{"id":14037,"date":"2019-08-23T16:08:28","date_gmt":"2019-08-23T14:08:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14037"},"modified":"2019-08-23T16:08:28","modified_gmt":"2019-08-23T14:08:28","slug":"diventare-adulti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/diventare-adulti\/","title":{"rendered":"Diventare adulti"},"content":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019immagine oggi dominante dell\u2019adolescenza \u00e8 di giovani tra 12 e 25 anni in piena crisi. Apatici, ripiegati su di s\u00e9, critici coi genitori: visione di un\u2019adolescenza \u2018canap\u00e8-selfie\u2019 inquieta, e nessuno sa pi\u00f9 esattamente a che et\u00e0 finisca questa fase di sviluppo\u00bb. \u00abMa la generazione Z, nata dopo il 2000, ci mostra che quest\u2019epoca \u00e8 in via di superamento. Di colpo, nel 2018 emerge una mobilitazione civile tra i giovani, non pi\u00f9 definiti adolescenti. Greta Thunberg, 15 anni oggi, attiva uno sciopero di studenti con centinaia di migliaia di partecipanti nel mondo. Di fatto, sembra soprattutto aver reso visibile un movimento iniziato anni prima, crescente mobilitazione di giovani per la sopravvivenza della specie: a margine della COP21, il movimento Conference of Youth aveva ad esempio mobilitato migliaia di giovani provenienti da molti paesi a difesa del clima. Molto precisa, la loro organizzazione includeva metodi cooperativi di lavoro e confronto ispirati alle Nazioni Unite, segno di inedita maturit\u00e0. Fin da allora mostravano la volont\u00e0 di compiere una transizione civile a fianco dei molti adulti impegnati in questo senso\u00bb. \u00abCome s\u2019\u00e8 passati da un\u2019adolescenza seduta a una attiva? Anzitutto un ribilanciamento individuale: la coscienza di un pericolo ha prodotto un passaggio all\u2019azione in luogo della depressione da impotenza disfattista (che si pu\u00f2 fare contro il sistema?), di un dubbio ossessivo (c\u2019\u00e8 via d\u2019uscita?) o di un rifiuto della realt\u00e0 (tutto questo non esiste). Per farlo si son dovute dominare individualmente le angosce di morte, liberarle da sensi del dovere e di colpa divenuti paralizzanti. Eppure molti adulti vi restano imprigionati. Dove ha dunque trovato le risorse, questa generazione di adolescenti inondati dalla nascita da immagini di morte, onnipresenti in tv o Internet, inclusi gli attentati nel mondo e in occidente? Da dove \u00e8 venuto questo impulso se non da un effetto di rovesciamento, di saturazione della morte diffusa su schermi e reti sociali che, dopo averli bloccati sul loro canap\u00e8, li ha infine messi in piedi dietro 15.000 scienziati internazionali per la difesa del vivente?\u00bb \u00abInoltre, questo impegno ha subito stabilito un senso di appartenenza che mancava. Ha offerto un\u2019alternativa alla hubris e alla competizione a ogni livello: con atti cooperativi coordinati nel mondo per proteggere le generazioni future, reinventare modi di consumare, produrre, abitare, nutrirsi. Il senso di solitudine diminuisce, \u00e8 di immediato beneficio psichico potere realizzarsi in ci\u00f2 che ha senso qui e ora (il vegetarianismo, ad esempio, unisce atti individuali quotidiani in coerenza planetaria). La solitudine giovanile ha toccato apici e aggiunto ingredienti ai suicidi da sofferenza degli adolescenti d\u2019inizio XXI secolo. Infine, in questo cammino dall\u2019individuale al collettivo, ognuno cambia quanto pu\u00f2 a suo livello, nel quotidiano percettibile, producendo un cambiamento per il gruppo. Il precetto di Gandhi \u201cSii il cambiamento che desideri vedere nel mondo\u201d ispira questa forma di azione che molla la presa sull\u2019altro, il controllo, la sorveglianza per centrarsi su di s\u00e9, consci che si diffonder\u00e0 sugli altri se e solo se questo \u2018centrarsi\u2019 non \u00e8 il fine primario\u00bb. \u00abQueste tre tappe \u2013 prendere coscienza della propria finitezza, modificare radicalmente il proprio rapporto con l\u2019altro, agire su di s\u00e9 per agire sul mondo \u2013 sono le condizioni per uscire dall\u2019adolescenza senza impantanarsi in una passivit\u00e0 adulta alienante\u00bb. \u00ab\u00c8 il volto inedito d\u2019una giovent\u00f9 che non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di restare nell\u2019adolescenza\u00bb [Marion Robin, \u00abGreta Thunberg, symbole d\u2019une jeunesse qui sort de l\u2019adolescence\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 30\/07\/2019, p. 26].<br \/>\n\u00abCome nelle precedenti rivoluzioni tecnologiche, le macchine eseguiranno compiti ripetitivi, noiosi e talora rischiosi. Gli esseri umani potranno concentrarsi su compiti pi\u00f9 innovativi, creativi, in lavori pi\u00f9 d\u2019\u00e9quipe \u2013 la cosiddetta \u2018intelligenza sociale\u2019. Questo in teoria. In pratica, la rivoluzione digitale mette in competizione lavoratori e intelligenza artificiale su compiti pi\u00f9 cognitivi, perch\u00e9 gli algoritmi sviluppano capacit\u00e0 impressionanti di trattare i dati. Vi sono compiti in cui l\u2019essere umano conserver\u00e0 un ruolo dominante: creativit\u00e0, interazioni complesse, intelligenza sociale sono caratteristiche umane. Ma altri compiti pi\u00f9 ripetitivi potranno essere svolti da algoritmi. Vi siamo esposti tutti, ma l\u2019impatto professionale varia. I posti a maggior rischio di automazione nei paesi OCSE sono di qualificazione bassa, di persone con meno formazione professionale. Quelle che ne hanno pi\u00f9 bisogno. Va adattato il sistema scolastico, data ai lavoratori occasione di sviluppo di nuove competenze in una formazione continua in tutta la loro vita professionale. Nei paesi OCSE quasi met\u00e0 dei lavoratori ha competenze digitali molto limitate: sanno usare uno smartphone, navigare in Internet, ma non servirsi davvero della tecnologia digitale nell\u2019attivit\u00e0 professionale. Una competenza digitale minima \u00e8 importante nei lavori di domani. Va fatto di tutto perch\u00e9 l\u2019automazione del lavoro favorisca l\u2019emancipazione umana: dare i lavori ingrati alle macchine, concentrarsi sugli ambiti pi\u00f9 interessanti, i lavori pi\u00f9 creativi. I mezzi sono l\u2019altra sfida dell\u2019automazione: finanziare la transizione digitale dei lavoratori \u00e8 molto importante per ridurre tensioni potenziali e inquietudini legate alla rivoluzione digitale \u2013 finanziare la formazione continua, garantire protezione sociale ai lavoratori indipendenti delle piattaforme\u2026 Si dibatte poi sull\u2019etica dell\u2019intelligenza artificiale: come evitarne gli aspetti nocivi per certe categorie di lavoratori? Secondo gli esperti non sono nei codici digitali di algoritmo, ma nei dati che l\u2019algoritmo si limita a riprodurre. Smettiamo di credere che tutto quel che pu\u00f2 essere fatto dalle macchine sar\u00e0 fatto dalle macchine. Ci sono pur sempre scelte che dipendono da governanti e imprese, dagli stessi lavoratori. Le vetture autonome lo confermano: non si pu\u00f2 impedire il progresso tecnologico, ma si pu\u00f2 regolarne l\u2019uso e ottimizzarne i benefici sociali\u00bb [Nicolas Lepeltier, \u00ab\u201dIl faut que l\u2019automatisation des m\u00e9tiers favorise l\u2019\u00e9mancipation\u201d\u00bb, intervista a Stefano Scarpetta, direttore OCSE, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 31\/07\/2019, p. 11].<br \/>\nCi\u00f2 che per i millennial \u00e8 \u00abprendere coscienza della propria finitezza, modificare radicalmente il proprio rapporto con l\u2019altro, agire su di s\u00e9 per agire sul mondo\u00bb, per gli adulti \u00e8 \u00abconcentrarsi su compiti pi\u00f9 innovativi, pi\u00f9 creativi, in lavori pi\u00f9 d\u2019\u00e9quipe \u2013 ci\u00f2 che si dice \u2018intelligenza sociale\u2019\u00bb. \u2018Intelligenza sociale\u2019 e \u2018intelligenza artificiale\u2019 sono le leve di governo della rivoluzione digitale oggi bloccata anche nei paesi che sembrano tirare la corsa, ormai corsa di tutti contro il tempo, non pi\u00f9 a staffetta. Con abilit\u00e0, risorse e prospettive proprie, qui e ora tutte le generazioni devono promuovere e tutelare i diritti d\u2019ogni singola persona, non solo di un\u2019astratta umanit\u00e0 che non si sa dov\u2019\u00e8, mentre la nostra casa comune, la terra, ha un estremo bisogno di attenzione e cure.<br \/>\n<strong>Diventare adulti<\/strong> non \u00e8 pi\u00f9 necessario per i politici nazionali. In Brexit, \u00abquale stimolo pu\u00f2 ricavare un paese ancora piuttosto influente, prospero, ampiamente funzionale nel vedersi nazione prigioniera di un neo-stalinismo di tormentosa soggezione, come ha fatto il ministro degli esteri Jeremy Hunt nell\u2019ottobre 2018? \u00c8 il fascino della irresponsabilit\u00e0\u00bb. \u00ab\u00c8, per una parte significativa della sua classe dirigente, una impotenza totale che tutto corrompe. Non pu\u00f2 avere colpe per i gravi problemi di divisione di classe e geografica, squallore montante e crescente ineguaglianza. Ha scuse per tutto, e nessuna responsabilit\u00e0\u00bb [Fintan O\u2019Toole, <em>Heroic Failure. Brexit And The Politics Of Pain<\/em>, Head of Zeus 2018, p. 25]. Lo conferma Stanley Johnson, anti-Brexiter padre del premier Boris: \u00abnessuno vuole un \u2018no deal\u2019. Ma credo che l\u2019UE ci spinga verso il \u2018no deal\u2019. \u00c8 prioritario che i nostri partner europei capiscano di avere una responsabilit\u00e0 enorme. Non hanno bisogno di scegliere questa strada\u00bb. \u00abCi buttate dall\u2019alto della falesia. E chi soffrir\u00e0 di pi\u00f9? Non il Regno Unito. Saremo pronti\u2026 Ricordatevi il 1940\u2026 Chi soffrir\u00e0 davvero saranno gli irlandesi\u00bb [\u00c9ric Albert, \u00abLe p\u00e8re de Boris Johnson supplie l\u2019UE de faire un geste\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 01\/08\/2019, p. 4]. Tutta colpa degli altri.<br \/>\nMa il 1940 \u00e8 solo un ricordo. In USA il vetero-adolescente Trump \u00e8 \u00ab<em>snafu<\/em> (\u201cSituation Normal: All Fucked Up\u201d, \u201cTutto bene, \u00e8 un casino\u201d)\u00bb. \u00abLo stile di Donald Trump \u00e8 anzitutto allusivo, usa parole-chiave immediatamente comprensibili solo al suo uditorio, ma che richiedono raffiche di spiegazioni per lo straniero. Va pazzo per \u201c<em>they<\/em>\u201d, talora di dubbia identificazione. D\u00e0 per scontato che l\u2019uditorio conosca da lunga data le idee che strutturano la sua visione del mondo, da quando nel 1987 tent\u00f2 per la prima volta di entrare in politica, e in effetti non sono cambiate granch\u00e9. \u00c8 un altro tratto dei suoi interventi: sempre l\u2019identico, ridotto registro di parole considerate intercambiabili, il cui significato dipende in modo anormale dal contesto in cui le dice\u00bb [Gilles Paris, \u00abA Washington, \u201ctout va bien, c\u2019est le bordel\u201d\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 02\/08\/2019, p. 23].<br \/>\nIn Italia \u00abl\u2019obiettivo \u00e8, in primis, quello di eguagliare i concorrenti nella presenza capillare sui social network\u00bb [Giovanni Ziccardi, <em>Tecnologie per il potere. Come usare i social network in politica<\/em>, Cortina 2019, p. 25]. \u00abLa rivista tecnologica Wired, nel marzo del 2018, in un articolo a firma del giornalista Andrea Daniele Signorelli, ha cercato di tracciare un primo punto sull\u2019uso dei social media da parte dei politici italiani\u00bb. \u00abSignorelli muove la sua analisi dal livello (e dalla modalit\u00e0) di presenza sui social network di Matteo Salvini e del suo strettissimo rapporto con Luca Morisi, il suo <em>spin doctor<\/em>\u00bb [ivi, pp. 41-2]. A Rovato, gli operai dicono: \u00abLandini? Il suo sindacato ce lo teniamo stretto, altrimenti non sappiamo a chi rivolgerci in caso di bisogno. Salvini? Ci ha convinti perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico politico che parla come noi, degli altri non si capisce niente\u00bb. \u00abIl fatto \u00e8 che in tutto questo gran chiacchierare della politica la Lega almeno si avvicina ai discorsi che facciamo al bar la sera\u00bb. Pi\u00f9 scafato, \u00abil sindacalista Ibrahima vince facile quando estrae i ferri del suo mestiere, per dimostrare che Salvini non fa gli interessi degli operai: \u201cA voialtri lavoratori leghisti per caso vi piace la flat tax? A te che guadagni 27 mila euro l\u2019anno il fisco trattiene il 23%; spiegatemi perch\u00e9 l\u2019impresario dovrebbe pagare solo il 15%. C\u2019\u00e8 qualcosa che non torna\u201d. Gli danno tutti ragione\u00bb [Gad Lerner, \u00abTra Lega e Cgil gli operai del Nord\u00bb, <em>la Repubblica<\/em>, 02\/08\/2019, p. 8].<br \/>\nQuello che non torna sono le \u00ab<em>camere dell\u2019eco<\/em>. Si tratta di una situazione tipica dei social network, nella quale ogni utente \u2013 nel caso che ci interessa, ogni elettore \u2013 \u00e8 chiuso all\u2019interno della sua camera dell\u2019eco, nella quale finisce per sentire sempre di pi\u00f9, e con sempre pi\u00f9 ridondanza, proprio ci\u00f2 che vorrebbe sentire\u00bb [Ziccardi, cit., p. 78]. Salvini conferma: \u00abNoi dialoghiamo con tutti quelli che la pensano come noi\u00bb [intervistato da Marco Cremonesi, <em>Corriere della Sera<\/em>, 14\/08\/2019, p. 6]. \u00abLa studiosa di comunicazione politica Sara Bentivegna ha, nel corso degli anni, evidenziato (almeno) quattro elementi essenziali che caratterizzano le attivit\u00e0 dei politici sui social network: 1) la personalizzazione, 2) la disintermediazione, 3) la semplificazione, 4) la velocizzazione\u00bb. In digitale, \u00e8 \u00abmetterci la faccia\u00bb, \u00aba tu per tu\u00bb, con \u00ablinguaggio del quotidiano\u00bb e \u00abuna velocit\u00e0\u00bb prima ignota, che \u00abgenera una sorta di fast politics, ovvero un affastellamento di dichiarazioni, proposte e reazioni che perdono la loro rilevanza e specificit\u00e0 in un arco di tempo estremamente breve\u00bb [Ziccardi, cit., pp. 81-4]. La disintermediazione, in particolare , \u00ab\u00e8 fatale per il pensiero\u00bb. \u00abNon solo il pensiero ma la percezione sussistono soltanto grazie alla mediazione, quindi attraverso continui aggiustamenti e compromessi, che sono l\u2019opera stessa della mediazione\u00bb [Roberto Calasso, <em>L\u2019innominabile attuale<\/em>, Adelphi 2017, p. 77: cit. da Ziccardi, p. 83]. \u00abIl racconto della politica in rete ha assunto ormai usualmente il tono del fragore e delle lettere maiuscole, dei messaggi apocalittici e definitivi, per scivolare poi verso l\u2019insulto, il dileggio e la ridicolizzazione dell\u2019avversario. Il risultato di una simile <em>strategia della tensione<\/em> [sottolineatura mia, nostra vecchia conoscenza] \u00e8 duplice: da un lato favorisce l\u2019emersione di personalit\u00e0 politiche arrembanti e narcisiste, dall\u2019altro prevede un meccanismo di assuefazione rapidissimo, che pu\u00f2 essere contrastato solo aumentando la dose di rumore comunicativo\u00bb [Massimo Mantellini, <em>Bassa risoluzione<\/em>, Einaudi 2018, p. 114: cit. da Ziccardi, p. 89].<br \/>\nBrexit, AmericaFirst, PrimaGliItaliani sono vuoti di governo. \u00abUno stato nazionale \u00e8, anzitutto, un riparo\u00bb. \u00abNella violenta tempesta della globalizzazione neoliberale, sappiamo di non potere essere completamente protetti. Ma ragionevolmente ci aspettiamo di avere un ombrello sulla testa. Brexit \u00e8 parte di un fenomeno molto pi\u00f9 vasto e ci parla di due realt\u00e0 molto pi\u00f9 vaste. Una \u00e8 che non puoi chiedere fiducia alla gente e al contempo dire che lo stato non ha parte alcuna nella sua vita quando il mercato vuole carta bianca. L\u2019altra \u00e8 che la macroscopica ineguaglianza provocata dal neoliberismo \u00e8 sempre pi\u00f9 incompatibile con la democrazia e perci\u00f2, nelle democrazie liberali, con la stabilit\u00e0. Se ci dev\u2019essere un mondo oltre il dolore e il vittimismo, \u00e8 necessario trovare un ombrello\u00bb [O\u2019Toole, cit., pp. 200-1]. Nella globalizzazione neoliberale l\u2019ombrello \u00e8 sovranazionale. Ridotto a un bastone, l\u2019ombrello nazionale \u00e8 inservibile, se non per sfogare la rabbia su capri espiatori. Nel nostro decreto-sicurezza bis, Gaetano Azzariti, intervistato da Liana Milella, rileva che \u00e8 \u00ab\u201cviolata la Costituzione in pi\u00f9 parti. La solidariet\u00e0 \u00e8 un dovere, non pu\u00f2 essere punita\u201d\u00bb. \u00ab\u201cMa le sembra possibile prevedere sanzioni comminate nei confronti di atti doverosi?\u201d\u00bb [<em>la Repubblica<\/em>, 06\/08\/2019, p. 2].<br \/>\nL\u2019Europa \u00e8 necessaria perch\u00e9, chiusi i nostri confini, dopo gli immigrati servono altri capri espiatori, nel caso gli italiani discriminati dall\u2019autonomia differenziata, e poi altri ancora e cos\u00ec via. I politici nazionali stanno affondando nella loro stessa violenza, mentre entra nella storia \u00abuna giovent\u00f9 che non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di restare nell\u2019adolescenza\u00bb [Robin, cit.]. La c\u2019\u00e8 la Provvidenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019immagine oggi dominante dell\u2019adolescenza \u00e8 di giovani tra 12 e 25 anni in piena crisi. 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