{"id":13751,"date":"2019-04-17T00:24:02","date_gmt":"2019-04-16T22:24:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13751"},"modified":"2019-04-17T07:56:22","modified_gmt":"2019-04-17T05:56:22","slug":"il-fuoco-il-sisma-e-la-guerra-la-fine-e-il-fine-di-una-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-fuoco-il-sisma-e-la-guerra-la-fine-e-il-fine-di-una-chiesa\/","title":{"rendered":"Il fuoco, il sisma e la guerra.  La fine e il fine di una chiesa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/notre-dame-ape-grande.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13752\" alt=\"notre-dame-ape-grande\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/notre-dame-ape-grande-300x127.jpg\" width=\"300\" height=\"127\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/notre-dame-ape-grande-300x127.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/notre-dame-ape-grande.jpg 676w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Di fronte alle fiamme gigantesche di ieri sera, che distruggevano la Cattedrale di Notre-Dame, oltre allo scoramento e allo scampato pericolo per tante possibili vittime, ci siamo chiesti: e ora? Come potremo mai \u201criaverla\u201d di nuovo? Va detto che non solo il fuoco pu\u00f2 tanto. Anche i grandi terremoti, o le guerre, possono altrettanto. Distruggono le cose velocemente. E ci lasciano in eredit\u00e0 la \u201cricostruzione\u201d.<\/p>\n<p>Voglio qui concentrarmi sulla chiesa di pietra. Non parler\u00f2 delle possibili vittime, che ogni incendio, ogni terremoto e ogni guerra reca con s\u00e9. Se luned\u00ec una sola persona fosse rimasta coinvolta nell\u2019incendio, il primo pensiero sarebbe stato per lei. Prima ancora di ogni pietra e di ogni monumento. A maggior ragione ci\u00f2 accade nei terremoti o nelle guerre. Tante vittime, uomini, donne, bambini. E solo alla fine, dopo ogni cordoglio e ogni lutto, anche le pietre danno pensiero.<\/p>\n<p>Ebbene, se consideriamo, come \u00e8 questo il caso, solo le pietre, dobbiamo chiederci: come ricostruire? Dopo i grandi incendi, dopo i grandi terremoti, dopo i grandi bombardamenti, bisogna ricostruire. Ma come?<\/p>\n<p><b>Notre-Dame e l\u2019Irpinia<\/b><\/p>\n<p>Quando, a incendio domato, si \u00e8 realizzato il grave compito che incombeva ora alle autorit\u00e0 francesi, civili ed ecclesiali, ho ripensato a quanto ho visto in Irpinia, in particolare a S. Angelo dei Lombardi, qualche anno fa. In quella citt\u00e0, infatti, dopo il terremoto degli anni \u201880, la ricostruzione delle chiese, gravemente lesionate, ha reso possibile un piccolo miracolo. Si \u00e8 potuto realizzare un \u201cadeguamento\u201d degli spazi sacri che ha saputo riprogettare parti significative delle chiese del 600 o del 700, come mai \u00e8 possibile quando gli adeguamenti debbono essere fatti su edifici in perfetto stato. Le lesioni del terremoto hanno liberato energie creative e ripensamenti degli spazi altrimenti impossibili.<\/p>\n<p>Lo stesso potrebbe valere per Notre-Dame. Abbiamo infatti sentito che subito si \u00e8 detto: la ricostruiremo in 5 anni. Bene. Ma come? La risposta pi\u00f9 facile, pi\u00f9 comprensibile \u00e8 questa: la ricostruiremo \u201cesattamente come prima\u201d. In questo ripristino completo e perfetto si pu\u00f2 sempre trovare la volont\u00e0 di superare il trauma, di tornare indietro, di cancellare l\u2019oltraggio della disgrazia. E tutto questo \u00e8 comprensibile. D\u2019altra parte oggi questo sarebbe ancora pi\u00f9 facile di prima, essendo noi dotati di tecnologie e di strumenti capaci di riprodurre un\u2019altra Notre-Dame esattamente uguale alla precedente. Ma sarebbe giusto?<\/p>\n<p><b>La storia (viva) di un monumento (morto)<\/b><\/p>\n<p>Anzitutto si deve ricordare che Notre-Dame non \u00e8 sempre stata come la abbiamo vista fino a ieri pomeriggio. La cattedrale ha avuto una storia complessa, fatta di modifiche, incidenti, incendi, ripristini, adattamenti. E tutto questo \u00e8 avvenuto per un intreccio di storia ecclesiale, di storia civile, di intenzionali danneggiamenti e di casuali incidenti. Si pensi, ad es., che Luigi XIII re di Francia fece voto di costruire un nuovo altare, per la cattedrale, il cui progetto fu realizzato solo 110 anni dopo di lui, mediante le discussioni sui diversi progetti che si susseguirono per pi\u00f9 un secolo.<\/p>\n<p>Altrettanto va detto per il rilancio della Cattedrale nel XIX secolo, con profonde modificazioni dell\u2019esterno come dell\u2019interno. Della evoluzione della Cattedrale fa parte anche l\u2019incendio di ieri. Dal quale Notre-Dame potrebbe risorgere con nuovo fulgore, ma all\u2019interno di un progetto di ripristino che pu\u00f2 essere anche, in parte, un adattamento e un rinnovamento.<\/p>\n<p><b>Notre-Dame: bene pubblico e bene ecclesiale<\/b><\/p>\n<p>Ma chi dovr\u00e0 progettare la nuova basilica? Qui, nei commenti a caldo del primo giorno, era evidente la differenza tra la tradizione italiana e la tradizione francese. La competenza pubblica \u00e8, per la Francia, scontata. Ma questo non significa, come subito tenderebbe a pensare un italiano, che quindi il bene \u00e8 \u201ca rischio\u201d. Per i francesi il concetto di \u201cpubblico\u201d \u00e8 molto diverso da come suona per un italiano. La differenza sta nella lunghezza della tradizione statale francese, dove c\u2019\u00e8 una esperienza pubblica che ha 900 anni, mentre in Italia esiste soltanto da poco pi\u00f9 di 150 anni. Questa differenza crea anche un certo imbarazzo nella \u201cprogettazione\u201d della ricostruzione. Si deve costruire un \u201cmonumento pubblico\u201d o una \u201cchiesa cattolica\u201d? Vi \u00e8 poi una seconda domanda, che dovr\u00e0 essere posta: la comunit\u00e0 cattolica dovr\u00e0 pensare ad una assemblea di \u201ccircumstantes\u201d intorno all\u2019altare o ad una assistenza alla \u201cvisione dell\u2019ostia\u201d o alla mediatazione di fronte alla \u201criservatezza del mistero\u201d? Se la chiesa di Notre-Dame non avr\u00e0 una fine, \u00e8 perch\u00e9 manterr\u00e0 un fine. Ma quale \u00e8 il suo fine? Di essere oggetto di fotografie da 5 continenti? Di essere un enorme museo di cose sacre? O di essere tempio di pietre morte che ospita, forma e accompagna una chiesa di pietre vive?<\/p>\n<p><b>Una grande impresa, pubblica ed cristiana<\/b><\/p>\n<p>Dopo gli incendi, dopo i terremoti, dopo i bombardamenti, la ripresa vuole essere, immediatamente, un modo di tornare a ci\u00f2 che c\u2019era prima. Ma non \u00e8 mai cos\u00ec. Indietro non si torna. Si pu\u00f2 solo andare avanti. La coscienza ecclesiale e statale francese sa di avere ereditato, dall\u2019incendio di ieri, un grande compito. Dovr\u00e0 costruire una basilica di Notre-Dame che, nella fedelt\u00e0 al secolare edificio, sappia dare forma e voce ad una chiesa viva e a una comunit\u00e0 in cammino. Le pietre resteranno piene di storia e ricche di vita se sapranno aprire a storie nuove e a vite sorprendenti, di cittadini cristiani e di cristiani cittadini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte alle fiamme gigantesche di ieri sera, che distruggevano la Cattedrale di Notre-Dame, oltre allo scoramento e allo scampato pericolo per tante possibili vittime, ci siamo chiesti: e ora? 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