{"id":14371,"date":"2019-10-28T15:29:17","date_gmt":"2019-10-28T14:29:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14371"},"modified":"2019-10-28T20:47:26","modified_gmt":"2019-10-28T19:47:26","slug":"dialogo-con-fulvio-ferrario-sulla-ordinazione-di-uomini-sposati-domandina-e-rispostina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dialogo-con-fulvio-ferrario-sulla-ordinazione-di-uomini-sposati-domandina-e-rispostina\/","title":{"rendered":"Dialogo con Fulvio Ferrario sulla ordinazione di uomini sposati : domandina e rispostina"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ferrario1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-14372\" alt=\"Ferrario\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ferrario1.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #1d2129\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Con stile leggero, ma con passione, Fulvio Ferrario pone una questione intorno al \u201cpresbiterato uxorato\u201d che merita di essere considerata. Ripropongo la sua domanda e faccio seguire la mia breve risposta.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><b style=\"font-size: medium;font-family: 'Liberation Serif', serif;color: #1d2129\">&#8220;Preti sposati&#8221;? Una domandina (di Fulvio Ferrario)<\/b><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: medium;font-family: 'Liberation Serif', serif;color: #1d2129\">Hanno un bel dire gli esponenti ufficiali della Chiesa cattolica, che la questione dell&#8217;ordinazione di uomini sposati non esaurisce il documento del Sinodo amazzonico: le ragioni per le quali l&#8217;attenzione si accentra su tale aspetto non richiedono nemmeno di essere menzionate. E&#8217; vero che il linguaggio \u00e8 pi\u00f9 ricco di periodi ipotetici di quello di Renzi quando parla di lotta all&#8217;evasione fiscale, ma insomma la &#8220;cosa&#8221; \u00e8 menzionata.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #1d2129\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> So che questo elemento fa felici alcune amiche e amici cattolici e, per elementare solidariet\u00e0, mi rallegro con loro. C&#8217;\u00e8 anche un accenno al diaconato femminile (un gradino al di sotto, ci mancherebbe altro&#8230;) che &#8220;Avvenire&#8221; si affretta a catalogare come &#8220;un&#8217;ipotesi, comunque eccezionale&#8221;, ma che a me ricorda appassionate battaglie condotte da persone che mi sono care.<br \/>\nLa questione dell&#8217;ordinazione di uomini sposati gi\u00e0 inseriti nel diaconato permanente (quello maschile, com&#8217;\u00e8 noto, non \u00e8 &#8220;eccezionale&#8221;) era gi\u00e0 stata accennata da Francesco, e associata a paesi remoti e situazioni estreme. Ora \u00e8 esplicitamente motivata con il ridotto numero di sacerdoti in un territorio immenso. Il primo punto, per\u00f2, non \u00e8 un problema solo amazzonico, anzi.<br \/>\nCome osservatore interessato, mi permetto una domanda critica. Se \u00e8 lecito: perch\u00e9 vedo in circolazione esponenti di una specie di sant&#8217;uffizio catto-progressista e &#8220;franceschista&#8221;, i quali bollano come &#8220;inutile&#8221;, &#8220;superato&#8221; e in definitiva antiecumenico ogni interrogativo del genere, specie se da parte protestante. Secondo loro, essere ecumenici significa scodinzolare e basta. Ma veniamo alla domanda, che non \u00e8 teologica, ma semplicemente logica.<br \/>\nRispetto alla proclamazione dell&#8217;evangelo nella sua autenticit\u00e0, che \u00e8 il compito di tutte le chiese, l&#8217;ordinazione di uomini (per quel che mi riguarda anche donne, naturalmente, ma restiamo sul punto) sposati pu\u00f2 essere: a) negativa, cio\u00e8 contraria all&#8217;autenticit\u00e0 del messaggio; b) positiva, cio\u00e8 conforme a tale messaggio, cos\u00ec come oggi lo comprendiamo. In teoria, potrebbe anche essere &#8220;indifferente&#8221;, in quanto legata a semplici considerazioni di opportunit\u00e0, ma in tal caso non si capirebbe l&#8217;accanimento nella discussione.<br \/>\nNell&#8217;ipotesi a), la scelta andrebbe ovviamente rifiutata; se invece vale b), evidentemente accettata. Senza restrizioni, in Amazzonia come in Norvegia, come un&#8217;occasione e non come una specie di terapia d&#8217;urto per malattie gravi. Cos\u00ec aveva fatto la Riforma protestante, offrendo motivazioni chiare: non tutte precisamente teologiche (ad esempio: il celibato ecclesiastico, comunque, \u00e8 largamente disatteso), ma precise. La domanda \u00e8: aveva ragione o torto?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #1d2129\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">P.S. Ovviamente, tutto ci\u00f2 non ha nulla a che vedere con il significato carismatico del celibato &#8220;per il regno di Dio&#8221;, come si esprime Ges\u00f9. La questione riguarda soltanto il carattere obbligatorio del celibato in relazione al ministero della parola e dei sacramenti.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><i style=\"font-size: medium;font-family: 'Liberation Serif', serif\"><b>Una rispostina: la tradizione sa camminare (di Andrea Grillo)<\/b><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;font-family: 'Liberation Serif', serif\">La domanda del prof. Fulvio Ferrario \u00e8, come lui stesso dice, pi\u00f9 logica che teologica. Riguarda la correlazione tra annuncio del Vangelo e ordinazione di uomini sposati. E si concentra in un giudizio che il cattolicesimo, valutando la propria tradizione in relazione a quella dei fratelli della Riforma protestante, potrebbe dare sulle loro buone o cattive ragioni. Ma, come si sa, la logica, che di per s\u00e9 ha autorit\u00e0 diversa, ha essa pure una sua bella teologia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Non vi \u00e8 dubbio, infatti, che la questione sollevata, e messa in questo modo, non sia facilmente aggirabile. N\u00e9 che debba per forza giungere ad una sconfessione della posizione cattolica classica. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Pu\u00f2 essere utile concentrare la attenzione sul mutamento che la condizione dei battezzati \u201cuxorati\u201d ha conosciuto nel corso degli ultimi due secoli. E che il cattolicesimo ha gradualmente recepito, fino ad arrivare, oggi, a porre in questione, seppure in modo limitato, la assolutezza \u201clatina\u201d del legame tra ordinazione presbiterale e vita celibataria. Legame che, peraltro, aveva gi\u00e0 conosciuto, all\u2019interno dello stesso cattolicesimo, chiare forme di \u201ceccezione\u201d non solo per le modalit\u00e0 di comprensione e di esperienza \u201corientale\u201d della vita ministeriale, ma anche per la novit\u00e0 recente della ammissione al diaconato permanente di uomini, per l\u2019appunto, sposati. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Ma pi\u00f9 interessante, nella domanda sollevata da Fulvio, mi pare la differenza, sostanziale, tra la comprensione della nuova prassi cattolica come \u201ccaso di necessit\u00e0\u201d piuttosto che come \u201coccasione\u201d. Qui, evidentemente, il passaggio della tradizione non \u00e8 facile. Io ritengo, mi pare in bella sintonia con Fulvio, che ci\u00f2 che appare oggi ammesso come \u201ccaso di necessit\u00e0\u201d si debba comprendere come \u201coccasione\u201d, per ampliare esperienzialmente e culturalmente la \u201cforma cattolica\u201d del ministero ordinato. Il fatto che oggi il cattolicesimo possa accingersi a riconoscere, gradualmente, un presbiterato di ministri uxorati e un diaconato esercitato da donne, ci\u00f2 costituisce una grande occasione non solo per capire meglio se stessi, ma anche per riconoscere in modo pi\u00f9 lucido e pi\u00f9 onesto le fatiche e i pregi del cammino altrui. Forse abbiamo caricato troppo peso sulle spalle del celibato \u201csenza vincoli\u201d e troppo poco abbiamo valorizzato le vite \u201cvincolate\u201d degli sposi. Come ha detto in uno splendido articolo sull\u2019Osservatore Romano, Mons. Vesco, il celibato pu\u00f2 certo essere compreso come un \u201ctenere per sempre la porta socchiusa\u201d e restare disponibili ad ogni incontro. Chi si sposa, invece, chiude la porta. Ma non \u00e8 detto che la porta socchiusa possa davvero caratterizzare una stanza capace di accogliere tutti e che, invece, la porta chiusa possa non essere il segno di una vita definitivamente \u201csprangata\u201d. Un confronto tra gli universi cristiani di relazione tra celibato, matrimonio e ministero far\u00e0 bene al cammino della chiesa, di ogni chiesa. Tale cammino permette di scoprire nuove regioni della esperienza umana e cristiana, arrivando a trasformare anche le parole stesse con cui parliamo. Da ieri l&#8217;altro, infatti, dal momento in cui abbiamo conosciuto il testo del documento finale del Sinodo, abbiamo iniziato a poter almeno immaginare che il diaconato \u201cpermanente\u201d di un coniugato possa diventare, almeno in qualche caso, \u201cdiaconato impermanente\u201d. E che vi sia, almeno per alcuni coniugati, dopo un diaconato permanente, anche un accesso al presbiterato. Queste sorprese riserva la tradizione: anche nella sua versione cattolica. Con piccoli o grandi smarrimenti, ma non senza pi\u00f9 grandi e pi\u00f9 fondate speranze. <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con stile leggero, ma con passione, Fulvio Ferrario pone una questione intorno al \u201cpresbiterato uxorato\u201d che merita di essere considerata. Ripropongo la sua domanda e faccio seguire la mia breve risposta. &#8220;Preti sposati&#8221;? 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