{"id":13973,"date":"2019-08-03T08:54:01","date_gmt":"2019-08-03T06:54:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13973"},"modified":"2019-08-03T08:54:01","modified_gmt":"2019-08-03T06:54:01","slug":"la-sua-vita-non-dipende-dai-suoi-beni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-sua-vita-non-dipende-dai-suoi-beni\/","title":{"rendered":"La sua vita non dipende dai suoi beni"},"content":{"rendered":"<p><strong>XVIII domenica del Tempo ordinario \u2013 C<\/strong><br \/>\nLETTURE:<em> Qo 1, 2; 2, 21-23; Sal 89; Col 3, 1-5. 9-11; Lc 12, 13-21<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Introduzione<\/strong><br \/>\nCome leggere i testi di questa domenica? C\u2019\u00e8 il rischio di leggerli unicamente in chiave di insegnamento sulla gestione dei beni materiali. Tuttavia, sebbene questo tema sia certamente presente, esso non \u00e8 l\u2019unica prospettiva di lettura dei testi biblici di questa domenica. Infatti, se noi leggiamo il testo evangelico con uno sguardo un po\u2019 pi\u00f9 ampio, possiamo scoprire che in realt\u00e0 l\u2019invito di Ges\u00f9 a guardarsi dalla cupidigia ha sempre principalmente un valore teologico. Riguarda cio\u00e8 il nostro modo di vedere Dio e di rapportarci con lui. Certo c\u2019\u00e8 anche l\u2019insegnamento di come comportarsi nel rapporto con i beni, ma questo si fonda sul rapporto con Dio. Nella fede cristiana \u00e8 sempre cos\u00ec, e noi dovremmo impararlo dalle Scritture: non viene prima il comportamento e poi il rapporto con Dio, ma prima c\u2019\u00e8 il rapporto con Dio, poi c\u2019\u00e8 l\u2019impegno nella vita che da esso deriva. E\u2019 un aspetto importante che spesso dimentichiamo.<br \/>\nLe brano del Qoelet (I lettura) troviamo una riflessione sapienziale sul rapporto con i beni e sul lavoro dell\u2019uomo per possederli. Potremmo dire che \u00e8 lo sguardo umano e disincantato su queste realt\u00e0. Gi\u00e0 a partire dall\u2019esperienza puramente umana si pu\u00f2 avere uno sguardo di sapienza sul rapporto con i beni. Anche la Lettera ai Colossesi (II lettura) non \u00e8 priva di espressione che si collegano con le altre letture. L\u2019Apostolo invita i cristiani a \u201ccercare le cose di lass\u00f9\u201d, poich\u00e9 in Cristo hanno ricevuto una vita nuova. E\u2019 l\u2019aver sperimentato la Pasqua di Cristo e l\u2019essere in lui innestati che richiedere ai cristiani di rivestire l\u2019uomo nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<strong>Riflessione<\/strong><br \/>\n<em>Vivere la grazia di Dio<\/em><br \/>\nPer entrare nel testo evangelico occorre tener presente che Luca, da buon catecheta qual\u2019era, quando scrive, sviluppa un discorso sempre completo e articolato. Per comprendere un brano \u00e8 dunque necessario avere uno sguardo ampio. Anche se la liturgia non pu\u00f2 farlo, dal momento che necessariamente deve compiere della scelte, noi possiamo allargare il nostro sguardo a ci\u00f2 che segue questo brano per coglierne il messaggio che sta a cuore all\u2019evangelista.<br \/>\nDopo il nostro brano, infatti, Luca inserisce un discorso di Ges\u00f9 che la TOB titola Vivere la grazia di Dio. In questo discorso Ges\u00f9 invita i suoi discepoli a non preoccuparsi per la loro vita, per il cibo e per il vestito poich\u00e9 la vita dell\u2019uomo vale pi\u00f9 del cibo e pi\u00f9 del vestito (Lc 12, 23). C\u2019\u00e8 quindi un preciso invito di Ges\u00f9 ha ritenere i beni materiali degli strumenti che non possono essere ritenuti mai dei fini.<br \/>\nDopo questa affermazione iniziale Ges\u00f9 fa riferimento ad alcune immagini che ne rivelano l\u2019animo aperto all\u2019osservazione della natura e alla bellezza della creazione. Ges\u00f9 invita i suoi ascoltatori ad osservare i corvi, che, pur non facendo nessun lavoro, vengono nutriti da Dio stesso, ma, conclude Ges\u00f9, l\u2019uomo vale di pi\u00f9 degli uccelli del cielo! Quindi invita ad osservare i gigli del campo. Essi sono vestiti splendidamente da Dio e neppure Salomone \u2013 il re ricco e sapiente per eccellenza \u2013 poteva vantare abiti cos\u00ec splendidi. Se Dio veste cos\u00ec i gigli del campo, quanto pi\u00f9 l\u2019essere umano.<br \/>\nGes\u00f9 con questi due esempi tratti dal mondo della natura vuole invitare i suoi discepoli a vivere la relazione con Dio e a pensare la propria vita come custodita da lui. E\u2019 il Regno di Dio che i discepoli devono cercare, tutto il resto viene dopo e sar\u00e0 donato in sovrappi\u00f9 da Dio stesso.<br \/>\nGes\u00f9 affermando queste cose non vuole certamente sostenere una posizione spiritualista. Dio non \u00e8 colui che risponde ai bisogni dell\u2019uomo quasi in modo magico: egli non \u00e8 un idolo. Ges\u00f9 non elimina il valore della fatica, del lavoro e dell\u2019impegno personale per raggiungere quelle mete che ci stanno a cuore. Ci\u00f2 che Ges\u00f9 vuole affermare \u00e8 la necessit\u00e0 di non vivere come se Dio non esistesse, di non impostare la propria vita in modo auto-centrato e auto-referenziale. Ges\u00f9 afferma che, qualunque cosa l\u2019uomo faccia, il valore della sua vita non sta nelle sue realizzazioni e nelle sue conquiste, ma in un valore ben pi\u00f9 grande che \u00e8 Dio a garantire e non noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<em>La sua vita non dipende dai suoi beni<\/em><br \/>\nSi comprende bene come, alla luce di questo testo (Lc 12, 22-32), acquisti una nuova forza il brano evangelico di questa domenica. La cupidigia dalla quale veniamo messi in guardia non \u00e8 solamente un problema morale, ma una questione principalmente teologica e antropologica. Vivere con cupidigia il proprio rapporto con i beni e con le ricchezze non \u00e8 solamente immorale perch\u00e9 tali ricchezze non vengono usate per il bene degli altri. Il primo e pi\u00f9 profondo problema, da quale il secondo dipende senza esserne annullato, \u00e8 il fatto di sentirsi autosufficienti: Dio e il suo Regno non hanno spazio nella vita di chi si lascia accecare dalla cupidigia.<br \/>\nIl racconto che Ges\u00f9 pronuncia davanti ai suoi ascoltatori afferma la stessa cosa facendo riferimento alla finitudine della vita dell\u2019uomo, rimandando ad una immagine sapienziale che potrebbe rimandarci al Qoelet (I lettura). L\u2019uomo deve prima o poi fare esperienza del limite. Nella vita lo pu\u00f2 fare in tanti modi: malattia, povert\u00e0, fallimenti. Tutti, anche i pi\u00f9 fortunati, avranno nella morte una esperienza radicale di limite, che li costringer\u00e0 a lasciare i loro beni.<br \/>\nL\u2019esperienza del limite, che la ricchezza pu\u00f2 far illudere di poter superare, rivela un volto dell\u2019uomo e della donna che non possono escludere Dio dalla loro vita. Non \u00e8 l\u2019affermazione di una necessit\u00e0 di Dio che non lascia spazio alla giusta libert\u00e0 dell\u2019uomo e della donna, ma l\u2019affermazione di un loro valore che va ben al di l\u00e0 dei bei materiali, del vestito, del cibo\u2026 Non si tratta di una necessit\u00e0 che soffoca l\u2019uomo. Dio non vuole che lo si ami e lo si cerchi per necessit\u00e0. Per Dio ogni uomo e ogni donna vale pi\u00f9 degli uccelli del cielo e dei gigli del campo. Essi, l\u2019uomo e la donna, sono amati da Dio indipendentemente dalle loro ricchezze, dalla loro posizione sociale, dalle loro doti intellettuale e professionali. Potremmo dire che la pagina del vangelo non \u00e8 in primo luogo la condanna delle ricchezze ma l\u2019annuncio del valore dell\u2019uomo e della donna agli occhi di Dio: un valore intrinseco che nessuno pu\u00f2 togliere o relativizzare. Si comprende meglio ora l\u2019annuncio di Ges\u00f9 che \u00abla vita dell\u2019uomo non dipende dai suoi beni\u00bb (Lc 12,15).<br \/>\nSolo in un secondo momento \u2013 e ora lo possiamo comprendere bene \u2013 la questione dei beni diventa di carattere morale. Infatti, una volta scoperto il valore della persona umana agli occhi di Dio, della nostra finitudine e dell\u2019amore che Dio riserva per ogni uomo e donna, allora \u00e8 possibile accorgersi dell\u2019assurdit\u00e0 di un uso dei beni che non tenga conto di tutto questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<strong>Fare spazio a Dio<\/strong><br \/>\nLa soluzione al male della cupidigia per il credente non \u00e8 la generosit\u00e0, ma il fare spazio a Dio nella propria vita, al Regno di Dio che Ges\u00f9 annuncia. Da qui nasce poi l\u2019attenzione al fratello e alla sorella. Oppure nasce dal fare spazio a s\u00e9. Pu\u00f2 sembrare quasi un paradosso, ma \u00e8 prendendo sul serio la nostra grandezza che noi possiamo salvarci dal dominio delle cose e dall\u2019indifferenza nei confronti dell\u2019altro. Chi sa fare spazio a Dio nella propria vita, chi sa fare spazio a s\u00e9 stesso, allora potr\u00e0 giungere a fare spazio all\u2019altro e alla condivisione dei suoi beni. Infatti, sapr\u00e0 che il valore della sua vita non \u00e8 minacciato, ma anzi custodito dall\u2019altro. L\u2019altro e Dio sono i custodi della mia grandezza, soprattutto l\u2019altro povero, perch\u00e9 \u00e8 per me come l\u2019uccello del cielo che Dio ama e nutre, \u00e8 come il giglio del campo che il Padre ama e veste splendidamente. Il primo antidoto contro il dominio delle cose \u00e8 proprio questo sguardo che sa cogliere una infinita bellezza nell\u2019uomo e nella donna che stanno davanti a me, anche quando si tratta di una umanit\u00e0 ferita e umiliata, perch\u00e9 \u00abla vita dell\u2019uomo non dipende dai suoi beni\u00bb (Lc 12,15). Cos\u00ec il malato, il povero, il perseguitato\u2026 diventano per me dei doni grandi perch\u00e9 mi annunciano sempre l\u2019evangelo di un amore di Dio che mi \u00e8 donato per grazia: sono essi gli evangelizzatori della mia vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>XVIII domenica del Tempo ordinario \u2013 C LETTURE: Qo 1, 2; 2, 21-23; Sal 89; Col 3, 1-5. 9-11; Lc 12, 13-21 Introduzione Come leggere i testi di questa domenica? 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