispecie considerata \u2013 si tratta comunque di procedimenti lunghi e con una imprevedibilit\u00e0 di tempi che confligge profondamente con le scelte esistenziali dei soggetti. Questo vale sia per il caso in cui si giudichi che sussista qualche motivo di nullit\u00e0, sia per il caso in cui si constati la inesistenza di un fondato motivo. Anche in questo caso il pastore non ha esaurito le proprie possibilit\u00e0 di discernimento. Perch\u00e9 si apre, proprio in tal caso, lo spazio di una valutazione che, senza intaccare la validit\u00e0 del vincolo preesistente, riconosca le circostanze soggettive particolari e rilevi una effettiva esperienza di fallimento del vincolo. Questo, evidentemente, non pu\u00f2 essere il caso soltanto per situazioni acquisite \u2013 ossia per coppie che gi\u00e0 si trovino nella condizione di aver contratto vincolo civile, e che possano essere riammesse alla comunione ecclesiale. Ci\u00f2 vale anche per chi si trova in una condizione di \u201cpassaggio\u201d e abbia optato per dare alla nuova unione l\u2019unica forma giuridica possibile, ossia quella civile. In alcuni casi, come sembra essere quello qui descritto, il pastore pu\u00f2 giudicare che la unione matrimoniale di diritto civile \u00e8 \u201cil bene possibile\u201d per la nuova coppia. In tal caso, e solo in questo caso, non vi sarebbe grande difficolt\u00e0 ad ammettere che, se si tratta di un \u201cbene\u201d, tale bene possa essere \u201cbenedetto\u201d anche ecclesialmente, nonostante il fatto che non si tratta del sacramento del matrimonio, ma soltanto del matrimonio civile. Non \u00e8 impossibile, infatti, che la Chiesa, in determinate circostanze, possa riconoscere che il matrimonio civile, quando \u00e8 l\u2019unica via possibile, rappresenti di per s\u00e9 un bene per la coppia.<\/p>\n<p>Per uscire da questo dissidio, a me pare, occorre valorizzare la chiara affermazione con cui <i>Amoris Laetitia<\/i> supera il principio ottocentesco per cui, in materia matrimoniale, la forma oggettiva legale tende ad identificare il bene del soggetto e cos\u00ec pure la volont\u00e0 di Dio. In quella mentalit\u00e0, della quale spesso risentiamo ancor oggi, del tutto in buona fede, porre un qualsiasi gesto di \u201cassenso\u201d al matrimonio civile \u2013 da parte di un ministro della Chiesa \u2013 appare come motivo di scandalo e di disorientamento per il popolo di Dio. A ci\u00f2 si deve aggiungere un altro fattore, che incide con forza sulle nostre reazioni. Ed \u00e8 la perdita del \u201csenso della misura\u201d: una coppia che chiede la \u201cbenedizione degli anelli\u201d, se lo fa con senso del limite, con modestia e con pacatezza, non chiede un \u201csacramento clandestino\u201d, non vuole \u201cfarla franca\u201d, non vuole \u201caggirare la legge\u201d, ma desidera veder riconosciuto e partecipato quel bene \u2013 quel poco o tanto di bene \u2013 che si accinge a vivere. A benedire gli anelli non \u00e8 chiamato il \u201cpubblico ufficiale ecclesiastico\u201d, ma quel presbitero che resta sempre, oltre che sacerdote e re, anche un profeta. Ci vuole un profeta per riconoscere il bene, l\u00ec dove si presenta, anche quando non ha tutti profili \u201cregolari\u201d e i timbri di garanzia. L\u00ec dove un uomo e una donna, con alle spalle una storia complessa, giungono alla decisione di sposarsi civilmente, questo \u00e8 un evento che, a determinate condizioni, la Chiesa pu\u00f2 riconoscere, con il quale pu\u00f2 gioire e del quale pu\u00f2 rallegrarsi. Nel momento in cui sia chiaro che il sacramento del matrimonio e la benedizione degli anelli sono due \u201cforme liturgiche\u201d diverse, nessun parroco pu\u00f2 essere costretto alla benedizione, ma nessun parroco deve sentirsi impedito ad ammetterla, nel momento in cui si sia convinto che il bene in gioco \u00e8 superiore a quella parte di fragilit\u00e0 e di male che ha segnato la storia di uno dei due sposi o anche di entrambi.<\/p>\n<p>Il principio dello scandalo non \u00e8 detto che stia solo nella disinvolta \u201cbenedizione\u201d di ogni realt\u00e0, ma forse ancor pi\u00f9 si rivela nella nostra incapacit\u00e0 di dar voce, parola e forma a quelle piccole o grandi \u201cporzioni di bene\u201d che riscattano e rilanciano le esistenze di donne e uomini. Nuovi inizi sono reali. Che la Chiesa non li subordini semplicemente ad un astruso regime giuridico, ma li incontri direttamente e schiettamente, come realt\u00e0 inaggirabili, non \u00e8 un limite dei nostri tempi. Rispettare i tempi della vita degli uomini e delle donne spesso implica accettare che la Chiesa parli anzitutto con i linguaggi semplici del lodare, del rendere grazie e del benedire. La Chiesa sa che pu\u00f2 parlare il linguaggio eucaristico quando vive nel cuore della sua intimit\u00e0 con il Signore. Ma pu\u00f2 parlare tutte le lingue della benedizione, della lode e della grazia, quando incontra i soggetti che si collocano non al centro, ma lungo il cammino, o anche ai margini o alla periferia. La benedizione \u00e8 un classico linguaggio della periferia ecclesiale. La Chiesa non solo pu\u00f2, ma deve utilizzarlo proprio per riconoscere che, anche in assenza del bene massimo, un piccolo bene possibile, quando \u00e8 riconosciuto con benevolenza, pu\u00f2 aprire varchi e riconciliare corpi. Cos\u00ec potrebbero fare i non rari profeti di vita futura, incompresi dai non pochi profeti di certa sventura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ricevo questa lettera, che pone una questione importante. La riproduco con alcuni omissis per ragioni di riservatezza. E poi provo a rispondere, secondo scienza e coscienza. &nbsp; Salve, riprendendo da un suo scritto (Andrea&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14558"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14558"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14558\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14562,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14558\/revisions\/14562"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14558"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14558"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14558"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}