{"id":13777,"date":"2019-05-11T09:53:21","date_gmt":"2019-05-11T07:53:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13777"},"modified":"2019-05-11T09:53:21","modified_gmt":"2019-05-11T07:53:21","slug":"lagnello-pastore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lagnello-pastore\/","title":{"rendered":"L\u2019Agnello-Pastore"},"content":{"rendered":"<p>IV domenica di Pasqua &#8211; C<\/p>\n<p><i>At 13, 14. 43-52;\u00a0<\/i><i>Ap 7, 9. 14-17;\u00a0<\/i><i>Gv 10, 27-30<\/i><\/p>\n<h2>Introduzione<\/h2>\n<p>La IV domenica di Pasqua \u00e8 sempre dedicata alla figura di Ges\u00f9-Pastore e si legge ogni anno come brano evangelico un passo del cap. 10 del <i>Vangelo di Giovanni<\/i>. Come sempre dobbiamo collocare questi testi nel contesto liturgico di questo tempo e coglierli nel loro significato pasquale. Il rischio \u00e8 quello di parlare in astratto di Ges\u00f9 come pastore e quindi dei pastori della Chiesa. Nel contesto di questo tempo liturgico non dobbiamo dimenticare che Ges\u00f9 \u00e8 presentato come pastore in rapporto alla sua Pasqua.<\/p>\n<p>I quattro versetti che compongono la pericope evangelica del ciclo C sono costruiti molto finemente. Il testo stesso crea rapporti tra Ges\u00f9, il Padre e i discepoli. Certo, per cogliere tutta la ricchezza di questo testo dovremmo leggerlo nel suo contesto biblico, nel cap. 10 di Giovanni. Tuttavia anche la liturgia della Chiesa ci dona un contesto nel quale leggere questi versetti: \u00e8 il Tempo di Pasqua.<\/p>\n<p>La seconda lettura \u00e8 tratta dall\u2019<i>Apocalisse<\/i> (Ap 7,9.14-17). Questo testo dell\u2019ultimo libro delle Scritture ebraico-cristiane ci fornisce la chiave per interpretare il brano evangelico nel contesto del Tempo pasquale. In particolare, il passo che pi\u00f9 ci interessa \u00e8 quello che accosta l\u2019immagine del Pastore a quella dell\u2019Agnello. Ges\u00f9 \u00e8 Pastore perch\u00e9 \u00e8 Agnello: cio\u00e8 \u00e8 divenuto pastore e guida perch\u00e9 ha <i>donato la vita<\/i> per l\u2019umanit\u00e0. La moltitudine immensa di salvati ha lavato la veste nel suo sangue. Ma la loro veste non \u00e8 stata lavata in modo \u201cautomatico\u201d e \u201cdistaccato\u201d: essi stessi hanno lavato le loro vesti nel sangue dell\u2019Agnello passando attraverso <i>la grande tribolazione<\/i>, cio\u00e8 facendo proprio il dono di vita che l\u2019Agnello-Ges\u00f9 ha gi\u00e0 vissuto, sconfiggendo per sempre la morte. Questa visione finale della storia, che si conclude con la bellissima immagine di Dio che terge ogni lacrima dagli occhi dell\u2019umanit\u00e0, \u00e8 lo sfondo sul quale collocare i versetti del Vangelo. Per questo ogni anno non manca mai una domenica nella quale si legge un brano del cap. 10 di Giovanni: perch\u00e9 uno dei frutti della Pasqua che irradia di luce nuova la storia \u00e8 proprio la costituzione di Ges\u00f9 come Pastore.<\/p>\n<p>Nella pagina degli <i>Atti degli Apostoli<\/i> (I lettura) questo frutto della Pasqua viene contemplato nelle vicende della Chiesa nascente, che sperimenta \u2013 anche nelle contraddizioni delle vicende umane fatte di chiusure e contrapposizioni \u2013 la guida del suo Pastore, che apre strade inattese e insperate, colmando i cuori dei discepoli di gioia e di Spirito Santo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Riflessione<\/h2>\n<h3>Le mie pecore la mia voce ascoltano\u2026 mi seguono<\/h3>\n<p>Un primo passo che possiamo fare per la comprensione del testo \u00e8 provare a vedere quali sono i verbi che denotano l\u2019azione delle pecore e quali quelli che hanno per soggetto il pastore-Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Innanzitutto le pecore <i>ascoltano la voce<\/i> del Pastore (\u201cla mia voce\u201d, \u00e8 Ges\u00f9 che sta parlando in prima persona). Della voce del Pastore si \u00e8 gi\u00e0 parlato in Gv 10,3.4.16. Il secondo verbo che ha come soggetto le pecore \u00e8 \u201cseguire\u201d. Le pecore che ascoltano la voce di Ges\u00f9 <i>lo seguono<\/i>. Anche nelle altre ricorrenze del verbo \u201cascoltare\u201d e del termine \u201cvoce\u201d, che troviamo nel capitolo 10, c\u2019\u00e8 la presenza del verbo \u201cseguire\u201d.<\/p>\n<p>Le pecore, quindi, <i>ascoltano<\/i> e <i>seguono<\/i>. Ma su cosa si basa l\u2019ascolto della voce di Ges\u00f9 e la sequela da parte delle pecore? La risposta a questa domanda la troviamo nei verbi che hanno per soggetto Ges\u00f9. Egli <i>conosce<\/i> le pecore e <i>dona loro la vita<\/i> eterna. Anche queste espressioni sono presenti in altri punti del discorso del cap. 10 sul buon Pastore. Al v. 14 leggiamo che il buon pastore conosce le sue pecore e le sue pecore lo conoscono. Al v. 15 inoltre si afferma che il pastore-Ges\u00f9 d\u00e0 (<i>depone<\/i>) la sua vita per le pecore. Un\u2019espressione diversa che per\u00f2 presenta somiglianze e legami con quella del v. 28a.<\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un nesso per le pecore tra <i>l\u2019ascolto<\/i> e la <i>sequela<\/i>, il testo crea un nesso anche tra <i>conoscere<\/i> e <i>dare la vita<\/i> (nei due sensi) per Ges\u00f9. Nella Bibbia la conoscenza non \u00e8 una realt\u00e0 principalmente razionale, ma riguarda qualcosa di \u201crelazionale\u201d e di \u201csperimentato\u201d. Si consoce, quando si \u00e8 sperimentata una cosa\/persona e si \u00e8 rimasti toccati dall\u2019incontro con essa. Quindi \u201cconoscere\u201d appartiene al vocabolario della relazione. Ges\u00f9 <i>conosce<\/i> le pecore perch\u00e9 le ha amate al punto da \u201cdeporre\u201d la sua vita e cos\u00ec da \u201cconsegnare\u201d loro la vita eterna. In Gv 10,14 si dice che il pastore conosce le pecore e le pecore lo conoscono: \u00e8 una <i>relazione reciproca<\/i> <i>fondata sull\u2019amore<\/i> di Ges\u00f9 per le sue pecore, i suoi discepoli, fino ad dono della vita. Per Ges\u00f9 conoscere le pecore significa donare per loro la vita perch\u00e9 abbiano la vita eterna (cfr. Gv 10,10).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei frutti della Pasqua di Ges\u00f9: la conoscenza reciproca fondata sull\u2019amore. Nel <i>Vangelo di Giovanni<\/i> abbiamo un episodio nelle apparizioni del Risorto il mattino di Pasqua che rievoca questa realt\u00e0. Anche Maria Maddalena, infatti, nel giardino della risurrezione riconosce il Signore risorto solo quando si sente chiamata per nome, quando ode la sua voce e la sa riconoscere: \u00abGes\u00f9 le disse: \u201cMaria!\u201d. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: \u201cRabbun\u00ec!\u201d, che significa: Maestro!\u00bb (Gv 20, 16).<\/p>\n<h3>Io e il Padre siamo una cosa sola<\/h3>\n<p>Il secondo paragrafo passa a parlare della relazione tra il Padre e Ges\u00f9, come fondamento della sicurezza con la quale Ges\u00f9 tiene nella sua mano le pecore. \u00c8 <i>il Padre<\/i> che ha dato nelle mani di Ges\u00f9 le pecore e lo ha quindi costituito pastore. Il testo sembra affermare che ci\u00f2 che conta \u00e8 che sia stato il Padre ad affidare le pecore a Ges\u00f9: su questo fondamento esse stanno sicure nelle sue mani. Ma a questo punto dobbiamo riandare ai molti passi del <i>Vangelo di Giovanni<\/i> nei quali si afferma che i discepoli sono stati dati a Ges\u00f9 dal Padre. In particolare non possiamo non ricordare il cap. 17 (6.9.11.12.24). Sempre nel cap. 17, nella preghiera durante la cena, Ges\u00f9 afferma che lui e il Padre sono una cosa sola.<\/p>\n<p>Come in tutto il <i>Vangelo di Giovanni,<\/i> anche qui si afferma che il <i>fondamento<\/i> della relazione tra Ges\u00f9 e i suoi discepoli \u00e8 la relazione esistente tra Ges\u00f9 e il Padre. Questo appare chiaro in Gv 17,22: \u00abIo ho dato loro la gloria che tu mi hai data, perch\u00e9 siano uno come noi siamo uno\u00bb. Quel \u201ccome\u201d per Giovanni ha un valore molto forte: con esso l\u2019evangelista afferma che la relazione Padre\/Figlio \u00e8 il \u201cmodello\u201d della relazione Figlio\/discepoli. Per questo avviene come un\u2019identificazione della mano del Figlio e della mano del Padre. I discepoli sono sicuri nella mano del Figlio, perch\u00e9 in essa si rende presente la mano del Padre. Nella conclusione, che come abbiamo detto rimanda a Gv 17, questa relazione Padre\/Figlio \u00e8 posta come fondamento di tutto.<\/p>\n<p>Un\u2019altra realt\u00e0 che emerge dal testo \u00e8 la <i>mediazione<\/i> che Cristo esercita tra il Padre e le pecore\/discepoli. Se nella prima strofa i due personaggi sono il Figlio e i discepoli e nella seconda il Figlio e il Padre, vediamo anche come il Figlio sia ci\u00f2 che congiunge e crea la relazione tra il Padre e i discepoli. Anche in questo caso di tratta di un frutto della Pasqua di Ges\u00f9: la relazione dei suoi discepoli con Dio Padre, che Ges\u00f9 ha stabilito nella sua carne. Egli \u00e8 divenuto la via attraverso la quale l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 rivolgersi a Dio in un modo nuovo.<\/p>\n<h3>Partecipi della stessa relazione<\/h3>\n<p>I due paragrafi si illuminano a vicenda, e con la premessa ricavata dalla seconda lettura della liturgia della Parola di questa domenica, possiamo cogliere in questo testo un tratto essenziale della Pasqua. Nella sua Pasqua, Ges\u00f9 \u00e8 divenuto \u201cPastore\u201d. Ma la sua investitura come pastore proviene dal Padre in forza della sua vita donata, evento definitivamente sigillato dalla Risurrezione. \u00c8 una relazione reciproca e non pi\u00f9 cancellabile, quella che la Pasqua di Ges\u00f9 ha creato tra lui e le sue pecore: egli \u00e8 Pastore perch\u00e9 Agnello che ha dato la sua vita.<\/p>\n<p>Ma che cos\u2019\u00e8 che rende indelebile e definitiva la \u201cvita\u201d che Ges\u00f9 pu\u00f2 ora donare alle pecore? Egli ci attira nella relazione che intercorre tra lui e il Padre. \u00c8 perch\u00e9 siamo divenuti partecipi di quella relazione, perch\u00e9 noi viviamo in Ges\u00f9 la nostra relazione con Dio, che la nostra vita ha gi\u00e0 da ora il volto dell\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IV domenica di Pasqua &#8211; C At 13, 14. 43-52;\u00a0Ap 7, 9. 14-17;\u00a0Gv 10, 27-30 Introduzione La IV domenica di Pasqua \u00e8 sempre dedicata alla figura di Ges\u00f9-Pastore e si legge ogni anno come brano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[467],"tags":[13,224,405,469],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13777"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13777"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13777\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13779,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13777\/revisions\/13779"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13777"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13777"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13777"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}