{"id":13951,"date":"2019-07-30T15:34:11","date_gmt":"2019-07-30T13:34:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13951"},"modified":"2019-07-30T15:34:11","modified_gmt":"2019-07-30T13:34:11","slug":"la-penitenza-secondo-il-vaticano-ii-una-risposta-a-mons-marchetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-penitenza-secondo-il-vaticano-ii-una-risposta-a-mons-marchetto\/","title":{"rendered":"La penitenza secondo il Vaticano II: una risposta a Mons. Marchetto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13940\" alt=\"Confessione donna (stampa Ottocento)\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento1.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dopo il mio intervento in dialogo con L. Orsy e la sua concezione del &#8220;futuro della penitenza&#8221;, Mons. A. Marchetto \u00e8 intervenuto sul blog &#8220;Il Sismografo&#8221; per prendere le distanze da entrambi gli interlocutori (cfr. <a href=\"http:\/\/ilsismografo.blogspot.com\/2019\/07\/italia-agostino-marchetto-sugli.html\">qui<\/a>). Le sue perplessit\u00e0, che riguardano le prospettive di avanzamento della riforma conciliare del IV sacramento, e che non vengono chiarite in modo molto diffuso, sono concentrate su una domanda finale, che viene cos\u00ec formulata: &#8220;&#8230;chiesto con rispetto ma con franchezza, un tale argomentare \u00e8 ancora nella linea della giusta ermeneutica conciliare, quella &#8216;non della rottura e della discontinuit\u00e0, ma della riforma e del rinnovamento nella continuit\u00e0 dell&#8217;unico soggetto Chiesa&#8217;?<\/p>\n<p>Ad avviso di Marchetto, i due autori &#8211;\u00a0 tanto Orsy quanto chi scrive &#8211; avrebbero superato il limite di una &#8220;ermeneutica corretta&#8221; del Concilio, e sarebbero caduti al di fuori di ci\u00f2 che \u00e8 legittimo e corretto.<\/p>\n<p>Ovviamente posso rispondere solo per quanto riguarda me, ma accetto la domanda di Mons. Marchetto e cerco di chiarire meglio perch\u00e9 io mi senta del tutto d&#8217;accordo con Orsy quando giudica insufficiente la riforma del rito della penitenza, anche se da lui dissento per la proposta concreta di &#8220;avanzamento&#8221;. Ecco dunque la mia risposta che formulo secondo quattro tesi, cui faccio seguire una adeguata spiegazione:<\/p>\n<p>1) <em>Il compito dottrinale \u00e8 parte della eredit\u00e0 conciliare, anche a riguardo della penitenza<\/em><\/p>\n<p>Poich\u00e9 il Concilio Vaticano secondo non si pu\u00f2 confondere con un frigorifero, che conserva prassi e dottrine ecclesiali immutate, ma \u00e8 stato caratterizzata dalla &#8220;indole&#8221; pastorale, in cui l&#8217;antica dottrina viene chiarita mediante &#8220;riformulazioni del rivestimento&#8221;, credo che la debolezza della obiezione\u00a0 sollevata da Marchetto dipenda da una lettura troppo superficiale del testo conciliare. Quando infatti il Concilio dice, come ricorda giustamente Marchetto, &#8220;Si rivedano il rito e le forme della penitenza in modo che esprimano pi\u00f9 chiaramente la natura e l&#8217;effetto del sacramento&#8221; (SC 72), questa espressione implica una elaborazione della natura e dell&#8217;effetto del sacramento che non pu\u00f2 essere in nessun caso risolta semplicemente con il metodo storico. Come diceva R. Guardini, lo storico ci dice ci\u00f2 che \u00e8 stato, ma solo il teologo sistematico pu\u00f2 dirci ci\u00f2 che deve essere. Il Concilio, assumendo la prospettiva pastorale, chiede alla teologia una riflessione profonda, audace e paziente sullo sviluppo storico e sulla definizione dell&#8217;essenza del IV sacramento;<\/p>\n<p>2) <em>Le forme storiche del sacramento, che sono mutate molto profondamente, permettono di leggere anche la tradizione attuale in modo dinamico<\/em><\/p>\n<p>La storia del sacramento della confessione ha trovato forme di attuazione di volta in volta diverse. Il confessionale \u00e8 nato solo nel XVI secolo, l&#8217;atto di dolore ha sostituito la contrizione, un certo numero di preghiere ha sostituito la penitenza&#8230;tutto questo \u00e8 stato possibile, efficace, ma non \u00e8 affatto necessario. Per questo la individuazione di nuovi equilibri tra gli atti del penitente e la loro espressione ecclesiale e personale fa parte di ci\u00f2 che la Chiesa \u00e8 tenuta a sentirsi dire dai teologi e dai pastori. Sospettare che questo sia &#8220;una ermeneutica della rottura&#8221; non fa onore n\u00e9 agli storici n\u00e9 ai teologi;<\/p>\n<p>3) <em>Il centro del sacramento \u00e8 la guarigione del cristiano entrato in crisi a causa del peccato. Centro non \u00e8 il perdono (che il IV sacramento ha in comune con i sacramenti della iniziazione) bens\u00ec la risposta del cuore, della bocca e del corpo del peccatore pentito.<\/em><\/p>\n<p>Questa affermazione dipende non solo dal Concilio Vaticano II, ma anche e forse soprattutto dal Concilio di Trento. Il quale ha stabilito in modo fondamentale la impossibilit\u00e0 di considerare &#8220;della stessa dignit\u00e0&#8221; tutti i sacramenti. La esperienza del perdono, nel cristiano, nasce e si rafforza nel contesto battesimale e eucaristico. Quando entra in crisi, trova nel &#8220;processo penitenziale&#8221; del IV sacramento il luogo sicuro per recuperare il rapporto con Dio e con il prossimo. Che cosa significhi, oggi, per la Chiesa, riscoprire questa grande e antica verit\u00e0, implica una rielaborazione della tradizione, una &#8220;traduzione della tradizione&#8221; che esige grande lucidit\u00e0 e coraggio, e che non pu\u00f2 limitarsi a qualche ritocco del sistema penitenziale tridentino.<\/p>\n<p>4) <em>Una ermeneutica della riforma nella continuit\u00e0 implica inevitabilmente significative discontinuit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Il recupero di una collocazione del IV sacramento nella &#8220;patologia ecclesiale&#8221; &#8211; e non nella sua fisiologia &#8211; \u00e8 il frutto della grande riscoperta della iniziazione cristiana. Questo esige oggi un cammino coraggioso di ripensamento del processo ecclesiale di recupero della comunione, nel quale le variabili dello spazio e del tempo debbono essere accuratamente riviste. Il confessionale\u00a0 come luogo e la brevit\u00e0 burocratica della confessione debbono essere tradotte in termini nuovi. Solo cos\u00ec saremo fedeli non solo alla tradizione, ma anche a quel grande evento che \u00e8 stato il Concilio Vaticano II, il cui significato non pu\u00f2 mai prescindere dall&#8217;approfondimento rigoroso delle nozioni sistematiche che sono implicate in tutti i progetti di riforma. Senza un tale approfondimento, trasformeremo un Concilio in un freezer, che \u00e8 strumento adeguato ad un museo, ma mai ad un giardino.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il mio intervento in dialogo con L. Orsy e la sua concezione del &#8220;futuro della penitenza&#8221;, Mons. A. 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