{"id":13936,"date":"2019-07-22T21:44:50","date_gmt":"2019-07-22T19:44:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13936"},"modified":"2019-07-22T21:48:28","modified_gmt":"2019-07-22T19:48:28","slug":"mezzogiorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/mezzogiorno\/","title":{"rendered":"Mezzogiorno"},"content":{"rendered":"<p>\u00abCosa nostra aveva sfidato lo Stato, tentando di passare dalla fase della convivenza, pretesa storica di tutte le associazioni mafiose, a un ruolo di primazia, di rovesciare cio\u00e8 i rapporti di forza con gli altri poteri presenti nella societ\u00e0, a cominciare dalla politica. Cos\u00ec si spiega l\u2019elenco lunghissimo di uomini delle istituzioni e della societ\u00e0 civile uccisi dalla mafia in Sicilia dal 1978 al 1992. Senza dimenticare le stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano\u00bb [Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, <em>Modelli criminali. Mafie di ieri e di oggi<\/em>, Laterza 2019, p. IX]. \u00abLo Stato ha per\u00f2 raccolto e vinto, nel rigoroso rispetto delle regole, la sfida: il maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e dai giudici istruttori di Palermo \u00e8 stato il primo, e certamente il pi\u00f9 importante, di una serie impressionante di processi e di condanne, di arresti e di confische, che \u00e8 diventato inarrestabile proprio dopo le stragi del 1992, mentre il fenomeno sempre crescente dei collaboratori di giustizia minava il patrimonio pi\u00f9 prezioso dell\u2019associazione, l\u2019affidabilit\u00e0 derivante dall\u2019omert\u00e0\u00bb [ivi, p. X]. \u00abLa \u2018ndrangheta ha anch\u2019essa una storia secolare, ma oggi \u00e8 diventata la pi\u00f9 ricca, potente e pericolosa delle organizzazioni mafiose perch\u00e9 ha approfittato della crisi di Cosa nostra per soppiantarla nel rapporto privilegiato con i grandi fornitori messicani e sudamericani di cocaina, cos\u00ec diventando il principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti\u00bb [ivi, p. XI].<br \/>\n\u00ab\u00c8 un dato di fatto che le mafie operino ben al di l\u00e0 dei loro territori d\u2019origine. Negli ultimi anni sono state moltissime le inchieste che hanno denunciato la presenza delle mafie nel Nord del nostro Paese. Si pensi ai numerosi arresti, sequestri, scioglimenti di consigli comunali che hanno riguardato regioni come la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, l\u2019Emilia Romagna\u00bb [ivi, p. 40]. \u00abIn verit\u00e0 la mafia si presenta oggi come un concentrato di tutte le possibili forme di dominio dell\u2019uomo sull\u2019uomo\u00bb [ivi, p. 67]. \u00abDel resto, \u00e8 storicamente ben nota la difficolt\u00e0, talora una vera e propria ritrosia, anche culturale, a riconoscere l\u2019esistenza della mafie nel nostro Paese\u00bb [ivi, p. 75]. \u00abLa Cassazione ha fatto chiarezza sul punto e ha individuato l\u2019elemento caratterizzante il reato di associazione di tipo mafioso nel \u201cmetodo mafioso\u201d\u00bb vale a dire \u00ab\u201cdel metodo dell\u2019intimidazione da cui derivano assoggettamento ed omert\u00e0\u201d\u00bb [ivi, p. 81].<br \/>\n\u00ab\u201cRoma \u00e8 il futuro\u201d, cos\u00ec si esprimeva qualche anno fa un esponente della \u2018ndrangheta\u00bb. \u00abRoma, per le sue dimensioni e per le sue caratteristiche economiche e sociali, \u00e8 il luogo ideale dove muovere ricchezze illecite\u00bb [ivi, p. 86]. \u00abMa sul territorio romano, accanto a quelle componenti che si manifestano e operano come vere e proprie proiezioni delle organizzazioni mafiose pi\u00f9 tradizionali, camorra, \u2018ndrangheta e Cosa nostra, coesistono e interagiscono altre componenti, strutturate secondo modelli complessi e tali da poter essere qualificate a tutti gli effetti come sodalizi a carattere autonomo, che, avvalendosi del metodo mafioso, presentano le caratteristiche tipiche del modello normativo dell\u2019associazione di tipo mafioso ex art. 416 bis c.p.\u00bb [ivi, p. 92]. \u00abPer quanto ci riguarda, continuiamo a non accettare l\u2019idea, purtroppo diffusa, che la corruzione a Roma sia un fatto normale se non addirittura utile allo sviluppo. N\u00e9, tanto meno, quella che la mafia non esista se tra gli imputati non vi sono siciliani, calabresi o campani\u00bb [ivi, p. 120]. \u00abAnche in tal caso si piegano le regole della concorrenza e la realizzazione di interessi economici generali, si subordina il regolare sviluppo del mercato all\u2019affermazione di interessi particolari, che fanno capo a pochi, i quali si arricchiscono a danno del potenziale sviluppo dei tanti, a partire da chi produce\u00bb [ivi, p. 133].<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 chi pensa che i soldi siano neutri, e che l\u2019importanza \u00e8 semplicemente che circolino, essendo l\u2019immissione sul mercato della ricchezza un fatto in s\u00e9 benefico che cancella la questione della provenienza di quei soldi. Insomma, non avrebbe importanza che il denaro sporco si mischi con quello pulito. Questo \u00e8 un principio base di una certa filosofia con la quale operano molti imprenditori del nostro Paese (ma queste stesse idee permeano anche molti altri Pesi europei). Ancora oggi, insomma, in molti settori dell\u2019economia \u00e8 salda la convinzione che pecunia non olet, secondo l\u2019antico detto latino. La storia per\u00f2 dimostra esattamente il contrario, ossia che l\u2019origine delle ricchezze \u00e8 importantissima perch\u00e9, quando si mischiano capitali sporchi e puliti, di solito chi manovra i capitali sporchi prevale rispetto a chi utilizza quelli puliti. Anche nella parte avanzata di questo Paese c\u2019era la fortissima convinzione di poter separare l\u2019oggetto dei flussi di capitali dai soggetti che lo muovevano, ossia di far arrivare i soldi sporchi delle mafie ma non i mafiosi, accogliendo i primi e respingendo i secondi. Questa \u00e8 spesso un\u2019idea portante della nostra classe imprenditoriale, soprattutto al Nord\u00bb [ivi, p. 138]. \u00abVa anche detto che le mafie, di regola, non riescono a penetrare tessuti economici, politici e sociali forti, ma solo quelli di per s\u00e9 fragili e indeboliti a causa di patologie interne; e l\u00ec le mafie entrano come una lama nel burro. C\u2019\u00e8 quindi una serie di responsabilit\u00e0 collettive che hanno favorito la penetrazione delle mafie e che riguardano anche il modo in cui concepiamo l\u2019economia, la societ\u00e0, la politica\u00bb [ivi, p. 139].<br \/>\n\u00abUna parte del sistema di relazioni di cui stiamo parlando si sviluppa verso gli strati inferiori della societ\u00e0, cos\u00ec da generare appunto quel \u201cconsenso sociale\u201d cos\u00ec importante per l\u2019organizzazione mafiosa\u00bb. \u00abQuesta preoccupazione per la gente comune rappresenta appunto parte del tessuto di relazioni con il resto della societ\u00e0 che caratterizzano le mafie distinguendole dalle altre forme di criminalit\u00e0 organizzata. Ma ad essere decisive per la loro forza sono le relazioni che le mafie riescono a intessere verso le altre componenti della societ\u00e0, quelle pi\u00f9 elevate nella scala sociale e per questo dotate di potere, economico, politico, o di altro genere, tanto che proprio queste relazioni sono state definite parte fondamentale del \u201ccapitale sociale\u201d delle organizzazioni. Il primo gruppo di queste relazioni, il cui insieme compone quella che per comodit\u00e0 abbiamo chiamato \u2018area grigia\u2019, \u00e8 costituito dai rapporti con le imprese\u00bb [ivi, p. 144]. \u00abDopo quello dei rapporti con le imprese, il secondo grande tema \u00e8 quello delle relazioni con professionisti e pubblici funzionari. Sono centinaia, forse migliaia, in tutta Italia, i casi documentati\u00bb. \u00abTutte queste persone mettono a disposizione dell\u2019organizzazione le loro competenze specifiche e in tal caso anche le loro relazioni, che allargano sempre pi\u00f9 la \u2018rete\u2019 di cui le mafie possono giovarsi\u00bb [ivi, p. 149]. \u00abL\u2019ultimo settore di portata strategica \u00e8 quello delle relazioni della mafia con uomini politici e amministratori locali\u00bb [ivi, p. 152]. \u00abIn un caso e nell\u2019altro caratteristica fondamentale \u00e8 la natura non occasionale n\u00e9 isolata degli episodi; tale natura \u00e8 invece tendenzialmente stabile, con carattere seriale e con il consolidarsi di una serie estesa e ramificata di relazioni informali e a volte illegali, tra una pluralit\u00e0 di attori che operano in settori diversi. \u00c8 quella che abbiamo definito la \u201cdeprimente quotidianit\u00e0 della corruzione\u201d\u00bb [ivi, p. 171].<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 di pi\u00f9: come ha affermato qualche anno fa l\u2019allora governatore della Banca d\u2019Italia Mario Draghi (in occasione di una conferenza all\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano, l\u201911 marzo 2011): \u201cNell\u2019arco di trent\u2019anni la criminalit\u00e0 organizzata ha fatto perdere all\u2019Italia vari punti di Pil, in larga parte ascrivibili a mancati investimenti\u201d. Draghi ha aggiunto che \u201ctra i fattori inibenti della crescita vi \u00e8 anche l\u2019infiltrazione mafiosa nella struttura produttiva\u201c e che proprio per questo \u00e8 necessario \u201ccontrastare le mafie, la presa che esse conservano al Sud, l\u2019infiltrazione che tentano al Nord\u00bb [ivi, p. 177]. \u00abIn definitiva, le mafie scoraggiano uno sviluppo autonomo e \u201csano\u201d e alimentano forme di adattamento regressivo delle economie locali. Il risultato \u00e8 un complessivo impoverimento del sistema e un ulteriore ostacolo alla crescita dell\u2019economia, con la compressione dei diritti degli altri operatori e dei singoli lavoratori\u00bb [ivi, p. 178]. In effetti \u00abil sommerso in Italia vale oltre 118 miliardi\u00bb secondo \u00abuno studio del dipartimento Economia impresa e societ\u00e0 dell\u2019universit\u00e0 della Tuscia che ha esaminato i dati delle ultime dichiarazioni dei redditi, relative al 2017, confrontandoli con i consumi delle famiglie nello stesso anno\u00bb. \u00abIn pratica il valore del sommerso Irpef \u00e8 cinque volte superiore ai 23 miliardi che servono per evitare gli aumenti Iva\u00bb. \u00abSi sono spesi 118,8 miliardi in pi\u00f9 di quanto \u00e8 stato dichiarato (e che al massimo poteva essere speso). Lo studio non considera l\u2019intera casistica delle societ\u00e0 di capitali\u00bb. \u00abGuardando alle singole Regioni, il divario pi\u00f9 alto in Campania (29,02%), seguono Calabria (26,77%) e Sicilia (26,51%)\u00bb [<em>Il Messaggero<\/em>, 21\/07\/2019, p. 5].<br \/>\n\u00abEsiste un problema di cambiamento culturale che coinvolge soprattutto le nuove generazioni, un problema di regole generali da cambiare e c\u2019\u00e8, prima ancora, un problema di scelte e responsabilit\u00e0 individuali\u00bb [Pignatone e Prestipino, cit., p. 155]. Non a caso, \u00abl\u2019Italia \u2013 anche se con volumi e vicende diverse dal secolo scorso \u2013 sta riscoprendo l\u2019emigrazione. Soltanto nel 2017, l\u2019ISTAT ha calcolato tra gli under 30 28.000 laureati trasferitisi all\u2019estero e 33.000 diplomati che hanno seguito la stessa strada. Negli ultimi cinque anni se ne sono andate via 244.000 persone, con un trend stabile, anche se si registra un lieve aumento tra i diplomati\u00bb [Francesco Pacifico, \u00abCon la fuga dei cervelli all\u2019estero l\u2019Italia perde 14 miliardi ogni anno\u00bb, <em>Il Messaggero<\/em>, 17\/07\/2019, p. 8]. \u00abInsieme ad Alessandro Rosina, demografo dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, ho affrontato questo tema in numerose ricerche. Innanzitutto, nel Rapporto giovani del 2016 \u00e8 emerso come ben il 90% dei giovani italiani considera l\u2019emigrazione una vera e propria \u2018necessit\u00e0 per realizzarsi completamente\u2019, a differenza di altri giovani europei per cui l\u2019emigrazione \u00e8 solo un\u2019opportunit\u00e0 come le altre\u00bb [Paolo Balduzzi, \u00abLa fuga dei giovani che affossa il Paese\u00bb, <em>Il Messaggero<\/em>, 18\/07\/2019, p. 27].<br \/>\n<strong>Mezzogiorno<\/strong>. Eva Illouz ci fa notare che \u00abse la storia \u00e8 necessaria per comprendere il presente, non \u00e8 di alcuna utilit\u00e0 in tempi di crisi\u00bb. \u00abNel 1963, intitolando il suo libro sul processo Eichmann La banalit\u00e0 del male, Hannah Arendt fece scandalo. L\u2019espressione fu mal intesa, soprattutto dalle comunit\u00e0 ebree che a torto la interpretarono come un modo di minimizzare i crimini dell\u2019accusato. Con la formula la filosofa si cimentava in un metodo d\u2019analisi classificabile come decisamente antistorico, nel senso di usare le analogie col passato e le categorie storiche o giuridiche conosciute. Anzitutto Arendt voleva attirare l\u2019attenzione sul fatto che la natura del crimine, senza precedenti, esigeva di rivedere le nostre categorie di pensiero. Per giudicare Eichmann non ci si poteva contentare di parlare del male come s\u2019era fatto prima. Per lo stesso motivo, ella rimproverava al procuratore generale di Israele, Gideon Hausner, di fare del processo uno spettacolo, senza capire che era in gioco un crimine nuovo: il crimine contro l\u2019umanit\u00e0, nuova categoria legale, politica e morale\u00bb. \u00abFondarsi sul passato pu\u00f2 a volte renderci ciechi di fronte a un avvenimento che segna una rottura profonda. Mi sembra che siamo in uno di questi momenti, in cui il passato non pu\u00f2 illuminarci. Due esempi lo attestano. Donald Trump rappresenta una minaccia per la democrazia che non sembra a nulla di gi\u00e0 conosciuto\u00bb. \u00abIl secondo esempio senza precedenti \u00e8 la crisi ecologica\u00bb. \u00abEssa tocca talmente tanti aspetti differenti della nostra esistenza e in modo talmente inedito che la storia non aiuta affatto a comprenderla. Riflettervi solo in termini di catastrofe si ridurrebbe a quello che definirei l\u2019\u201cinevitabilismo\u201d, vale a dire il sentimento che saremmo inesorabilmente condannati a un futuro totalmente determinato dalle strutture del presente. Voler comprendere il presente sul metro del passato, in certo modo, \u00e8 eludere la responsabilit\u00e0 che su noi incombe di fronte al nostro presente. Rendere il futuro ineluttabile \u00e8 anch\u2019esso un modo per sfuggire a questa responsabilit\u00e0. Come Arendt ci invitava a fare, le questioni specifiche devono avere risposte specifiche. \u201cSe la serie di crisi che abbiamo vissuto all\u2019inizio del [XX] secolo possono insegnarci qualcosa, \u00e8, penso, il semplice fatto che non esistono norme generali per formarci un giudizio\u201d, scriveva. \u201cNon \u00e8 che al cader della notte che la civetta di Minerva prende il volo\u201d, assicurava da parte sua Hegel, in una frase famosa dei Lineamenti di filosofia del diritto (1820). Riferendosi alla dea greca della saggezza, rappresentata dalla civetta, spiegava che la filosofia \u00e8 sempre in ritardo. In quanto pensiero del mondo, appare solo quando la realt\u00e0 ha compiuto e terminato il suo processo di formazione. La coscienza non pu\u00f2 dunque far presa sul presente se non quando \u00e8 passato. Per Arendt \u00e8 il contrario: \u00e8 a met\u00e0 giornata che il \u201cdiscernimento\u201d pu\u00f2 aiutarci a comprendere la particolarit\u00e0 della nostra situazione. Ed \u00e8 il solo modo di assumercene tutta la responsabilit\u00e0\u00bb [\u00abL\u2019invocation du pass\u00e9 met en jeu une vision morale de l\u2019avenir\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 18\/07\/2019, p. 22]. L\u2019elezione di misura di Ursula von der Leyen a capo della Commissione europea \u00e8 una risposta specifica a una questione specifica che \u00abnon riguarda per\u00f2 un tema legato alla semplice questione di genere. Riguarda qualcosa di pi\u00f9 importante che ha che fare con la delimitazione chiara di un terreno di gioco all\u2019interno del quale difendere i confini della nostra libert\u00e0\u00bb. \u00ab\u00c8 la prima volta che famiglie europee provano ad avvicinarsi per questioni legate non unicamente alla semplice convenienza\u00bb. [\u00abProve tecniche di patriottismo europeo\u00bb, <em>IL FOGLIO<\/em>, 17\/07\/2019, p. 1]. Nello stesso giornale, stessa pagina, a firma David Carretta: \u00abUrsula confermata per un soffio, tanti partiti possono dirsi decisivi. L\u2019Europa assomiglia sempre pi\u00f9 alle sue capitali\u00bb. Mezzogiorno non \u00e8 mezzanotte, senza manipolazioni e civetterie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCosa nostra aveva sfidato lo Stato, tentando di passare dalla fase della convivenza, pretesa storica di tutte le associazioni mafiose, a un ruolo di primazia, di rovesciare cio\u00e8 i rapporti di forza con gli altri&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13936"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13936"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13936\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13937,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13936\/revisions\/13937"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13936"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13936"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13936"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}