{"id":13813,"date":"2019-06-02T00:46:30","date_gmt":"2019-06-01T22:46:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13813"},"modified":"2019-06-02T00:46:30","modified_gmt":"2019-06-01T22:46:30","slug":"per-padre-lorefice-di-antonio-sichera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/per-padre-lorefice-di-antonio-sichera\/","title":{"rendered":"Per Padre Lorefice (di Antonio Sichera)"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF6532.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13814\" alt=\"DSCF6532\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF6532-225x300.jpg\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF6532-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF6532-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF6532.jpg 1944w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Alcuni giorni fa avevo pubblicato un post &#8220;in memoriam&#8221; di un bravo prete, parroco, professore e caro amico di Modica, P. Carmelo Lorefice (1931-2019). Gioved\u00ec scorso, durante i funerali nella Chiesa di S. Pietro, a Modica, Antonio Sichera, collaboratore e grande amico di P. Carmelo, ha tenuto questo discorso bello, forte, pieno di tatto. Lo ringrazio di cuore per avermi permesso di pubblicarlo qui, con la sola aggiunta di alcuni titoli in neretto. Merita di essere letto non solo come una splendida memoria di quello che \u00e8 stato P. Carmelo per 60 anni, nella sua citt\u00e0, ma anche come possibile biografia di un prete di oggi e di domani, come testimonianza di una fede possibile, viva, vivace e vitale. E&#8217; una morte, quella di P. Lorefice, che d\u00e0 vita e d\u00e0 speranza. Che fa tradizione.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Per Padre Lorefice<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">di\u00a0Antonio Sichera<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Invitato dal parroco e dagli amici della comunit\u00e0 parrocchiale a dire qualche parola a nome di tutti, appena mi son seduto davanti al foglio bianco ho provato un grande senso di disagio. Ho capito quanto fosse difficile per me parlare di Padre Lorefice \u2013 non solo e non tanto per il coinvolgimento emotivo \u2013, ma perch\u00e9 mi chiedevo come fare a parlare nella maniera giusta, intendo giusta per lui, che era un nemico giurato della retorica. Lui che negli anni aveva accentuato il fastidio per la parola in pi\u00f9, per il gesto appariscente, per l\u2019esposizione narcisistica di s\u00e9. Queste cose Padre Lorefice non le sopportava, le avvertiva a pelle. [Era un amante della conversazione, della chiacchiera anche, ma] aveva come un radar per il superfluo e l\u2019eccessivo, di fronte a cui si chiudeva; sentiva subito il rumore vuoto delle parole, il dire tanto per dire, la mancanza di aderenza, il peso della volgarit\u00e0. \u00c8 d\u2019altronde questo un tratto comune in tanti dei ricordi di lui che da marted\u00ec abbiamo letto o ascoltato, e ai quali ha dato voce il nostro Padre Antonello, l\u2019ultimo, insieme a Frate Emanuele e a Don Rosario, dei suoi eredi a San Pietro, quando ha scritto che \u00abPadre Lorefice era un uomo e un prete essenziale, [\u2026] che lasciava per s\u00e9 e per gli altri solo le cose che contano molto\u00bb.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><b><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Raccontare l\u2019uomo<\/span><\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Ma siamo gi\u00e0 vicini all\u2019encomio, e lui mi avrebbe zittito. Ho pensato allora che l\u2019antidoto poteva essere il racconto: provare in poche battute a raccontare quest\u2019uomo che tanta parte ha avuto nella nostra vita, nella vita di tanti. Provare a capire in che cosa consistesse questa essenzialit\u00e0 da cui siamo partiti. Forse aveva a che fare con le sue origini semplici, con la tradizione contadina e tipicamente modicana della sua famiglia, di cui era sempre memore e per certi versi orgoglioso. Come a dire che la filosofia non gli aveva mai fatto perdere di vista le radici umane della vita. O forse veniva dalla sua storia: la FUCI, il Seminario minore della Diocesi di Noto, ubicato a Modica nell\u2019attuale sede della Casa don Puglisi, dove aveva iniziato quel rapporto con i giovani, con i ragazzini anche, che lo avrebbe poi accompagnato per sempre (e quanta autoironia faceva sulle letture spirituali che proponeva ai suoi piccoli allievi, in quegli anni ancora distanti dal Concilio!). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">O forse erano stati decisivi i suoi cinquant\u2019anni a San Pietro: vi era arrivato nel 1958 insieme a Mons. Gambuzza e con lui aveva costruito nel tempo un sodalizio singolare, basato sull\u2019assoluto rispetto dell\u2019assoluta differenza. Due personalit\u00e0 diversissime: Monsignore, formato ad un modello di prete della tradizione ottocentesca; lui, Padre Lorefice, interprete fine e inquieto di una contemporaneit\u00e0 che entrava gi\u00e0 nelle sue omelie degli anni sessanta e settanta alla chiesa del Soccorso, [omelie] capaci di affascinare la prima generazione dei suoi giovani seguaci (molti rimasti vicino a lui, sposati da lui o anche tornati alla fine della vita, come Nen\u00e8 Criscione, a cui nel settembre del 2004, da parroco, concesse di cuore, nel turbamento generale, la bandiera rossa a copertura della bara durante il funerale, non per un motivo politico, ma per rispettare anche in morte la libert\u00e0 di essere e di manifestarsi di una persona che gli era stata figlio e amico). [Due uomini diversissimi, dicevo] Eppure sono rimasti l\u2019uno accanto all\u2019altro, per quarantatr\u00e9 anni: Monsignore con l\u2019aria paterna di chi era stato vicerettore di \u2018Lorefice\u2019 in seminario, apprezzandone le qualit\u00e0 altissime (mi diceva: \u00abLorefice \u00e8 la migliore intelligenza filosofica della Diocesi, Ruggieri la migliore intelligenza teologica\u00bb) e sempre pronto a scusarne le distrazioni da filosofo (gli chiedeva ogni tanto ridendo: \u2018ma che Messa hai celebrato oggi pomeriggio?\u2019 quando il suo viceparroco, scendendo trafelato dal suo studio, inforcava i paramenti e correva all\u2019altare magari sbagliando giorno, prefazio, o scambiando anche un anniversario di nozze per un anniversario di morte\u2026). Padre Lorefice, per parte sua, era riflessivo osservatore della solidit\u00e0 di Monsignore, di cui al contempo notava un\u2019ingenuit\u00e0 e un\u2019immediatezza di entusiasmo che riteneva eccessivi (o forse lo criticava, lui apparentemente cos\u00ec prudente ed esitante, perch\u00e9 nel fondo gli assomigliava\u2026). Insieme, con l\u2019apporto di don Fallisi, hanno \u2018inventato\u2019 la Settimana Teologica. Insieme, li ha tenuti il silenzio: non quello simbiotico che copre le differenze, n\u00e9 quello equivoco, che lascia le ferite, ma un silenzio speciale, di attesa e di fiducia, in grado di agire anche nei pochi momenti di conflitto. Un silenzio incarnato \u2013 lungo i decenni di vita comune \u2013 dalla signorina Rosa [per tutti la signorina], la mitica sorella di Padre Lorefice, al quale Rosa ha dedicato tutta la vita. Lei era il vero segreto di quella convivenza: riservata (e incontrastata) governatrice della canonica, minuta lady di ferro, sagace e intelligentissima, sensibile e affettuosa, capace come solo le donne sanno fare, di creare casa, di fare dimora, di costruire lo spazio fisico di ogni mediazione possibile. A lei oggi va tutto il nostro affetto e il nostro abbraccio.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><b><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Il modo di esser prete e parroco, per due generazioni<\/span><\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Certo, l\u2019essenzialit\u00e0 di Padre Lorefice ha a che fare pure con il suo modo di essere parroco dopo la morte di Monsignore: senza alcuna vanagloria, ritenendosi sempre un traghettatore, uno di passaggio. Avendo a fianco, come un sostegno che giudicava prezioso e necessario per lui, prima don Franco Cataldi (venuto negli ultimi anni di Monsignore a ricostituire una triade che non si vedeva qui dai tempi di don Genovese) e poi don Gianni Donzello. Scorte affettuose dei primi e degli ultimi di quegli otto anni che Padre Lorefice tronc\u00f2 all\u2019improvviso, con una libert\u00e0 che ancor oggi lascia a bocca aperta. Era ancora in ottima salute, perfettamente in forma, ma intu\u00ec che l\u2019eredit\u00e0 costruita da lui e da Monsignore doveva essere affidata a qualcuno che potesse custodirla e coltivarla. L\u2019opportunit\u00e0 che venisse a far da parroco l\u2019attuale arcivescovo di Palermo lui non voleva farsela sfuggire. Insistette in segreto, ottenne il risultato, e annunci\u00f2 una domenica di febbraio che la domenica successiva non sarebbe pi\u00f9 stato lui il parroco di San Pietro, nello sbigottimento generale. Ma ancora una volta ci aveva visto lungo. La storia gli ha dato ragione.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Nel mezzo, in mezzo cio\u00e8 a questi cinquant\u2019anni a San Pietro ci sono state tante altre cose: il Sinodo, il rapporto con Mons. Nicolosi, la presidenza della Scuola Diocesana di Formazione, la fondazione del Cenacolo Bonhoeffer. Ma per provare a inseguire ancora il filo della sua ricerca di essenzialit\u00e0, vorrei almeno dire qualcosa del suo modo di essere prete, professore, padre, amico, fermando nel vagare della mia mente quattro ricordi emblematici.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><b><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Quattro ricordi: il prete, il professore, il padre nello spirito, l\u2019amico<\/span><\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">[Il primo: Padre Lorefice <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>prete<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">] \u00c8 la primavera del 2002. Per la prima volta, in quell\u2019estate, Padre Lorefice sarebbe andato a trascorrere i suoi soliti mesi a Marina di Modica da parroco di San Pietro. La parrocchia di Maria Assunta a Marina era nata con lui, era l\u2019altra sua creatura. Gli consentiva una vita pastorale a sua misura, in una chiesa dove spesso di tasca propria e con finissimo gusto aveva creato un ambiente liturgico privo di sbavature devozionali, e dove senza timore di critiche, con grande libert\u00e0, resistendo alle nostre obiezioni, molto vicine a quelle dei discepoli per il profumo sprecato a Betania, aveva deciso di installare dei climatizzatori per lenire uno spazio ormai invivibile. Ci disse: \u00abVorrei fare qualcosa a Marina, per la gente che vuole venire, per i giovani. Dovete aiutarmi\u00bb. Nacque cos\u00ec una serie di incontri estivi, il mercoled\u00ec sera, a Marina. Si badi bene: aiutarlo significava disporre le sedie, essere presenti, andare a prelevare le bevande immancabili nel frigo della casa. Poi nient\u2019altro. In seguito all\u2019annuncio, tanti giovani \u2013 siciliani e non siciliani, credenti e non credenti \u2013 arrivavano alle 22 nel giardino della casa, sedendosi in cerchio. Ma l\u2019incontro non aveva scaletta, argomento. Non c\u2019era nessuna introduzione del parroco. Padre Lorefice era l\u00ec, seduto accanto a tutti, ad aspettare tranquillo che qualcuno cominciasse a parlare. E la conversazione \u2013 rigorosamente della durata di un\u2019ora \u2013 diventava come per incanto profonda e appassionante. Lui chiudeva l\u2019incontro con poche parole, raccogliendo le parole di tutti, e offriva da bere. Capii allora, meglio di ogni altra volta, che cosa fosse per Padre Lorefice la [cosiddetta] pastorale: uno stare accanto, la compagnia di un corpo paterno, che guida e comunica speranza con il suo stesso esserci, che non ha bisogno del sacro per esprimere il vissuto della fede, che lascia spazio agli uomini, ai giovani anzitutto, con fiducia e rispetto, senza nessuna barriera tra presunti credenti e non credenti, tra cristiani e non cristiani. Era la sintesi della nostra esperienza, della nostra vita accanto a lui.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Prete dunque, ma anche <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>professore<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">. Credeva nello studio e invitava per primi i suoi nipoti, cos\u00ec amati, a studiare [sono qui, possono confermarlo]. Non per fare carriera, ma perch\u00e9 per lui studiare significava poter capire e vivere meglio il mondo. Una sera di tanti anni fa, ero all\u2019ultimo anno di liceo, gli chiesi qualche libro per approfondire la filosofia di Hegel. Mi invit\u00f2 subito a salire da lui in canonica e mi diede due (allora) recenti, ponderose monografie inglesi su Hegel. Mi disse: \u00abGuardali tu questi testi! Leggili con attenzione. Io non li ho ancora letti bene\u00bb. Aprendo i libri poco dopo, mi accorsi che erano sottolineati e fittamente postillati, ma lui \u2018non li aveva ancora letti bene\u2019. E non lo diceva per finta umilt\u00e0, per sprezzatura, ne era convinto davvero. Perch\u00e9 lo studio serio era per lui un orizzonte sempre aperto, una meta da raggiungere, una via mai finita. E a scuola non cercava consenso o simpatie. Non voleva ottenere un plauso a buon mercato. Il rapporto di Padre Lorefice con i suoi giovani allievi [io che gli son stato collega lo posso dire] era privo di ogni forma di manipolazione: quel che gli premeva era coinvolgerli in un\u2019avventura per lui fondamentale. E tanti lo hanno capito.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">I tanti che lo hanno scelto come <\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>padre nello spirito<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">. Quanti, potei scoprirlo solo un giorno di quindici anni fa. Era il sabato santo e avevo pensato di andare a confessarmi da Padre Lorefice. E cos\u00ec per la prima volta vidi, dopo molti anni, che il sabato santo per parlare con lui c\u2019era la fila. Che la gente pi\u00f9 svariata lo aveva eletto a padre e a guida, e in quel giorno cos\u00ec evocativo veniva da lui. E si metteva in fila per parlargli. Mi confessai tardi, quella sera. Ma non fu il vero frutto della giornata. Quello vero fu aver capito quanto sia potente nella nostra vita l\u2019ascolto rispettoso e partecipe del racconto dell\u2019altro. E tutta quella gente era in fila per farsi ascoltare da lui \u2013 e io con loro \u2013 perch\u00e9 Padre Lorefice altro non faceva che comunicarti la sua vicinanza, la sua passione, e darti alla fine una saggia parola di speranza. Perch\u00e9 per lui c\u2019era sempre una possibilit\u00e0 ulteriore nella vita.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">S\u00ec. Contrariamente a quanto sembrava, Padre Lorefice era un ottimista, nel senso autentico di uno che credeva nel cambiamento possibile. E per questo era tutt\u2019altro che serioso, capace di godersi la festa e l\u2019<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><i>amicizia<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">. A farcelo notare sono state come sempre le persone pi\u00f9 improbabili, gli outsider. Eravamo a Roma, una sera, per uno dei convegni organizzati da don Pino Ruggieri. Fuggiti dal convegno con alcuni amici, andammo a mangiare in trattoria, da Gino al Parlamento. Il cameriere romanaccio ci squadr\u00f2 all\u2019entrata, ci fece accomodare e not\u00f2 la nostra consueta allegria. Venuto a prendere le ordinazioni, alla scelta di ogni piatto aggiungeva un commento su ognuno di noi, suoi clienti. Arrivato il turno di Padre Lorefice, prima che potesse parlare gli disse: \u00ab\u00bbEh, ho capito, lei \u00e8 il pi\u00f9 scavezzacollo!\u00bb. Sentir dare dello scavezzacollo a Padre Lorefice fu motivo di enorme ilarit\u00e0 per tutta la serata. Ma in verit\u00e0 l\u2019amico cameriere ci aveva preso: aveva sentito il gusto e la gioia della vita, della tavola e dell\u2019amicizia che sprizzava dal volto e dal sorriso del pi\u00f9 anziano e scavezzacollo dei suoi clienti.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><b><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Basta l\u2019essenziale <\/span><\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Poche cose bastano nella vita. \u00c8 questo l\u2019essenziale. Padre Lorefice lo ha cercato e forse lo ha definitivamente trovato proprio in questi ultimi anni di ministero, quando ha lasciato da parte i libri di filosofia, si \u00e8 dedicato anima e corpo ai commentari della Bibbia e ha cominciato a trascorrere le sue settimane con l\u2019unico obiettivo di preparare l\u2019omelia da tenere a sant\u2019Agostino, la sua ultima chiesa. L\u00ec, grazie ad un\u2019intuizione di Padre Antonello, venti o trenta persone al massimo (anziani, ammalati, fedeli disparati, cercatori di Dio) si sono dat<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">e<\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"> convegno in questi anni per partecipare alla sua eucaristia e per ascoltare la sua predica. Padre Lorefice viveva per preparare quell\u2019omelia: \u00abFaccio questo. E mi basta\u00bb. Secondo Kierkegaard \u00abdiventare s\u00e9 stessi \u00e8 un movimento sul posto\u00bb. \u00c8 scavando le proprie radici, lavorando il terreno dell\u2019anima, vivendo la sapienza del corpo, accogliendo quanto ci viene consegnato dalla vita e dagli altri che si diventa quel che si \u00e8. Sant\u2019Agostino \u00e8 stato idealmente questo posto, dove un uomo naturalmente umile e puro di cuore ha continuato fino alla fine a parlare di Dio con parole semplici e umanissime. Dove un contadino dello spirito \u2013 ecco il senso delle sue origini cos\u00ec vantate, che mi \u00e8 stato aperto proprio oggi da Luca \u2013 ha completato il corso di una vita dedicata a spargere semi, non di fiori effimeri ma di querce, ad aspettare con pazienza, a rispettare i ritmi dell\u2019altro, ad avere fiducia in quel che non si vede, ad avere fede, appunto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\">Gli ecclesiologi dicono che la fede \u2013 fenomenologicamente \u2013 altro non \u00e8 che la trasmissione di una notizia. [euanghelion] \u00c8 vero. Ma \u00e8 altrettanto vero che la fede di chi crede dipende anche da colui che trasmette la notizia. E che credere nella notizia \u00e8 anche credere in colui che te la dona. Non so onestamente se senza la libert\u00e0 e l\u2019umanit\u00e0 di Padre Lorefice avrei potuto concepire la mia fede. So che in uno spazio arido, costretto, pieno di precetti, permeato da rubriche e da sistemi etici o culturali, questa fede sarebbe probabilmente finita presto. Mi rendo conto che forse in tutti questi anni ho creduto sulla sua fede e nella fede che lui mi ha e ci ha consegnato. Perch\u00e9 \u00e8 stato lui per noi, per tanti, il volto vivente e nascosto del Vangelo. E per questo stasera gli rendiamo omaggio, con affetto grande, con una speranza viva, per lui e per tutti. Grazie nostro carissimo Padre Lorefice!<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni giorni fa avevo pubblicato un post &#8220;in memoriam&#8221; di un bravo prete, parroco, professore e caro amico di Modica, P. Carmelo Lorefice (1931-2019). Gioved\u00ec scorso, durante i funerali nella Chiesa di S. 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