{"id":14200,"date":"2019-09-30T11:29:46","date_gmt":"2019-09-30T09:29:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14200"},"modified":"2019-09-30T11:31:37","modified_gmt":"2019-09-30T09:31:37","slug":"weigel-versus-vandalos-rancore-e-incompetenza-teologica-ieri-e-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/weigel-versus-vandalos-rancore-e-incompetenza-teologica-ieri-e-oggi\/","title":{"rendered":"Weigel versus Vandalos. Rancore e incompetenza teologica, ieri e oggi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Istituto-Giovanni-Paolo-II.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12196\" alt=\"Istituto-Giovanni-Paolo-II\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Istituto-Giovanni-Paolo-II.jpg\" width=\"141\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con un articolo del tutto privo di temperanza, G. Weigel, noto biografo americano di Giovanni Paolo II, ha cercato di ridicolizzare un testo di P. Sequeri, per screditare il rinnovamento dell&#8217;Istituto GP2 (l&#8217;articolo, uscito su First Things si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.firstthings.com\/web-exclusives\/2019\/09\/balderdash-on-the-tiber?fbclid=IwAR0uwlkh9VfpI31Aa9OzDT8g_Ug6Alb4RL54f6wiMryvpSQtiHIGrQSyyNo\">qui<\/a>). Anche la ripresa che ne fanno diversi siti, tra cui quello di A.M. Valli, seguono la stessa linea: provano a ridicolizzare la teologia di P. Sequeri, e la sua stessa persona, citando brani &#8220;fuori contesto&#8221; e compiacendosi di metterne in rilievo la incomprensibilit\u00e0, la astrusit\u00e0, la fumosit\u00e0.<\/p>\n<p>P. Sequeri non ha bisogno di essere difeso da attacchi tanto fragili.\u00a0 Ma nella vicenda \u00e8 in gioco non semplicemente la sorte di un Istituto, del suo Preside o il suo indirizzo di studio e di ricerca, ma la stessa funzione della teologia, che \u00e8 una scienza, con le sue regole, i suoi metodi e anche i suoi linguaggi. E&#8217; curioso che Weigel, e con lui tutta una serie di autori senza competenza teologica, si possa permettere di citare una frase e chiedersi &#8220;che cosa avete capito&#8221;? La pretesa che la teologia &#8211; di Sequeri come di tutti i teologi veri &#8211; sia immediatamente comprensibile, senza alcuna &#8220;fatica del concetto&#8221;, \u00e8 la prova di una rozzezza e di una incompetenza veramente disarmante. Nasconde una vera e propria incomprensione di che cosa significa &#8220;fare teologia&#8221;. La elaborazione del pensiero teologico comporta sempre una fatica, non solo per chi scrive, ma anche per chi legge. Se il lettore non vuole faticare, non legger\u00e0 Sequeri, ma neppure Balthasar, Rahner, Fabro, Tommaso, Agostino, Przywara, Lafont o Barth. La &#8220;sordit\u00e0&#8221; di Weigel \u00e8 davvero sorprendente: come ha fatto a scrivere la biografia di Giovanni Paolo II se si arrende in modo cos\u00ec immediato ad un testo di Sequeri? Di quale cultura teologica si \u00e8 dotato per affrontare il cammino pastorale e ideale del pontefice polacco? Oppure ha trovato una scorciatoia: ha sposato, semplicisticamente, la versione canonistica della dogmatica, congeniata dal teologo Caffarra e ha ritenuto che potesse essere la &#8220;parola ultima&#8221; della tradizione matrimoniale? Con occhiali cos\u00ec spessi e cos\u00ec opachi ha voluto leggere la tradizione nella sua verit\u00e0? Al punto da ritenere che tutti coloro che non considerano questa versione riduttiva della teologia come &#8220;punto di arrivo definitivo&#8221; debbano essere considerati dei &#8220;vandali&#8221; a Roma? Da quale pulpito potrebbe parlare lui, come vero difensore di Roma? Il serio lavoro di riflessione che Sequeri svolge da 40 anni, pu\u00f2 essere certamente apprezzato o discusso o criticato: ma chi pretende di denigrarlo in questo modo, sulla base di una frase, da bollare come &#8220;gnosticismo&#8221;, allora mostra semplicemente di essere un &#8220;parvenu&#8221; nel campo della riflessione teologica. E dovrebbe frenare la lingua se non vuol essere denunciato per diffamazione. Anche per Weigel, sembra che la facilit\u00e0 con cui si accusa di eresia il prossimo sia inversamente proporzionale ai testi teologici che si sono compresi.<\/p>\n<p>A tutta prima sono rimasto molto sorpreso, nel leggere il tentativo non di riflettere, ma di denigrare, messo in campo da G. Weigel contro Sequeri. Ma poi mi sono consolato: gi\u00e0 4 anni fa, nella fase &#8220;intersinodale&#8221; tra primo e secondo Sinodo sulla famiglia, lo stesso autore aveva scritto cose altrettanto pesanti e presuntuose, cercando di ridicolizzare Baldisseri, Forte, Kasper, la teologia tedesca e la teologia italiana&#8230;con lo stesso metodo e con lo stesso esito. Riporto qui di seguito lo stupore che espressi allora, che \u00e8 l&#8217;esatta copia di quello di oggi. Con il rancore, con la mancanza di rispetto e con scarse letture teologiche, mal comprese, non si fa un servizio alla Chiesa, ma solo alla ideologia. Ecco il testo di 4 anni fa, con cui denunciavo la triste manovra ideologica del biografo papale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>L\u2019astio di G. Weigel contro il Sinodo e la riduzione politica del matrimonio<\/h2>\n<p>(8 gennaio 2015)<\/p>\n<p>Per molti versi, l\u2019analisi proposta da Weigel sul \u201c\u201dFoglio\u201d del 7 gennaio, nell\u2019articolo \u201cLo scisma, i tedeschi, i soldi\u201d, assomiglia a quanto scritto molte volte sullo stesso giornale da R. De Mattei. Vi \u00e8, nel fondo, un radicale rifiuto della mediazione moderna della fede e una lettura del tutto riduttiva della svolta che il Concilio Vaticano II ha impresso alla forma cattolica di presenza ecclesiale nel mondo.<br \/>\nNon a caso anche Weigel inizia da \u201cDignitatis Humanae\u201d, ossia dal testo conciliare che modifica profondamente, ma coerentemente, il rapporto della fede con la libert\u00e0. Ed \u00e8 proprio su questo versante che mi pare di dover sottolineare i limiti pi\u00f9 preoccupanti che emergono da questa rilettura ideologica, manichea e irrealistica della vicenda conciliare. Ne sottolineo solo alcuni aspetti.<\/p>\n<p>1.<b>\u00a0La mancanza di rispetto<\/b><\/p>\n<p>Per uno storico e un intellettuale affermato come Weigel sembra una debolezza molto grave ricorrere alla ridicolizzazione dell\u2019avversario per tentare di avere ragione. Avevamo gi\u00e0 notato questa tendenza in De Mattei e in Perez Soba, sempre sul Foglio, ma ora vediamo confermata e accentuata la tendenza in Weigel. E\u2019 un lungo elenco di veri e propri insulti: a Baldisseri, a Forte, a Kasper, alla teologia tedesca, alla teologia italiana, alla tradizione europea. Rispetto alla quale si prospetta, come \u201cortodossia dinamica\u201d, una sorta di \u201cfusione\u201d tra America tradizionalista, tradizione africana e pensiero di Giovanni Paolo II. Come se la teologia del matrimonio avesse trovato, nel solo magistero di GPII, la sua forma definitiva e intoccabile. Una strana forma di \u201cdeformazione\u201d, questa di Weigel: forse un biografo di Giovanni Paolo II \u00e8 trascinato a vedere come naturale la pretesa di leggere tutta la storia della Chiesa alla luce della biografia che lui ha scritto? Mi pare una mancanza di rispetto proporzionale ad una non giustificabile pretesa di assolutezza ermeneutica. La teologia del matrimonio di Giovanni Paolo II, soprattutto quando desunta da catechesi del mercoled\u00ec, non pu\u00f2 costituire l\u2019unica chiave di interpretazione per le sfide intorno al matrimonio della Chiesa dei prossimi decenni. Questo \u00e8 un dato elementare, e di buon senso, per impostare in modo non unilaterale e non fondamentalistico le risposte alle questioni sul campo.<\/p>\n<p>2.\u00a0<b>La debolezza teologica<\/b><\/p>\n<p>Il condimento preferito da Weigel, nella sua retorica antisinodale, \u00e8 quella del \u201ctradimento della tradizione\u201d. La teologia tedesca di Kasper, la teologia italiana di Forte, la teologia europea vorrebbe \u201ctradire la tradizione cristiana\u201d, assumendo la mentalit\u00e0 del secolo e, addirittura, quella che l\u2019americano Weigel chiama la \u201cagenda LGBT\u201d (ossia il diabolico progetto delle persone \u201cLesbo-Gay-Bisessuali-Transgender\u201d). Certo, agitando questi fantasmi, si possono forse vincere le presidenziali negli Stati Uniti. Ma si contribuisce davvero al dibattito ecclesiale? Si tratta di legittime posizioni sul piano politico e culturale, ma teologicamente ed ecclesialmente sono di una fragorosa e patente debolezza. Per Weigel il profilo teologico e pastorale della questione di risolve, sostanzialmente, nella riaffermazione, dura e pura, della teologia medioevale, filtrata soltanto dalla rivisitazione woytliana. Il 1980 \u00e8, in fondo, l\u2019ultimo confine della ortodossia.\u00a0<i>Hic sunt liones<\/i>. Punto.<br \/>\nUn p\u00f2 pochino, a dire il vero. E poi si ha un bel dire che tutti i \u201cdifensori della ortodossia dinamica\u201d \u2013 cos\u00ec Weigel chiama gli avversari di Sinodo \u2013 sono \u201cuomini del Vaticano II\u201d e non suoi nemici. Certo, biograficamente, sono tutti uomini cresciuti nella Chiesa postconciliare: ma che tipo di lettura offrono del Concilio? Che cosa si sono fatti davvero insegnare dal Vaticano II? Come interpretano la sua \u201csvolta pastorale\u201d? Su tutto questo Weigel non ha nulla da dire. Se parlasse, andrebbe a cozzare, inevitabilmente, contro Francesco\u2026 Pubblicitariamente, deve solo affermare la \u201cfedelt\u00e0 conciliare\u201d di coloro che smentiscono il Concilio. Ma con i giochi di parole non si pu\u00f2 fare una seria teologia. Weigel, per\u00f2, \u00e8 coerente, anche nella arroganza, quando, scivolando evidentemente sotto la pressione delle sue stesse parole, scrive che questi leader ortodossi e dinamici, difensori della tradizione \u201cnon sono disposti a prendere istruzioni su come procedere con la nuova evangelizzazione dai leader cattolici di Germania, Italia, Inghilterra o di ovunque la missione evangelica sia palesemente fallita\u201d. Il Sinodo dovrebbe assumere forse il marketing missionario come criterio per dare o negare la parola? \u00a0Si tratta di parole prive di controllo critico, segnate da viscerale ostilit\u00e0 verso la Chiesa conciliare e perci\u00f2 assai pericolose.<\/p>\n<p>3.\u00a0<b>L\u2019uso sofistico degli argomenti<\/b><\/p>\n<p>Fa parte della retorica tradizionalistica di far tacere l\u2019interlocutore teologico opponendogli i risultati \u201cpastorali\u201d della tradizione cui appartiene. Tipico di questo procedimento rozzo e sgarbato \u2013 pi\u00f9 degno di tradizionalisti sprovveduti che di pacati ragionatori \u2013 \u00e8 il modo insisitito con cui Weigel insulta Kasper, e con lui tutti i vescovi tedeschi, riconducendo il loro pensiero a \u201ccausa\u201d del disastro culturale delle loro Chiese. Un giudizio tanto sommario ed ingiusto \u2013 che arriva a banalizzare la loro posizione come una questione di \u201csoldi\u201d \u2013 denota una debolezza di argomenti e una mancanza di rispetto piuttosto sconfortante. E\u2019 un uso \u201cpubblicitario\u201d del linguaggio della tradizione che molto ha a che fare con \u201coperazioni di marketing\u201d e poco con un pensiero meditato e profondo sulla tradizione che si intende mediare. Il capovolgimento della realt\u00e0 e il frontendimento tra ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male \u00e8 tipico del linguaggio del \u201cprofeta di sventura\u201d, che Weigel interpreta senza economia di retorica. Ed \u00e8 talmente spregiudicato in questo atto di denuncia da arrivare a squalificare l\u2019operato del Sinodo parlando di \u201cadozione del linguaggio della rivoluzione LGTB nella relazione intermedia\u201d. Squalificare\u00a0<i>in toto<\/i>\u00a0l\u2019operato di Baldisseri e di Forte, ridicolizzare il pensiero e l\u2019episcopato tedesco: questo sembra l\u2019intento, per il quale non era necessario scomodare altro che qualche artificio retorico. La questione matrimoniale resta, in tutto ci\u00f2, assolutamente marginale. Un mero pretesto per una battaglia politica: come piace tanto al \u201cFoglio\u201d.<\/p>\n<p>4.\u00a0<b>Il \u201cterzo mondo\u201d come supporto retorico<\/b><\/p>\n<p>Nel gioco di specchi di questo osservatore troppo ideologico, il fronte della novit\u00e0 dinamica \u00e8 rappresentato ora dalla \u201cchiesa africana\u201d. Con un giro di walzer piuttosto inatteso, la differenza culturale della tradizione africana viene scavalcata e ricondotta, sostanzialmente, alla riconferma della tradizione medioevale romana. Un bel pasticcio, non c\u2019\u00e8 che dire. E il pasticcio non sta nella legittima difesa, da parte dei pastori africani, della differenza tra la loro cultura e la cultura europea. Questo deve essere onorato ed \u00e8 frutto vero e serio della \u201crivoluzione conciliare\u201d, che ha veramente internazionalizzato la chiesa. Il problema, invece, sta nell\u2019utilizzo strumentale, da parte dell\u2019ideologo americano, di una societ\u00e0 con un forte principio di autorit\u00e0 \u2013 come quella africana \u2013 per contestare la evoluzione di una teologia del matrimonio che si ponga, appunto, \u201cal di l\u00e0 di Dignitatis Humanae\u201d e non al di qua. Altra cosa sono le legittime rivendicazioni delle chiese africane, altra cosa la presunzione di poter applicare direttamente il principio di autorit\u00e0, ovunque, senza la mediazione della coscienza del soggetto. Perch\u00e9 \u201cDio lo vuole\u201d. La pretesa di Weigel \u00e8 qui un sofisma non solo fragile, ma istituzionalmente assai pericoloso. E\u2019 una forma, neppure troppo nascosta, di imperialismo ecclesiale.<\/p>\n<p>5.\u00a0<b>Una diagnosi reazionaria e una terapia inadeguata<\/b><\/p>\n<p>Tutti i luoghi comuni della polemica che il tradizionalismo ha sollevato contro il Sinodo \u2013 ma gi\u00e0 prima contro il Vaticano II \u2013 \u00a0sono presenti in questo infelice testo di Weigel. Non vi \u00e8 alcun riconoscimento delle reali difficolt\u00e0 della famiglia in un contesto realmente pluralistico e veramente multiculturale. Ogni questione \u00e8 ridotta, semplicisticamente, nella ribattitura della dottrina medioevale del matrimonio, con una cecit\u00e0 e insieme con una arroganza veramente rara. La lode della famiglia felice \u2013 in alcuni passaggi di maggiore qualit\u00e0 e di sincera apertura \u2013 assomiglia per\u00f2 pi\u00f9 ad una pubblicit\u00e0 televisiva che a un discorso pastorale fondato e responsabile. Quanto diversa, nella cultura anglossassone, appare la lettura della \u201cmodernit\u00e0 cattolica\u201d proposta da C. Taylor.<br \/>\nMa non \u00e8 poi troppo curioso che, sul piano dell\u2019assetto del matrimonio, tutti i fantasmi \u201cantimodernisti\u201d vengano rievocati. Anzitutto, quel fantasma che si chiama \u201clibert\u00e0\u201d e che deve essere smentito a tutti costi, riducendolo a \u2013 e accusandolo di \u00a0&#8211; \u201ccomunismo\u201d, \u201crelativismo\u201d, \u201comosessualismo\u201d. Weigel, tuttavia, sa bene che una \u201ccomunione\u201d che non sia \u201cpienezza di libert\u00e0\u201d non ha niente a che fare con Dio. Ed \u00e8 questo il problema che il Sinodo del 2015 deve affontare: la comunione dei coniugi e delle famiglie viene minacciata dalla libert\u00e0 dei soggetti o \u00e8, ultimamente, ordinata proprio a quella?<br \/>\nSembra che Weigel abbia scritto il suo testo prendendo in considerazione le questioni di una destra politica che deve vincere le elezioni negli USA, non i problemi di una Chiesa che deve prendersi cura delle proprie famiglie, felici e infelici, gioiose o ferite. Weigel assume il Sinodo e la Chiesa che in essa si esprime come \u201ccampo di battaglia\u201d. Non mostra di avere alcuna idea della Chiesa come \u201cospedale da campo\u201d o come \u201ccampo profughi\u201d. Anzi, nella sua Chiesa non c\u2019\u00e8 bisogno di ospedale di sorta. \u00a0Sembra mancargli, come dice spesso papa Francesco, lo sguardo giusto per comprendere la questione. E quindi sembra non vedere il campo giusto dove accogliere e curare, e non dove respingere e sconfiggere.<br \/>\nPer un Sinodo, che \u00e8 un camminare comune, la direzione dello \u201csguardo\u201d non \u00e8 questione che si possa lasciar da parte \u00a0e la definizione del \u201ccampo\u201d non \u00e8 un optional riservato al naturale commercio del mercato. Almeno su questo, anche Weigel dovrebbe condividere il cammino, per lasciarsi guardare dall\u2019altro bisognoso di cura, non semplicemente per identificare il nemico da battere. Ma la tentazione del \u201cno\u201d alla libert\u00e0, la vecchia tentazione apologetica, vince le resistenze. La svolta pastorale del Vaticano II resta, per Weigel, una parola ancora incompresa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un articolo del tutto privo di temperanza, G. Weigel, noto biografo americano di Giovanni Paolo II, ha cercato di ridicolizzare un testo di P. 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