{"id":14414,"date":"2019-11-04T17:29:04","date_gmt":"2019-11-04T16:29:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14414"},"modified":"2019-11-04T17:32:05","modified_gmt":"2019-11-04T16:32:05","slug":"transizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/transizione\/","title":{"rendered":"Transizione"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl XX secolo \u00e8 stato il periodo pi\u00f9 straordinario della storia dell\u2019umanit\u00e0, unendo catastrofe umana senza precedenti, miglioramento materiale sostanziale e capacit\u00e0 inedita di trasformare \u2013 e distruggere \u2013 il pianeta e persino di evitarlo\u00bb [John Eric Hobsbawm, <em>L\u2019\u00e8mpire, la d\u00e8mocratie, le terrorisme<\/em>, tr.fr. Versaille \u00e9diteur-Monde diplomatique 2009, p. 9]. Ora \u00abbench\u00e9 l\u2019ampiezza della globalizzazione resti abbastanza modesta, salvo forse qualche Stato di solito piccolo e spesso europeo, ha ricadute politiche e culturali spropositate. Perci\u00f2 l\u2019immigrazione \u00e8 problema politico centrale nella maggior parte dei paesi occidentali sviluppati, anche se gli esseri umani che vivono fuori dai paesi natali non eccedono il 3%. Nel 2007 secondo l\u2019indice KOF di globalizzazione economica gli Stati Uniti erano al 39\u00b0 posto, Germania 40\u00b0, Cina 55\u00b0, Brasile 60\u00b0, Corea del Sud 62\u00b0, Giappone 67\u00b0, India 105\u00b0. Salvo il Brasile, tutti sono per\u00f2 meglio posizionati nella scala della globalizzazione sociale (il Regno Unito \u00e8 la sola economia importante tra le prime 10 della globalizzazione sociale e economica [e la derivata labilit\u00e0 politica: ndr]). Temporaneo o no, quest\u2019impatto smisurato potr\u00e0 avere a breve serie ripercussioni politiche nazionali e internazionali. Tendo a credere che, in un modo o nell\u2019altro, la resistenza politica rischi di rallentare il progresso del libero-scambio nei due prossimi decenni \u2013 anche se il ritorno a politiche protezioniste esplicite \u00e8 poco probabile\u00bb [ivi, pp. 12-3]. \u00abDemocrazia, valori occidentali e diritti umani non sono paragonabili a una qualsiasi tecnologia di importazione i cui benefici appaiono sin dall\u2019inizio e di identico impiego per tutti gli utenti che possono permettersi di acquisirla\u00bb. \u00abIn breve sono pochissime le scorciatoie nella storia \u2013 lezione che l\u2019autore di questo libro ha imparato nient\u2019altro che vivendo e riflettendo nella maggior parte del secolo scorso\u00bb [ivi, p. 19]. \u00abNon possiamo sapere che tipo di struttura economica e organizzazione mondiale risulter\u00e0 dalla crisi presente, ma un ritorno al fondamentalismo del libero mercato \u00e8 certo impossibile\u00bb [ivi, p. 22].<br \/>\nCauta \u2013 l\u2019outsider Trump ha scatenato una guerra protezionista \u2013 la diagnosi indica la prognosi: il mondo va governato. Lo sa la <em>G\u00e9n\u00e9ration Europe<\/em> [Michalon, 2018] del ventottenne Rayan Nezzar: \u00abIn questo mondo che viene, conteremo meno per il nostro peso demografico o economico che per la nostra influenza diplomatica e la forza dei nostri princ\u00ecpi. In questo mondo multipolare, avremo sempre interesse a difendere insieme le nostre preferenze collettive verso i grandi insiemi geopolitici e commerciali. In questo mondo dove la guerra fredda non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ma dove i conflitti perdurano, uno \u2018splendido isolamento\u2019 dell\u2019Europa non \u00e8 affatto sostenibile salvo affermare che i nostri valori siano solo occidentali e che i nostri interessi si fermino alle nostre frontiere\u00bb [p. 156]. \u00abLa nostra alternativa non \u00e8 amare l\u2019Europa qual \u00e8 o lasciarla: possiamo sempre ricostruirla cos\u00ec come dovrebbe essere\u00bb. \u00abPerci\u00f2 non dubito che, all\u2019ora stabilita, una generazione nuova di persone impegnate si lever\u00e0 a assumersi le proprie responsabilit\u00e0\u00bb, \u00abper la nostra Europa, il meglio resta a venire\u00bb [ivi, p. 186]. Per \u00c9mile Harel, studente in sesta classe, \u00abappassionato di storia, sport e videogiochi\u00bb, l\u2019Europa \u00e8 \u00abun continente con molti paesi, lingue, tradizioni, sport\u00bb. \u00abLa storia europea comincia in Grecia antica molti secoli fa. Significa che ha un passato molto vecchio. Ci sono state guerre di religione, guerre civili, la campagna napoleonica e di recente la Prima e Seconda Guerre Mondiali. Gli Europei non hanno mai conosciuto periodi durevoli di pace. Allo stesso tempo l\u2019Europa ha fatto molti progressi scientifici in medicina, anatomia, astronomia, chimica. Molte opere d\u2019arte sono state create in pittura e letteratura. L\u2019Europa \u00e8 un po&#8217; il centro della storia del mondo\u00bb. \u00abIn sessantadue anni sono avvenute molte cose. In primo luogo, la pace tra i paesi. Ora si viaggia liberamente senza controlli di frontiera. In molti paesi usiamo la stessa moneta: l\u2019euro. Gli studenti possono studiare in altri paesi europei. Abbiamo un buon livello di vita. Abito a Strasburgo, una capitale dell\u2019Europa. Pap\u00e0 \u00e8 francese e mamma polacca. Uno dei miei migliori amici \u00e8 tedesco. A scuola studio tedesco e inglese e alcuni miei compagni di classe sono di origine straniera. \u00c8 bene che l\u2019Europa permetta di mescolarsi e vivere insieme con gioia e rispetto. Penso sia un\u2019identit\u00e0 europea da preservare. Vorrei continuare a crescere in pace e con gioia\u00bb [<em>L\u2019Europe dont je r\u00e8ve pour nous. Paroles des coll\u00e9giens et lyc\u00e9ens<\/em>, Un bout de chemin \u00e9ditions, 2019, pp. 47-9]. Con un multiplo dei suoi anni, anch\u2019io.<br \/>\nNella crisi comatosa degli stati nazionali, \u00abl\u2019Europa \u00e8 in crisi perch\u00e9 gli europei hanno bisogno di uno Stato europeo forte e democratico, ma tengono ai loro Stati nazionali perch\u00e9 l\u2019Unione Europea non \u00e8 forte n\u00e9 democratica. Sono in trappola e ne usciranno solo troncando la questione della sovranit\u00e0\u00bb. \u00abGli europei usciranno dalla trappola in cui sono presi ponendo la loro sovranit\u00e0 sopra quella della nazione\u00bb [Jean Fran\u00e7ois Billeter, <em>Demain l\u2019Europe<\/em>, Allia 2019, p. 15-6]. \u00ab\u00c8 un\u2019Europa futura che bisogna immaginare, non quella di ieri. Sta alle giovani generazioni inventarla, per se stesse e per i loro figli\u00bb [ivi, p. 19]. \u00abAllo stesso tempo potranno risolvere un problema pi\u00f9 grave che viene da pi\u00f9 lontano, ma di cui sono meno consapevoli perch\u00e9 chi vi ha interesse fa di tutto per nasconderlo. Si tratta della libert\u00e0 perduta dopo che il capitalismo ha loro imposto la sua legge. La recupereranno stabilendo la repubblica e il primato del politico sull\u2019economico\u00bb [ivi, p. 27].<br \/>\n\u00abL\u2019unione economica e monetaria \u00e8 contempo la minaccia pi\u00f9 chiara per i modelli sociali nazionali, ma anche la possibilit\u00e0 pi\u00f9 forte di reagire e cercare di modificare le regole del gioco a livello europeo, e ha conosciuto sviluppi importanti dopo il 2008 e soprattutto a partire dal 2010\u00bb, con \u00abl\u2019emergere della nuova governance economica per l\u2019aumento di potere della BCE e della Germania\u00bb, \u00abcomplessa perch\u00e9 non \u00e8 stabilizzata e emerge da diversi tipi di strumenti e logiche di controllo. Ma il punto cruciale \u00e8 la politica e l\u2019importanza dei rapporti di forza politici. I risultati di questo periodo sono in linea con le attese quando la destra \u00e8 simultaneamente al potere negli stati membri e naturalmente si riflette in modo diretto e indiretto sulla Commissione e sul Parlamento europei. La nuova governance in atto porta a una deregolamentazione radicale delle istituzioni di solidariet\u00e0 in certi stati membri. Si unisce a una crescente divergenza (e non convergenza) tra gruppi di paesi e tra regioni nei paesi\u00bb [Philippe Pochet, <em>\u00c0 la recherche de l\u2019Europe sociale<\/em>, PUF 2019, p. 28].<br \/>\nMa nell\u2019UE, malgrado la centralit\u00e0 assegnata al mercato, \u00abcontrariamente a quella nazionale, la legislazione sociale non ha sub\u00ecto un processo di deregolamentazione (finora). Il diritto sociale europeo che appariva debole o minimale dieci o quindici anni fa, pare oggi una rete di sicurezza molto utile\u00bb [ivi, p. 347]. La sfida su cui convergere \u00e8 ambientale. \u00abLo sconvolgimento climatico \u00e8 un problema non solo ecologico, ma sistemico\u00bb. \u00abPer lungo tempo l\u2019Unione Europea \u00e8 stata pioniera in quest\u2019ambito. Nel 2001 ha lanciato una Strategia di sviluppo durevole inclusivo di aspetti sociali quali la lotta alla povert\u00e0 o la questione delle cure sanitarie\u00bb: anche \u00abquesto approccio \u00e8 tuttavia messo a tacere a partire dal 2010\u00bb [ivi, pp. 306-7]. \u00abInvece di considerare le politiche del cambiamento climatico una distrazione dalle questioni sociali urgenti (invecchiamento, ineguaglianza salariale crescente, immigrazione, ecc.), chi lavora alle politiche sociali dovr\u00e0 valutare la transizione climatica come una realt\u00e0 emergente che apre possibilit\u00e0 di cambiamento, anche nei luoghi noti per la loro resistenza al cambiamento. Ma il punto pi\u00f9 difficile \u00e8 quello degli attori e delle coalizioni: quale strategia per sviluppare il cambiamento tecnologico, ma anche delle necessarie preferenze collettive? \u00c8 una questione centrale per passare effettivamente all\u2019azione. \u00c8 attorno a una dinamica di transizione giusta che devono svilupparsi le azioni\u00bb [ivi, pp. 328-9].<br \/>\n\u00abIn modo totalmente inatteso, un nuovo attore \u00e8 sorto a fine 2018-inizio 2019: i giovani europei, soprattutto studenti secondari, si sono messi a manifestare per il clima. Sono riusciti a organizzare in modo decentrato uno dei pi\u00f9 grandi movimenti di sciopero e mobilitazione da decenni in qua. Sta qui l\u2019anello mancante? L\u2019attore necessario per coalizzare gruppi diversi e porre nel lungo termine la questione climatica e quella dei cambiamenti comportamentali individuali e collettivi? Una lettura storica ci rende prudenti perch\u00e9 movimenti simili sono esistiti a fine anni 1960 e negli anni 1970. Sono stati spazzati via dall\u2019ondata neoliberale. Analizzando le loro rivendicazioni \u00e8 tuttavia chiaro che le questioni ambientali e sociali sono intimamente legate. \u00c8 comunque l\u2019occasione per costruire una piattaforma comune di una transizione socio-ecologica\u00bb [ivi, p. 329]. L\u2019ondata neoliberale passa, ci dice Hobsbawm. I mutamenti sistemici si impongono da s\u00e9, vanno governati e \u00abse non si fa nulla, l\u2019Europa dovr\u00e0 affrontare una migrazione permanente\u00bb: \u00ablo sviluppo \u00e8 la soluzione per contenere la bomba demografica africana\u00bb [Jean-Luc Buchalet e Cristophe Pratt, <em>Le future de l\u2019Europe se joue en Afrique<\/em>, \u00c8ditions Ayrolles 2019, p. 240]. \u00abRiscaldamento climatico, miseria e guerre sono le cause principali\u00bb. \u00abSenza questi problemi d\u2019accesso alle sue risorse l\u2019Africa sarebbe capace di nutrire tutto il continente\u00bb [ivi, p. 241]. \u00abOgni volta che la fame aumenta dell\u20191% le migrazioni progrediscono del 2%. La risposta dell\u2019Europa dev\u2019essere certo securitaria, ma anzitutto di sviluppo industriale\u00bb [ivi, p. 242]. \u00abL\u2019energia \u00e8 il motore dello sviluppo. Nel 2015, circa i due terzi della popolazione africana non avevano ancora accesso all\u2019elettricit\u00e0\u00bb [ivi, p. 243]. \u00abIl continente ha la capacit\u00e0 di diventare il serbatoio energetico dell\u2019Europa, specie nelle energie rinnovabili\u00bb [ivi, p. 244]. \u00abQuesto \u2018New Deal\u2019 dar\u00e0 un senso all\u2019avvenire di Africa e Europa. L\u2019Africa deve diventare nostra priorit\u00e0. Il futuro dell\u2019Europa si gioca in Africa\u00bb [ivi, p. 245].<br \/>\n<strong>Transizione<\/strong>. Manager costretti al successo da azionisti sempre pi\u00f9 avidi, loro inclusi, sfruttano il marasma degli stati nazionali, e l\u20191% dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 ricco nella globalizzazione vera del cambiamento climatico, spesso negato, ma agli albori, spesso truffaldina (SUV Volkswagen, 737 MAX Boeing, Panama Papers\u2026). <em>Quos deus perdere vult dementat prius<\/em>: confondi la mente della gente e fanne ci\u00f2 che vuoi, dicono gli inglesi. Scommettitore di mestiere e, dopo aver donato 5 milioni di sterline, imprescindibile riferimento dei conservatori, Stuart Wheeler punta sulla fine UE [BBC, <em>Hard Talk<\/em>, 11\/10\/2019, 21:00]. Scommessa seriale: <em>Remain<\/em> era dato in testa (Cameron ci credeva), a pro degli scommettitori <em>Brexit<\/em>. La fortuna va aiutata, si sa, oggi con social e influencer a confondere le menti. L\u2019intervistatore BBC infine chiede: ricchissimo, Wheeler pu\u00f2 affrontare Brexit anche se va male, e i cittadini britannici che stentano la vita? UE va gi\u00f9, UK globale no. Ciascun per s\u00e9. Da noi, \u00abun intellettuale della Lega, il professor Gianfranco Miglio, un accademico milanese che aveva contribuito a far conoscere in Italia il pensiero di Carl Schmitt, si dichiarava apertamente favorevole al \u201cmantenimento della mafia e della \u2018ndrangheta al Sud\u201d, precisando sibillinamente: \u201cIo non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe una assurdit\u00e0. Esiste anche un clientelismo buono, che pu\u00f2 determinare la crescita economica\u201d\u00bb [Jacques De Saint Victor, <em>Patti scellerati. Una storia politica delle mafie in Europa<\/em>, tr.it. UTET 2013, p. 336]. \u00abNon mi fecero ministro perch\u00e9 avrei distrutto la Repubblica\u00bb: Miglio \u00e8 citato da <em>Il Giornale<\/em> del 20\/03\/1999. \u00abOggi, invece, il mafioso \u00e8 riuscito a togliersi una maschera: non deve pi\u00f9 camuffarsi da imprenditore, \u00e8 diventato egli stesso un imprenditore che sfrutta senza problemi il vantaggio competitivo che gli viene dall\u2019essere criminale di stampo mafioso. I costi di tale strabordante potere economico sono enormi e si pagano in termini di violenza, instabilit\u00e0 politica e sociale, inquinamento ambientale\u00bb ma esso \u00e8 tale che \u00abl\u2019inclusione delle attivit\u00e0 illegali nel reddito nazionale \u00e8 una possibilit\u00e0 che l\u2019Unione Europea ha concesso agli istituti di statistica degli Stati membri\u00bb \u00abcon l\u2019\u201cobiettivo di accrescere la comparabilit\u00e0 internazionale delle stime\u201d\u00bb [S. Consiglio, P. Canonico, E. De Nito, G. Mangia, <em>Organizzazioni criminali<\/em>, Donzelli 2019, p. 92 e 95]. Eliminate le barriere tra legge e crimine, si capisce l\u2019attuale vulgata politica sulla sostenibilit\u00e0 del nostro debito, nella nostra insindacabile sovranit\u00e0. Banditismo legalizzato, come il nazismo, poi processato a Norimberga. Allora nazionalismo socialista, ora nazionalismo affarista.<br \/>\n\u00abLa Russia guarda all\u2019Africa come a una immensa start up\u00bb [<em>Il Sole 24 Ore<\/em>, 27\/10\/2019, p. 1] e noi, ponte tra Europa e Africa, puntiamo su Visegrad, Russia e PIL del malaffare? <em>Quos deus perdere vult dementat prius<em>, con social e influencer. I nostri giovani, sempre meno nella transizione demografica, vanno in Europa e quelli che vengono da fuori, una prima assoluta, c\u2019\u00e8 chi tra noi li rende invisibili nel libero mercato del malaffare e, se arrivano visibili su navi ONG, li respinge. <em>Italexit<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl XX secolo \u00e8 stato il periodo pi\u00f9 straordinario della storia dell\u2019umanit\u00e0, unendo catastrofe umana senza precedenti, miglioramento materiale sostanziale e capacit\u00e0 inedita di trasformare \u2013 e distruggere \u2013 il pianeta e persino di evitarlo\u00bb&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14414"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14414"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14414\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14420,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14414\/revisions\/14420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14414"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14414"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14414"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}