{"id":14422,"date":"2019-11-04T21:31:45","date_gmt":"2019-11-04T20:31:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14422"},"modified":"2019-11-04T21:31:45","modified_gmt":"2019-11-04T20:31:45","slug":"de-mulieribus-ordinandis-percorsi-nelle-fonti-teologiche-medievali-1-bonaventura-e-la-simbolica-della-mediazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/de-mulieribus-ordinandis-percorsi-nelle-fonti-teologiche-medievali-1-bonaventura-e-la-simbolica-della-mediazione\/","title":{"rendered":"De mulieribus ordinandis: percorsi nelle fonti teologiche medievali (\/1). Bonaventura e la simbolica della mediazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12489\" alt=\"ministerodonne\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dopo aver discusso in diversi post precedenti le posizioni di S. Tommaso d\u2019Aquino, anche per come recepite dalla riflessione teologica contemporanea e dal magistero degli ultimi decenni, ritengo molto utile scandagliare altre fonti del sapere teologico medievale, le cui teorie sono entrate nel \u201csenso comune\u201d secolare della Chiesa e possono anche oggi essere assunte acriticamente, da parte di diversi soggetti ecclesiali e culturali. Una sintesi dei passaggi precedenti pu\u00f2 essere letta <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ministro-donna-schiavo-la-visione-tomista-e-la-impasse-di-inter-insigniores\/\"><b>qui.<\/b><\/a><\/p>\n<p><b>Bonaventura e la mediazione impossibile<\/b><\/p>\n<p>La riflessione teologica medievale \u201cde mulieribus\u201d si colloca per lo pi\u00f9 nel solco aperto da Pietro Lombardo con le sue Sentenze. I \u201cluoghi\u201d di maggiore riflessione sono legati al tema della \u201ccreazione della donna\u201d (libro II), della \u201cincarnazione\u201d (libro III) e degli impedimenti al \u201csacramento dell\u2019ordine\u201d (libro IV). Sulla base della formulazione originaria delle \u201cSentenze\u201d &#8211; alle quali dedicheremo un post prossimamente \u2013 ogni \u201cmagister\u201d ha stilato una serie di \u201ccommenti\u201d, nei quali assume una propria interpretazione, offrendo una lettura originale. Abbiamo gi\u00e0 fatto riferimento ripetutamente al Commentario stilato da Tommaso d\u2019Aquino. Consideriamo ora alcune grandi differenze che appaiono nel pi\u00f9 influente teologo francescano della grande scolastica, ossia Bonaventura.<\/p>\n<p>Vorrei far notare come la originalit\u00e0 di Bonaventura, che \u00e8 stato il primo ad elaborare una argomentazione \u201csimbolica\u201d della \u201cnon ordinabilit\u00e0\u201d della donna, riposi su una lettura profondamente discriminante, che solitamente non si porta in primo piano, anche perch\u00e9 \u00e8 \u201cdislocata\u201d rispetto al discorso sull\u2019ordine (IV), e collocata invece nella discussione sul tema della incarnazione (III).<\/p>\n<p>a) Libro III, D. 12, a. 3, q. 2 <i>Utrum decuerit Deum assumere sexum muliebrem<\/i><\/p>\n<p>Leggiamo dunque all\u2019interno del discorso sulla incarnazione, basato su poche righe dedicate da Pietro Lombardo all\u2019argomento, e risolte semplicemente con un rimando ad Agostino, la domanda sulla possibilit\u00e0 del \u201cfarsi carne di Dio in un corpo di sesso femminile\u201d, viene risolta con una affermazione di fondo, poi specificata in tre direzioni. La affermazione, nel \u201ccorpus\u201d della risposta \u00e8 che \u201cmuliebris sexus non est tantae dignitatis sicut virilis\u201d. Ci\u00f2 viene poi articolato a tre livelli, dicendo che:<\/p>\n<p>\u201cExcellit enim sexus virilis muliebrem et quantum ad <i>dignitatem in principiando<\/i>, et quantum ad <i>virtutem in agendo<\/i>, et quantum ad <i>auctoritatem in praesidendo\u201d<\/i><\/p>\n<p>Ad illustrazione di queste tre caratteristiche della eccellenza del sesso maschile sul femminile, si sottolinea poi un aspetto strutturale della differenza: \u201cviri est agere, muliebris est pati\u201d. E\u2019 evidente che la natura \u201cpassiva\u201d della donna contrasta strutturalmente con ogni \u201ccompito di azione ecclesiale\u201d. Anche in questo caso, con linguaggio ancora pi\u00f9 articolato rispetto ad altri commentatori, le comprensioni biologiche, antropologiche e sociologiche del tempo condizionano pesantemente la comprensione della donna, relegandola strutturalmente in una \u201cpassivit\u00e0 originaria\u201d che la esclude da ogni esercizio di \u201cprimato\u201d, di \u201ciniziativa\u201d e di \u201cautorit\u00e0\u201d. Non diversa da Tommaso risulta dunque la forza con cui questa prospettiva viene ribadita ed anzi ulteriormente articolata.<\/p>\n<p>b) Libro IV, d. 25, a. II, q.1 <i>Utrum ad susceptionem ordinis requiratur sexus virilis<\/i><\/p>\n<p>Sulla base di quanto gi\u00e0 appurato in sede di incarnazione, Bonaventura elabora poi un sapere non sull\u2019impedimento del sesso femminile, ma sulla essenzialit\u00e0 del sesso maschile. In questa direzione sembra elaborare una \u201csapere positivo\u201d, a differenza di Tommaso, identificando il sesso maschile come \u201ccondizione della mediazione ministeriale\u201d. Ascoltiamo il testo di Bonaventura, che argomenta a partire dalla netta \u201dconclusio\u201d:<i> Mulieres nec de iure nec de facto ordines suscipere possunt.<\/i> Oltre ad indicare nel<i> corpus<\/i> della risposta una serie di \u201cdocumenti pontifici\u201d &#8211; il cui contenuto tuttavia appare non lineare \u2013 Bonaventura allega la \u201cratio theologica\u201d a suo avviso decisiva, che presenta cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u201cIn hoc enim sacramento persona, quae ordinatur, significat Christum mediatorem; et quoniam mediator solum in virili sexu fuit et per virilem sexum potest significari: ideo possibilitas suscipiendi ordines solum viris competit, qui soli possunt<i> naturaliter repraesentare et secundum characteris susceptionem <\/i>actu signum huius ferre. Et ista positio probabilior est et multis auctoritatibus Sanctorum potest probari\u201d.<\/p>\n<p>Qui Bonaventura presenta, in modo originale, e a differenza di Tommaso, la \u201crappresentazione naturale di Cristo\u201d <i> <\/i>come criterio di identificazione del \u201csesso maschile\u201d in quanto sostanza del sacramento dell\u2019ordine. Ma questo argomento rappresentativo, con la sua novit\u00e0, poggia molto pesantemente, come abbiamo visto, sulla considerazione marginale e residuale della \u201cmulier\u201d sul piano della autorit\u00e0 e della azione.<\/p>\n<p>La influenza di categorie giuridiche e di categorie biologico-antropologiche impedisce una comprensione serena della questione della \u201cordinazione\u201d. E rende anche l\u2019argomento simbolico, nella sua indiscutibile originalit\u00e0, gravemente segnato da questo orizzonte di disuguaglianza e di discriminazione, che si sovrappone pesantemente al discorso teologico e lo rende tanto fragile agli occhi di chi oggi voglia \u201cdare ragione della fede\u201d e non semplicemente salvare l\u2019<i>ancien regime<\/i>.<\/p>\n<p>Anche Alberto Piola, che ha scritto il lavoro di sintesi pi\u00f9 eccellente sulla questione della ordinazione femminile, riconosce che in Bonaventura \u201cil problema pare essere non tanto l\u2019uso in s\u00e9 di questo simbolismo, quanto il modo di vedere l\u2019uomo e la donna che vi sta sotto\u201d (A. Piola,<i> Indagine storico-teologica degli aspetti antropologicidell\u2019ordinazione delle donne<\/i>, Torino, Effat\u00e0, 2006,<i> <\/i>298).<\/p>\n<p>La ripresa moderna di questo argomento \u201csimbolico\u201d, per quanto ricontestualizzato e riargomentato, difficilmente pu\u00f2 mettere al riparo di una nuova antropologia e di una nuova sociologia le ragioni teologiche di esclusione della donna dal sacramento dell\u2019ordine. Il rischio, non evitato da molti autori contemporanei, \u00e8 che l\u2019 \u201cargomento simbolico della <i>repraesentatio naturalis<\/i>\u201d mascheri, sotto i temi neutri della mediazione e della sponsalit\u00e0, la sopravvivenza degli antichi pregiudizi, rendendoli cos\u00ec meno evidenti, ma non meno insidiosi. Che la mediazione del Signore Ges\u00f9 sia impossibile per soggetti di sesso femminile \u2013 che sarebbero incapaci di rappresentare il \u201cmediatore\u201d e lo \u201csposo\u201d &#8211; non sembra la causa normativa di una prassi conseguente, ma piuttosto la conseguenza fattuale di una tradizione pensata con il modello della \u201csubiectio\u201d. Come vedremo nel prossimo post, la teologia medievale conosce anche un altro modello di comprensione della donna \u2013 intendendola n\u00e9 come serva n\u00e9 come padrona, ma come \u201csocia\u201d dell\u2019uomo &#8211; che \u00e8 presente fin da Pietro Lombardo e che ha avuto un suo sviluppo autonomo intorno al tema della creazione, ma senza riuscire ad entrare efficacemente nell\u2019ambito delle discussioni sulla incarnazione e sulla ordinazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver discusso in diversi post precedenti le posizioni di S. 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