{"id":14519,"date":"2019-11-27T21:17:40","date_gmt":"2019-11-27T20:17:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14519"},"modified":"2019-11-27T21:17:40","modified_gmt":"2019-11-27T20:17:40","slug":"ghislain-lafont-sulla-ordinazione-delle-donne-non-ce-posto-per-la-discriminazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ghislain-lafont-sulla-ordinazione-delle-donne-non-ce-posto-per-la-discriminazione\/","title":{"rendered":"Ghislain Lafont sulla ordinazione delle donne: &#8220;Non c&#8217;\u00e8 posto per la discriminazione&#8221;."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lafont.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3848\" alt=\"lafont\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lafont.jpg\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lafont.jpg 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lafont-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel contesto di un piccolo volume (&#8220;Un cattolicesimo diverso&#8221;, EDB, 2019), nel quale Gh. Lafont presenta l\u2019 \u201cultima versione\u201d della sua preziosa sintesi teologica, il monaco francese propone alcune pagine intense, esplicitamente dedicate al tema della autorit\u00e0 femminile nella Chiesa, elegantemente intitolato <i>Nota sulla chiamata delle donne al carisma del governo<\/i>. Per comprendere bene il testo, che si trova alla fine del III capitolo, e poco prima delle conclusioni, bisogna avere almeno una idea di ci\u00f2 che lo precede. Pertanto vorrei procedere ad esporre in estrema sintesi i contenuti fondamentali del volume (1), per poi esaminare nel dettaglio i passaggi dedicati alla ordinazione femminile (2), che si occupano della <i>questione della forma<\/i> (3), della <i>verit\u00e0 \u201cinfallibile\u201d<\/i> (4), e del riferimento alla <i>vergine Maria<\/i> (5). Non \u00e8 difficile comprendere che si tratta di un testo assai prezioso per sviluppare oggi un serio dibattito sulla posizione della donna nella Chiesa.<\/p>\n<p>1. <i>La struttura del volumetto<\/i><\/p>\n<p>Il volume, come dice il suo autore nella Introduzione, \u00e8 una riflessione su <i>quattro elementi<\/i> che caratterizzano <i>un cattolicesimo diverso<\/i> rispetto a quello classico. Tali elementi, inaugurati formalmente dal Concilio Vaticano II sono questi: il <i>sacrificio<\/i> non \u00e8 una pratica legata al male, ma alla natura stessa del reale e all\u2019amore che ne \u00e8 la verit\u00e0; l\u2019<i>eucaristia<\/i> non \u00e8 una ripetizione dell\u2019unico sacrificio, ma la sua \u201cmemoria attiva\u201d; il <i>ministero<\/i> nella Chiesa \u00e8 un dono dello Spirito santo, radicato in un carisma specifico; il <i>nome di Dio<\/i> pi\u00f9 conforme al Vangelo \u00e8 <i>Amore all\u2019eccesso, o Misericordia<\/i>. Sulla base di queste 4 novit\u00e0 il testo si sviluppa in 3 parti: nella <i>prima parte<\/i>, muovendo proprio da questo \u201camore originario\u201d, viene presentato il \u201csistema nuovo\u201d, che nella <i>seconda parte<\/i> viene confrontato con la presentazione \u201cclassica\u201d della fede cristiana, per arrivare, nella <i>terza parte<\/i>, a configurare il \u201cbuon uso dell\u2019eucaristia\u201d e il \u201cbuon uso dell\u2019autorit\u00e0\u201d come criteri di identit\u00e0 della Chiesa contemporanea. In questo contesto del terzo capitolo incontriamo le pagine che ora vorrei presentare con maggior precisione.<\/p>\n<p>2. <i>Chiamata delle d<\/i><i>onn<\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> carisma d<\/i><i>el<\/i><i> governo<\/i><\/p>\n<p>Lafont \u201cnon senza un certo timore\u201d affronta la questione della ordinazione della donna. Da un lato ribadisce che la posizione della Santa Sede appare chiara e netta, escludendo questo tipo di ordinazione, perch\u00e9 Ges\u00f9 stesso lo avrebbe escluso e la Chiesa non avrebbe il potere di cambiare su questo punto. Ma per l\u2019autore, nonostante tutto ci\u00f2, esiste lo spazio per un \u201cesercizio di scuola\u201d, senza pretendere immediate conseguenze operative, nel quale tuttavia poter esercitare il pensiero e mettere alla prova i dati storici e sistematici della tradizione cattolica.<\/p>\n<p>3. <i>La questione della forma<\/i><\/p>\n<p>Il primo punto su cui Lafont applica il proprio pensiero \u00e8 una questione \u201cformale\u201d che pu\u00f2 diventare sostanziale. A proposito della Lettera apostolica <i>Ordinatio <\/i>sacerdotalis l\u2019autore si chiede: \u201cPerch\u00e9 Giovanni Paolo II non si \u00e8 espresso con tutta la chiarezza desiderabile? Perch\u00e9 non ha adottato le forme canoniche di una definizione dottrinale?\u201d (63). Contrariamente a quanto operato da papa Pio IX e da papa Pio XII, per la definizione della Immacolata e della Assunta, Giovanni Paolo II ha adottato \u201cuna lettera che contiene certo un testo molto forte, ma che non \u00e8 una definizione dogmatica\u201d (64). In questo caso non si tratta di una questione secondaria. \u201cQuando si tratta di una definizione che comporta l\u2019obbligo di credere, sotto pena di essere separato dalla Chiesa, il legislatore \u00e8 moralmente tenuto a una totale chiarezza, sia nell\u2019enunciato di ci\u00f2 che deve essere creduto, sia nella dichiarazione di autorit\u00e0. Il magistero non ha diritto di lasciar passare un vizio di forma. La forma<i> ex cathedra<\/i> non \u00e8 facoltativa\u201d (64). Se \u00e8 vero che vi \u00e8 un magistero definitivo anche del magistero ordinario, \u00e8 altrettanto vero che molte di queste decisioni, che si credevano irreformabili, e che forse sono state utili al loro tempo, hanno perso la loro autorit\u00e0. \u201cQuali che possano essere state le intenzioni personali di Giovanni Paolo II, resta il fatto che, non avendo usato la forma solenne, ha lasciato un po&#8217; socchiusa la porta a ricerche teologiche miranti a venire a capo dei dubbi che sussistono\u201d(64).<\/p>\n<p>4. <i>La verit\u00e0 \u201cinfallibile\u201d<\/i><\/p>\n<p>Tuttavia, dopo questa domanda di carattere formale, Lafont pone una seconda questione, ancora pi\u00f9 decisiva: \u201c\u00e8 possibile, in una materia nella quale \u00e8 coinvolta la storia, giungere a una verit\u00e0 infallibile?\u201d(65). Il problema non \u00e8 semplice, ma \u00e8 chiaro che la \u201cverit\u00e0 pratica\u201d e la \u201cverit\u00e0 storica\u201d non sono in alcun modo afferrabili una volta per tutte. Il giudizio sul \u201csoggetto femminile\u201d non pu\u00f2 essere oggetto di una \u201cdefinizione\u201d, proprio perch\u00e9 tale soggetto non \u00e8 determinato solo da un profilo naturale, ma ha una storia, scaturisce da un processo di autocomprensione e di sviluppo che non pu\u00f2 essere anticipato astrattamente o universalmente. Un esempio, fornito opportunamente da Lafont, sembra utile per comprendere meglio questa prospettiva. Egli infatti presenta un testo di Pio XII, del 1957, in cui il papa attribuiva \u201calla volont\u00e0 di Ges\u00f9\u201d il fatto di aver dato agli apostoli \u201cun duplice potere\u201d, ossia il potere d\u2019ordine e il potere di giurisdizione. Lafont osserva che questa \u201cdottrina\u201d, considerata allora irreformabile, meno di dieci anni dopo fu sostituita dal Concilio Vaticano II con una lettura completamente diversa, che riconduceva ogni autorit\u00e0 alla ordinazione e faceva dell\u2019episcopato la pienezza del sacramento.<\/p>\n<p>Questo esempio sembra illuminare di una luce particolare la questione della \u201cautorit\u00e0 femminile\u201d. Scrive infatti con grande chiarezza Lafont:<\/p>\n<p>\u201cNell\u2019attuale penuria di sacerdoti, capita di affidare a donne grandi responsabilit\u00e0, in passato detenute da sacerdoti, per cui ora si comprende che possono essere esercitate da laici o da religiose. Ma capita che si affidino loro parrocchie, ossia intere comunit\u00e0 cristiane. In altri termini, si conferisce loro un \u2018potere di giurisdizione\u2019 (fosse pure sotto la responsabilit\u00e0 nominale di un ecclesiastico) senza il potere di ordine corrispondente ed esse possono fare tutto nella Chiesa, tranne celebrare il sacrificio spirituale della loro comunit\u00e0, cosa che far\u00e0, quando lo si trover\u00e0, un sacerdote proveniente da altrove e senza alcun legame con la comunit\u00e0. Si ritorna cos\u00ec alla dicotomia classica? Si conferisce loro una missione sacramentale, ma senza il sacramento e la grazia che vi \u00e8 annessa\u201d (66-67).<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro che la precariet\u00e0 di queste soluzioni, che reintroducono vecchie distinzioni solo in caso di \u201csoggetto femminile\u201d, pi\u00f9 che come rimedi, appaiono come ulteriori problemi. Che lasciano insolute le questioni di fondo e perci\u00f2 non escono dall\u2019imbarazzo.<\/p>\n<p>5. <i>La vergine Maria<\/i><\/p>\n<p>Anche il riferimento a Maria non \u00e8 affatto risolutivo. Maria \u00e8 assolutamente unica ed \u00e8 modello per tutti, per uomini e donne. \u201cLa sua intelligenza, la sua forza, la sua missione sono incomparabili; ella \u00e8 di un ordine diverso. E\u2019 modello per ogni cristiano, uomo o donna. La missione delle donne cristiane si trova altrove e il non-sacerdozio di Maria non mi sembra in nulla esemplare per le donne in quanto donne. Ho paura che si proponga alle donna una pia immagine oleografica di povera-piccola.giovane-donna-al-focolare in un ambiente rurale di altri tempi\u201d (67). Non \u00e8 dunque in una astratta composizione di \u201cprincipio petrino\u201d e di \u201cprincipio mariano\u201d che si possa affrontare davvero la questione della autorit\u00e0 della donna nella Chiesa.<\/p>\n<p>Non resta che una conclusione:<\/p>\n<p>\u201cSe il sacerdozio \u00e8 un carisma riconosciuto e ordinato, chi pu\u00f2 decidere che le donne non possono avere questo carisma? Nella Chiesa cattolica bisogna ritenere che Ges\u00f9 stesso ha escluso le donne da questo carisma? N\u00e9 gli uomini n\u00e9 le donne sono sacerdoti nel senso sacrificale dell\u2019Antico testamento. Ges\u00f9 stesso non lo era&#8230;Ges\u00f9 \u00e8 l\u2019unico sacerdote del suo sacrificio unico. La Chiesa che \u00e8 il suo corpo entra in questo sacrificio. Dei cristiani sono chiamati, in questo corpo, a servire questo sacrificio spirituale. Un solo Signore, un solo mistero pasquale. Un solo Spirito. Io credo che non ci sia posto per la discriminazione\u201d (67).<\/p>\n<p>6. <i>B<\/i><i>reve conclusione <\/i><i>su autorit\u00e0 e pensiero<\/i><\/p>\n<p>Come appare con chiarezza, Lafont esercita responsabilmente il compito di \u201cpensare\u201d cui \u00e8 chiamato il teologo, ogni teologo. Lo spazio per il pensiero, anche di fronte ai testi pi\u00f9 autorevoli, resta per il teologo come oggetto di un dovere: poich\u00e9 i fatti, pur con tutta la loro autorit\u00e0, non sono mai, in quanto tali, delle ragioni sufficienti. Per questo Lafont ricorda una bella espressione del Card. Martini: \u201cNon ho paura delle persone che non credono; ho paura delle persone che non pensano\u201d. Un uso disinvolto di una \u201cteologia d\u2019autorit\u00e0\u201d rischia sempre di ridurre le ragioni alla sola evidenza dei fatti. Questo, come dice bene S. Tommaso d\u2019Aquino, non \u00e8 senza ris<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">chio: \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Se noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorit\u00e0, possediamo certamente la verit\u00e0, ma in una testa vuota\u201d. Se l\u2019assenso alla esclusione della donna dal ministero ordinato dovesse avere, come prezzo, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">la opaca certezza<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> di \u201cteste vuote\u201d, avremmo ottenuto un piccolo guadagno <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">di corto respiro, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">che non tarderebbe a capovolgersi, <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>quam celerrime<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">, in una perdita <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">grave <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">o <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">forse <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">in un ritardo quasi<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> irrecuperabile<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel contesto di un piccolo volume (&#8220;Un cattolicesimo diverso&#8221;, EDB, 2019), nel quale Gh. 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