{"id":14341,"date":"2019-10-20T14:11:30","date_gmt":"2019-10-20T12:11:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14341"},"modified":"2019-10-20T14:11:30","modified_gmt":"2019-10-20T12:11:30","slug":"le-radici-di-un-libro-debiti-e-genealogie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-radici-di-un-libro-debiti-e-genealogie\/","title":{"rendered":"Le radici di un libro. Debiti e genealogie."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EucariQue.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14342\" alt=\"EucariQue\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EucariQue-193x300.jpg\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EucariQue-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/EucariQue.jpg 426w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><em>Diceva sempre Giampiero Bof, con bella ironia: &#8220;Spesso le nostre idee pi\u00f9 originali non sono altro che citazioni di cui abbiamo dimenticato la fonte&#8221;. Cos\u00ec in un libro, che pure ha per necessit\u00e0 una serie di &#8220;note&#8221;, bisogna chiarire bene, o almeno il pi\u00f9 possibile, tutti i debiti verso persone, verso luoghi e verso testi molteplici e disparati, che sfuggono ad una visione davvero esauriente. Cos\u00ec, all&#8217;inizio del mio manuale sulla Eucaristia, ho voluto mettere questa &#8220;Prefazione&#8221;, nella quale chiarisco alcune idee, rivelandone le fonti e le relazioni da cui scaturiscono. Ecco allora la Prefazione, che si trova alle pagine 5-8 del testo e che qui riporto, come un &#8220;assaggio&#8221; del testo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><em><strong>PREFAZIONE<\/strong>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">&#8220;La Liturgia \u00e8 una cosa viva, ma fragile; muore nelle mani<br \/>\ndi chi non la sa trattare. 2) La Liturgia \u00e8 una cosa viva,<br \/>\nma solo se \u00e8 dinamica, volta cio\u00e8 verso l\u2019avvenire, con<br \/>\nl\u2019avvertenza che il suo dinamismo \u00e8 tra due poli: quello<br \/>\ndel mistero di salvezza realizzato da Cristo e quello dello<br \/>\nstesso mistero di salvezza da realizzarsi in noi&#8221;<br \/>\n(Salvatore Marsili)<\/p>\n<p>La lunghissima gestazione di questo manuale \u2013 durata quasi vent\u2019anni<br \/>\n\u2013 corrisponde al travaglio di una proposta teorica plausibile, dovuta alla<br \/>\nesigenza di pensare la \u201cforma\u201d del sacramento dell\u2019eucaristia in modo<br \/>\nprofondamente rinnovato. L\u2019urgenza di una sintesi sistematica, che fosse<br \/>\nadeguata alla nuova esperienza liturgica dell\u2019eucaristia \u2013 dischiusa prima<br \/>\ndal Movimento liturgico e poi dal concilio Vaticano II e dalla riforma<br \/>\nliturgica che ne \u00e8 coerentemente scaturita, senza alcuna nostalgia verso<br \/>\nle forme rituali del passato \u2013 mi ha sollecitato non solo ad una radicale<br \/>\ncomprensione delle rinnovate azioni liturgiche della celebrazione eucaristica,\u00a0ma anche ad una profonda revisione delle categorie\u00a0 sistematiche\u00a0di interpretazione della tradizione, senza la cui accurata traduzione in\u00a0termini nuovi ogni riforma sarebbe destinata a spegnersi di certo nel\u00a0giro di poche generazioni. Molti sono i debiti che devo qui ricordare,\u00a0con grande riconoscenza, per il sorgere stesso di questa ipotesi di comprensione\u00a0del sacramento dell\u2019eucaristia.<\/p>\n<p>Anzitutto, e in forma generale, la vocazione allo studio e all\u2019insegnamento,<br \/>\nche prima l\u2019Istituto di liturgia pastorale \u00abS. Giustina\u00bb di\u00a0Padova e poi il Pontificio Ateneo \u00abS. Anselmo\u00bb di Roma hanno rispettivamente<br \/>\ninaugurato e sostenuto. Il mio impatto con l\u2019ambiente\u00a0monastico e accademico dell\u2019Abbazia di S. Giustina, con la sua accoglienza<br \/>\nnei ritmi e nelle forme, nella ricerca e nel confronto, \u00e8 iniziato<br \/>\nnel 1988 \u2013 per iniziativa generosa, e quasi in contropiede, di Giampiero<br \/>\nBof \u2013 e ha segnato questi trent\u2019anni con una \u201cconversione alla liturgia\u201d<br \/>\nche ha profondamente mutato le mie priorit\u00e0, il modo di formulare le<br \/>\nmie domande e la maniera di trovare le mie risposte. L\u2019incontro con<br \/>\ndocenti come Pelagio Visentin, Alceste Catella, Giorgio Bonaccorso,<br \/>\nAldo Natale Terrin, Roberto Tagliaferri, insieme a Gianni Cavagnoli,<br \/>\na Franco Brovelli, a Giuseppe Zanon e al grande Luigi Sartori \u2013 con<br \/>\nl\u2019accompagnamento benedetto e benedettino di una efficace presenza<br \/>\nanselmiana a Padova, prima di Magnus Loehrer, poi di Benno Malf\u00e8r<br \/>\ne infine di Elmar Salmann \u2013 ha suscitato in me una domanda su tutti i<br \/>\nriti e in particolare sul rito cristiano per eccellenza, sull\u2019eucaristia, che<br \/>\nperdura inalterata.<br \/>\nIl percorso prima di formazione e poi di insegnamento in quell\u2019ambiente<br \/>\nha strutturato una <em>mens<\/em> di attenzione alla liturgia che ha fatto<br \/>\nemergere in me nuove esigenze di lettura della teologia eucaristica. Il<br \/>\ncorso sull\u2019eucaristia che da venticinque anni tengo, ogni tre anni, presso<br \/>\nl\u2019Ateneo anselmiano, insieme al corso di introduzione alla liturgia che<br \/>\ntengo ad anni alterni a Padova, e ogni anno per il corso del triennio<br \/>\npresso l\u2019Augustinianum-Marianum a Roma, sono stati i \u201cprimi motori\u201d<br \/>\ndel mio pensiero specifico sul sacramento della comunione. Di grande<br \/>\nimportanza \u00e8 stato, quasi vent\u2019anni fa, il lavoro di cura, insieme ai cari<br \/>\ncolleghi Pius Ramon Tragan e Marinella Perroni, del Corso di teologia sacramentaria,\u00a0edito da Queriniana, che aveva, nel suo centro sistematico,<br \/>\nproprio il sacramento dell\u2019eucaristia. Ma accanto a ci\u00f2, le innumerevoli<br \/>\nmesse celebrate nei diversi luoghi della mia esperienza di cristiano cattolico<br \/>\n\u2013 a Savona, anzitutto, la parrocchia di S. Rita (dove era la mia casa)<br \/>\ne quella di S. Giuseppe (dove era la casa dei miei nonni), la cappella di<br \/>\nS. Raffaele al porto (con don Mario e don Bof), le parrocchie del Sacro<br \/>\nCuore (con don Delfino) e di S. Dalmazio (con don Lupino), la chiesetta<br \/>\ndi Casa Zaccheo (con don Lello) e la parrocchia di S. Filippo Neri (con<br \/>\ndon Riccardo e don Agostino); inoltre, l\u2019Abbazia di S. Giustina a Padova,<br \/>\nla parrocchia di S. Andrea a Sommacampagna, quella di S. Pietro in<br \/>\nBevagna sulla costa ionica e di S. Pietro a Modica, i diversi monasteri nei<br \/>\nquali sono stato ospitato per lezioni e conferenze, come quelli di Castel<br \/>\nMadama, Grandate, Lovere, S. Agata Feltria, Camaldoli, La Pierre qui<br \/>\nvire, Pian del Levro, Pannonhalma, Pra d&#8217;Mill, S. Antonio sull\u2019Aventino e la vivace\u00a0comunit\u00e0 di Montebelluna, insieme con le diverse parrocchie in cui<br \/>\nsono stato o sono passato, per conferenze o interventi. Tutto questo ha<br \/>\nmesso in moto e ha arricchito di esperienza una riflessione e una pratica,<br \/>\nche si sono articolate e arricchite a vicenda, sollecitate dalla grande<br \/>\nriscoperta liturgica, ma anche interessate ad onorare, da sempre, l\u2019inaggirabile\u00a0compito sistematico che compete alla teologia. Cos\u00ec, alla ricerca\u00a0di modelli di soluzione di questo iniziale imbarazzo, mi sono imbattuto\u00a0in alcuni grandi testi, spesso incontrati grazie alla previa conoscenza e\u00a0frequentazione dei loro autori. Cos\u00ec Eucaristia. <em>Il pasto e la parola<\/em> di\u00a0Ghislain Lafont, la voce <em>Eucaristia<\/em> di Alceste Catella del dizionario <em>Teologia<\/em>,\u00a0il volumetto <em>Celebrare la salvezza. Lineamenti di liturgia<\/em> di Giorgio\u00a0Bonaccorso sono diventati per lungo tratto le \u201cstelle polari\u201d del mio<br \/>\nsapere eucaristico, senza trascurare gli apporti fondamentali e classici di<br \/>\nRomano Guardini e Joseph Andreas Jungmann, di Salvatore Marsili e<br \/>\ndi Enrico Mazza. Pi\u00f9 di recente ho scoperto la pregevole sintesi offerta<br \/>\ndal volume <em>Die Messe<\/em> di Johannes H. Emminghaus, al quale debbo la<br \/>\nimpostazione di fondo di questo manuale, sia pure da me ripensata anche<br \/>\nsecondo diversi criteri e priorit\u00e0 ulteriori. A tutti questi interlocutori<br \/>\nreali e virtuali, attuali o passati, va il mio grazie riconoscente.<br \/>\nDebbo inoltre precisare che questo manuale, come apparir\u00e0 anche<br \/>\ndall\u2019uso delle citazioni, si lascia ispirare naturalmente dalla teologia eucaristica\u00a0elaborata soprattutto nel lavoro accademico ed ecclesiale italiano,\u00a0che \u00e8 vasto, articolato e non \u00e8 mai stato soltanto romano. L\u2019Italia,<br \/>\ncome comunit\u00e0 cristiana, come chiesa, ha saputo esprimere negli ultimi<br \/>\ndecenni una teologia liturgica di alta qualit\u00e0 e dai tratti assai originali<br \/>\nnel panorama europeo e mondiale. In un certo senso, la struttura stessa<br \/>\ndi questo manuale \u00e8 il frutto del grande lavoro che sul piano liturgico,<br \/>\nstorico e sistematico hanno proposto alla attenzione i teologi italiani<br \/>\ndelle ultime quattro generazioni: da Cipriano Vagaggini a Zeno Carra,<br \/>\nda Salvatore Marsili a Ubaldo Cortoni, da Pelagio Visentin a Pierpaolo<br \/>\nCaspani, da Emanuele Caronti a Manuel Belli. La distanza biografica<br \/>\ntra questi ultimi due teologi \u00e8 esattamente lo spazio di un secolo; uno<br \/>\nera nato nel 1882, l\u2019altro \u00e8 nato nel 1982. Cos\u00ec la penultima generazione<br \/>\ndi teologi \u2013 alla quale appartengo \u2013 pu\u00f2 guardare con una certa possibilit\u00e0<br \/>\ndi sintesi al grande lavoro delle due precedenti e a quello della<br \/>\ngenerazione successiva, che \u00e8 appena iniziato ma gi\u00e0 d\u00e0 frutti nuovi e<br \/>\npromettenti.<br \/>\nSpero che questo volume possa svolgere la funzione di accompagnare<br \/>\nstudenti e cultori all\u2019interno del mondo del sacramento dell\u2019eucaristia<br \/>\ne nel rito della messa, dando loro alcune coordinate per fare discernimento,<br \/>\ntanto della tradizione comune, quanto della loro personale<br \/>\nesperienza. Se ci\u00f2 avverr\u00e0 almeno in parte, ne sar\u00e0 valsa la fatica.<br \/>\nDedico il volume a due miei grandi maestri: Giampiero Bof, prete<br \/>\nsavonese e teologo di razza che \u201cpensava parlando\u201d, con rigore e profondit\u00e0,<br \/>\nnelle lezioni e nelle omelie, nelle conferenze e nelle divagazioni<br \/>\nmusicali o culinarie, e che mi ha accompagnato per quarant\u2019anni, fin dal<br \/>\nlontano 1978; e Benno Malf\u00e8r, professore, abate benedettino e lucidissimo<br \/>\npensatore, sempre a cavallo tra mondo germanofono e italofono,<br \/>\nche conobbi pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo, a Padova. Sono scomparsi entrambi<br \/>\npoco pi\u00f9 di un anno fa, a circa tre mesi di distanza uno dall\u2019altro. Essi<br \/>\nmi hanno mostrato con l\u2019esempio \u2013 di vita e di dottrina \u2013 come si possa<br \/>\ncostruire un sapere teologico serio, insieme onesto e audace, che aspiri<br \/>\nad essere convincente e credibile, permettendo a s\u00e9 \u2013 ma pi\u00f9 spesso<br \/>\nesigendo da s\u00e9 \u2013 una grande libert\u00e0. A loro va un grato e commosso<br \/>\nricordo, pieno di riconoscenza e di ammirazione. Solo con la loro morte,<br \/>\nimprovvisa e triste, mi sono definitivamente risolto a scrivere questo<br \/>\nvolume: quasi a dar voce a ci\u00f2 che da loro avevo appreso in lunghi anni<br \/>\ndi fecondo apprendistato. Con Giampiero, in lunghissime discussioni<br \/>\ndurante i frequenti viaggi in automobile per tutt\u2019Italia, dagli anni Ottanta<br \/>\nfino agli inizi degli anni Duemila, verso appassionanti congressi<br \/>\nteologici; con Benno, in intense sedute di lavoro a Roma, a Padova, a<br \/>\nBolzano e a Montserrat, nelle quali i lunghi silenzi erano tanto importanti<br \/>\nquanto le parole misurate e illuminanti. Tutto questo bagaglio di<br \/>\nesperienze e di pensieri, di esistenze e di resistenze, ora deve essere<br \/>\ncustodito e trasmesso anche ad altri, nella logica pi\u00f9 autentica di ci\u00f2<br \/>\nche siamo abituati \u2013 ma anche autorizzati \u2013 a chiamare \u201ctradizione\u201d.<\/p>\n<p>Savona, 22 maggio 2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diceva sempre Giampiero Bof, con bella ironia: &#8220;Spesso le nostre idee pi\u00f9 originali non sono altro che citazioni di cui abbiamo dimenticato la fonte&#8221;. 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