{"id":14203,"date":"2019-09-30T15:33:05","date_gmt":"2019-09-30T13:33:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14203"},"modified":"2019-09-30T15:33:08","modified_gmt":"2019-09-30T13:33:08","slug":"fatti-nostri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/fatti-nostri\/","title":{"rendered":"Fatti nostri"},"content":{"rendered":"<p>Sulle fondamenta del triangolo industriale, il pi\u00f9 forte sviluppo locale ha prodotto \u00abuna megalopoli padana facente perno sull\u2019asse metropolitano Milano-Verona\u00bb [Giuseppe Gario, \u00abSviluppo industriale e crescita urbana in Italia (1951-1971)\u00bb, <em>vita e pensiero<\/em>, 12\/1978, p. 157]. A fine anni 1970 gli \u00abequilibri territoriali poggiano su un ristretto gruppo di citt\u00e0, mentre i ben pi\u00f9 numerosi insediamenti urbani minori appaiono, se il termine non \u00e8 eccessivo, \u2018sradicati\u2019 dai loro ambiti territoriali ed inseriti in una logica i cui centri di iniziativa sfuggono al loro controllo. Ne consegue una netta distinzione circa il significato della presenza urbana: da una parte le citt\u00e0 protagoniste della crescita, dall\u2019altra le citt\u00e0 eterodirette. Quali siano le implicanze sociali, politiche e culturali di questa divaricazione \u00e8 compito dei sociologi e dei politologi chiarire, tenuto conto del fatto che il cittadino metropolitano non pu\u00f2 esistere senza il cittadino \u2018sub-metropolitano\u2019, il quale sembra quasi una versione spuria \u2013 o di seconda generazione \u2013 del primo. Entrambi \u2013 il cittadino metropolitano e quello sub-metropolitano \u2013 partecipano comunque, con una complementariet\u00e0 di ruoli, di una stessa logica di crescita, che ha coinvolto e amalgamato, pur se in misura ancora insufficiente, tutte le componenti fondamentali di un paese ritenuto, fino a poco pi\u00f9 di un secolo fa, una pura espressione geografica. Caratteristica peculiare di questa logica \u00e8 il dinamismo\u00bb [ivi, p. 159]. Messo a tema negli anni 1980 nel <em>Progetto Milano<\/em> dell\u2019Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia, il dinamismo si \u00e8 concretizzato in moda e media nel sistema Milano-Verona, a valle di una strategia della tensione che al partenariato europeo e internazionale opponeva la nostra debolezza di nazione e stato. \u00abUn miscuglio vario di individui i quali vogliono opprimere il popolo, e non ne son capaci, a quella guisa in cui il popolo non vuol essere oppresso, e non ha sufficiente energia per difendersi da s\u00e9. Si immiseriscono, grandi e plebe, nella astuzia calcolatrice di piccolo conio, nella contesa frammentaria in cui non \u00e8 seriet\u00e0 di proposito determinato, e neppure la formale grandezza dell\u2019eroismo personale: hai la materia, supina nell\u2019attendere la virt\u00f9 del principe che tenga \u201ccon li sua ordini\u201d animato lo universale e infonda la vita dove \u00e8 un oscuro vegetare di sensi imbelli. La manna deve cadere dal cielo: e gli uomini stanno col becco aperto ad aspettarla\u00bb [Federico Chabod, Introduzione a Machiavelli, <em>Il Principe<\/em>, UTET 1924, p. XXII].<br \/>\nLa manna \u00e8 ora la \u00abrivoluzione che verr\u00e0 dagli attori pi\u00f9 importanti dell\u2019economia digitale, giganti con mezzi finanziari, tecnici, mediatici e politici considerevoli che si posizionano con chiarezza per dominare, soli o associati, il gioco della produzione urbana in tutte le sue componenti. Sono portatori d\u2019una visione utilitaristica, tecnicistica e liberale dello sviluppo urbano che diverge radicalmente dalla concezione europea della citt\u00e0 politica. Pochi responsabili politici hanno gi\u00e0 preso piena coscienza di questa urgenza e della posta in gioco: economica (un terzo dell\u2019economia dei paesi sviluppati \u00e8 oggi derivata dalla costruzione e dal funzionamento delle citt\u00e0), ma anche ecologica, sociale, societaria, culturale e geopolitica\u00bb [Jean Ha\u00ebntjens, <em>Comment le g\u00e9ants du num\u00e8rique veulent gouverner nos villes. La cit\u00e9 face aux algorithmes<\/em>, Rue de l\u2019\u00e8chiquier 2018, p. 239]. \u00abLe citt\u00e0 politiche non potranno affrontare da sole e in disordine gli appetiti dei giganti del digitale. Avranno interesse a rafforzare le loro alleanze con altri attori politici\u00bb [ivi, p. 136].<br \/>\n\u00c8 l\u2019attualit\u00e0 della questione che Chabod tramanda e torna \u00abogni volta che, cambiando le sfide del presente, si \u00e8 spinti a voltarsi indietro e a riflettere sulle parole di Antonio Gramsci: \u201cRealmente l\u2019unit\u00e0 nazionale \u00e8 sentita come aleatoria, perch\u00e9 forze \u2018selvagge\u2019, non conosciute con precisione, elementarmente distruttive, si agitano continuamente alla sua base\u201d. Oggi quelle forze selvagge si manifestano di nuovo. Vediamo affiorare spaccature profonde lungo crinali antichi. E gli storici hanno sempre nuove ragioni per ricordare l\u2019assioma di Marc Bloch: gli uomini sono figli dei loro tempi pi\u00f9 che dei loro padri\u00bb [Adriano Prosperi, <em>Un volgo disperso<\/em>, Einaudi 2019, p. X].<br \/>\nIn effetti coi nostri padri \u00abla civilt\u00e0 romana si svilupp\u00f2 nel bacino del Mediterraneo, insieme ad altre culture che avevano in quel mare il proprio baricentro geopolitico ed economico: le Alpi furono a lungo percepite come una barriera di difficile superamento che fungeva da protezione della penisola, oltre le quali non c\u2019era che la barbarie. Ma, le Alpi, invalicabili non lo erano affatto: da millenni erano luoghi di incontro e di scambio\u00bb [Silvia Giorcelli Bersani, <em>L\u2019impero in quota. I Romani e le Alpi<\/em>, Einaudi 2019, pp. 191-2]. \u00abCome aveva gi\u00e0 fatto con altre regioni dell\u2019Italia e del Mediterraneo, Roma inser\u00ec le Alpi in un sistema-mondo che combinava centralit\u00e0 e territorialit\u00e0, globale e locale in una sintesi riuscita e pi\u00f9 volte riproposta nel corso della storia, ma mai con il medesimo successo: il segreto furono la disponibilit\u00e0 romana a trasformare i sudditi in cittadini e la vocazione all\u2019inclusione, la vera chiave di volta dell\u2019intero impianto imperiale e della sua sostenibilit\u00e0 nel tempo. Nell\u2019impero, il concetto di territorialit\u00e0 e la polarit\u00e0 centro-periferia persero progressivamente di significato e in questa prospettiva politico-ideologica anche la Alpi assunsero un ruolo importante nei processi globali di trasformazione sociale, economica e culturale, non meno che altre aree periferiche dell\u2019impero: per la prima volta nella storia le strade verso i colli alpini furono sottoposte al controllo di un unico Stato, furono rese pi\u00f9 agevoli grazie a una costante manutenzione, e soprattutto connesse con la fitta rete di comunicazioni stradali e fluviali che innervava la Pianura Padana e il pedemonte, con innumerevoli proiezioni verso l\u2019Europa centrale e settentrionale. Per la prima volta, in quel contesto si produsse un modello di economia integrata basata sulla moneta unica, sullo scambio e sul consumo diffuso di prodotti, reso possibile dal processo di standardizzazione amministrativa, giuridica e fiscale. Per la prima volta nella storia, le Alpi si trovarono a essere parte di una globale circolazione di persone, di merci e di idee che aliment\u00f2 lo scambio tra civilt\u00e0 di montagna e civilt\u00e0 di pianura\u00bb [ivi, p. 193]. Nel lungo Medioevo poi l\u2019Europa \u00abha creato la citt\u00e0, la nazione, lo stato, l\u2019universit\u00e0, il mulino, la macchina, l\u2019ora e l\u2019orologio, il libro, la forchetta, la biancheria, la persona, la coscienza e finalmente la rivoluzione. Fra il Neolitico e le rivoluzioni industriali e politiche degli ultimi due secoli esso \u00e8 \u2013 almeno per le societ\u00e0 occidentali \u2013 non un vuoto n\u00e9 un ponte, ma una grande spinta creatrice, interrotta da crisi, diversificata da differenze di livelli di sviluppo a seconda delle regioni, delle categorie sociali, dei settori di attivit\u00e0, varia nei suoi processi\u00bb [Jacques Le Goff, <em>Tempo della Chiesa e tempo del mercante<\/em>, tr.it. Einaudi 1977, p. IX]. L\u2019Europa ha radici antiche e forti.<br \/>\nFondato nel 1955 il Comit\u00e9 d\u2019Action pour les \u00c9tats-Unis d\u2019Europe, Jean Monnet a \u00abAndr\u00e9 Fontaine, del Monde, che gli chiedeva ci\u00f2 che, ai suoi occhi, doveva restare di nazionale in questa costruzione, rispondeva: \u201cLe istituzioni comunitarie di cui abbiamo bisogno sono istituzioni federali e non quelle di uno Stato unitario. I poteri che devono essere trasferiti sono solo quelli che gli stati nazionali non possono pi\u00f9 esercitare a beneficio dei paesi interessati\u201d\u00bb [Henri Rieben, <em>Des guerres europ\u00e9ennes \u00e0 l\u2019union de l\u2019Europe<\/em>, Fondazione Jean Monnet 1987, p. 186]. Oggi si tratta della fiscalit\u00e0 delle multinazionali, del governo di citt\u00e0 messe sul mercato globale dai giganti digitali, della divisione del reddito e della transizione ecologica e digitale. Solo l\u2019UE pu\u00f2 farcela, perch\u00e9 governa l\u2019accesso al mercato pi\u00f9 importante del mondo che i neoliberisti vogliono politicamente diviso e debole. Qualche \u00abpiccolo capo, avendo bisogno di affermarsi nel suo gruppo, ha dunque cominciato a creare risentimento verso gli altri gruppi. I capi degli altri gruppi fanno lo stesso, avendo ogni volta come motivazione, instaurare e perennizzare un potere\u00bb [Alo\u00efs Zorv\u00ebn, <em>L\u2019espoir europ\u00e9en<\/em>, L\u2019Harmattan 2019, p. 133]: \u00abnella logica del capro espiatorio, il principio \u00e8 focalizzarsi anzitutto su un elemento concreto \u2013 come i pi\u00f9 recenti arrivati da fuori, il classico capro espiatorio pi\u00f9 facile e atemporale &#8211; poi su dei concetti pi\u00f9 astratti: la mondializzazione, il terrorismo, l\u2019economia finanziaria di pi\u00f9 in pi\u00f9 globale ecc. La forza degli argomenti basati su questo tipo di logica, \u00e8 che hanno sia una parte di vero che una parte di falso, in proporzioni molto variabili che solo uno spirito critico e temprato pu\u00f2 valutare e\/o deprezzare\u00bb [ivi, p. 170]. \u00c8 la conferma del motto che Monnet \u00abamava tanto citare: \u201cIl mondo \u00e8 diviso in due: quelli che vogliono essere qualcuno e quelli che vogliono realizzare qualcosa\u201d. Se c\u2019\u00e8 un uomo che si pu\u00f2 collocare senza esitare nella seconda categoria, \u00e8 proprio lui. Del resto ne conveniva volentieri, aggiungendo: \u201cC\u2019\u00e8 meno concorrenza\u201d\u00bb [Henri Deleersnijder, <em>L\u2019Europe, du mythe \u00e0 la r\u00e9alit\u00e9<\/em>, Mardaga 2019, p. 118].<br \/>\n<strong>Fatti nostri<\/strong>. \u00abE se il dio Po, la ruota di Lug e tutto il resto della paccottiglia folcloristica leghista male si conciliavano con la matrice cattolica del movimento, poco importava alle masse plaudenti di valligiani che si credevano autenticamente celtici e nello stesso tempo autenticamente devoti alla Madonna. E poco importava, altres\u00ec, che i riferimenti alla cultura esoterica, le adunate di invasati in camicia verde, il linguaggio ispirato e violento richiamassero un passato inquietante e mai veramente sepolto. Da ricordare anche l\u2019uso, agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, da parte dei dimostranti NO TAV valsusini, dell\u2019immagine simbolica di Asterix, il Gallo astuto, fortissimo e generoso, eroe delle fortunate strisce di Goscinny e Uderzo: alla base, l\u2019idea di una societ\u00e0 indigena fiera e riottosa a qualunque imposizione esterna, di un popolo indomabile e mai veramente sconfitto, di una civilt\u00e0 romana arrogante e debosciata. La Gallia oppose certo una fiera resistenza alle legioni di Cesare negli anni della guerra e dovette capitolare senza condizioni: ma, nel giro di mezzo secolo, si trasform\u00f2 nella provincia pi\u00f9 romana d\u2019Europa e a met\u00e0 del I secolo d.C. i Galli rivendicavano un posto in senato a Roma, accanto agli aristocratici di lungo corso\u00bb. \u00abIl mito dei Celti irriducibilmente contrapposti ai Romani torn\u00f2 comodo anche nelle rivendicazioni autonomiste dei Friulani: tutti i popoli padani discenderebbero da Insubri, Cenomani, Boi e da altre comunit\u00e0 celtiche della Cisalpina; in particolare, i Carni sarebbero i progenitori diretti dei Friulani e il friulano sarebbe un idioma neo-gallico. Naturalmente queste idee non hanno alcun fondamento n\u00e9 storico n\u00e9 linguistico ma interessa capire in quale contesto siano nate e per quali ragioni\u00bb. \u00abSimili idee circolavano almeno dal 1963, anno di nascita della Regione Friuli-Venezia Giulia a statuto speciale e con il crescente malumore di una parte dei Friulani che non apprezzava, in quel tipo di inquadramento, anche l\u2019inserimento della componente giuliana; nacquero per questa ragione molte opere dedicate alla millenaria storia patria e redatte con insistenza sul tema dell\u2019autoctonia celtica\u00bb. \u00abIn modo assai ardito anche in quel caso si cerc\u00f2 di conciliare l\u2019inconciliabile, cio\u00e8 il paganesimo, celtico o romano, con la Chiesa di Cristo\u00bb [Giorcelli Bersani, cit., pp. 200-1]. \u00abIl presupposto comune a tutte queste posizioni di uso ideologico e disinvolto del passato \u00e8 che etnia e cultura attraversino intatte i millenni e che siano radici ereditabili da proteggere o da recidere, a seconda dei punti di vista e degli interessi in gioco\u00bb [ivi, p. 201].<br \/>\nChe a farsene promotore sia il Lombardo-Veneto, terra dei due pontefici del Concilio di pace e di progresso globali, la dice lunga sul nostro ritardo nel mondo globale. Invece di crescere sulle nostre radici, ci inventiamo un passato. \u00c8 suicidio: assistito? L\u201911\/03\/2018, p. 3, <em>La Stampa<\/em> titolava: \u00abSteve Bannon. \u201cCinque Stelle e Lega, \u00e8 in Italia il cuore della nostra rivoluzione\u201d. L\u2019ex ideologo di Trump: \u201cEspressioni diverse, fenomeno unico nazional-populista. Il mio sogno \u00e8 vederli governare insieme. Sar\u00e0 Salvini la forza trainante\u201d\u00bb. Profezia confermata da Massimo Franco un anno dopo: \u00abl\u2019attuale vicepremier e leader della Lega si candida a Palazzo Chigi su una linea sovranista, spinto dai numeri due di un\u2019amministrazione americana che lo considera un grimaldello per scardinare l\u2019Unione Europea, e non solo\u00bb. \u00abCon enfasi sospetta, la rivista americana The Atlantic lo definisce \u201cil Trump italiano\u201d. E lo nomina sul campo capo dell\u2019Internazionale sovranista in Europa\u00bb [\u00abPerch\u00e9 Salvini \u00e8 alla ricerca di una sponda americana\u00bb, <em>Corriere della Sera<\/em>, 19\/06\/2019, p. 1]. Ma profetico era stato anche Stefano Folli: \u00abSe incrociamo i programmi di entrambi, le due met\u00e0 del paese non stanno insieme\u00bb [\u00abSalvini-Di Maio. Il governo impossibile\u00bb, <em>la Repubblica<\/em>, 12\/03\/2018, p. 24].<br \/>\nNella sera agostana della crisi del governo impossibile, Richard Quest, editorialista economico della CNN, ha dato in sottopancia l\u2019opinione degli spettatori sul problema ritenuto pi\u00f9 grave per l\u2019UE: Brexit (60%), rischio recessione tedesca (30%), crisi Italia (10%). Fatti nostri. La concomitanza della nostra crisi d\u2019agosto con l\u2019acuzie di Brexit mostra il nostro ruolo ausiliario nella strategia di isolare e sfaldare l\u2019UE. Mediaset si \u00e8 gi\u00e0 trasferita in Olanda per la sua legislazione societaria pi\u00f9 favorevole. Nel mondo capitali legali e illegali, anche nostri, sono pronti a trarre tutto il valore possibile da tutto, in \u00abmercati il cui umore oggi dominante non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019autocompiacimento, come nel decennio scorso, ma la paura. Che giorno dopo giorno \u00e8 sempre pi\u00f9 profonda\u00bb. \u00abL\u2019estrema ansiet\u00e0 sui mercati azionari pu\u00f2 giungere alla temerariet\u00e0: come potrebbero fare quadrare l\u2019ascesa populista con la paura della deflazione, ad esempio?\u00bb [\u00abMarkets in an Age of Anxiety\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 17-23\/08\/2019, p. 9]. Senza l\u2019UE stati, citt\u00e0, societ\u00e0 e mercati europei sono in offerta speciale. Noi per primi. Per mangiare alla tavola del diavolo ci vuole un cucchiaio col manico assai lungo, dice il proverbio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulle fondamenta del triangolo industriale, il pi\u00f9 forte sviluppo locale ha prodotto \u00abuna megalopoli padana facente perno sull\u2019asse metropolitano Milano-Verona\u00bb [Giuseppe Gario, \u00abSviluppo industriale e crescita urbana in Italia (1951-1971)\u00bb, vita e pensiero, 12\/1978, p&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14203"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14203"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14203\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14205,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14203\/revisions\/14205"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14203"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14203"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14203"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}