{"id":14521,"date":"2019-11-29T09:31:01","date_gmt":"2019-11-29T08:31:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14521"},"modified":"2019-11-29T09:31:01","modified_gmt":"2019-11-29T08:31:01","slug":"la-deriva-blasfema-del-presepe-sovranista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-deriva-blasfema-del-presepe-sovranista\/","title":{"rendered":"La deriva blasfema del presepe sovranista"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativit\u00e0.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14525\" alt=\"Lorenzo-Costa-nativit\u00e0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativit\u00e0-300x219.jpg\" width=\"300\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativit\u00e0-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativit\u00e0.jpg 985w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il presepe sovranista \u00e8 una bestemmia.<strong>\u00a0<\/strong>Lo dico non tanto da cittadino, ma da teologo.\u00a0Con la espressione &#8220;presepe sovranista&#8221; intendo quella comprensione distorta e capovolta del presepe, che lo riduce a &#8220;manifestazione di identit\u00e0 cristiana da contrapporre ad altre fedi o culture&#8221;. Chi utilizza in questo modo il presepe, quasi come una &#8220;bandiera&#8221;, o addirittura come un'&#8221;arma&#8221;, che contrapporrebbe la nostra identit\u00e0 alle identit\u00e0 &#8220;avversarie&#8221;, non solo non ne comprende il messaggio, ma lo capovolge e lo snatura in un modo che risulta davvero scandaloso. Vorrei mostrare in che senso questo &#8220;attentato al presepe&#8221; faccia parte di quella &#8220;campagna di menzogne&#8221; che la logica sovranista pretende di imporre alla attenzione distratta del paese. Questa dimostrazione \u00e8 possibile solo se ci si dispone, con molta pazienza, ad analizzare il significato teologico del presepe, prima e oltre rispetto al suo &#8220;uso convenzionale&#8221;.<\/p>\n<p>DISIMPARARE IL PRESEPE FALSO<\/p>\n<p>In tutte le grandi tradizioni, i passaggi decisivi \u2013 come per noi il Natale e la Pasqua \u2013 diventano \u201cluoghi di riconoscimento\u201d, non solo religioso, ma culturale e sociale. Questo \u00e8 un fatto inevitabile e non negativo. \u201cFare il presepe\u201d a Natale, e \u201cvisitare i sepolcri\u201d a Pasqua diventano luoghi di identit\u00e0, che vanno al di l\u00e0 della fede. Ma, proprio in questa trasformazione culturale, le tradizioni si espongono al rischio della indeterminatezza, perch\u00e9 concentrano in un punto tutti i \u201cmessaggi\u201d e proprio per questo \u201csovraccarico\u201d corrono il pericolo di perderne il senso e di banalizzarlo.\u00a0Il presepe, in modo esemplare, costituisce un caso tipico di questa \u201ctentazione\u201d. Infatti, se analizzato in modo pi\u00f9 attento, il termine &#8220;presepe&#8221; dice, in latino, \u201cmangiatoia\u201d e costituisce la \u201cversione di Luca\u201d del rivelarsi del Salvatore. Che si rivela ai pastori irregolari e non ai buoni credenti regolari del tempo. La tensione, in quel testo di Luca, \u00e8 tra la grandezza del Signore e la piccolezza umana che pu\u00f2 riconoscere la gloria di Dio solo attraverso la profezia della irregolarit\u00e0 dei pastori. Nella versione di Matteo, invece, la dose \u00e8 ancora rincarata: la tensione \u00e8 tra la stella e i magi che la seguono, nella loro condizione di stranieri, e la ostilit\u00e0 viscerale dei residenti regolari e dei Governatori. Il \u201cnostro presepe\u201d, mescolando tutti questi messaggi, e aggiungendovi anche elementi decorativi, rischia di non aumentare, ma di diminuire la forza della tradizione, riducendola a un \u201csoprammobile borghese&#8221;.\u00a0<i>Il presepe significa che ultimi, stranieri e irregolari sanno riconoscere Ges\u00f9, mentre Governatori, residenti regolari e uomini per bene cercano di ucciderlo<\/i>. Esattamente come accade nel cammino verso la Pasqua, quando a riconoscere Ges\u00f9 saranno una donna dai molti mariti, un handicappato grave come il cieco nato e un morto come Lazzaro. Queste sono le categorie privilegiate dal Vangelo.\u00a0 Per il fatto che ai nostri presepi &#8220;non facciamo mancare nulla&#8221; &#8211; pastori e magi, stella e mangiatoia, bue e agnelli, asini e pozzi, fuochi e artigiani, ruscelli e cieli stellati, oche e galline &#8211; non li comprendiamo pi\u00f9. O meglio li comprendiamo in modo distorto, come una &#8220;nostra affermazione&#8221;, come una &#8220;bandiera&#8221;, addirittura come una &#8220;difesa dall&#8217;altro&#8221;. Questo \u00e8 il presepe che dobbiamo disimparare. Questo \u00e8 il presepe della eresia sovranista.<\/p>\n<p>RIMPARARE IL PRESEPE VERO<\/p>\n<p>Per infondere pace, concordia, rispetto, accoglienza, umanit\u00e0, il Natale deve ancora &#8220;far paura&#8221;: questa sua virt\u00f9 sconvolgente \u00e8 dovuta non alla sua qualit\u00e0 \u201ccivile\u201d, ma al suo significato religioso, come anticipazione drammatica, fin dai primi vagiti del Figlio di Dio, della fede pasquale. Il Natale annuncia la pace e la accoglienza \u201csub contraria specie\u201d, parlandoci di un disegno assassino, di un rifiuto, di un mancato riconoscimento, di una persecuzione. Senza questa interpretazione forte, senza questo dramma, senza questo pathos, i simboli del natale e della Pasqua, diventano \u201csegni civili di appartenenza\u201d, soprammobili, orecchini, disegni sulle T-Shirt o sui diari scolastici. Questo \u00e8 un fenomeno inevitabile: ma uso e significato non coincidono. Il senso del Presepe e della Croce non sono semplicemente quello di un \u201cvalore umano\u201d, ma di un \u201cmistero divino\u201d, che realizza la pace. Per questo resta \u201cinquietante\u201d, perch\u00e9 mette a nudo la fragilit\u00e0 di tutti i valori umani e la loro strutturale contraddittoriet\u00e0. Ora, \u00e8 evidente che la comunit\u00e0 civile non pu\u00f2 immediatamente riconoscere la pienezza del messaggio che il simbolo propone. <em>Ma la comunit\u00e0 cristiana deve anche sapere, e dire con autorevolezza, che non si pu\u00f2 fare il presepe e non volere che bambini stranieri si iscrivano a scuola, come fanno anche potenti catene di scuole private cattoliche. Non si pu\u00f2, se si \u00e8 parroco, fare il presepe e poi dichiarare di non voler ospitare profughi. Non si pu\u00f2 difendere il presepe come politici e poi lavorare per ostacolare ogni presenza straniera sul territorio<\/em>. Il presepe, come la croce, non \u00e8 semplicemente un segno della fragile umanit\u00e0, ma anche segno della profezia con cui Dio riscatta il povero, l\u2019emarginato, lo straniero, l\u2019orfano, la vedova, lo zoppo, il cieco e si prende cura anzitutto di essi, mettendoli al primo posto! &#8220;Prima gli ultimi&#8221; \u00e8 scritto a chiare lettere su ogni presepe vero. Non si pu\u00f2 pretendere che questo sia chiaro a uomini politici, che anzi vogliono solo &#8220;presepi falsi&#8221;. Deve per\u00f2 essere chiaro alle comunit\u00e0 ecclesiali, che annunciano, nelle forme pluralistiche moderne, il Vangelo della pace, della misericordia e della riconciliazione. Che non \u00e8 mai semplicemente una evidenza civile. In questa differenza sta o cade la giustificazione del \u201cfare presepi\u201d, non per tacere, ma per parlare con efficacia, per discernere con lungimiranza, per agire con profezia.<\/p>\n<p>IL PRESEPE COME &#8220;CAVALLO DI TROIA&#8221; DELLA TRADIZIONE<\/p>\n<p>Anche la prima intuizione del presepe &#8211; quella di Francesco di Assisi a Greccio, cos\u00ec spoglia, cos\u00ec essenziale, fatta solo di mangiatoia (presepe, appunto) di bue e asinello, senza Giuseppe, senza Maria, senza &#8220;bambinello sostitutivo&#8221;, ma solo pieno di umilt\u00e0, di carit\u00e0, di eucaristia e di parola evangelica &#8211; annuncia la pace a tutti. Tutti include, nessuno discrimina, abbatte i muri,\u00a0 accoglie ogni storia, ogni vita, ogni domanda. Anche nella immaginazione mistica di Francesco, il &#8220;primo presepe&#8221; proclama con forza questa lieta notizia: il bambino che nasce, e che nasce a Greccio come a Betlemme, facendo di Greccio una nuova Betlemme, realizza nel &#8220;cuore&#8221; e nelle &#8220;vite&#8221; una nuova possibilit\u00e0 di pace e di riconciliazione. Edifica una citt\u00e0 pacificata, riconciliata, capace di accoglienza. Per questo un &#8220;presepe sovranista&#8221; \u00e8 una contraddizione in termini. Per questo chiedere di &#8220;fare il presepe&#8221; come &#8220;difesa dalle diversit\u00e0&#8221; \u00e8 una bestemmia, anche se viene da una assessore regionale. Per questo una Chiesa con il filo nella schiena pu\u00f2 arrivare a scrivere una &#8220;lettera sul presepe&#8221;, per sostenere l&#8217;uso di &#8220;fare il presepe vero&#8221;, di pace e di riconciliazione, e per arginare ogni bestemmia che usi il presepe &#8211; perfino il presepe &#8211; per alimentare odio, conflitto e divisione. Non esitiamo a fare il presepe vero. Lasciamo entrare nelle nostre case, nelle nostre scuole, nelle nostre strade, il &#8220;cavallo di Troia&#8221; delle nostre tradizioni. Che cos\u00ec, da indifferenti e diffidenti possono convertirsi alla non indifferenza e alla confidenza. Il presepe sovranista \u00e8 una caricatura, una corruzione, una contraddizione del presepe. Il presepe vero rivela un dramma di esclusione e di persecuzione, che Dio capovolge in pace e concordia. Il presepe sovranista fa la caricatura della pace, alimentando solo esclusione e indifferenza. Fare il presepe, quello vero, significa coltivare la speranza che il &#8220;sovrano&#8221; non \u00e8 di questo mondo ed che entra nel mondo &#8220;sub contraria specie&#8221;, con il motto &#8220;prima gli ultimi&#8221;. Il suo nome \u00e8 amore, misericordia, accoglienza, perdono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presepe sovranista \u00e8 una bestemmia.\u00a0Lo dico non tanto da cittadino, ma da teologo.\u00a0Con la espressione &#8220;presepe sovranista&#8221; intendo quella comprensione distorta e capovolta del presepe, che lo riduce a &#8220;manifestazione di identit\u00e0 cristiana da&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14521"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14521"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14521\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14529,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14521\/revisions\/14529"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}