{"id":13808,"date":"2019-05-30T07:22:14","date_gmt":"2019-05-30T05:22:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13808"},"modified":"2019-05-30T07:22:14","modified_gmt":"2019-05-30T05:22:14","slug":"una-via-nuova-e-vivente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-via-nuova-e-vivente\/","title":{"rendered":"Una via nuova e vivente"},"content":{"rendered":"<p>Ascensione &#8211; C<\/p>\n<p><i>At 1,1-11;\u00a0<\/i><i>Eb 9,24-28;10,19-23;\u00a0<\/i><i>Lc 24,46-53<\/i><\/p>\n<h2>Introduzione<\/h2>\n<p>Nel mistero dell\u2019Ascensione, che la Chiesa celebra quaranta giorni dopo la domenica di Pasqua, siamo chiamati a vivere un\u2019altra realt\u00e0 che fa parte integrante del mistero pasquale. Il mistero della risurrezione di Ges\u00f9, che in questo tempo abbiamo celebrato nei suoi vari aspetti, come abbiamo visto nelle varie domeniche, non \u00e8 un fatto che riguarda unicamente il tempo di Pasqua, ma lo celebriamo in questo tempo liturgico perch\u00e9 diventi realmente la nota di fondo di tutta la nostra vita di discepoli del Signore. Ogni aspetto del mistero pasquale che abbiamo potuto gustare e vivere nel Tempo di Pasqua \u00e8 un frutto della risurrezione di Ges\u00f9 da saper discernere in tutta la nostra vita, ed \u00e8 per noi nello stesso tempo dono e impegno.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 vero per ogni tappa del Tempo pasquale, la solennit\u00e0 dell\u2019Ascensione ci spinge ancor pi\u00f9 a riflettere su questo tema: <i>la Pasqua, la vita del Risorto nel tempo della sua assenza! <\/i>S\u00ec, della sua <i>assenza<\/i>, perch\u00e9 un concetto troppo immediato di \u201cpresenza\u201d ci pu\u00f2 portare a non cogliere la \u201cseriet\u00e0\u201d del nostro tempo e la novit\u00e0 della Sua <i>presenza nell\u2019assenza<\/i>, facendo venir meno la nostra attesa e la nostra tensione verso l\u2019incontro con il Signore dell\u2019universo che ci attende all\u2019orizzonte della storia dell\u2019umanit\u00e0, ci\u00f2 che celebreremo al termine del Tempo ordinario.<\/p>\n<p>In alcune chiese in modo significativo troviamo dipinta nella contro-facciata l\u2019Ascensione del Signore, e nel catino dell\u2019abside, cio\u00e8 al fondo della chiesa, la sua venuta ultima, la <i>parousia.<\/i> Cos\u00ec l\u2019assemblea liturgica che si raduna in quello spazio sa di vivere nel tempo che sta tra questi due eventi (cfr. Eb 9,28).<\/p>\n<p>Nella liturgia della Festa dell\u2019Ascensione dell\u2019anno C, oltre ai due testi di <i>Atti<\/i> e del <i>Vangelo di Luca<\/i> (I lettura e vangelo) che narrano l\u2019evento stesso che \u00e8 al centro della celebrazione liturgica, troviamo un testo tratto dalla <i>Epistola agli Ebrei<\/i> che \u00e8 molto utile per farci cogliere il senso della celebrazione dell\u2019Ascensione per noi oggi.<\/p>\n<h2>Riflessione<\/h2>\n<p>Il testo della seconda lettura si divide chiaramente in due parti: il lezionario liturgico volutamente ha accostato due brani tratti da due parti differenti della <i>Epistola agli Ebrei<\/i>. Pu\u00f2 sembrare una violenza fatta al testo, ma in realt\u00e0 questo \u201ctaglia-incolla\u201d operato dal lezionario ci \u00e8 molto utile, e non sembra neppure essere cos\u00ec lontano dall\u2019intento dell\u2019autore della <i>Epistola agli Ebrei<\/i>.<\/p>\n<h3>Tra annuncio ed esortazione<\/h3>\n<p>In cosa consiste l\u2019utilit\u00e0? Se noi leggiamo i versetti della prima parte tratta dal cap. 9 (Eb 9,24-28) \u2013 siamo nell\u2019ultimo paragrafo della sezione centrale dell\u2019<i>Epistola agli Ebrei<\/i> \u2013 vediamo subito che essi hanno un tenore \u201cdottrinale\u201d, cio\u00e8 vogliono trasmettere ai destinatari di questo scritto del Nuovo Testamento un \u201cinsegnamento\u201d circa la fede. In particolare, l\u2019<i>Epistola agli Ebrei<\/i> \u00e8 una \u201ccristologia\u201d. Vuole cio\u00e8 annunciare il senso della vicenda di Ges\u00f9, della sua morte e risurrezione ad una comunit\u00e0 di suoi discepoli. Se invece spostiamo la nostra attenzione alla seconda parte della lettura (Eb 10,19-23), notiamo subito che il tono cambia radicalmente. Non siamo pi\u00f9 in una parte dottrinale, ma esortativa. Cio\u00e8 l\u2019autore, basandosi sull\u2019annuncio dottrinale, cio\u00e8 su ci\u00f2 che riguarda la fede in Ges\u00f9 e nella sua Pasqua, vuole ora trarre le conseguenze per la vita dei suoi destinatari. La prima parte riguarda il passato, un evento fondate e decisivo che sta alla base di tutto ed \u00e8 un dono, la seconda parte \u00e8 rivolta al presente e al futuro, cio\u00e8 alle conseguenze nella storia della Chiesa e dell\u2019umanit\u00e0 di quell\u2019evento fondante. Tutta l\u2019<i>Epistola agli Ebrei<\/i> \u00e8 costruita su questa alternanza tra <i>annuncio<\/i> ed <i>esortazione<\/i>, per affermare che la vita cristiana non \u00e8 una \u201cfilosofia\u201d come tante altre, ma si fonda su un evento ed \u00e8 possibile proprio grazie a tale evento. Anzi, potremmo dire: si fonda su <i>una persona<\/i> ed \u00e8 possibile proprio grazie a <i>tale persona, <\/i>cio\u00e8 Ges\u00f9!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Non in un santuario manufatto<\/h3>\n<p>Nella prima parte abbiamo un piccolo \u2013 si fa per dire \u2013 saggio della \u201ccristologia\u201d della <i>Epistola agli Ebrei<\/i>. Si parla di un ingresso in un santuario non fatto da mani d\u2019uomo, nel quale Ges\u00f9 \u00e8 entrato non con sangue altrui, come i sacerdoti dal culto terrestre, ma con il proprio sangue. Ora, che significa questa immagine? Non \u00e8 possibile comprenderla se non facendo riferimento ad un particolare rito della liturgia ebraica: lo <i>Yom Kippur<\/i>. In quell\u2019occasione il sommo sacerdote entrava nel \u201csanto dei santi\u201d \u2013 unica volta all\u2019anno in cui era permesso entrare ad un uomo \u2013 per aspergere l\u2019arca con il sangue dei sacrifici. Era un atto di espiazione, cio\u00e8 per il perdono del peccato del popolo, e l\u2019espiazione consisteva proprio nel portare davanti alla presenza del Signore il sangue dei sacrifici. Ma il <i>sangue<\/i> del sacrificio \u00e8<i> la vita<\/i> stessa, la realt\u00e0 che per eccellenza nel Primo Testamento appartiene unicamente a Dio e non all\u2019uomo. Riportare a Dio il sangue della vittima del sacrificio voleva dire riportare la vita alla sua fonte, all\u2019unico suo Signore. Non si uccidevano le vittime dei sacrifici per far cadere su un innocente \u2013 cosa del tutto estranea alla idea di sacrificio della Bibbia \u2013 il peccato commesso da un altro, ma per avere il sangue che simbolicamente rappresentava la vita stessa dell\u2019offerente, che riconduceva a Dio ci\u00f2 che solo a Dio apparteneva, la vita.<\/p>\n<p>L\u2019<i>Epistola agli Ebrei<\/i> annuncia che \u00e8 accaduto qualcosa di radicalmente nuovo. Ges\u00f9 \u00e8 entrato nel santuario del cielo, quello non fatto da mano d\u2019uomo, per riportare a Dio non il sangue \u201caltrui\u201d, cio\u00e8 delle vittime del culto che erano animali, ma il proprio sangue, cio\u00e8 la propria vita. Il sangue rimanda alla vita di Ges\u00f9 nella sua pienezza. Quindi accade qualcosa di nuovo perch\u00e9 un uomo <i>per amore<\/i> ha compiuto pienamente \u2013 usando la metafora del sacrificio del <i>Kippur<\/i>, come fa l\u2019autore della <i>Epistola agli Ebrei<\/i> \u2013 il gesto richiesto dalla Legge per ottenere la remissione dei peccati. La legge non imponeva di fare un dono a Dio, perch\u00e9 Dio concedesse il perdono, ma di compiere quel gesto che esprimeva il perdono stesso ed era dono di Dio. Infatti, il gesto stesso del perdono era stato ordinato da Dio e quindi suo dono. Ora Ges\u00f9 lo ha compiuto in pienezza, perch\u00e9 quel gesto, espresso con il sangue delle vittime, egli lo ha compiuto con il proprio sangue, donando la propria vita. Ges\u00f9 non \u00e8 stato la vittima innocente che ha pagato per i colpevoli, ma l\u2019uomo che ha raggiunto una tale capacit\u00e0 di rapporto con Dio da poter presentare a lui la sua stessa vita, <i>il proprio sangue<\/i>. In questo senso, la morte di Ges\u00f9 pu\u00f2 essere detta \u201csacrificio\u201d.<\/p>\n<h3>Avendo libert\u00e0 per l\u2019accesso al santuario<\/h3>\n<p>Ma quell\u2019accesso di ordine nuovo, di cui parla la prima parte della lettura e che \u00e8 detto unico per Ges\u00f9, non rimane nel passato, ma diviene possibilit\u00e0 nel sangue di Ges\u00f9 per tutti i suoi discepoli. Ges\u00f9 ha inaugurato <i>una via nuova e vivente<\/i> per noi. Quindi la via inaugurata da lui \u00e8 la strada che anche i suoi discepoli devono percorrere e possono percorrere grazie a lui. La via \u00e8 detta <i>vivente,<\/i> perch\u00e9 la via \u00e8 la vita stessa di Ges\u00f9, una vita pienamente umana che \u00e8 il modello della vita di ogni discepolo. Sta a noi ora entrare in quel santuario per il suo sangue, cio\u00e8 per la sua vita che ora \u00e8 la nostra vita: <i>non io vivo, ma Cristo vive in me!<\/i> (Gal 2,20).<\/p>\n<p><b>Una via per noi\u2026<\/b><\/p>\n<p>Dal confronto tra queste due parti della seconda lettura tratta dall\u2019<i>Epistola agli Ebrei<\/i> possiamo cogliere il senso pi\u00f9 vero dell\u2019Ascensione. Noi non commemoriamo un fatto del passato, ma lo celebriamo perch\u00e9 esso \u00e8 la radice del nostro presente e del nostro futuro. L\u2019Ascensione, l\u2019ingresso di Ges\u00f9 nel santuario del cielo, \u00e8 la via che ora per il suo sangue, che \u00e8 la nostra vita in lui, noi dobbiamo percorrere nella fede, nella speranza e nella carit\u00e0 (Eb 10,22-24).<\/p>\n<p>Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ascensione &#8211; C At 1,1-11;\u00a0Eb 9,24-28;10,19-23;\u00a0Lc 24,46-53 Introduzione Nel mistero dell\u2019Ascensione, che la Chiesa celebra quaranta giorni dopo la domenica di Pasqua, siamo chiamati a vivere un\u2019altra realt\u00e0 che fa parte integrante del mistero pasquale&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[467],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13808"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13808"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13808\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13809,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13808\/revisions\/13809"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13808"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13808"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13808"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}