{"id":13982,"date":"2019-08-05T16:48:23","date_gmt":"2019-08-05T14:48:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13982"},"modified":"2019-08-05T17:03:02","modified_gmt":"2019-08-05T15:03:02","slug":"pusilli-animi-est-al-304-continuita-e-meschinita-nella-tradizione-ecclesiale-su-matrimonio-e-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pusilli-animi-est-al-304-continuita-e-meschinita-nella-tradizione-ecclesiale-su-matrimonio-e-famiglia\/","title":{"rendered":"&#8220;Pusilli animi est&#8230;&#8221; (AL 304): continuit\u00e0 e meschinit\u00e0 nella tradizione ecclesiale su matrimonio e famiglia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imago-esortazione_apostolica_amoris_letitia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10486\" alt=\"imago-esortazione_apostolica_amoris_letitia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imago-esortazione_apostolica_amoris_letitia.jpg\" width=\"144\" height=\"200\" \/><\/a><br \/>\nIn un intervento sull&#8217;Avvenire del 3 agosto scorso, Mons. Camisasca si sorprendeva per il fatto che venga offerta una immagine della evoluzione della pastorale familiare che sottolinea la discontinuit\u00e0 del papato di Francesco rispetto ai predecessori. E affermava che il popolo cristiano deve essere aiutato a comprendere la continuit\u00e0, non la discontinuit\u00e0 della tradizione.<br \/>\nTrovo che questo intervento abbia il merito di mettere il dito in una piaga, che non riguarda soltanto la pastorale e la dottrina su matrimonio e famiglia, ma l&#8217;intero &#8220;depositum fidei&#8221;. Su questo mi pare importante non cadere in una serie di trappole, che facilmente impediscono di comprendere ci\u00f2 che sta accadendo. Ma procediamo per ordine.<\/p>\n<p>1. In primo luogo non debbo certo ricordare a Mons. Camisasca che il Concilio Vaticano II \u00e8 sicuramente il punto di riferimento primario per comprendere che la continuit\u00e0 con la grande tradizione pu\u00f2 essere assicurata solo assumendo su di s\u00e9 il compito della riforma della Chiesa. Dalle parole di Camisasca, e di molti altri critici verso il rinnovamento dell&#8217;Istituto GPII, non trapela mai che la &#8220;condizione della continuit\u00e0&#8221; \u00e8 la riforma. Ora, ogni riforma comporta inevitabilmente una serie di discontinuit\u00e0. Pertanto il Vaticano II impone di assicurare una pi\u00f9 profonda continuit\u00e0 mediante alcune decisive discontinuit\u00e0. Se si gioca sulla opposizione netta tra continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0, si resta fermi, immobili, bloccati. E&#8217; quello che \u00e8 capitato alla teologia del matrimonio e della famiglia. Che ha ritenuto di essere &#8220;fedele alla tradizione&#8221; restando bloccata su soluzioni e linguaggi tipici della seconda met\u00e0 de XIX secolo.<\/p>\n<p>2. In particolare, un testo di AL segnala in modo assai chiaro dove stia il &#8220;punto di svolta&#8221; che diversi professori dell&#8217;Istituto GPII hanno duramente e reiteratamente osteggiato. E&#8217; uno dei testi chiave, nei quali viene attestato il superamento del modello ottocentesco di teologia del matrimonio. Esso dice cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 meschino soffermarsi a considerare solo se l\u2019agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perch\u00e9 questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedelt\u00e0 a Dio nell\u2019esistenza concreta di un essere umano.&#8221;<\/p>\n<p>Il testo latino inizia la frase con la espressione: &#8220;pusilli animi est&#8221;: &#8220;\u00e8 proprio di un animo piccolo, debole, meschino&#8221;. Ma si deve dire, con tutta la chiarezza del caso, che proprio questa \u00e8 stata la strategia ecclesiale prevalente sul matrimonio, che \u00e8 iniziata con Pio IX, passando per Leone XIII, il Codice del 1917 e Pio XI, per arrivare fino al Vaticano II. Tale scelta \u00e8 stata quella del &#8220;primato dell&#8217;oggettivo&#8221;, con una considerazione minima e marginale del soggetto implicato. Questa strategia, che \u00e8 stata la &#8220;forza&#8221; del XIX, \u00e8 diventata la debolezza del secolo XXI.<\/p>\n<p>3. Bisogna aggiungere, per\u00f2, che proprio la teoria centrale dell Istituto GPII, elaborata in origine da Carlo Caffarra, portava alle estreme conseguenze questa impostazione ottocentesca: ossia operava una duplice e pericolosissima riduzione: riduceva la teologia del matrimonio alla morale, e la morale ad una serie di &#8220;assunti canonici&#8221; che diventavano il vero centro della dottrina sul matrimonio. Un diritto canonico elevato a criterio fondamentale per bloccare ogni asserto dogmatico, morale e pastorale. E chi non seguiva questa impostazione angusta veniva accusato di &#8220;magistero parallelo&#8221;: mons. Camisasca non far\u00e0 fatica a ricordarlo.<\/p>\n<p>4. Questa operazione, compiuta agli inizi degli anni 80, e blindata con la Esortazione apostolica &#8220;Familiaris consortio&#8221;, opera cos\u00ec un blocco totale della tradizione. Facendo passare per rivelato ci\u00f2 che \u00e8 una legittima ma contingente scelta storica, ha preteso di dire la &#8220;parola definitiva&#8221; sul matrimonio e sulla famiglia. Come \u00e8 evidente per essere in continuit\u00e0 con la grande tradizione antica, medievale e tridentina, occorreva uscire da questo imbuto, nel quale ci eravamo rinchiusi dal 1981. I due Sinodi del 2014 e del 2015 hanno operato questa svolta.<\/p>\n<p>5. La riforma della pastorale matrimoniale e familiare aveva bisogno di riscoprire, dopo quasi 40 anni, che la scelta operata allora, risultava, alla luce della realt\u00e0 della Parola di Dio e della esperienza dei cristiani, una soluzione &#8220;meschina&#8221;: una astrazione pericolosa, e anche assai violenta, che risentiva in modo troppo accentuato di una comprensione astratta e inadeguata della antropologia, della ecclesiologia e anche della funzione &#8220;dinamica&#8221; dello stesso diritto canonico.<\/p>\n<p>6. Per questo io mi sorprendo della sorpresa di Mons. Camisasca. Avrebbe gi\u00e0 dovuto preoccuparsi negli anni 90, quando era coinvolto in un insegnamento, che operava pericolose astrazioni sulla pelle delle coppie sposate. Che ricostruiva in contumacia le loro vicende. Che non ammetteva la storia del vincolo e che idealizzava in modo esasperata le storie di vita, di comunione e di generazione.<\/p>\n<p>7. Non mi sorprende invece che oggi egli chieda &#8220;continuit\u00e0&#8221;. In realt\u00e0 quella continuit\u00e0, a cui lui accenna, non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Perch\u00e9 \u00e8 in gioco una continuit\u00e0 superiore, quella del depositum fidei sul matrimonio e sulla famiglia, che deve trovare un rivestimento e una formulazione migliore, adeguata, non rigida. Per questa via si \u00e8 avviato con coraggio il Sinodo dei Vescovi e il magistero di Francesco. Che oggi pu\u00f2 riconoscere come &#8220;debole&#8221; quello che sembrava &#8220;forte&#8221; e come &#8220;meschino&#8221; quello che sembrava &#8220;necessario&#8221;.<\/p>\n<p>8. D&#8217;altra parte qui \u00e8 in gioco molto pi\u00f9 delle sensibiit\u00e0 episcopali e curiali. Che sono molto brave a ricostruire le cose a loro piacere. E possono auspicare che tutto cambi perch\u00e9 tutto resti come prima; che si possano dire, contemporaneamente, le frasi di 40 anni fa e quelle di oggi; che si possa addirittura fare di papa Francesco un &#8220;discepolo di Luigi Giussani&#8221;. La confusione che si deve evitare \u00e8 quella tra la domanda di continuit\u00e0, che \u00e8 una cosa seria, e la pretesa di ridurre la continuit\u00e0 alla strategia meschina di una &#8220;societas perfecta&#8221; incapace di considerare le storie concrete dei soggetti.<br \/>\nMa forse, dietro a tutto questo, la confusione peggiore non \u00e8 quella tra &#8220;continuit\u00e0&#8221; e &#8220;meschinit\u00e0&#8221;, ma quella tra &#8220;comunione&#8221; e &#8220;comunione e liberazione&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un intervento sull&#8217;Avvenire del 3 agosto scorso, Mons. 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