{"id":13970,"date":"2019-08-02T16:51:09","date_gmt":"2019-08-02T14:51:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13970"},"modified":"2019-08-02T16:51:09","modified_gmt":"2019-08-02T14:51:09","slug":"avanzamento-ecclesiale-e-turbamenti-delle-teologie-di-corte-10-idee-sullistituto-giovanni-paolo-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/avanzamento-ecclesiale-e-turbamenti-delle-teologie-di-corte-10-idee-sullistituto-giovanni-paolo-ii\/","title":{"rendered":"Avanzamento ecclesiale e turbamenti delle teologie di corte:  10 idee sull\u2019Istituto Giovanni Paolo II"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9949\" alt=\"15_10_04_ritratto-famiglia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia-300x147.jpg\" width=\"300\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia.jpg 959w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non vorrei entrare nei singoli aspetti che caratterizzano le polemiche sorte intorno all\u2019Istituto accademico che negli ultimi 40 anni si \u00e8 occupato, come nessun altro, dei temi del matrimonio e della famiglia. Ne ha fornito una ottima lettura Luciano Moia, sull\u2019Avvenire di oggi, 2 agosto, rispondendo ad una lettera firmata da alcuni professori dell\u2019Istituto. Mi sembra interessante osservare una serie di paradossi, che talvolta segnano la vita della Chiesa e la portano ad una evoluzione inaspettata ma provvidenziale. Tali paradossi riguardano la vita della chiesa in rapporto al ministero dei teologi. Li presento in successione, quasi come aforismi in sequenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1. Lo sviluppo di una \u201cteologia del matrimonio e della famiglia\u201d ha subito, nel corso degli ultimi 40 anni, molte forme di pressione: prima fra tutte \u00e8 stata l\u2019idea, non nuova, di \u201cdifendere la famiglia dal nuovo mondo che la modernit\u00e0 stava edificando\u201d. Un pensiero \u201cantimodernistico\u201d sulla famiglia e sul matrimonio riprendeva fiato, dopo essere stato un cavallo di battaglia dal 1880 al 1931, poi fino al Concilio Vaticano II, e poi di nuovo a partire da \u201cFamiliaris Consortio\u201d, nel 1981, con la fondazione nello stesso anno dell\u2019Istituto \u201cGiovanni Paolo II\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2. Questo Istituto ha formato molte centinaia di pastori e di professori, sulla base di una lettura fondamentalistica e integralistica della tradizione matrimoniale e familiare. Salvo rarissime eccezioni, \u00e8 sempre rimasto all\u2019interno di una lettura \u201cantimoderna\u201d della tradizione, alimentata dai fantasmi della lotta frontale alla cultura liberale e alla \u201cdissoluzione della famiglia\u201d che essa vorrebbe realizzare, in ragione del suo individualismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. Si \u00e8 sviluppata, cos\u00ec, una cultura accademica cattolica sulla famiglia e sul matrimonio che ha progressivamente assunto la figura di una \u201cideologia\u201d, incapace di leggere lo sviluppo sociale, culturale, civile se non con i paradigmi ottocenteschi della \u201cillegittimit\u00e0\u201d, della \u201cincompetenza\u201d e della \u201cminaccia\u201d per la tradizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4. Questa cultura accademica ha rigenerato se stessa per due generazioni, arrivando fino al duplice Sinodo sulla famiglia, del 2014 e 2015, al cui interno non ha potuto pi\u00f9 esercitare il suo \u201cpotere di veto\u201d con cui aveva di fatto paralizzato la riflessione teologica all\u2019interno della ufficialit\u00e0 cattolica, per quasi 40 anni. Ricorrendo spesso ai metodi pi\u00f9 per far tacere tutti coloro che volevano continuare a ragionare e non accettavano di ripetere slogan ideologici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5. Era inevitabile, che dopo i due Sinodi e la pubblicazione di \u201cAmoris Laetitia\u201d i detrattori di questa nuova fase, che vedevano ogni sviluppo come \u201ccorruzione\u201d, \u201cperversione\u201d o \u201cerrore\u201d fossero costretti alla ritirata. Non avendo argomenti, hanno usato il potere finanziario o la intimidazione per cercare di far valere ancora le loro ideologie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6. Una intera \u201cteologia di corte\u201d si era creata intorno al matrimonio e alla famiglia. Una teologia che non serviva la Chiesa, ma solo se stessa. Una teologia immobile, bloccata, impaurita dalle nuove forme di vita, preoccupata soltanto di scomunicare ogni espressione di intelligenza della fede che non procedesse in modo rigido, aprioristico e definitorio. E che non creasse sulla \u201cmateria familiare\u201d (dalla sessualit\u00e0 alla convivenza) una serie di barriere, di divieti, di blocchi, di ostacoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7. Ma la esperienza ecclesiale di matrimonio e di famiglia ha camminato lo stesso, nonostante questi tentativi, spesso goffi e poco intelligenti, di bloccare, di scomunicare, di escludere. La ricca esperienza naturale e civile di relazione, di convivenza, di generazione ha saputo convincere la tradizione ecclesiale migliore che era giunto il momento di uscire dagli stili e dalle modalit\u00e0 con cui il secolo XIX aveva affrontato e risolto le nuove questioni sulla unione e sulla generazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>8. La ricostruzione della svolta sinodale e papale, presentata avventatamente come un \u201ccolpo di mano\u201d, tradisce la natura \u201ccortigiana\u201d della teologia elaborata dall\u2019Istituto lungo la sua storia. Non riesce a riconoscere che si tratta piuttosto della \u201clegittima difesa\u201d con cui la sana tradizione reagisce al colpo di mano imposto a partire dagli anni 80 e che ha reso il pensiero ufficiale della Chiesa su matrimonio e famiglia largamente autoreferenziale e altamente infecondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>9. La Chiesa non ha bisogno di teologie di corte. N\u00e9 della corte di Giovanni Paolo II, n\u00e9 di quella di Benedetto XVI, n\u00e9 di quella di Francesco. Al teologo non si addice mai la logica della corte. Anzi, non c\u2019\u00e8 teologia alcuna finch\u00e9 la forma di vita \u00e8 quella della corte. La teologia deve essere molto pi\u00f9 rispettosa e molto pi\u00f9 critica di una corte. Non deve n\u00e9 mormorare di nascosto, n\u00e9 compiacere ostentatamente. Per questo la teologia dell\u2019Istituto \u00e8 irrimediabilmente tramontata. Non ha onorato la realt\u00e0, ma ha idealizzato le cose e le persone, le opere e i giorni. Per questo \u00e8 diventata non una risorsa ma un problema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10. Quando una teologia di corte \u00e8 lasciata libera di imperversare per 40 anni, non \u00e8 facile ritrovare credibilit\u00e0. Va detto che l\u2019Istituto non agiva in regime di monopolio: altre istituzioni hanno potuto elaborare un sapere credibile e argomentato sui temi della famiglia. Ma la rilevanza dell\u2019Istituto \u00e8 stata comunque grande e forte, anche come influsso sul magistero ecclesiale, centrale e locale. Ora si deve correre ai ripari. Creando una nuova generazione di teologi davvero autorevoli, che non cadano in quelle forme di idealizzazione non equilibrata, che sempre genera mostri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Non vorrei entrare nei singoli aspetti che caratterizzano le polemiche sorte intorno all\u2019Istituto accademico che negli ultimi 40 anni si \u00e8 occupato, come nessun altro, dei temi del matrimonio e della famiglia. 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