{"id":14004,"date":"2019-08-10T15:54:25","date_gmt":"2019-08-10T13:54:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=14004"},"modified":"2019-08-10T15:54:25","modified_gmt":"2019-08-10T13:54:25","slug":"lucidita-e-responsabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lucidita-e-responsabilita\/","title":{"rendered":"Lucidit\u00e0 e responsabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>XIX domenica del Tempo ordinario C<\/strong><br \/>\nLETTURE: Sap 18,6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Introduzione<\/strong><br \/>\nIl passo del Vangelo di Luca di questa domenica ha come temi fondamentali, come afferma F. Bovon, \u201clucidit\u00e0 e responsabilit\u00e0\u201d. Siamo sempre durante il viaggio di Ges\u00f9 verso Gerusalemme e questa raccolta di materiale vario sul tema della vigilanza e del servizio diventa esortazione non solo ai discepoli che stanno camminando con Ges\u00f9 sulla sua vita, ma insegnamento rivolto ai credenti di ogni tempo in cammino nella storia, sulla stessa strada di Ges\u00f9, verso l\u2019incontro con il loro Signore.<br \/>\nIl brano tratto dal Libro della Sapienza (I lettura) \u00e8 una rilettura dell\u2019esodo e ci spinge a leggere in chiave pasquale il testo del Vangelo applicandolo alla nostra vita. Infatti il Libro della Sapienza parla dell\u2019antico evento dell\u2019esodo come se in quella salvezza fossero coinvolte anche le generazioni future fino a giungere al presente: \u00abcos\u00ec glorificasti noi chiamandoci a te\u00bb (Sap 18,6-9). Si parla quindi anche nel testo della Sapienza di un modo di attraversale la storia da credenti sapendo bene a quali giuramenti si \u00e8 prestata fedelt\u00e0 (cf. Sap 18,6). Sul tema della fede come modalit\u00e0 di vivere nella storia per essere \u00abapprovati da Dio\u00bb (Eb 11,2) \u00e8 incentrato il brano della Lettera agli Ebrei (II lettura), che fa riferimento alle figure di Abramo e Sara. Anche in questo testo compare l\u2019immagine dei credenti come viandanti. Essi sono \u00abstranieri e pellegrini\u00bb (Eb 11,13) che solo da lontano salutarono i beni promessi. I testi del Libro della Sapienza e della Lettera agli Ebrei ci possono fornire delle chiavi di lettura preziose per accostare il testo evangelico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<strong>Riflessione<\/strong><br \/>\n<em>Non temere piccolo gregge<\/em><br \/>\nNel brano evangelico troviamo alcune versetti introduttivi (Lc 12,32-34) nei quali Ges\u00f9 si rivolge ai suoi discepoli chiamandoli \u201cpiccolo gregge\u201d. Si tratta di parole molto dense di Ges\u00f9 con le quali egli dipinge il volto della sua comunit\u00e0. Innanzitutto egli definisce i suoi discepoli attraverso l\u2019immagine del gregge. In questo modo Ges\u00f9 afferma che i suoi discepoli non saranno nel mondo tanti individui indipendenti tra di loro, ma che essi saranno una realt\u00e0 unitaria come \u00e8 quella di un gregge. Come il legame tra le pecore che compongono un gregge \u00e8 dato innanzitutto dalla figura del pastore, cos\u00ec anche coloro che accoglieranno il vangelo di Ges\u00f9 riconosceranno in lui il principio della loro unit\u00e0. Ges\u00f9 stesso e il suo vangelo \u00e8 il motivo per il quale i suoi discepoli si sono ritrovati insieme a formare un solo gregge. Non ci sono altri progetti o ideologie che devono fare da motivazione per l\u2019unit\u00e0 esistente tra coloro che si dicono discepoli di Ges\u00f9.<br \/>\nInoltre questo gregge \u00e8 detto \u201cpiccolo\u201d. I discepoli di Ges\u00f9 devono sapere di essere una realt\u00e0 piccola e fragile e che non \u00e8 loro compito quello di occupare ogni spazio o di diventare ad ogni costo maggioranza. Essi sono come un seme gettato nella terra o come il lievito nella pasta. Loro compito \u00e8 quello di essere questa presenza che sa di essere piccola e fragile. Il gruppo dei discepoli di Ges\u00f9 si definisce quindi come formato \u00abnon da individui isolati n\u00e9 da popoli interi, ma da coloro che, sparsi nei luoghi pi\u00f9 diversi, si riconoscono figli di questo padre e pecore di questo gregge\u00bb (F. Bovon).<br \/>\nA questo piccolo gregge \u00e8 detto di \u201cnon temere\u201d, una espressione che ritorna per cinque volte nel Vangelo di Luca e che troviamo molto frequentemente nelle Scritture. In Luca questo invito viene rivolto a Zaccaria quando gli viene annunciata la nascita di Giovanni Battista (Lc 1,13), a Maria all\u2019annuncio dell\u2019angelo (Lc 1,30), ai primi discepoli e a Simone quando vengono chiamati ad essere pescatori di uomini (Lc 5,10), al capo della sinagoga in riferimento alla notizia della morte della figlia (Lc 8,50). In questi testi vediamo che l\u2019espressione \u201cnon temere\u201d \u00e8 sempre legata a contesti di vocazione o di salvezza, quando cio\u00e8 Dio sta per compiere qualcosa di grande e meraviglioso per coloro ai quali la sua parola si rivolge. Questo fatto \u00e8 confermato in tutte le Scritture: basta pensare alla stipulazione dell\u2019alleanza con Abramo (Gn 15,1) dove per la prima volta compare nella Scrittura una espressione simile. Successivamente la troviamo ancora rivolta ad Agar (Gn 21,17), a Isacco (Gn 26,24; Gn 28,13) e a Giaccobbe (Gn 46,3). Anche nei profeti molte volte Dio si rivolge al suo popolo invitandolo a \u201cnon temere\u201d (es. Is 54,4; Ger 26,28). Non si tratta quindi di un generico invito a non avere paura, ma l\u2019affermazione di una relazione con Dio che non viene mai meno. E\u2019 il testo stesso di Luca a sottolineare questo aspetto quando Ges\u00f9 afferma: \u00abal Padre vostro \u00e8 piaciuto dare a voi il Regno\u00bb (Lc 12,32). Proprio in forza di questa relazione con il Padre \u201cil tesoro\u201d dei discepoli di Ges\u00f9 non deve consistere in altre forme di sicurezza. Essi sono chiamati, come piccolo gregge, a non andare in cerca altra sicurezza, altra difesa al di fuori della loro relazione con il Padre che attraverso Ges\u00f9 non viene mai meno.<br \/>\nIn questi primi versetti abbiamo quindi come descritta l\u2019identit\u00e0 della comunit\u00e0 dei discepoli di Ges\u00f9 nelle sue caratteristiche fondamentali e ineliminabili. Nei versetti successivi lo sguardo si allarga alla storia e assume un sapore escatologico. Come questo piccolo gregge deve attraversare la storia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<em>Con le vesti strette ai fianchi<\/em><br \/>\nUna prima indicazione avviene da alcune immagini che il testo presenta. Prima di tutto quella delle vesti cinte ai fianchi (Lc 12,35). Dal momento che successivamente si parla di servizio, si potrebbe pensare alle vesti raccolte del servo per essere libero nel servire. Oppure l\u2019immagine potrebbe far pensare alla lotta. Tuttavia nelle Scritture questa espressione compare solo un\u2019altra volta nel Libro dell\u2019Esodo quando il Signore indica a Mos\u00e8 come il popolo dovr\u00e0 vivere la notte della liberazione dell\u2019Egitto (Es 12,11). Il testo quindi vuol fare riferimento ad un lungo viaggio verso la liberazione. I discepoli di Ges\u00f9 dovranno avere i fianchi cinti per affrontare il viaggio della storia verso il Regno, che nel suo disegno di salvezza (\u00ab\u00e8 piaciuto\u00bb Lc 12,32), il Padre ha riservato loro. Questa prospettiva pasquale viene sottolineata dalla liturgia anche attraverso il brano della Sapienza (I lettura).<br \/>\nL\u2019atteggiamento che coloro che avranno accolto il vangelo di Ges\u00f9 dovranno avere nella loro vita \u00e8 quello della prontezza, della vigilanza. Il motivo di questo atteggiamento sta nella necessit\u00e0 di essere svegli per la venuta del Signore. Per i discepoli di Ges\u00f9 il lungo viaggio della storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 abitato dall\u2019attesa di uno che deve venire. Essi non camminano nella storia senza meta e senza attesa. E\u2019 infatti l\u2019attesa del padrone che ritorna ci\u00f2 che d\u00e0 forma al loro cammino e al loro modo di stare nella storia. A una tale attesa nel testo \u00e8 legata una doppia beatitudine (Lc 12,37.38), che incornicia un annuncio sconcertante: un padrone che si mette a servire i suoi servi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<em>L\u2019amministratore fidato e prudente<\/em><br \/>\nIl secondo aspetto che emerge dal brano sulla modalit\u00e0 di stare nella storia da credenti consiste nella responsabilit\u00e0 (cf. 12,41-48). Alla domanda di Pietro su chi fossero i destinatari delle sue parole, Ges\u00f9 risponde invitando alla responsabilit\u00e0. Il discepolo non \u00e8 solo in attesa di qualcosa che deve manifestarsi, ma tale attesa, nel viaggio che il piccolo gregge deve compiere nella storia, con responsabilit\u00e0. Il ritardo della venuta del padrone non deve affievolire l\u2019impegno. Si tratta di una parola che pu\u00f2 avere un doppio valore. Si pu\u00f2 riferire sia a coloro che nel piccolo gregge svolgono una funzione di servizio, ma pu\u00f2 riguardare anche il compito dei discepoli di Ges\u00f9 nei confronti dell\u2019intera umanit\u00e0 con la quale sono chiamati a condividere il cammino nella storia. I discepoli di Ges\u00f9 devono quindi stare nella storia con fedelt\u00e0 e prudenza. Rimanere fedeli al vangelo che hanno ricevuto dal loro Signore sapendo cogliere con saggezza e prudenza le vicende della storia umana che di volta in volta si presentano. Anche a questo secondo passaggio \u00e8 legata una beatitudine: \u00abbeato quel servo che il padrone, arrivando, trover\u00e0 ad agire cos\u00ec\u00bb (Lc 12,43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<em>A chi fu dato molto, molto sar\u00e0 chiesto<\/em><br \/>\nIl testo si chiude con un ulteriore richiamo alla responsabilit\u00e0 del piccolo gregge fondandola su una certezza che deve abitare il suo cuore. I discepoli di Ges\u00f9 infatti devono sapere che il fondamento dalla loro vigilanza e della loro responsabilit\u00e0 \u00e8 la coscienza di essere stati fatti gratuitamente oggetto di un dono grande. Essi non camminano nella storia con vigilanza e responsabilit\u00e0 per avere una ricompensa al termine del lungo viaggio, ma perch\u00e9 gi\u00e0 in origine sono stati oggetto di un dono gratuito.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>XIX domenica del Tempo ordinario C LETTURE: Sap 18,6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48 Introduzione Il passo del Vangelo di Luca di questa domenica ha come temi fondamentali, come afferma F. 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