{"id":14463,"date":"2019-11-09T09:22:26","date_gmt":"2019-11-09T08:22:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14463"},"modified":"2019-11-11T16:01:54","modified_gmt":"2019-11-11T15:01:54","slug":"de-mulieribus-ordinandis-percorsi-nelle-fonti-teologiche-medievali-2-la-donna-sociaimmagine-di-dio-e-una-nuova-episteme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/de-mulieribus-ordinandis-percorsi-nelle-fonti-teologiche-medievali-2-la-donna-sociaimmagine-di-dio-e-una-nuova-episteme\/","title":{"rendered":"De mulieribus ordinandis: percorsi nelle fonti teologiche medievali (\/2). La donna \u201csocia\u201d\/\u201cimmagine di Dio\u201d e \u201cuna nuova episteme\u201d"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11394\" alt=\"ministerodonne\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1-300x177.jpg\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> \u00a0 La elaborazione da parte della grande scolastica della antica sapienza patristica e delle Sentenze di Pietro Lombardo ha prodotto un ingente sapere teologico, procedendo per\u00f2 in modo non sempre lineare e conseguente. Anzi, non \u00e8 raro trovare \u201csalti\u201d e \u201csvolte\u201d nell\u2019uso e nella interpretazione dei testi. Alcuni spunti provenienti dai Padri e dalla prima sintesi teologiche medievali sono stati ripresi, approfonditi, elaborati, articolati ed ampliati. Altri, invece, sono rimasti ai margini, talora semplicemente ripresi \u201calla lettera\u201d, altre volte non considerati o eliminati addirittura. Vorrei soffermarmi su due aspetti della tradizione medievale ed antica che non hanno goduto di grande fortuna critica nei secoli successivi, e che oggi invece potrebbero riacquistare peso nella discussione sulla autorit\u00e0 femminile nel ministero ecclesiale.<\/p>\n<p>a) <i>Una esegesi della creazione della donna \u201c<\/i><i>d<\/i><i>e latere <\/i><i>viri<\/i><i>\u201d<\/i> Un capitolo del \u201cDe sacramentis cristianae fidei\u201d, (I, 6, 35) di Ugo di S. Vittore, dedicato al tema del \u201cPerch\u00e9 la donna \u00e8 stata fatta dall\u2019uomo e perch\u00e9 dal fianco?\u201d, riceve la seguente risposta: \u201c<i>Poi in aiuto della generazione dallo stesso uomo fu fatta la donna. Poich\u00e9 se fosse stata creata da altrove, non ci sarebbe stato un solo principio per tutti gli uomini. Ma fu fatta dal fianco dell\u2019uomo, affinch\u00e9 fosse chiaro che era creata per la comunione d\u2019amore, e non, invece, se fosse stata tratta dal capo, apparisse da preferirsi all\u2019uomo per il comando, o se fosse stata fatta dai piedi, fosse sottomessa in schiavit\u00f9. Poich\u00e9 all\u2019uomo non era preparata una padrona o una serva, ma una socia, non doveva essere creata n\u00e9 dalla testa, n\u00e9 dai piedi, ma dal fianco, affinch\u00e9 la conoscesse come da porre accanto a s\u00e9, lei che aveva appreso essere stata tratta dal suo fianco\u201d.<\/i> Il testo appare singolarmente diverso da quelli che, nei secoli successivi, soprattutto ad opera di Tommaso e di Bonaventura, sottolinearanno con forza proprio quella \u201csubjectio\u201d che questo testo vuole escludere. Questo stesso testo viene ripreso, quasi letteralmente, sebbene in forma pi\u00f9 breve, da Pietro Lombardo, nelle <i>Sententiae<\/i>, (II, d. XVIII), sotto il titolo<i> La creazione della donna<\/i>, dove si afferma: \u201cPerch\u00e9 \u00e8 stata fatta dal fianco dell\u2019uomo?<i> La donna \u00e8 stata fatta dal fianco dell\u2019uomo, non dalla testa, n\u00e9 dai piedi, perch\u00e9 non gli fossa fatta n\u00e9 una padrona n\u00e9 una serva. Se infatti fosse stata fatta dal capo, sarebbe sembrata da preferire all\u2019uomo per il comando; se invece fosse stata fatta dai piedi, sarebbe apparsa da sottomettere in schiavit\u00f9, mentre \u00e8 stata fatta dal fianco, e per questo fosse chiaro che era creata per la comunione d\u2019amore con l\u2019uomo, e come aiuto per la generazione\u201d.<\/i> Anche il testo di Pietro Lombardo, che omette il termine \u201csocia\u201d per definire la donna, esclude per\u00f2 la \u201csubordinazione\u201d come categoria interpretativa del femminile. Entrambi questi testi sembrano non avere precedenti nella letteratura cristiana anteriore. Un precedente di rilievo sembra venire dalla tradizione della sapienza ebraica di commento alla Genesi (al <em>Bereshit Rabbah<\/em> dedicheremo un post ulteriore). Nemmeno in Agostino, dunque, appare mai questa ermeneutica della creazione della donna, anche se il Vescovo di Tagaste ha dedicato a questo episodio biblico una attenzione diffusa e articolata, della quale vale la pena di riferire brevemente, soprattutto per come appare nel XII libro del <i>De Trinitate<\/i>.<\/p>\n<p>b) <i>La donna nel \u201cDe trinitate\u201d di Agostino<\/i> Nel libro XII del <i>De trinitate <\/i>Agostino parla della relazione tra uomo e donna in una prospettiva diversa da quella che sar\u00e0 assunta, in modo prevalente, dal discorso scolastico. Il registro, infatti, non \u00e8 quello della tensione tra soggetto maschile attivo e soggetto femminile passivo \u2013 cos\u00ec come abbiamo visto attestato, nel post precedente, in Tommaso d\u2019Aquino o in Bonaventura \u2013 ma quello della differenza tra intelletto e azione, tra vita contemplativa e vita attiva. Questa prospettiva \u00e8 possibile per Agostino sulla base di due presupposti:<\/p>\n<p>a) Egli prescinde dalle caratteristiche corporee, dalla differenza sessuale, e considera l\u2019anima razionale dell\u2019uomo e della donna;<\/p>\n<p>b) Egli mira a stabilire se uomo e donna siano entrambi \u201cimago Dei\u201d o se questa sia prerogativa soltanto del maschio. Come dice Agostino, (De Trinitate, XII, 7,12): \u201c<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">L\u2019immagine di Dio non risiede se non nella parte dello spirito dell\u2019uomo che si unisce alle ragioni eterne, per contemplarle ed ispirarsene, parte che, come \u00e8 manifesto, possiedono non solo gli uomini, ma anche le donne\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">La metafora utilizzata da Agostino \u00e8 dunque intellettuale: quando l\u2019intelletto \u00e8 orientato verso le cose cielo, \u00e8 a immagine di Dio; quando si occupa delle cose terrene, non \u00e8 pi\u00f9 immagine di Dio. <\/span><span style=\"color: #000000\">Ma questa divisione, nella sua diversit\u00e0 dal principio attivo e passivo, non impedisce alla donna di essere pienamente \u201cimago Dei\u201d. Anche Tommaso riprende esattamente questa posizione di Agostino, nella q.93, a.4, corpus e <\/span><span style=\"color: #000000\">in particolare <\/span><span style=\"color: #000000\">nell\u2019ad1: <\/span><em><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201c<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #002200\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">tam in viro quam in muliere invenitur Dei imago quantum ad id in quo principaliter ratio imaginis consistit, scilicet quantum ad intellectualem naturam\u201d<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">. Resta problematica, in Tommaso, la correlazione tra questa lettura positiva e la visione negativa <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">proposta n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">ella questione precedente. Il recupero della dignit\u00e0 della donna sembra comunque esigere, <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">tanto <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">in Agostino <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">quanto<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> in Tommaso, una distanza strutturale della considerazione <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">di essa <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">dal livello corporeo e sessuale della identit\u00e0. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">In questa differenza si muove cos\u00ec una considerazione della donna con la affermazione della \u201cimago Dei\u201d, che non dipende dal riferimento corporeo, e con la negazione della \u201crepraesentatio Christi\u201d, che invece <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">verr\u00e0 interpretata come normativamente determinata dal riferimento al corpo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>\u00a0c) <i>Alcune conclusioni<\/i> I testi che abbiamo considerato offrono due orizzonti poco sviluppati dalla teologia della donna nei secoli successivi. Da un lato, infatti, la esclusione della creazione \u201cdalla testa\u201d e \u201cdai piedi\u201d, implica una interpretazione del genere femminile come non subordinato, ma che si \u201cassocia\u201d a quello maschile. La esclusione della comprensione \u201cancillare\u201d della donna sembra smentire quella teoria della \u201csubiectio\u201d (Tommaso) e della impossibilit\u00e0 di una naturale rappresentanza (Bonaventura) riferita con tanta sicurezza al genere femminile. Vi \u00e8 dunque, nella testimonianza di Ugo di S. Vittore e di Pietro Lombardo, un registro diverso, che non sar\u00e0 assente nelle citazioni della teologia successiva, ma che non verr\u00e0 sviluppato, e perci\u00f2 non sar\u00e0 in grado di contrastare un crescente peso delle argomentazioni in termini di \u201csubiectio\u201d e di difformit\u00e0 rispetto al modello \u201cnormativo\u201d di esercizio della autorit\u00e0. Ci\u00f2 dipender\u00e0 forse da una pi\u00f9 intensa recezione delle fonti giuridiche, che avverr\u00e0 proprio nei decenni successivi ai primi scolastici. D\u2019altra parte, sul versante agostiniano, scarsissimo \u00e8 stato l\u2019impatto della profonda riflessione sulla donna, pensata non gi\u00e0 secondo la linea della fisiologia aristotelica del \u201cprincipio attivo\/maschile e passivo\/femminile\u201d, ma secondo la distinzione tra vita contemplativa e vita attiva. Il diverso registro, utilizzato da Agostino, rispetto a quello \u201cfisiologico\u201d, permette di interpretare anche il femminile come \u201ccustode della immagine di Dio\u201d. Anzi, la traduce, in modo evidente, con una prevalenza del piano del \u201cbios praktik\u00f2s\u201d, rispetto al maschile, dove invece inclina piuttosto al \u201cbios noet\u00f2s\u201d. Le conseguenze di queste due grandi interpretazioni non sono di poco conto: esse possono aiutare a collocare in un orizzonte \u201cepistemologicamente diverso\u201d anche i nostri discorsi sul \u201cministero femminile\u201d. Una nuova episteme, un cambio di paradigma \u2013 di cui ha parlato papa Francesco il 4 novembre scorso nell\u2019importante\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/speeches\/2017\/november\/documents\/papa-francesco_20171104_federazione-universita-cattoliche.html\">Discorso alla Federazione delle Universit\u00e0 cattoliche<\/a> &#8211; sembra necessario alla riflessione ecclesiale sulla relazione tra ministero e donna. Le tracce di questa nuova impostazione si trovano anche nel mondo antico e nel mondo medievale. Saper riallacciare le fila di queste tradizioni compete al lavoro comune di teologi e pastori, titolari, rispettivamente, del \u201cmagisterium cathedrae magistralis\u201d e del \u201cmagisterium cathedrae pastoralis\u201d. A nessuna delle due cattedre \u00e8 possibile sfuggire a questo \u201csegno dei tempi\u201d, che richiede non solo pensieri pi\u00f9 adeguati, ma anche cuori appassionati e mani creative. In una nuova correlazione tra ragione, emozione e azione si nasconde non solo la novit\u00e0 paradigmatica del nostro tempo, ma anche lo specifico contributo che le donne possono portare al rinnovamento della tradizione. E una cosa \u00e8 certa: se non lo faranno le donne, se non si dar\u00e0 loro la possibilit\u00e0 di svolgere appieno questo compito, nessun\u2019altro potr\u00e0 farlo al posto loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 La elaborazione da parte della grande scolastica della antica sapienza patristica e delle Sentenze di Pietro Lombardo ha prodotto un ingente sapere teologico, procedendo per\u00f2 in modo non sempre lineare e conseguente. 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