{"id":13824,"date":"2019-06-05T16:26:53","date_gmt":"2019-06-05T14:26:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13824"},"modified":"2019-06-05T16:26:53","modified_gmt":"2019-06-05T14:26:53","slug":"il-compimento-della-pasqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-compimento-della-pasqua\/","title":{"rendered":"Il compimento della Pasqua\u2026"},"content":{"rendered":"<p><strong>Pentecoste- C<\/strong><br \/>\n<em>At 2, 1-11; Rm 8, 8-17; Gv 14, 15-16. 23-26<\/em><\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><br \/>\nLa Pentecoste non \u00e8 la festa dello Spirito Santo! Se non usciamo da questa \u201csemplificazione\u201d non potremo mai entrare nella grandezza della solennit\u00e0 che celebriamo questa domenica. La Pentecoste \u00e8 la celebrazione del compimento della Pasqua! Pensare di considerarla come una festa \u201cdedicata allo Spirito Santo\u201d \u00e8 una prospettiva del tutto estranea alla liturgia, che non celebra idee o persone, ma eventi nei quali il Dio trinitario agisce e si fa presente nella storia.<br \/>\nTutto ci\u00f2 che abbiamo celebrato nel Triduo Santo e nel Tempo pasquale, nella Pentecoste rivela il suo compimento. Questa \u00e8 una lettura di gran lunga pi\u00f9 ricca che ci apre orizzonti immensi, capaci di riflettere nuova luce sulla nostra vita, sulla vita della Chiesa e dell\u2019umanit\u00e0. Il compimento della Pasqua, infatti, ci tocca, ci riguarda, perch\u00e9 \u00e8 proprio in noi la Pasqua di Ges\u00f9 attende di \u201cgiungere a pienezza\u201d. Una prospettiva che ci proietta nella storia del popolo di Israele, che celebra, cinquanta giorni dopo la Pasqua, la Festa delle Settimane per il dono della T\u00f4rah da parte del Signore e nell\u2019annuncio dei profeti che attendevano per il tempo del compimento l\u2019effusione dello Spirito su ogni carne, come afferma un testo di Gioele (Gl 3,1), citato nel racconto della Pentecoste negli Atti degli apostoli (I lettura).<br \/>\nMa cosa significa questa espressione, \u201ccompimento della Pasqua\u201d, di cui troviamo eco nel racconto degli Atti e nel Prefazio dell\u2019eucaristia di questa domenica? Certo il compimento della Pasqua \u00e8 nel dono dello Spirito, che \u00e8 il dono di Dio per eccellenza. Tuttavia potremmo chiederci anche che rapporto ha il dono dello Spirito con la morte e risurrezione di Ges\u00f9. Inoltre, per noi oggi che cosa significa che la Pasqua si compie nel dono dello Spirito? Le letture della liturgia di questa domenica ci guidano a scoprire alcuni tratti di questa realt\u00e0 cos\u00ec centrale e importante!<\/p>\n<p><strong>Riflessione<\/strong><br \/>\n<em>Vi insegner\u00e0 ogni cosa<\/em><br \/>\nIl Vangelo ci parla del dono dello Spirito in riferimento alla Pasqua di Ges\u00f9 e alla sua persona. Innanzitutto lo Spirito viene donato dal Padre ai discepoli dopo la sua Pasqua. In un testo tratto dal medesimo discorso di addio di Ges\u00f9 nel Vangelo di Giovanni, Ges\u00f9 dice ai suoi discepoli che lo Spirito non pu\u00f2 venire a loro, finch\u00e9 egli non se ne sia andato. Infatti in Gv 16,7 Ges\u00f9 afferma: \u00abOra io vi dico la verit\u00e0: \u00e8 bene per voi che io me ne vada, perch\u00e9, se non me ne vado, non verr\u00e0 a voi il Consolatore; ma quando me ne sar\u00f2 andato, ve lo mander\u00f2\u00bb. Quindi il dono dello Spirito \u00e8 legato alla Pasqua di Ges\u00f9, alla sua morte e alla sua risurrezione. Prima di questo evento, lo Spirito non pu\u00f2 essere donato ai discepoli, non si pu\u00f2 realizzare quel dono che era atteso per il compimento delle promesse di Dio.<br \/>\nLo Spirito ha a che fare con Ges\u00f9 e ha a che fare con la Pasqua: in particolare, con la nuova relazione tra Ges\u00f9 e i suoi discepoli dopo gli eventi della sua morte e risurrezione. Questa nuova relazione \u00e8 anche la condizione per la comunione dei discepoli con il Padre tramite Ges\u00f9.<br \/>\nIl testo del Vangelo di Giovanni afferma che il compito dello Spirito nei confronti dei discepoli sar\u00e0 tutto in riferimento a Ges\u00f9: egli insegner\u00e0 ogni cosa e ricorder\u00e0 tutto ci\u00f2 che Ges\u00f9 ha detto. In un altro testo si afferma inoltre che lo Spirito guider\u00e0 i discepoli alla verit\u00e0 tutta intera (Gv 16,13), ma noi sappiamo che nel quarto Vangelo la \u201cVerit\u00e0\u201d \u00e8 Ges\u00f9 stesso. Dunque, potremmo dire che il compito delle Spirito sar\u00e0 quello di guidare i discepoli alla pienezza di Ges\u00f9, cio\u00e8 di condurli alla piena adesione al loro maestro, ricordando loro le sue parole. Il Vangelo di Giovanni ci dice ancora che lo Spirito non fa nulla \u201cautonomamente\u201d, che tutta la sua azione \u00e8 in riferimento a Ges\u00f9: \u00abQuando per\u00f2 verr\u00e0 lo Spirito di verit\u00e0, egli vi guider\u00e0 alla verit\u00e0 tutta intera, perch\u00e9 non parler\u00e0 da s\u00e9\u2026 egli mi glorificher\u00e0, perch\u00e9 prender\u00e0 del mio e ve l\u2019annunzier\u00e0\u00bb (Gv 16,13-14). L\u2019azione dello Spirito nei confronti dei discepoli a cui \u00e8 donato \u00e8 quindi tutta proietta verso Ges\u00f9. Egli rende i discepoli veri discepoli, scrivendo nel loro cuore le parole del Maestro, anzi dipingendo in essi il suo volto. Da questo fatto comprendiamo l\u2019assurdit\u00e0 di certe forme di preghiera allo Spirito Santo&#8230; Si tratta di una nuova presenza di Ges\u00f9 presso suoi discepoli, una \u201cdimora\u201d edificata presso\/in di loro, non pi\u00f9 una presenza esteriore ma interiore.<br \/>\nNel dono dello Spirito la Pasqua di Ges\u00f9 pu\u00f2 trovare compimento nella vita dei suoi discepoli: in fondo, \u00e8 il fine stesso della Pasqua. Per questo possiamo dire che la Pentecoste \u00e8 la celebrazione del compimento della Pasqua. Non solo perch\u00e9 il dono dello Spirito nelle Scritture rappresenta il dono atteso per il tempo del compimento, ma perch\u00e9 tale compimento consiste nel rendere i discepoli capaci di fare propria la Pasqua di Ges\u00f9 e di viverla nella loro concreta esistenza.<br \/>\nLe altre letture di questa domenica ci rivelano le direzioni verso cui tale compimento si concretizza e quali nuove possibilit\u00e0 il compimento della Pasqua nella vita dei discepoli di Ges\u00f9 \u00e8 in grado di generare.<\/p>\n<p><em>Abb\u00e0, Padre!<\/em><br \/>\nLa prima novit\u00e0 riguarda il rapporto con Dio. Ce ne parla Paolo nella Lettera ai Romani (II lettura). Nel testo c\u2019\u00e8 un parallelismo tra \u201cavere lo Spirito di Cristo\u201d e \u201cse Cristo \u00e8 in voi\u201d. Le due espressioni sembrano quasi equivalenti. Confermiamo cos\u00ec quanto abbiamo detto per il brano evangelico, dove si afferma che ci\u00f2 che lo Spirito opera \u00e8 tutto in riferimento a Cristo.<br \/>\nAl v. 14 abbiamo poi un\u2019altra affermazione fondamentale: \u00abTutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio\u00bb. Qui si afferma che oltre al rapporto con Cristo, l\u2019azione dello Spirito crea anche una novit\u00e0 nel rapporto con Dio. Ma tale novit\u00e0 non \u00e8 distinta dalla relazione tra Cristo, lo Spirito e il credente. Infatti, colui al quale \u00e8 donato lo Spirito \u00e8 chiamato \u201cfiglio\u201d, come Figlio \u00e8 Cristo. Anche questo aspetto non \u00e8 estraneo all\u2019annuncio del Vangelo di Giovanni. L\u00e0 infatti si diceva che il Padre e Ges\u00f9 avrebbero \u201cfatto dimora\u201d presso il discepolo. Paolo parla di uno \u201cSpirito di figlio adottivi\u201d per mezzo del quale ora possiamo gridare \u201cAbb\u00e0!\u201d: possiamo rivolgerci cio\u00e8 al Padre con lo stesso nome con cui Ges\u00f9 lo chiamava e invicava. Non \u00e8 una novit\u00e0 nel giudaismo chiamare Dio \u201cPadre\u201d; la novit\u00e0 consiste nel farlo \u201cin Ges\u00f9\u201d, con la voce stessa di Ges\u00f9 che il Padre riconosce sulle nostre labbra grazie all\u2019azione dello Spirito in noi che rende interiore a noi l\u2019immagine del Figlio.<br \/>\nQuindi un nuovo rapporto con Dio: non schiavi, ma figli nel Figlio. \u00c8 un annuncio sconvolgente, che va al cuore di ogni sentimento religioso dell\u2019umanit\u00e0 e \u201cvanifica\u201d ogni distorta immagine di Dio. Da questo testo emerge l\u2019immagine pi\u00f9 bella e vera della preghiera cristiana che \u00e8 al Padre, per Cristo, nello Spirito!<\/p>\n<p><em>Ciascuno nella propria lingua<\/em><br \/>\nMa lo Spirito non tocca solamente il rapporto dei credenti con Ges\u00f9 e con il Padre. Tocca anche la loro relazione con gli uomini e le donne con i quali sono chiamati a vivere. \u00c8 uno degli aspetti che possiamo ricavare dalla prima lettura dagli Atti.<br \/>\nColoro che hanno ricevuto lo Spirito sanno parlare una lingua che tutti \u201csentono\u201d come pronunciata nella propria; una lingua che tutti non solo comprendono, ma sentono propria! Il dono dello Spirito rende \u201cpasquale\u201d la presenza dei cristiani nel mondo, il loro rapporto con l\u2019umanit\u00e0. Nel Vangelo di Giovanni si dice che \u201cla Verit\u00e0 rende liberi\u201d (8,32). Ma sappiamo che la Verit\u00e0 \u00e8 Ges\u00f9, e che il compito dello Spirito in noi \u00e8 quello di farci ad immagine di Ges\u00f9, attualizzare in noi la sua presenza e la sua Parola. Ora, il dono dello Spirito nei credenti crea proprio per questo quella libert\u00e0 grazie alla quale essi possono andare ai loro fratelli e alle loro sorelle senza timore di perdere nulla, nella liber\u00e0, e cos\u00ec parlare una lingua che appartiene a tutti.<\/p>\n<p><em>Il compimento in noi<\/em><br \/>\nSono alcuni accenni che ci fanno comprendere che cosa possa significare l\u2019espressione \u201ccompimento della Pasqua\u201d. Ci\u00f2 che \u00e8 pienezza in Ges\u00f9, attende di esserlo in noi in una relazione rinnovata con Dio e con l\u2019umanit\u00e0. \u00c8 questo il mistero che la Chiesa celebra nella Solennit\u00e0 di Pentecoste, con la quale il Tempo pasquale si chiude.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pentecoste- C At 2, 1-11; Rm 8, 8-17; Gv 14, 15-16. 23-26 Introduzione La Pentecoste non \u00e8 la festa dello Spirito Santo! Se non usciamo da questa \u201csemplificazione\u201d non potremo mai entrare nella grandezza della&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[467],"tags":[473,13,224,405,469],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13824"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13824"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13824\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13826,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13824\/revisions\/13826"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13824"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13824"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13824"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}