{"id":13774,"date":"2019-05-05T10:44:10","date_gmt":"2019-05-05T08:44:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13774"},"modified":"2019-05-05T10:44:10","modified_gmt":"2019-05-05T08:44:10","slug":"e-il-signore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/e-il-signore\/","title":{"rendered":"\u00c8 il Signore!"},"content":{"rendered":"<p>III domenica di Pasqua &#8211; C<\/p>\n<p><i>At 5, 27-32. 40-41;\u00a0<\/i><i>Ap 5, 11-14;\u00a0<\/i><i>Gv 21, 1-19<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Introduzione<\/h2>\n<p>La III domenica di Pasqua dell\u2019anno C \u00e8 caratterizzata dal cap. 21 del <i>Vangelo di Giovanni<\/i>. Quest\u2019ultimo capitolo del quarto Vangelo, da molti considerato una semplice aggiunta, se letto con attenzione svolge una funzione importantissima. Infatti, possiamo scorgere in questo testo non solo una ulteriore narrazione di un\u2019apparizione del Risorto ai discepoli, bens\u00ec la descrizione della <i>vita della Chiesa dopo la Pasqua<\/i> di Ges\u00f9. \u00c8 importante leggere il cap. 21 in questa prospettiva anche per la sua interpretazione nel contesto liturgico del Tempo pasquale, nel quale la Chiesa celebra la sua vita \u201ctrasfigurata\u201d e rinnovata dalla presenza del Risorto.<\/p>\n<p>Nel brano degli <i>Atti degli Apostoli<\/i> (I lettura), la presenza del Signore risorto nella vita della Chiesa si manifesta nella testimonianza resa dagli apostoli e in particolare da Pietro. La forza che sostiene gli apostoli e li rende lieti di subire oltraggi per il nome di Ges\u00f9 \u00e8 lo Spirito, che rende presente nella vita dei credenti la Pasqua del Signore. Nel testo dell\u2019<i>Apocalisse<\/i> (II lettura) viene richiamata l\u2019unitariet\u00e0 del mistero pasquale: l\u2019agnello \u00ab\u00e8 degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione\u00bb (Ap 5,12) in quanto immolato. Cos\u00ec anche la presenza del Risorto nella vita della Chiesa di ogni tempo non pu\u00f2 essere separata dal dono della sua vita sulla croce.<\/p>\n<h2>Riflessione<\/h2>\n<h3>Dopo un certo tempo\u2026 si trovavano insieme<\/h3>\n<p>Il cap. 21 del <i>Vangelo di Giovanni<\/i> si apre al v. 1 con una indicazione di tempo: \u201cdopo queste cose\u201d. Si afferma che tutto avviene \u201cdopo un certo tempo\u201d. Si parla quindi di un tempo indeterminato che avviene \u201cdopo\u201d. Gi\u00e0 da questa prima indicazione il testo ci rinvia al <i>discorso di addio<\/i> dei capp. 13-17. Infatti da una breve ricerca vediamo che la medesima espressione ricorre in Gv 13,7. C\u2019\u00e8 inoltre un altro elemento che unisce questi due testi: il protagonista in entrambi \u00e8 Pietro. Nel discorso di addio, anzi nell\u2019episodio che lo apre, cio\u00e8 la lavanda dei piedi, Pietro \u00e8 rinviato per la comprensione ad un tempo futuro: \u00abCi\u00f2 che io ti faccio, tu ora non lo sai; lo comprenderai <i>in seguito<\/i>\u00bb. Egli ora non capisce, ma capir\u00e0 \u201cdopo un certo tempo\u201d. Nel brano evangelico di questa domenica questo tempo \u00e8 giunto. Siamo dopo la risurrezione di Ges\u00f9, e Pietro esce dalla casa nella quale si trova con altri discepoli per la pesca. \u00c8 cio\u00e8 nel tempo della missione della Chiesa post-pasquale che i discepoli, dei quali Pietro non \u00e8 tanto <i>il primo<\/i> quanto <i>il modello<\/i>, potranno comprendere realmente ci\u00f2 che di Ges\u00f9 non avevano capito e saper cogliere la sua presenza nell\u2019assenza. Nel compiere il comando di Ges\u00f9, cio\u00e8 nel lavarsi i piedi gli uni gli altri, i discepoli comprenderanno veramente il significato del gesto di Ges\u00f9 di quella sera nella quale egli veniva tradito. I discepoli comprenderanno cio\u00e8 che di Ges\u00f9 devono accettare la Pasqua, il suo donarsi fino alla morte di croce. Ma questo lo comprenderanno quando anch\u2019essi vivranno nella storia dell\u2019umanit\u00e0 la medesima logica di vita.<\/p>\n<p>Anche l\u2019elenco dei discepoli riuniti insieme, che troviamo nel v. 2, \u00e8 interessante. \u00c8 un gruppo formato da sette persone, cio\u00e8 il numero che rimanda alla totalit\u00e0. Il testo quindi ci parla di un fatto che riguarda la totalit\u00e0 dei discepoli di ogni tempo. Ci\u00f2 che accade non \u00e8 qualcosa che riguarda una sola epoca storica e un solo gruppo di persone ben determinate, ma interessa ogni epoca e ogni comunit\u00e0 di discepoli di Ges\u00f9.<\/p>\n<h3>In quella notte<\/h3>\n<p>Nel v. 3 abbiamo un\u2019iniziativa di Pietro che viene accolta da tutti gli altri che erano insieme a lui. Ma ci\u00f2 che ci pi\u00f9 interessa \u00e8 un\u2019altra indicazione temporale. L\u2019evangelista ci informa che la pesca infruttuosa dei discepoli avviene <i>di notte.<\/i> In Gv 9,4 si dice che quando viene la notte nessuno pu\u00f2 operare. Nel discorso di addio, quando avviene lo svelamento del traditore, Giuda esce quando \u201cera notte\u201d. Il fatto che la pesca infruttuosa avvenga di notte non \u00e8 quindi un fatto casuale. \u00c8 la notte della storia che, se non \u00e8 vissuta con Ges\u00f9 e come Ges\u00f9, rimane impenetrabile e infruttuosa. Cos\u00ec anche la missione dei discepoli nella storia rimane senza frutti \u201cnella notte\u201d, finch\u00e9 \u201csul far del giorno\u201d (v. 4) non si scorge una <i>Presenza<\/i> capace far cogliere una luce nuova. Nella notte delle nostre iniziative non si prende nulla e si rimane senza frutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Gettate la rete<\/h3>\n<p><i>Sul far del giorno<\/i>, proprio nel medesimo momento della scoperta della tomba vuota (Gv 20, 1), Ges\u00f9 sta sulla spiaggia ma gli occhi dei discepoli, come sempre accade dopo la risurrezione, non sono in grado in un primo tempo di riconoscerlo. Ma non \u00e8 importante riconoscerlo subito, la sua \u00e8 una presenza da discernere nella storia e si giunge a riconoscerlo scrutando nella storia i segni reali della sua presenza che trasforma la notte nell\u2019alba di un giorno nuovo.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 presente ma sconosciuto sulla riva del mare \u2013 che \u00e8 il luogo della quotidianit\u00e0 e del lavoro, la storia dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 chiede ai discepoli se non hanno nulla da mangiare, proprio come chiese loro durante il suo ministero se non avessero nulla per sfamare la folla che accorreva da lui (cfr. Gv 6,5). Alla loro risposta negativa, egli d\u00e0 l\u2019ordine di gettare nuovamente le reti, che fino ad allora erano rimaste vuote. Ora le reti si riempiono, perch\u00e9 non sono gettate in forza di iniziative e progetti personali, ma sulla parola di Ges\u00f9.<\/p>\n<h3>\u00c8 il Signore!<\/h3>\n<p>A questo punto (Gv 21,7), solo dopo l\u2019esito dell\u2019obbedienza al comando di Ges\u00f9, dopo cio\u00e8 i frutti della pesca, il discepolo che Ges\u00f9 amava \u2013 e non Pietro \u2013 \u00e8 condotto a <i>riconoscere Ges\u00f9<\/i>. La presenza di Ges\u00f9 risorto nella storia non si pu\u00f2 discernere in modo banale: non si vede il suo volto, non occorrono apparizioni. La sua presenza la si coglie nella storia \u201cfecondata\u201d dall\u2019evento della risurrezione. La risurrezione \u00e8 gi\u00e0 presente nella storia, la trasforma dal suo interno, ma rimane anche una meta verso la quale la storia cammina, fondandosi sull\u2019evento originario che in s\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 compiuto.<\/p>\n<p>Il fatto che sia il discepolo che Ges\u00f9 amava a riconoscere il Signore \u2013 quindi il Risorto \u2013 ci fornisce un elemento ulteriore. Non si discerne la presenza di Ges\u00f9 in base a criteri razionali, a ruoli istituzionali, a doti naturali. Se tutti questi elementi sono importanti, tuttavia il criterio per discernere la presenza del Signore \u00e8 il ricordo di una relazione personale con lui, che fa scattare il riconoscimento quando si vedono i segni del suo passaggio nella storia.<\/p>\n<p>Alla affermazione del discepolo amato, segue una reazione di Pietro. Egli <i>si cinge<\/i> la veste poich\u00e9 era nudo e si getta in mare. \u00c8 interessante che qui si usi il medesimo verbo (in greco un verbo che ricorre solamente in questi due passi in tutto il Nuovo Testamento) che Giovanni aveva utilizzato nel racconto della lavanda dei piedi per Ges\u00f9 (Gv 13,4-5). Ora il soggetto non \u00e8 pi\u00f9 Ges\u00f9 ma Pietro. Pietro ora \u00e8 chiamato ad assumere il medesimo comportamento del maestro.<\/p>\n<h3>Videro della brace<\/h3>\n<p>Quando i discepoli giungono a terra, vedono un pasto preparato per loro: della brace con sopra dei pesci e del pane. Sono gli stessi elementi, con cui Ges\u00f9 sfam\u00f2 la folla del cap. 6. Tuttavia Ges\u00f9 chiede ai discepoli di andare a prendere parte dei pesci che essi stessi hanno pescato. C\u2019\u00e8 un banchetto preparato per i discepoli sulla riva, sulla terra, ma essi devono contribuire portando qualcosa di ci\u00f2 che \u00e8 frutto del loro lavoro e del loro impegno, come nel caso del ragazzo che in Gv 6,9 fornisce i cinque pani d\u2019orzo e i due pesci. Tuttavia dobbiamo notare che ci\u00f2 che essi porteranno non \u00e8 solamente frutto del loro lavoro e dei loro sforzi, ma anche della parola di Ges\u00f9, che ha loro ordinato di gettare le reti dal lato destro della barca.<\/p>\n<p>La terra \u00e8 il luogo dal quale i discepoli partono e nel quale ritornano per la loro missione nel mondo: quel rapporto con il Signore risorto che \u00e8 gi\u00e0 profezia del banchetto escatologico, nel quale il Signore cener\u00e0 con i suoi discepoli (Ap 3,20).<\/p>\n<h3>Chi sei?<\/h3>\n<p>Quando Ges\u00f9 d\u00e0 ai discepoli il pane e il pesce, quando compie quei gesti cos\u00ec familiari per loro, l\u2019evangelista annota: \u00abNessuno dei discepoli osava chiedergli: tu chi sei?\u00bb (Gv 21,12). I discepoli sanno senza domandarlo che \u00e8 il Signore. Ora nella storia i discepoli, grazie alla presenza dello Spirito Santo, non devono pi\u00f9 interrogare Ges\u00f9 come facevano quando egli era con loro, perch\u00e8 il loro rapporto con lui e con il Padre \u00e8 radicalmente trasformato dalla Pasqua. Essi riconosceranno Ges\u00f9 non perch\u00e8 faranno delle domande, ma perch\u00e8 <i>si cingeranno <\/i>come lui la veste, cio\u00e8 assumeranno la sua stessa vita, la sua stessa logica di vita nel dono di s\u00e9. Compiendo il comandamento di Ges\u00f9 (Gv 14,21), i discepoli riconosceranno e faranno conoscere la presenza del Risorto nella storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>III domenica di Pasqua &#8211; C At 5, 27-32. 40-41;\u00a0Ap 5, 11-14;\u00a0Gv 21, 1-19 &nbsp; Introduzione La III domenica di Pasqua dell\u2019anno C \u00e8 caratterizzata dal cap. 21 del Vangelo di Giovanni. 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