{"id":14402,"date":"2019-11-02T11:16:13","date_gmt":"2019-11-02T10:16:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14402"},"modified":"2019-11-02T11:16:13","modified_gmt":"2019-11-02T10:16:13","slug":"ministro-donna-schiavo-la-visione-tomista-e-la-impasse-di-inter-insigniores","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ministro-donna-schiavo-la-visione-tomista-e-la-impasse-di-inter-insigniores\/","title":{"rendered":"Ministro, donna, schiavo: la visione tomista e la impasse di &#8220;Inter insigniores&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13355\" alt=\"diaconato-femminile\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg\" width=\"300\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un breve riepilogo del mio percorso argomentativo pu\u00f2 permettere al lettore di comprendere meglio la questione in gioco ,che qui voglio approfondire. Nel momento in cui papa Francesco ha aperto un percorso ecclesiale di riflessione sulla possibile ordinazione diaconale della donna, ho notato che le argomentazioni sostenute anche da autorevoli membri della Commissione istituita dal papa utilizzavano &#8220;luoghi comuni&#8221; della teologia tomista (necessitas sacramenti, defectus eminentiae gradus) che non venivano compresi secondo la loro versione originale, ma distorti e piegati a nuove esigenze. Rimando per questo a quanto scritto su questo blog a proposito degli studi di <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-intenzioni-del-vaticano-ii-e-il-diaconato-femminile-k-h-menke-e-la-paralisi-della-tradizione\/\">Menke<\/a> e di <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dibattito-sul-diaconato-femminile-3-la-necessita-del-sacramento-e-il-sesso-femminile-huenermann-mueller-e-la-summa-theologiae-di-tommaso\/\">Mueller<\/a>, con testi confluiti poi nel volume &#8220;Diacone&#8221; curato da Serena Noceti, per i tipi di Queriniana. Successivamente, su segnalazione del prof. Komonchak, ho riletto anche ci\u00f2 che, su altro registro, Tommaso scriveva proposito della <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dibattito-sul-diaconato-femminile-5-la-donna-ministro-del-battesimo-nella-summa-theologiae\/\">donna nel battesimo<\/a>, traendone alcune conclusioni sul <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dibattito-sul-diaconato-femminile-4-il-metodo-di-s-tommaso-daquino\/\">&#8220;metodo tomista&#8221;<\/a>.\u00a0 Da tutte queste letture emerge, in modo prepotente, che\u00a0la \u201ccondizione femminile\u201d viene letta esclusivamente sul piano della recezione culturale e sociale della \u201cdonna come segno di autorit\u00e0\u201d: \u201cquod mulier statum subjectionis habet\u201d. Va detto, per\u00f2, che Tommaso \u00e8 molto attento a non teologizzare queste conclusioni, che derivano da evidenze &#8220;di ragione&#8221;, della ragione del suo tempo, dalla biologia, dalla antropologia e dalla sociologia del XIII secolo. Su questo punto possiamo anche ammirare una teologia tanto lontana da noi, ma rigorosa nel distingue i livelli delle proprie analisi.<\/p>\n<p>Con la fine del Sinodo sulla Amazzonia, e con la notizia della riapertura dei lavori della Commissione e con il suo ampliamento,\u00a0 riemergeva una questione di fondo: ossia la esigenza di <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-nuova-commissione-sul-diaconato-femminile-e-lavvenire-di-una-tradizione\/\">coniugare lo studio storico con un approccio sistematico nuovo<\/a>. Infatti, nessuno storico sarebbe in grado di leggere davvero la storia antica e moderna se mantenesse in testa le idee sistematiche di Tommaso.<\/p>\n<p>A favorire questo lavoro di ripensamento \u00e8 intervenuta anche la sollecitazione di una teologa inglese, <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/quaestio-de-mulierum-similitudine-tommaso-daquino-la-donna-e-lo-schiavo\/\">Tina Beattie<\/a>, che ha sollevato una domanda sul documento &#8220;Inter insigniores&#8221; (1976), fondata su una espressione tomista, la cui esegesi, tuttavia, ha confermato come gran parte della riflessione attuale sulla questione della &#8220;ordinazione della donna&#8221;, anche in sede ufficiale, si fondi su letture sbagliate dei testi tomisti. E interpreti in senso indebitamente teologico e cristologico, considerazioni biologiche, antropologiche e sociologiche di Tommaso.<\/p>\n<p><strong>Un passaggio ulteriore<\/strong><\/p>\n<p>Proprio in occasione dell&#8217;ultimo testo, suscitato dalla domanda di T. Beattie, un&#8217;altra teologa, Selene Zorzi, commentando il testo della mia risposta, aggiungeva un riferimento di grande forza argomentativa e che conferma, in modo ancora pi\u00f9 netto, la implausibilit\u00e0 delle risposte ecclesiali che utilizzino le proposizioni tomiste per escludere per principio la ordinazione diaconale della donna. Si tratta, in sostanza, di portare alla luce, non soltanto la fragilit\u00e0 degli argomenti che Tommaso utilizza a proposito degli &#8220;impedimenti alla ordinazione&#8221;, dove come abbiamo visto appare prepotentemente una correlazione tra &#8220;donna&#8221; e &#8220;schiavo&#8221;, ma di riconoscere che questa correlazione \u00e8 strutturale nella concezione che Tommaso offre sul tema &#8220;de productione mulieris&#8221;, ossia sulla creazione della donna. La concezione della donna, diremmo sul piano originario, \u00e8 articolata secondo una &#8220;parallelismo servile&#8221; che non riesce neppure lontanamente a immaginare come funzioni un mondo nel quale si dischiuda una &#8220;autocomprensione femminile&#8221; senza soggezione e quindi anche un suo &#8220;ruolo pubblico&#8221; reso possibile dal riconoscimento della sua autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Il testo della <em>Summa Theologiae\u00a0<\/em>su cui voglio soffermarmi si trova all&#8217;interno della questione 92 della prima parte, che \u00e8 dedicata alla &#8220;creazione della donna&#8221;. Vorrei citare, dell&#8217;articolo 1, soltanto la risposta alla seconda obiezione (S. Th. I q. 92 a. 1 ad 2)<\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 2\"><em>&#8220;Ad secundum dicendum quod duplex est subiectio. Una servilis, secundum quam praesidens utitur subiecto ad sui ipsius utilitatem et talis subiectio introducta est post peccatum. Est autem alia subiectio oeconomica vel civilis, secundum quam praesidens utitur subiectis ad eorum utilitatem et bonum. Et ista subiectio fuisset etiam ante peccatum, defuisset enim bonum ordinis in humana multitudine, si quidam per alios sapientiores gubernati non fuissent. Et sic ex tali subiectione naturaliter femina subiecta est viro, quia naturaliter in homine magis abundat discretio rationis. Nec inaequalitas hominum excluditur per innocentiae statum, ut infra dicetur&#8221;<\/em><\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 2\">Eccone una traduzione, con alcune sottolineature:<\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 2\"><em>&#8220;Alla seconda obiezione si deve rispondere che <strong>ci sono due specie di sudditanza<\/strong>. La <strong>prima, servile<\/strong>, quella per cui chi \u00e8 a capo si serve dei sottoposti <strong>per il proprio interesse<\/strong>; tale dipendenza sopravvenne dopo il peccato. Ma vi \u00e8 una <strong>seconda sudditanza, economica o civile<\/strong>, in forza della quale chi \u00e8 a capo, <strong>si serve dei sottoposti per il loro interesse e per il loro bene<\/strong>. Una tale sudditanza ci sarebbe stata anche prima del peccato; poich\u00e9 senza il governo dei pi\u00f9 saggi, sarebbe mancato il bene dell&#8217;ordine nella societ\u00e0 umana. E in questa sudditanza la donna \u00e8 naturalmente soggetta all&#8217;uomo; perch\u00e9 l&#8217;uomo ha per natura un pi\u00f9 vigoroso discernimento di ragione. &#8211; Del resto lo stato di innocenza non esclude la disuguaglianza tra gli uomini, come diremo in seguito.&#8221;<\/em><\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 2\"><strong>La logica di Tommaso e lo &#8220;stato di minorit\u00e0&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che questo testo, in modo assai chiaro, espliciti ancora meglio l&#8217;ultimo orizzonte della riflessione di Tommaso. La donna si inserisce in una struttura mondana in cui \u00e8 &#8220;per natura soggetta all&#8217;uomo&#8221;.\u00a0 E la analogia con lo &#8220;schiavo&#8221; \u00e8 il criterio di comprensione della assenza di autorit\u00e0 femminile. Con una duplice aggravante:<\/p>\n<p>&#8211; lo schiavo \u00e8 tale &#8220;per interesse altrui&#8221;, mentre la donna \u00e8 soggetta &#8220;per il suo bene&#8221;;<\/p>\n<p>&#8211; lo schiavo \u00e8 tale &#8220;per tradizione e per convenzione&#8221;, mentre la donna \u00e8 soggetta &#8220;per natura&#8221;.<\/p>\n<p>Per questi motivi &#8220;razionali&#8221;, lo schiavo pu\u00f2 emanciparsi, e l&#8217;impedimento contro di lui funziona &#8220;necessitate praecepti&#8221;, mentre la donna, in questo sistema, non pu\u00f2 emanciparsi, e quindi l&#8217;impedimento alla ordinazione risulta per lei &#8220;necessitate sacramenti&#8221;, ossia insuperabile.<\/p>\n<p><strong>La nascita del soggetto e la fine della &#8220;subiectio naturalis&#8221;<\/strong><\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 3\">Questa lettura della creazione, che dipende da una comprensione della Parola profondamente alterata da concezioni biologiche, antropologiche e culturali contingenti, condiziona e comanda in modo decisivo la &#8220;teoria degli impedimenti alla ordinazione&#8221;, che risulta perci\u00f2 gravemente unilaterale, perch\u00e9 dedotta da una comprensione razionale e strutturale priva di fondamento rivelato indiscutibile.<\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 3\">Quando nascer\u00e0 la cultura del &#8220;soggetto&#8221;, dotato in quanto tale di una coscienza e una storia singolare e senza una &#8220;subiectio&#8221; naturale, la donna uscir\u00e0 dallo stato di minorit\u00e0 in cui era stata costretta da queste visioni inadeguate. <em>Subiectum subiectionem vincit. <\/em>E la donna passa da &#8220;soggetta&#8221; a &#8220;soggetto&#8221;. Di fronte a tale sviluppo la acquisizione ecclesiale decisiva sta nel superare il sospetto verso questa evoluzione, ed assumerne responsabilmente le conseguenze sul piano della comprensione della Parola e della struttura ecclesiale. Questo attesta, in modo luminoso, seppur embrionale, il testo di\u00a0<em>Pacem in terris<\/em>. Riconoscere la donna come &#8220;soggetto pubblico&#8221; significa superare radicalmente la impostazione &#8220;assoggettante&#8221; di Tommaso.<\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 3\">Viceversa, con\u00a0<em>Inter insigniores<\/em> si tenta di rilanciare la lettura tomista, trasferendola per\u00f2 dal piano &#8220;antropologico&#8221; al piano &#8220;formale&#8221;, &#8220;teologico&#8221; o &#8220;estetico&#8221;. Tuttavia qui si pone una questione centrale. Se la Chiesa dichiara di &#8220;non avere autorit\u00e0&#8221; per modificare la tradizione che esclude la donna da ogni autorit\u00e0 ecclesiale, deve portare argomentazioni convincenti.\u00a0 Quelle di Tommaso non lo sono pi\u00f9. N\u00e9 la loro risignificazione indiretta, che le sposta su un livello di &#8220;somiglianza&#8221; di cui Tommaso non ha mai parlato, appare pi\u00f9 convincente. Infatti, ci\u00f2 che <em>Inter insigniores<\/em> crede di poter dedurre dalla citazione di Tommaso, \u00e8 una ricostruzione moderna senza alcun fondamento nel testo di Tommaso, che non parla mai di &#8220;somiglianza sessuale tra il ministro e il Signore&#8221;. Questo procedimento disinvolto, come abbiamo visto, ricade nelle stesse evidenze di un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, con l&#8217;aggravante di nascondere la vera motivazione, sotto nuovi pregiudizi, forse ancora pi\u00f9 insidiosi. Tommaso, in tutta questa vicenda, conserva un primato: parla chiaro, non nasconde i suoi argomenti e comunque distingue accuratamente discorso antropologico e discorso teologico. Cosa che invece manca al testo di &#8220;Inter insigniores&#8221; che confonde i piani a tal punto, da non comprendere pi\u00f9 neppure i testi tomisti che cita, fornendone una lettura decisamente fuorviante.<\/p>\n<p title=\"I q. 92 a. 1 ad 3\">Credo che uno dei compiti della Nuova Commissione sul Diaconato femminile sarebbe quello di prendere atto di questa &#8220;impasse&#8221; e produrre argomentazioni adeguate alla comprensione di una &#8220;natura umana&#8221; che non ricorra pi\u00f9 a metafore servili, n\u00e9 verso gli schiavi n\u00e9 verso le donne. D&#8217;altra parte usare il discernimento, per uscire da pericolose &#8220;teologizzazioni&#8221; dell&#8217;Ancien r\u00e9gime, \u00e8 un compito che compete non solo al magistero della cattedra magistrale, ma anche e soprattutto al magistero della cattedra pastorale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un breve riepilogo del mio percorso argomentativo pu\u00f2 permettere al lettore di comprendere meglio la questione in gioco ,che qui voglio approfondire. 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