{"id":14102,"date":"2019-09-12T06:30:06","date_gmt":"2019-09-12T04:30:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14102"},"modified":"2019-09-12T07:10:06","modified_gmt":"2019-09-12T05:10:06","slug":"pierangelo-sequeri-parla-del-nuovo-piano-di-studi-dell-igp2-perche-la-tradizione-deve-essere-tradotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pierangelo-sequeri-parla-del-nuovo-piano-di-studi-dell-igp2-perche-la-tradizione-deve-essere-tradotta\/","title":{"rendered":"Pierangelo Sequeri parla del nuovo piano di studi dell&#8217; IGP2: perch\u00e9 la tradizione deve essere tradotta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sequeriGP2.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14104\" alt=\"sequeriGP2\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sequeriGP2-300x199.jpeg\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sequeriGP2-300x199.jpeg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sequeriGP2.jpeg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In una intervista rilasciata ieri a Vatican News, e che pu\u00f2 essere letta\u00a0 e ascoltata integralmente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/it\/chiesa\/news\/2019-09\/istituto-giovanni-paolo-ii-famiglia-matrimonio-offerta-formativa.html\">qui<\/a>, Pierangelo Sequeri, presentando il nuovo programma formativo dell&#8217;Istituto Giovanni Paolo II, chiarisce una serie di punti importanti, anche in vista di una adeguata risposta a quella &#8220;proposta di mediazione&#8221; che era stato sollevata, con buona dose di provocazione, da 4 professori uscenti dell&#8217;Istituto. Cerco di puntualizzare i momenti decisivi di questa risposta:<\/p>\n<p>&#8211; Tradizione e innovazione si armonizzano non per giustapposizione, ma per integrazione. Questa integrazione viene assicurata in due modi: da un lato mediante una &#8220;teologia fondamentale della forma cristiana&#8221;, dalla&#8217;altro mediante una pi\u00f9 decisa apertura alle scienze umane;<\/p>\n<p>&#8211; Da un lato, quindi, una &#8220;teologia della forma cristiana&#8221; provvede a leggere la famiglia, il matrimonio e la coppia secondo le dinamiche della fede e della sua attestazione, in relazione alla &#8220;giustizia degli affetti&#8221;. Senza invocare pi\u00f9, da parte di teologi intesi come giudici sovrani, forme integralistiche e fondamentalistiche di deduzione e di asserzione intorno alla realt\u00e0 matrimoniale e familiare;<\/p>\n<p>&#8211; D&#8217;altro canto,\u00a0 su un altro versante, non contraddittorio con il primo, vengono previsti una serie di approfondimenti sul piano ecclesiologico, nel confronto con la societ\u00e0 civile, con il diritto comparato, con la pluralit\u00e0 di religioni. Il teologo deve integrare competenze di carattere civile, giuridico, economico, sociale, religioso, e per questo deve fare i conti con dati la cui elaborazione non pu\u00f2 essere aggirata. Non si tratta di ridurre la teologia a sociologia, ma di sapere che i presupposti della teologia del matrimonio e della famiglia si radicano su un tessuto naturale e civile che sempre la tradizione ha riconosciuto e che da soli 100 anni pensiamo di poter ignorare;<\/p>\n<p>&#8211; La fatica di un passaggio deve conseguire un risultato alto, per riconciliare la tradizione cristiana sul matrimonio e sulla famiglia con una condizione antropologica, sociale e culturale che non pu\u00f2 essere risolta semplicemente &#8220;dall&#8217;alto&#8221;. Questo cambiamento di prospettiva, che \u00e8 vistoso, \u00e8 richiesto dall&#8217;oggetto di studio. Servire puramente il proprio oggetto \u00e8 una delle caratteristiche della teologia veramente professionale, di cui ha bisogno la Chiesa.<\/p>\n<p>Alla luce di questa sintesi, proposta con chiarezza dalle parola del Preside Sequeri, e che potr\u00e0 trovare nell&#8217;ascolto diretto della intervista il suo tenore originario, mi sembra di dover rimarcare alcuni punti-chiave:<\/p>\n<p>a) Il metodo affermato dal Progetto Formativo del nuovo Istituto non si limita ad &#8220;aggiungere&#8221; qualche nuova nozione all&#8217;impianto classico dell&#8217;insegnamento teologico presso l&#8217;Istituto, ma ne rielabora la struttura e gli orientamenti, sulla base di una duplice esigenza portante: da un lato una teologia fondamentale dichiaratamente non &#8220;neo-scolastica&#8221;; dall&#8217;altro una convocazione di altre discipline, a chiarimento della struttura tipica del matrimonio e della famiglia.<\/p>\n<p>b) Tale metodo deriva dalla&#8217;approfondimento voluto dal magistero mediante due Sinodi e una Esortazione apostolica, intorno ai quali si sono concentrate le migliori energie della Chiesa cattolica, con una elaborazione di pensiero e di prassi di grande rilievo, e che deve essere assunta anche a livello accademico. Proprio nel cuore di Roma avevamo una accademia teologica che pretendeva di ignorare i dati pi\u00f9 significativi non solo della evoluzione magisteriale, ma della esperienza comune a milioni di uomini e di donne.<\/p>\n<p>c) Tale sviluppo costituisce, nel suo cuore e nella sua direzione fondamentale, un atto di fedelt\u00e0 alla grande tradizione ecclesiale di riflessione su matrimonio e famiglia, che da sempre sa che la correlazione tra cultura comune, cultura civile e cultura ecclesiale costituisce il &#8220;proprium&#8221; di questo sacramento e delle determinazioni che esso assume dal mondo ambiente. La pretesa di una teologia &#8220;autosufficiente&#8221; in materia matrimoniale \u00e8 uno dei volti pi\u00f9 tipici, e pi\u00f9 fragili, di una Chiesa posta in crisi dal mondo tardo-moderno.<\/p>\n<p>d) La esigenza di dare spazio ad una teologia fondamentale della forma cristiana e, nello stesso tempo, ad uno sguardo molto pi\u00f9 complesso e articolato sulla realt\u00e0 naturale, civile, sociale, ecclesiale e giuridica del matrimonio implica la indicazione di nuovi corsi, ma anche di nuovi nomi di docenti: per citarne solo alcuni, Maurizio Chiodi in campo morale, Cesare Pagazzi in campo ecclesiologico, Vincenzo Rosito in campo filosofico e storico, Natalino Valentino in rapporto alla tradizione orientale, Pier Davide Guenzi, sulla teologia della generazione, e Andrea Ciucci,sul rapporto tra famiglia e trasmissione della fede. Sono solo alcuni dei nomi nuovi, la cui esigenza sta proprio nella struttura complessa del sacramento del matrimonio e della cultura teologica che esso richiede venga onorata a livello accademico, senza schemi ideologici e prospettive di corto respiro.<\/p>\n<p>e)\u00a0 Ci\u00f2, evidentemente, esclude una &#8220;soluzione pasticciata&#8221; come quella che era stata proposta nella lettera firmata dal prof. Granados e da altri 3 docenti: non si tratta, infatti, di fare qualche concessione &#8220;pastorale&#8221; ad un impianto teologico immutabile, ma di riconoscere con serenit\u00e0 i limiti di un impianto deduttivo e neoscolastico della teologia matrimoniale e correre ai ripari di esso, con una nuova impostazione e un nuovo metodo.<\/p>\n<p>f) La uscita da un modello ottocentesco e antimodernista di sapere ecclesiale sul matrimonio, e la riscoperta di un pi\u00f9 antico equilibrio tra fattori costitutivi della esperienza cristiana della coppia, del matrimonio e della famiglia consente all&#8217;Istituto di poter dire finalmente una parola pienamente autorevole all&#8217;interno della teologia cattolica e in dialogo franco e leale con la cultura contemporanea. Uscire dal ghetto integralista e parlare di matrimonio e famiglia a 360 gradi non \u00e8 una piccola ambizione. Essa era dovuta. Il nuovo Piano offre una vera prospettiva di sviluppo, secondo l&#8217;avanzamento magisteriale assunto ormai da anni, e cui la teologia non pu\u00f2 offrire il proprio servizio soltanto nel registro nostalgico di un modello precedente, di cui si pretenderebbe affermare apoditticamente una inossidabile attualit\u00e0. Le fatiche del passaggio, che non devono essere nascoste, non debbono per\u00f2 oscurare la bont\u00e0 della risoluzione, perch\u00e9 la tradizione ecclesiale su matrimonio e famiglia sappia essere un giardino da far fiorire e non un museo da conservare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una intervista rilasciata ieri a Vatican News, e che pu\u00f2 essere letta\u00a0 e ascoltata integralmente\u00a0qui, Pierangelo Sequeri, presentando il nuovo programma formativo dell&#8217;Istituto Giovanni Paolo II, chiarisce una serie di punti importanti, anche in&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14102"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14102"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14102\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14109,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14102\/revisions\/14109"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}