{"id":13832,"date":"2019-06-16T15:58:17","date_gmt":"2019-06-16T13:58:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13832"},"modified":"2019-06-16T16:04:54","modified_gmt":"2019-06-16T14:04:54","slug":"la-liturgia-a-60-anni-dal-primo-annuncio-del-vaticano-ii-pietre-miliari-sfide-e-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-liturgia-a-60-anni-dal-primo-annuncio-del-vaticano-ii-pietre-miliari-sfide-e-prospettive\/","title":{"rendered":"La liturgia a 60 anni dal primo annuncio del Vaticano II: pietre miliari, sfide e prospettive"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IHU-convegno.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12906\" alt=\"IHU-convegno\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IHU-convegno-300x168.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IHU-convegno-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IHU-convegno.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Da un mese \u00e8 uscito in Brasile un &#8220;Quaderno di teologia pubblica&#8221; che riprende una delle relazioni da me tenute al Convegno su papa Francesco, svoltosi a Porto Alegre nel maggio dell&#8217;anno scorso. Il testo \u00e8 direttamente e integralmente accessibile <a href=\"http:\/\/www.ihu.unisinos.br\/images\/stories\/cadernos\/teopublica\/140cadernosteologiapublica.pdf\">qui<\/a>. Vorrei riprendere quel testo in italiano, con alcune piccole modifiche. Pu\u00f2 essere una buona occasione per riflettere sulla liturgia, a 60 anni dall&#8217;annuncio del Concilio Vaticano II.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA LITURGIA A 60 ANNI DAL PRIMO ANNUNCIO DEL CONCILIO VATICANO II: PIETRE MILIARI, SFIDE E PROSPETTIVE <\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: small\"><i> \u201cMagnum principium<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><b>\u00a0<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: small\">a Concilio Oecumenico Vaticano II confirmatum, ex quo precatio liturgica, ad populi captum accommodata, intellegi queat\u201d <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: small\"> (<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: xx-small\"><i>M<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: xx-small\"><i>agnum <\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: xx-small\"><i>P<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: xx-small\"><i>rincipium<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana\"><span style=\"font-size: xx-small\">, 1)<\/span><\/span><\/span><b> <\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per comprendere la condizione della liturgia a 60 anni dal primo annuncio del Concilio Vaticano II dobbiamo considerare, anzitutto, se davvero abbiamo compreso non solo \u201cche cosa\u201d sia avvenuto, ma \u201cse\u201d sia avvenuto qualcosa al Vaticano II. Come hanno detto, con il vantaggio di osservare gli eventi romani da 10.000 Km di distanza, sia J. O\u2019Malley, sia G. Routhier, al Vaticano II \u00e8 avvenuto un \u201cevento linguistico\u201d e un \u201ccambio di paradigma\u201d che nessuna ossessione per la continuit\u00e0 potr\u00e0 mai negare o alterare. Il Vaticano II ci ha condotti a \u201crileggere la tradizione\u201d con un altro approccio, con uno sguardo nuovo e diverso. Non anzitutto \u201cdottrinale\u201d o \u201cdisciplinare\u201d, ma come narrazione e azione, come Parola e Sacramento. Il Concilio Vaticano II \u00e8 un atto di fedelt\u00e0 alla tradizione, che la libera dagli irrigidimenti dottrinali e disciplinari, e che esige di riconsiderare le \u201cfonti\u201d della tradizione. Tra le fonti non vi \u00e8 n\u00e9 la dottrina, n\u00e9 la disciplina, ma, piuttosto la esperienza di parola rivelata ed ecclesialmente vissuta (DV e LG), la esperienza della azione del culto rituale e della relazione al mondo come luogo dello Spirito (SC e GS), che poi, solo in seconda istanza, elaborano giuste dottrine e necessarie discipline.<\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II si \u00e8 autointerpretato \u2013 tanto nelle parole di Giovanni XXIII quanto in quelle di Paolo VI \u2013 come \u201cconcilio pastorale\u201d. Il fraintendimento di questa \u201cindole pastorale\u201d del Concilio ha spesso profondamente compromesso la comprensione corretta della riscoperta della liturgia come fons e del progetto di \u201criforma liturgica\u201d che da questa scoperta \u00e8 derivato.<\/p>\n<p>Vorrei pertanto presentare, in ordine, i seguenti punti della mia argomentazione: anzitutto presenterei il senso della \u201cindole pastorale\u201d del CV2 (\u00a7.1) al cui interno prende senso, in primis, la riscoperta della liturgia come \u201cazione elementare e originaria\u201d della esperienza ecclesiale, che conduce alla Riforma (\u00a7.2) in vista della acquisizione di una \u201cactuosa participatio\u201d che \u00e8 la forma di partecipazione coerente con la nuova natura che si era scoperta della liturgia, non come \u201ccerimonia esteriore\u201d, ma come \u201clinguaggio elementare della rivelazione e della fede\u201d. Ma il cammino della Riforma Liturgica aveva, in s\u00e9, il progetto di una \u201criforma ecclesiale\u201d. Il vero oggetto della riforma non \u00e8, infatti, la liturgia, ma la Chiesa. Per questo la resistenza alla riforma della Chiesa \u00e8 emersa, anzitutto, come resistenza alla riforma della liturgia: esplicitamente tutto questo inizia dal 1988, che \u00e8 la apertura della \u201cterza fase\u201d del ML (\u00a7.3). Negli ultimi tempi abbiamo assistito al concentrarsi della resistenza alla Riforma della Chiesa su due versanti principali, sui quali vorrei fare brevemente due esempi: da un lato la questione del \u201cparallelismo\u201d che dal 2007 vediamo ricomparire tra VO e NO (\u00a7.4); dall\u2019altro la resistenza contro la Riforma dei testi, che inizia nel 2001, con la approvazione di LA e di fatto il blocco della relazione vitale tra latino e lingue nazionali, con l\u2019attribuzione al latino di un valore normativo sulla espressione in lingua diversa (\u00a7.5). Negli ultimi 6 anni, anche in campo liturgico, il Concilio Vaticano II \u00e8 tornato a parlare e a ispirare. Le prospettive di maggiore momento vanno nella direzione di un rapporto tra \u201cliturgia e cultura\u201d non bloccato da schemi nostalgici, da parallelismi ipocriti o dalla sopravvivenza di schemi di interpretazione di tipo spudoratamente antimodernistico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>1. Indole pastorale del Vaticano II: \u201csostanza di antica dottrina e formulazione del rivestimento\u201d<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla radice del Concilio Vaticano II sta una intuizione teorica e una profezia storica di prima qualit\u00e0. Giovanni XXIII la formula durante il suo discorso di apertura del Concilio, l\u201911 ottobre del 1962, <span style=\"font-size: medium\">secondo la nota definizione che troviamo nel discorso <\/span><span style=\"font-size: medium\"><i>Gaudet mater ecclesia<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium\"> pronunciato da Giovanni XXIII il 11 ottobre 1962 in apertura del Concilio Vaticano II, imposta una relazione tra \u201csostanza della antica dottrina del <\/span><span style=\"font-size: medium\"><i>depositum fidei<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium\">\u201d e \u201cformulazione del suo rivestimento\u201d. Ci\u00f2 non va compreso, come talvolta accade, nei termini di una \u201crelativizzazione\u201d della forma rispetto al contenuto, ma piuttosto come ha mostrato assai bene Giuseppe Ruggieri nel suo studio sulla \u201cteologia di Giovanni XXIII\u201d, al contrario, come recupero di una \u201cmediazione storica\u201d per un accesso \u201cnutriente\u201d alla tradizione: la \u201csostanza\u201d dell\u2019antica dottrina \u00e8 ci\u00f2 che nutre e fa fiorire la tradizione della chiesa, in forme sempre necessariamente nuove. Gi\u00e0 per questo testo di apertura del VAT II dovremmo applicare il criterio filologico: l\u2019originale \u00e8 italiano, non latino, e tanto meno un italiano \u2013 o un portoghese \u2013 che \u00e8 traduttor dei traduttor d\u2019Omero!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\">Ma anche Paolo VI, quando apre la II sessione del Concilio, meno di un anno dopo, in seguito alla morte di Giovanni XXIII e alla sua elezione, precisa che il Concilio si trova su una soglia decisiva:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u00abE&#8217; venuta l&#8217;ora, a noi sembra, in cui la verit\u00e0 circa la Chiesa di Cristo deve essere esplorata, ordinata ed espressa, non forse con quelle solenni enunciazioni che si chiamano definizioni dogmatiche, ma con quelle dichiarazioni con le quali la Chiesa con pi\u00f9 esplicito ed autorevole magistero dichiara ci\u00f2 che essa pensa di s\u00e9\u00bb (Paolo VI, 29\/09\/1963, Apertura II Sessione Conc. Vaticano II).<\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Se mettiamo insieme queste due affermazioni vediamo bene comparire la \u201cdifferenza\u201d &#8211; o \u201cdiscontinuit\u00e0\u201d &#8211; che il Concilio Vaticano II rappresenta nella tradizione della Chiesa. Per assicurare una continuit\u00e0, deve introdurre una discontinuit\u00e0. Che possiamo tradurre in due principi:<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; secondo la espressione di Giovanni XXIII non si tratta di considerare l\u2019essenziale nel mutare dei rivestimenti, come potrebbe far pensare una lettura distratta. Si tratta, piuttosto del contrario: occorre assumere un \u201caccesso complesso\u201d al valore nutriente della tradizione. Sono le \u201cdiverse formulazioni del rivestimento\u201d che di volta in volta fanno accedere le diverse epoche a ci\u00f2 che della tradizione \u00e8 nutriente e sostanzioso!<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; secondo la espressione di Paolo VI, perch\u00e9 la Chiesa possa \u201cmeglio dichiarare ci\u00f2 che pensa di s\u00e9\u201d occorre che \u201cesplori, ordini ed esprima\u201d la verit\u00e0 con dichiarazioni diverse dalla dottrina e dalla disciplina che tradizionalmente aveva preso le forme, eminenti, di dichiarazioni dogmatiche e di canoni di condanna.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Un nuovo esercizio del magistero, pi\u00f9 esplicito e autorevole &#8211; \u201cclariore et graviore magisterio\u201d \u2013 \u00e8 in gioco per cogliere quelle dimensioni di fondo della esperienza cristiana che diventeranno, nei mesi e anni successivi a questi discorsi, SC, DV, LG, GS. Con mirabile inclusione, a questi discorsi sulla \u201cindole pastorale\u201d seguiranno documenti che, in forma pi\u00f9 o meno esplicita e coerente, daranno corpo a questo progetto, recuperando la \u201cazione rituale\u201d, la \u201cparola rivelata\u201d, la \u201crelazione ecclesiale\u201d e la \u201ccorrelazione al mondo\u201d come \u201cesperienze del mistero\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>2. La liturgia come \u201cazione originaria\u201d (fons) e \u201cazione comune\u201d (per ritus et preces)<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo ambito, e con il vantaggio di un terreno gi\u00e0 dissodato dal lavoro di due generazioni &#8211; ma anche con il vantaggio di un \u201cpregiudizio cerimonialistico\u201d che non identificava nella liturgia un \u201cterreno delicato\u201d nel dibattito teologico \u2013 SC propone una rilettura della azione rituale come \u201ccontinuazione della storia della salvezza\u201d di cui mette in rilievo, in una maniera davvero nuova, anche rispetto a Mediator Dei di PIO XII (1947) due aspetti della liturgia che diventeranno decisivi per gli sviluppi successivi:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>a) L\u2019azione rituale \u00e8 non solo \u201cespressione esterna\u201d, ma \u201cesperienza originaria\u201d di tutta la azione della Chiesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>b) L\u2019azione rituale \u00e8 azione comune a tutto il popolo di Dio, che \u00e8 \u201ccomunit\u00e0 sacerdotale\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi due principi riprendono una antica tradizione, che il primo millennio aveva ben conosciuto, ma che il secondo millennio latino aveva gradualmente appannato, fino a perderlo.<\/p>\n<p>Tutta questa novit\u00e0 della nozione di \u201cazione rituale\u201d diventa decisiva nel modo di impostare la \u201cpartecipazione del popolo\u201d: tutti partecipano alla azione rituale. La \u201cactuosa participatio\u201d significa proprio questo. La liturgia non \u00e8 dei chierici, ma della assemblea radunata, cui i chierici prestano servizio, come \u201cumili servi nella vigna del Signore\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019emergere di questa nozione di \u201cactuosa participatio\u201d, per la quale tutti, mediante i \u201critus et preces\u201d possono \u201cintelligere\u201d il mistero pasquale, determina il sorgere di una esigenza di \u201criforma\u201d. La riforma sar\u00e0 lo strumento per poter trasformare il VO, le forme rituali tridentine, in una struttura rituale capace non solo di ospitare, ma di suscitare e di accompagnare la partecipazione dell\u2019intero popolo di Dio alla azione liturgica. Il lavoro che inizia subito dopo la approvazione di SC, gi\u00e0 dal 1964, porter\u00e0, nel giro di 25 anni, ad un totale rinnovamento degli \u201cordines\u201d liturgici, con un lavoro accuratissimo di traduzione, adattamento, riformulazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>3. Una periodizzazione del ML per capire il nostro tempo: generatio aequivoca<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per capire che cosa \u00e8 avvenuto dopo il 1988, dobbiamo ora fare un piccolo passo indietro. Perch\u00e9 uno dei vizi con cui spesso leggiamo la vicenda della liturgia \u201cdopo il Concilio\u201d \u00e8 di non tener conto di ci\u00f2 che vi \u00e8 stato prima. In modo sintetico voglio ricordare che:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>a) Il ML non \u00e8 ci\u00f2 che precede il Concilio Vaticano II, ma qualcosa di molto pi\u00f9 ampio e complesso, e che arriva fino a noi. Inizia con premesse nel XIX secolo, poi ufficialmente agli inizi del XX secolo e arriva in una sua prima fase fino a MD, nel 1948;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>b) Dopo il 1948, quando si conclude la sua \u201cfase profetica\u201d, inizia una lunga fase, che arriver\u00e0 fino al 1988, che possiamo definire \u201cfase della riforma\u201d. In effetti le riforme iniziano poco dopo il 1947, con la riforma della Veglia Pasquale e poi della Settimana Santa e tanti progetti gi\u00e0 prima del Concilio. E arriva, come abbiamo detto fino al 1988.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>c) Nel 1988 accadono tre fatti epocali: 25 anni da SC, lo scisma lefebvriano e la approvazione del primo rito \u201cinculturato\u201d (Messale Romano per la Chiesa zairese). La riforma \u00e8 compiuta e occorre \u201ccambiare passo\u201d, recuperando la priorit\u00e0 vera, che non \u00e8 la riforma, ma la \u201cactuosa participatio\u201d. Il Concilio vuole la Riforma come strumento, ma la \u201cpartecipazione attiva\u201d come fine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questa schematica ricostruzione iniziano due percorsi. Uno di graduale \u201cassimilazione\u201d dei riti riformati come \u201clinguaggio rituale\u201d della Chiesa. Dall\u2019altro la resistenza della \u201csocietas perfecta\u201d contro le nuove forme rituali. Gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II sono lo spazio di un grande fenomeno di \u201cresistenza\u201d, che si esprime poi con ancora pi\u00f9 forza durante il pontificato di Benedetto XVI. Da questa \u201cresistenza ad oltranza\u201d nascono anche autentici \u201cmostri\u201d, fondati su argomentazioni prive di fondamento, su forzature e su forme autoreferenziali di giustificazione davvero impressionanti, se guardate con gli occhi di soli 10 o 20 anni dopo. Esaminiamo i due principali \u201cmonstra\u201d che sono stati generati dal \u201csonno della ragione liturgica\u201d in questo periodo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>4. \u201cMonstrum primum\u201d: una teoria del \u201cparallelismo universale\u201d tra Vetus Ordo e Novus Ordo<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di punto in bianco, con argomentazioni senza alcun fondamento, nel luglio del 2007, papa Benedetto XVI ripropone la \u201cvigenza\u201d dei riti precedenti dal riforma liturgica, in parallelo con quelli riformati. Non solo per l\u2019eucaristia, ma per tutti e 7 i sacramenti ed anche per anno liturgico, liturgia delle ore e sacramentali vari, tutto il repertorio di \u201cOrdines\u201d vigenti prima del 1969 viene riportato in vigore, sottraendo al potere episcopale ogni possibile controllo della liturgia diocesana e riservandone la competenza alla Commissione romana Ecclesia Dei. Si \u00e8 trattato di una operazione spregiudicata sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista teologico, che ha introdotto gravi forme di distorsione nella pratica rituale ecclesiale, contagiando potenzialmente ogni parrocchia di un possibile dualismo che dal piano celebrativo passava, inevitabilmente, al piano ecclesiale, spirituale, etico, dottrinale. Un vero \u201cvulnus\u201d alla tradizione liturgica, una forma \u201cirresponsabile\u201d di perdita di controllo e di attribuzione di \u201cautorit\u00e0\u201d a tutte le forme di passatismo, tradizionalismo nella Chiesa. Dando rilievo e sostegno a qualche \u201ccaso umano\u201d e a non pochi \u201ccasi clinici\u201d. Una chiesa che, dopo aver fatto una grande e accurata riforma, rimette in vigore, parallelamente, gli ordines precedenti, \u00e8 sicuramente disorientata e rischia di diventare disorientante. In questo caso la \u201csfiducia nella Riforma\u201d arriva al punto di legittimare ufficialmente la sua contraddizione, ipocritamente concessa \u201csolo nella misura in cui accetti i riti riformati\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>5. \u201cMonstrum alterum\u201d: una teoria della traduzione \u201csenza destinatario\u201d<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il secondo \u201cmostro\u201d, invece, qualche anno prima, era stato introdotto all\u2019interno della logica della riforma liturgica. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">La storia del \u201cgrave compito\u201d di tradurre i testi liturgici aveva conosciuto diverse fasi dopo il Concilio, ma con la Istruzione \u201cLiturgiam authenticam\u201d (2001) veniva imposto un principio assoluto di \u201ctraduzione letterale\u201d, come garanzia della fedelt\u00e0 al testo latino, che aveva reso di fatto impossibile ogni buona traduzione. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Le Conferenze Episcopali si trovavano pressate da una tensione irresolubile: o obbedivano alla normativa della Istruzione, e traducevano in modo incomprensibile per il loro popolo; oppure traducevano in modo comprensibile, ma non vedevano approvate le traduzioni da parte della Congregazione romana<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">. Dal 2001 il disagio era sempre pi\u00f9 cresciuto, fino alle proteste esplicite che negli ultimi anni erano arrivate dagli episcopati tedeschi, francesi, statunitensi, canadesi, italiani\u2026 In realt\u00e0 il \u201cblocco istituzionale\u201d dipendeva da un duplice blocco teorico, che pretendeva di garantire la fedelt\u00e0 secondo due principi troppo drastici: si imponeva di tradurre letteralmente e di tradurre senza interpretare. Un latino idealizzato era soltanto lo schermo di una invincibile paura della riforma liturgica e della forma di Chiesa che da essa sarebbe scaturita. Ed \u00e8 assai significativo che anche in questo \u201csecondo mostro\u201d, come nel \u201cprimo\u201d, la logica portante fosse quella di \u201csottrarre autorit\u00e0\u201d agli episcopati locali, sia in rapporto all\u2019uso del VO, sia in rapporto alla determinazione delle lingue di traduzione. Sia in un caso, come nell\u2019altro, la idealizzazione nostalgica di una \u201cliturgia ridotta al passato\u201d diventava la facile ideologia in cui spesso si spacciava come \u201cliturgia di sempre\u201d quelli che erano diventati i vizi e le abitudini reazionarie di settori della Curia romana, facilmente esportabili con il sigillo del potere ecclesiastico. <\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>6. Dopo il marzo 2013: una provvidenziale ripresa della continuit\u00e0 con il Concilio Vaticano II.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con maggiore ampiezza ritengo ora di poter sondare il \u201ccambio di passo\u201d &#8211; per non dire di paradigma \u2013 che abbiamo ritrovato con la elezione di papa Francesco sul piano liturgico. Anche in questo caso vale la condizione favorevole di un Vescovo di Roma che \u00e8 \u201cnato ecclesialmente con il Concilio\u201d. Non \u00e8 certo un liturgista, n\u00e9 un \u2013 presunto o reale \u2013 esperto liturgista. Ma questa esperienza pratica e questa assenza di precomprensioni ideologiche gli ha permesso di dire e di fare alcune cose che sono rimaste come \u201cpietre miliari\u201d in questi 5 anni:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6.1. <i>Il Concilio \u00e8 irreversibile<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>pi\u00f9 volte ha detto, esplicitamente, la irreversibilit\u00e0 del Concilio Vaticano II. In fondo i due \u201cmonstra\u201d si possono frenare e combattere solo se \u00e8 chiara e univoca la \u201cdirezione comune di marcia\u201d. Finch\u00e9 l\u2019autorit\u00e0 pi\u00f9 alta non \u00e8 chiara su questo \u2013 se indica il NO, ma anche il VO; se permette le traduzioni, ma solo se sono il \u201ccalco del latino \u2013 si genera inevitabilmente nell\u2019unica Chiesa una divisione e una incomprensione sempre pi\u00f9 grave. Levare ogni illusione a quei pochi \u2013 ma potenti \u2013 che sperano in una \u201creversibilit\u00e0 del Concilio liturgico\u201d \u00e8 stato finora un merito obiettivo del papato di Francesco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6.2. <i>Il \u201cgrande principio\u201d riaffermato e sancito<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Su questo punto, Francesco \u00e8 intervenuto con un MP che assume un valore assai grande.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il titolo del documento si rifa al \u201cgrande principio\u201d affermato dal Concilio Vaticano II, ossia alla \u201ccomprensione dei testi liturgici\u201d da parte del popolo di Dio, per assicurare la partecipazione all\u2019azione celebrativa come \u201cculmine e fonte\u201d di tutta la azione della Chiesa. <\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Pur nella sua stringatezza di due sole paginette, che intervengono soltanto su un articolo del CJC, il documento papale non rinuncia ad uno spazio di \u201cargomentazione teologica\u201d nel quale troviamo affermati almeno quattro principi che non ascoltavamo con tanta chiarezza da quasi 50 anni:<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; Il \u201cgrande principio\u201d della esigenza di comprensione della preghiera liturgica da parte del popolo.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; Il principio per cui la \u201cparola\u201d \u00e8 mistero, ma ci\u00f2 non dipende dalla \u201cincomprensione\u201d, bens\u00ec dalla profondit\u00e0 inesauribile del suo significato.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; In terzo principio \u00e8 la \u201ccompetenza episcopale sulle traduzioni\u201d, che viene ribadita con forza, come eredit\u00e0 conciliare e come esigenza intrinseca al rinnovamento della vita liturgica del popolo di Dio. La composizione tra esigenze degli Episcopati ed esigenze della Santa Sede trova, con la riforma del Codice, pi\u00f9 facile e felice correlazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; Il quarto principio \u00e8\u00a0una \u201cteoria della traduzione\u201d, bene espressa nella frase:<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre><span style=\"color: #444444\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">fideliter communicandum est certo populo per eiusdem linguam id, quod Ecclesia alii populo per Latinam linguam communicare voluit.\u201d ossia \u201cbisogna comunicare ad un certo popolo nella sua lingua ci\u00f2 che la Chiesa ha voluto comunicare ad un altro popolo con la lingua latina\u201d <\/span><\/span><\/span><\/pre>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questa formulazione indica bene la importanza di <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>tradurre non parola per parola, ma da cultura a cultura<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">. Ci\u00f2 che deve essere comunicato \u2013 la parola della salvezza \u2013 deve trovare espressione diversa quando entra in lingue e culture diverse. La corrispondenza tra lingue non \u00e8 statica, ma dinamica. Irrigidire il \u201ccontenuto\u201d in parole fisse conduce, irreparabilmente, a traduzioni incapaci di comunicare. La esigenza di un \u201cglossario comune\u201d non contraddice, ma giustifica questa scelta ordinaria.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Una delle conseguenze di questo documento \u00e8 una preziosa riflessione sul tema della \u201cfedelt\u00e0\u201d. Che cosa significa, infatti, essere \u201cfedeli al testo\u201d? Essa comporta una duplice fedelt\u00e0: non solo al testo, ma anche al destinatario. Per garantire questa duplice fedelt\u00e0, non \u00e8 sufficiente una competenza centrale, ma \u00e8 decisiva anche una competenza locale. La logica del MP \u00e8 quella di una \u201criconsiderazione della periferia\u201d: per rendere pienamente il significato di un testo liturgico, originariamente latino, dobbiamo entrare nella lingua del popolo non solo con la testa, ma anche con il corpo. Questo possono farlo non anzitutto funzionari romani, ma Vescovi in loco. Una fedelt\u00e0 solo letterale contraddice la complessit\u00e0 della struttura ecclesiale e della storia dei popoli. Il riferimento al Concilio Vaticano II \u00e8 l\u2019orizzonte in cui <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>per essere fedeli alla tradizione occorre riconoscersi la possibilit\u00e0 di cambiare lingua<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">. Possiamo vedere qui una ripresa del grande testo di Giovanni XXIII: la formulazione del rivestimento permette l\u2019accesso alla sostanza della antica dottrina!<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Un secondo aspetto, che dobbiamo considerare nel documento, \u00e8 il superamento della illusione che si possa tradurre senza interpretare. Dietro alla distinzione tra \u201crecognitio\u201d e \u201cconfirmatio\u201d, introdotta dal documento, sta, in fondo, la consapevolezza che <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>non \u00e8 possibile un atto di traduzione reale ed efficace, che non si cali nella particolare interpretazione che ogni lingua \u201cdiversa\u201d offre del testo latino. Per passare dal latino alle lingue parlate occorre non semplicemente una trasposizione lessicale, ma sempre anche una interpretazione culturale, esistenziale, storica, sociale<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">. Quella che sembra a prima vista una distinzione giuridica e fredda tra procedure, permette di far entrare la freschezza e la ricchezza delle vite dentro le parole della liturgia, poich\u00e9 restituisce autorit\u00e0 alle Conferenze Episcopali locali. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Una teologia della liturgia partecipata e una ecclesiologia di comunione sono il presupposto e l\u2019effetto di questa importante riforma del codice. E la unit\u00e0 \u00e8 garantita non dall\u2019arretrare sul latino, ma dall\u2019avanzare nella traduzione delle lingue del popolo<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il MP sblocca la vita della Chiesa che celebra, ma rivela anche un grande desiderio di nuove motivazioni: tale desiderio dovr\u00e0 essere colmato da una Nuova Istruzione, che sappia uscire dalle secche \u2013 non solo procedurali, ma argomentative \u2013 in cui ci aveva condotto\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Liturgiam Authenticam.<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u00a0Forse la stessa commissione che ha elaborato questo \u201cprovvedimento d\u2019urgenza\u201d potr\u00e0 occuparsi di stendere una nuova Istruzione, che consideri accuratamente, serenamente e distesamente tutto lo sviluppo della Riforma gi\u00e0 compiuto, nonch\u00e9 quello ricco e fecondo che resta ancora da compiere. Se MP ha riaperto un <\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>grande spazio ecclesiale di recezione della Riforma Liturgica<\/i><\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>, <\/b><\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">t<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">ale spazio, tuttavia, appare nel nuovo documento come una \u201cfoto in negativo\u201d. Ossia dischiude competenze che devono prendere forma, carne e sangue. E devono farlo localmente. Senza poter mai escludere che la lingua nazionale sia vissuta non solo come \u201clingua di arrivo\u201d, ma anche come \u201clingua di partenza\u201d dell\u2019atto di culto.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Per intendere bene questo passaggio storico, torna assai utile la riflessione pi\u00f9 generale proposta di recente da M. Neri, sulla rivista on-line \u201cSettimananews\u201d, sotto il titolo\u00a0<\/span><\/span><\/span><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/lettere-interventi\/il-respiro-corto-delle-chiese-locali\/\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"color: #0563c1\">\u201cIl respiro corto delle Chiese locali\u201d<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">, da cui traggo questa bella immagine. Essa affrontava con lucidit\u00e0 la difficolt\u00e0 di una \u201cimitazione di Francesco\u201d che rischia sempre di approdare ad una retorica inefficace:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Detta in una battuta: la retorica cerca di imitare l\u2019ispirazione ariosa di Francesco; la pratica approda a un immaginario ecclesiale lontanissimo da essa. Ossia,<\/span><\/span><\/span><strong><\/strong><strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>il desiderio sincero \u00e8 quello di ritradurre in loco la realt\u00e0 di Chiesa che egli vuole inculcare nei nostri cuori, ma alla fine pressiamo il tutto in un corsetto che non ha nulla a che fare con essa<\/i><\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">. E, si badi bene, lo facciamo noi che di Francesco siamo convinti estimatori, mica quelli che si oppongono in tutti i modi al suo corso.\u201d<\/span><\/span><\/span><sup><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/span><\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questa osservazione vale, evidentemente, per tutto il complesso delle forme pastorali di una Diocesi o di un Chiesa nazionale. Ma si applica anche, in modo sorprendentemente efficace, anche alla recente storia della \u201crecezione della Riforma Liturgica\u201d. La quale, a partire da <\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Liturgiam Authenticam <\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">ha ricevuto, dal centro, un messaggio forte e chiaro: <\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>il corsetto doveva essere cos\u00ec stretto che non si riusciva pi\u00f9 neppure a respirare<\/i><\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">. Ora, a partire dal 1 ottobre 2017, con MP si \u00e8 aperto esplicitamente uno spazio istituzionale per cambiare stile e prospettiva e muovere speditamente non solo \u201csulle orme del Concilio di Trento e del Vaticano I\u201d, ma anzitutto su quelle del Concilio Vaticano II. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6.3. <i>La Riforma \u00e8 necessaria, ma non sufficiente<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In conclusione possiamo identificare due linee di tentazione della recezione del Concilio Vaticano II e della sua \u201cindole pastorale\u201d sul piano della azione liturgica:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>a) La prima tentazione \u00e8 quella che si illude che la Riforma Liturgica non sia necessaria e che il regime rituale della Chiesa cattolica possa, legittimamente, continuare come se il Concilio non ci fosse stato. Forse oggi anche il Prefetto della Congregazione del Culto \u00e8 sottoposto in modo drammatico a questa tentazione. Tutti coloro che pensano in questo modo cadono facilmente in un gravissimo errore di valutazione: scambiano la causa con l\u2019effetto e ritengono che la \u201cquestione liturgica\u201d sia iniziata con il Concilio Vaticano II o comunque con le \u201criforma\u201d introdotte gi\u00e0 negli anni 50. In realt\u00e0 l\u2019atto riformatore \u00e8 la risposta ad una \u201ccrisi\u201d che lucidamente Rosmini e Gu\u00e9ranger riconoscevano presente gi\u00e0 prima del 1850!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>b) Il secondo fronte di tentazione, che \u00e8 reciproco al primo, ma molto pi\u00f9 insidioso perch\u00e9 molto pi\u00f9 diffuso, ritiene che la Riforma sia necessaria, ma pensa che sia anche \u201csufficiente\u201d. Ossia che sia bastevole \u201cdifendere\u201d i nuovi <i>ordines<\/i> perch\u00e9 la liturgia possa prosperare. Ora qui deve essere molto chiaro che la difesa dei nuovi <i>ordines<\/i>, che sicuramente \u00e8 un atto dovuto e necessario, non \u00e8 affatto sufficiente per dare risposta alla \u201cquestione liturgica\u201d. Solo una recezione capillare e di base della \u201cforma rituale\u201d introdotta dai NO potr\u00e0 affrontare la crisi e risolverla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque, la soluzione della \u201cquestione liturgica\u201d, alla quale il Concilio e la Riforma hanno tentato di dare risposta, pu\u00f2 trovare la sua via solo con una riscoperta della liturgia come \u201cfons\u201d per la identit\u00e0 cristiana. Anche qui, il carattere di \u201cfonte\u201d significa che, per tutti i battezzati, l\u2019atto di culto liturgico sta all\u2019inizio della loro identit\u00e0 ecclesiale e spirituale. Come \u00e8 evidente questo recupero della \u201cactuosa participatio\u201d deve svolgersi mediante la maturazione di una nuova \u201cars celebrandi\u201d, che valorizzi ci\u00f2 che la tradizione chiamava \u201crubriche\u201d e che oggi devono essere riconosciute come \u201clinguaggi non verbali\u201d. Per dire cos\u00ec, con le parole belle di P. De Clerck, la cultura liturgica era passata \u201cdal rosso al nero\u201d, per scoprire il senso teologico della liturgia. Ora deve ritornare \u201cdal nero al rosso\u201d, per riscoprire la potenza dei linguaggi non verbali, su cui l\u2019azione rituale non solo esprime, ma fa esperienza del mistero pasquale. Questa grande conversione ad una \u201crazionalit\u00e0 pi\u00f9 ampia\u201d di quella semplicemente verbale \u00e8 la via obbligata con cui la Chiesa cattolica riscopre la propria identit\u00e0 di popolo di Dio, di corpo di Cristo e di tempio dello Spirito Santo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il \u201cgrande principio\u201d affermato dal Concilio Vaticano II, dunque, comporta una \u201cintelligenza del mistero per ritus et preces\u201d che implica non soltanto la \u201ctraduzione delle lingue\u201d, ma anche la \u201ciniziazione ai linguaggi non verbali\u201d. Affermare la prima parte della \u201cintelligenza\u201d non significa affatto negare la seconda. Cos\u00ec, in modo plastico, la tradizione viene tradotta non solo se ci si rende finalmente conto che una \u201clingua africana\u201d pu\u00f2 dire cose che il latino \u201cnon riesce ad esprimere\u201d &#8211; e quindi se avremo finalmente la coscienza che anche il latino, come tutte le lingue di Babele, ha punti ciechi e zone d\u2019ombra, ma anche se un Papa, sotto la pressione di una nuova comprensione del Vangelo e della missione della Chiesa, compie il \u201cgesto della lavanda dei piedi\u201d della Messa in coena domini in un carcere, con piedi di donne, condannate da traibunali e non cristiane. Il gesto rituale, cos\u00ec risignificato, dice nella immediatezza di un linguaggio non verbale, una identit\u00e0 periferica della rivelazione fede e un volto non autoreferenziale della Chiesa e dei cristiani. Anche su questo aspetto del necessario sviluppo liturgico in molti casi Francesco appare come \u201cil miglior teologo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> <span style=\"font-size: small\">Cfr. M. Neri, <\/span><span style=\"font-size: small\"><i>Il respiro corto delle Chiese locali<\/i> <\/span><span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/lettere-interventi\/il-respiro-corto-delle-chiese-locali\/\"><span style=\"font-size: small\">http:\/\/www.settimananews.it\/lettere-interventi\/il-respiro-corto-delle-chiese-locali\/<\/span><\/a><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un mese \u00e8 uscito in Brasile un &#8220;Quaderno di teologia pubblica&#8221; che riprende una delle relazioni da me tenute al Convegno su papa Francesco, svoltosi a Porto Alegre nel maggio dell&#8217;anno scorso. 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