{"id":14257,"date":"2019-10-06T09:01:56","date_gmt":"2019-10-06T07:01:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14257"},"modified":"2019-10-06T09:02:57","modified_gmt":"2019-10-06T07:02:57","slug":"semplicemente-schiavi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/semplicemente-schiavi\/","title":{"rendered":"Semplicemente schiavi"},"content":{"rendered":"<p>XXVII domenica del Tempo ordinario C<br \/>\nLETTURE: Ab 1,2-3;2, 2-4; 2 Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Introduzione<\/strong><br \/>\nDi fronte alle parole di Ges\u00f9 circa la necessit\u00e0 di perdonare sette volte al giorno (cfr. Lc 17,3-4) gli apostoli fanno una richiesta a Ges\u00f9: \u00abSignore, aumenta la nostra fede!\u00bb. Tutto il brano evangelico di questa domenica mira a rispondere a questa domanda posta a Ges\u00f9 dalla cerchia pi\u00f9 ristretta dei suoi discepoli, da coloro che hanno un compito particolare: sono apostoli, cio\u00e8 degli inviati.<br \/>\nNel brano del Libro del Profeta Abacuc (I lettura) troviamo un\u2019altra domanda rivota a Dio: \u00abFino a quando, Signore?\u00bb. E\u2019 la domanda del giusto che di fronte alle ingiustizie che segnano la storia. A questa domanda Dio risponde che \u00abil giusto vivr\u00e0 per la sua fede\u00bb. Una risposta da incidere su tavolette e di cui attendere con fiducia la realizzazione. La fede\/fiducia \u00e8 ci\u00f2 che permette a giusto di vivere e di attraversare una storia umana dove invece sembra prevalere l\u2019ingiustizia. Nella Seconda Lettera a Timoteo (II lettura) l\u2019Apostolo esorta il discepolo a ravvivare il \u00abdono di Dio\u00bb in lui. In fondo si tratta del dono della fede che qui viene letto in chiave personale e in vista della testimonianza. Entrambe le altre letture di questa domenica ci introducono in modo differente ad ascoltare le parole che Ges\u00f9 rivolge ai suoi discepoli riguardo alla fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Riflessione<\/strong><br \/>\n<em>Chi di voi<\/em><br \/>\nDi fronte alla richiesta dei discepoli, Ges\u00f9 propone loro un caso, chiamandoli direttamente in causa: \u00abchi di voi\u2026\u00bb. Si tratta di un caso abbastanza strano per i dodici che stavano intorno a Ges\u00f9. Infatti probabilmente nessuno di loro era in grado di avere un servo. Forse non era una situazione cos\u00ec strana invece per la comunit\u00e0 alla quale Luca si rivolge. In ogni caso Ges\u00f9 nel testo per parlare della fede, sulla quale i discepoli lo hanno appena interrogato usa questa similitudine: quella di un padrone e di un servo. Nel caso che Ges\u00f9 costruisce si comprende bene come egli voglia mettere in evidenza l\u2019assurdit\u00e0 che il servo, o meglio lo schiavo abbia delle pretese sul padrone. Quando il servo torna la sera dai suoi lavori svolti per il padrone non pu\u00f2 pretendere che il padrone si metta a servirgli la cena, ma semmai sar\u00e0 lui a dover servire la cena al padrone prima di mangiare lui stesso. Ci\u00f2 che allora sembra centrale nel nostro brano \u00e8 esattamente questo: il servo \u2013 l\u2019apostolo, il discepolo \u2013 non ha rivendicazioni da fare davanti a colui dal quale \u00e8 inviato, proprio come il servo del racconto di Ges\u00f9. Ma questo per il nostro brano ha a che fare con la fede della quale gli apostoli chiedono un aumento! Cerchiamo allora di vedere cosa ci dice della fede il nostro brano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Se aveste fede come un granellino di senape<\/em><br \/>\nRispondendo in questo modo Ges\u00f9 sembra mettere in questione la domanda stessa degli apostoli. Il problema non \u00e8 tanto la quantit\u00e0 della fede \u2013 che pure spesso nei discepoli \u00e8 poca \u2013 ma la sua qualit\u00e0. Infatti, se la fede fosse autentica, anche una quantit\u00e0 minima come quella di un granellino di senape basterebbe per compiere cose prodigiose. Dice Ges\u00f9: \u00abse aveste fede come un granello di senapa, potreste dire a questo gelso: &#8220;Togli le radici da questo terreno e vai a piantarti nel mare&#8221;, ed esso vi ascolterebbe\u00bb (Lc 17,6). Il problema della fede non riguarda quindi la quantit\u00e0, quanto la qualit\u00e0.<br \/>\nRivolgendosi agli apostoli \u2013 cio\u00e8 agli inviati per dilatare l\u2019opera stessa di Ges\u00f9 \u2013 il Signore prospetta la necessit\u00e0 di una profonda conversione del loro sguardo. Occorre passare da una religiosit\u00e0 fondata sul merito ad un rapporto con Dio che vive del gratuito. Gli inviati sono chiamati a svolgere la loro missione e a vivere la loro fede sentendosi come servi che al termine di una dura giornata di lavoro non hanno nulla da rivendicare davanti al loro padrone, ma semplicemente devono gioire per aver fatto ci\u00f2 che si doveva fare. Devono cio\u00e8 considerarsi, come dice il testo, \u201cschiavi inutili\u201d, oppure potremmo tradurre \u201csemplicemente schiavi\u201d. E\u2019 una grande conversione dello sguardo! Nella comunit\u00e0 di Ges\u00f9 chi svolge un ministero non ha nulla da rivendicare n\u00e9 davanti a Dio, n\u00e9 davanti ai fratelli, ma solo deve sentirsi semplicemente uno schiavo. Il suo lavoro non deriva da lui, ma da una chiamata gratuita \u2013 non basata su nessun merito \u2013 che lo ha preceduto; il suo ministero porta frutto in forza di una parola gratuita che egli \u00e8 chiamato a portare ma che ha ricevuto e di cui non \u00e8 padrone ma solo servitore; l\u2019esito del suo ministero non \u00e8 garantito dalle sue strategie pastorali o comunicative, ma dall\u2019azione gratuita dello Spirito che agisce liberamente nel cuore degli uomini e delle donne. Paolo ha compreso bene questo insegnamento e lo applica al suo ministero, affermando che \u00e8 Dio che fa crescere. Ai cristiani di Corinto egli afferma: \u00abCosa \u00e8 mai Apollo? Cosa \u00e8 Paolo? Ministri (diaconoi) attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma \u00e8 Dio che ha fatto crescere. Ora n\u00e9 chi pianta, n\u00e9 chi irriga \u00e8 qualche cosa, ma Dio che fa crescere\u00bb (1Cor 3,4-7). Questa conversione dello sguardo dovrebbe provocare una rivoluzione nei rapporti tra i discepoli di Ges\u00f9 e in coloro che sono mandati ai fratelli come ministri. Nella Prima Lettera di Pietro (1Pt 5,3) gli anziani (presbiteri) sono invitati a non spadroneggiare sul gregge loro affidato, bens\u00ec a farsi modelli. Nel verbo \u201cspadroneggiare\u201d che l\u2019autore dalla Prima Lettera di Pietro usa c\u2019\u00e8 la radice del termine \u201csignore-kyrios\u201d. Si potrebbe tradurre \u201cfarsi come Signori\u201d. Pietro quindi invita i presbiteri a non \u201cfarsi come signori\u201d a non mettersi al posto dell\u2019unico Signore, che \u00e8 Cristo. Questo \u00e8 un grande rischio per gli inviati: quello di divenire ostacoli e non modelli nell\u2019incontro con l\u2019unico Signore di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Schiavi inutili<\/em><br \/>\nA proposito del brano evangelico di questa domenica possiamo fare un ultima nota. Ges\u00f9 rispondendo alla domanda degli apostoli e concludendo la sua similitudine sul rapporto padrone\/servo, usa un termine greco ben preciso doulos, che in greco significa \u201cschavo\u201d. Avrebbe potuto usare un altro termine, che poi verr\u00e0 accolto anche con un senso tecnico per indicare un ministero ecclesiale, cio\u00e8 diakonos, che significa \u201cservo\u201d. Fondamentalmente il diaconos-servo \u00e8 colui che serve pur essendo una persona libera. E\u2019 certamente una persona che dipende da colui che serve, ma non \u00e8 obbligato a servire; il doulos-schiavo \u00e8 invece colui che serve per obbligo, non pu\u00f2 non servire (cf. E. Bianchi, L\u2019evangelo di Marco). Egli infatti appartiene al suo padrone. Lo serve non per scelta, ma per necessit\u00e0, lo serve perch\u00e9 non pu\u00f2 fare altro che servire. Cos\u00ec possiamo dire che dalle parole di Ges\u00f9 si ricava che anche l\u2019apostolo o \u00e8 servo veramente o non \u00e8 apostolo. E\u2019 nella sua identit\u00e0 la dimensione del servizio. Egli appartiene al suo Signore e non pu\u00f2 che essere \u201csemplicemente un servo\u201d. Se no, egli decade in quanto apostolo.<br \/>\nAlla fede che deriva da questo \u201csguardo convertito\u201d Ges\u00f9 richiama i suoi discepoli e in particolare i suoi inviati\u2026 tutti chiamati ad essere \u201csemplicemente servi\u201d!<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>XXVII domenica del Tempo ordinario C LETTURE: Ab 1,2-3;2, 2-4; 2 Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10 Introduzione Di fronte alle parole di Ges\u00f9 circa la necessit\u00e0 di perdonare sette volte al giorno (cfr. 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