{"id":13730,"date":"2019-04-13T03:13:58","date_gmt":"2019-04-13T01:13:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13730"},"modified":"2019-04-13T03:22:15","modified_gmt":"2019-04-13T01:22:15","slug":"sul-sessantotto-senza-esagerare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sul-sessantotto-senza-esagerare\/","title":{"rendered":"Sul Sessantotto, senza esagerare"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12669\" alt=\"quadroandria\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria1-300x180.jpg\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria1-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quadroandria1.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><i>L\u2019anno scorso, su richiesta della rivista ADISTA, ho scritto un testo per i 50 anni del \u201868, che si intitolava: <b>Dal Post-concilio al C9: la lunga \u201criforma\u201d della Chiesa , <\/b>su<b> <\/b>\u201cAdista\u201d, 52\/19(2018), 11-12..<b> <\/b>Dopo la pubblicazione degli \u201cappunti\u201d di J. Ratzinger sul tema degli abusi, il dibattito sul \u201868 \u00e8 tornato prepotentemente di attualit\u00e0. Allora ho pensato di riproporre quel testo, con alcune necessarie precisazioni e con un nuovo titolo.<\/i><\/p>\n<p><b>Il \u201868, il Concilio e la Chiesa nella societ\u00e0 aperta<\/b><\/p>\n<p>Per comprendere che cosa \u00e8 successo nel mondo e nella Chiesa, a partire dal 1968, vorrei cominciare dalle parole di un caro collega americano, il compianto abate e prof. Patrick Regan. Egli raccontava di essere giunto dagli USA a Parigi, per studiare liturgia, proprio nell\u2019anno 1968. E di aver assistito ai primi \u201cmoti\u201d del 68 parigino, con lo stupore e la meraviglia di un americano, che stava vivendo nello stesso anno l\u2019assassinio di Martin Luther King. La prima cosa che il 68 ci consegna \u00e8 infatti la progressiva e parallela globalizzazione e differenziazione delle culture. E, in effetti, al centro del 68 emerge una \u201cesperienza di libert\u00e0\u201d che, sintetizzata in una battuta, assomiglia molto al dogma trinitario, applicato per\u00f2 ad ogni uomo: \u201ctutti sono uguali e ognuno \u00e8 diverso\u201d. Questo \u00e8 anche, in forma brevissima, e certo non priva di problemi, una sorta di carta di identit\u00e0 di quella che chiamiamo \u201csociet\u00e0 aperta\u201d. La societ\u00e0 appare \u201caperta\u201d &#8211; e non pi\u00f9 chiusa \u2013 se ognuno pu\u00f2 essere se stesso \u201cincondizionatamente\u201d. Questo \u00e8 il sogno. La autorit\u00e0 della libert\u00e0 diventa massima, mentre la libert\u00e0 della autorit\u00e0 diventa minima. Ecco il punto di partenza della societ\u00e0 differenziata, secolarizzata, complessa.<\/p>\n<p>Nonostante la sua storia del XIX e XX secolo, la Chiesa cattolica \u00e8 riuscita, in qualche modo, ad anticipare il \u201868. Tra gli anni 59-65, sotto lo stimolo potente prima delle profezie vivaci di Giovanni XXIII e poi delle narrazioni ispirate del Concilio Vaticano II, introduceva nella propria disciplina \u2013 e forse ancor pi\u00f9 \u2013 nella propria dottrina una \u201cprospettiva inaudita\u201d. Il Concilio Vaticano II, infatti, non \u00e8 anzitutto un atto di \u201criforma\u201d, ma \u00e8 la percezione e la espressione di una forma pi\u00f9 elementare e pi\u00f9 radicale di Dio e dell\u2019uomo, di Cristo e della Chiesa, della verit\u00e0 e della carit\u00e0.<\/p>\n<p><i>Il Concilio come \u201cesperienza del mistero\u201d<\/i><\/p>\n<p>Se leggiamo i testi del Concilio Vaticano II, soprattutto le 4 Costituzioni, ma anche i Decreti e le Dichiarazioni, scopriamo che al centro vi \u00e8 il delinearsi di una nuova esperienza del mistero di Dio. Rinunciando sia a \u201cformulare nuovi dogmi\u201d, sia a \u201ccondannare nuovi abusi\u201d, il Concilio si converte dal magistero negativo a quella positivo, e \u201cracconta\u201d il Mistero del Dio di Ges\u00f9 Cristo nella esperienza del culto, nella relazione alla Parola, nella struttura della comunit\u00e0 ecclesiale e nella chiesa che vive in rapporto col mondo. Le costituzioni conciliari, avvalendosi di linguaggio pi\u00f9 opportuni, rinunciano a definire e preferiscono \u201cri-narrare\u201d 4 punti di partenza, nella loro diversit\u00e0 e nella loro inesauribilit\u00e0. La \u201cindole pastorale\u201d che caratterizza il Vaticano II \u00e8 precisamente questo: scoprire che l\u2019accesso alla \u201csostanza della antica dottrina del <em>depositum fidei<\/em>\u201d pu\u00f2 avvenire nella \u201criformulazione dei suoi rivestimenti\u201d e che questa differenza incolmabile non \u00e8 un limite, ma una virt\u00f9 della tradizione. Questa differenza apre, necessariamente, alle \u201criforme\u201d in ognuno di questi ambiti. Riforma liturgica, riforma nel rapporto con la Parola, riforma nella strutturazione della esperienza ecclesiale e riforma nel rapporto con il mondo.<\/p>\n<p><i>Il Concilio come \u201cesigenza di riforma\u201d<\/i><\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, su ognuno di questi 4 ambiti, nella loro comunanza di fonte, ma anche nella loro differenza di forme, si \u00e8 sviluppato un processo di riforma che ha conosciuto fasi alterne e tensioni complesse. Sicuramente la liturgia \u00e8 stata la pi\u00f9 rapida nel proporre un proprio volto rinnovato, in cui la valorizzazione della eguaglianza e della differenza dei soggetti ecclesiali poteva essere finalmente concretizzata. Poco si \u00e8 riflettuto sull\u2019impatto che su questa \u201clogica di riforma\u201d hanno portato non soltanto le singole costituzioni, ma anche il Decreto <i>Dignitatis Humanae<\/i>, con il suo storico riconoscimento della \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d come patrimonio comune non solo di tutta la cristianit\u00e0, cattolicesimo compreso, ma anche al servizio di tutta la umanit\u00e0. Pensare che \u201cpartire dalla coscienza del soggetto\u201d sia anzitutto un rischio \u00e8 la eredit\u00e0 di un mancato ripensamento del Vaticano II e dei suoi innegabili rapporti con la elaborazione dell\u2019esperienza anche ecclesiale all\u2019interno di una societ\u00e0 aperta. Nel momento in cui si ammette il principio di libert\u00e0 di coscienza la societ\u00e0 e la chiesa \u201csi aprono\u201d. Ci\u00f2 le rende pi\u00f9 ricche e pi\u00f9 complesse, pi\u00f9 fragili e pi\u00f9 audaci. Ed \u00e8 stata la libert\u00e0 moderna a rendere visibile la famiglia, come soggetto ecclesiale. Proprio mentre la minacciava in radice, la promuoveva altrettanto radicalmente. La \u201ccomunione di vita e di amore\u201d \u00e8 perci\u00f2 una definizione del matrimonio che solo la cultura moderna ha reso dicibile e pensabile nella Chiesa. Questo perch\u00e9 una comunione, in cui ogni membro non sia pensato come soggetto indisponibile, non \u00e8 comunione autentica.<\/p>\n<p><i>La grande resistenza al Concilio e il paradosso della \u201crinuncia alla autorit\u00e0\u201d<\/i><\/p>\n<p>Ma la profezie conciliare era, come tutte le profezie, esposta al discredito e alla diffidenza. I profeti di sventura, evocati nel discorso di inizio del Vaticano II, da 67 anni sono pronti alla chiamata alle armi e alla organizzazione della resistenza. Fantasmi antimodernistici, interessi di immobilismo, alleanze con gli interessi pi\u00f9 bassi hanno avuto, per lunghi tratti, una influenza pesante. Non hanno mai del tutto frenato il processo di riforma, ma l\u2019hanno rallentata, svuotata, squalificata e insultata. Come se riformare significasse tradire. Il \u201cmodulo\u201d pi\u00f9 fortunato di tale resistenza \u00e8 stato messo a punto tra gli anni 80 del secolo scorso e gli anni 10 del nostro secolo. E\u2019 un modulo capovolto rispetto al famosissimo \u201cla fantasia al potere\u201d di marca sessantottina. Esso pretende una Chiesa il cui potere sia del tutto privo di fantasia. Anzi, in cui il potere neghi se stesso e si impedisca ogni autorit\u00e0, e quindi ogni possibile riforma. L\u2019unica cosa che si \u00e8 riformata \u00e8 stato il codice, perch\u00e9 una riforma fosse impossibile. Nel corso di questi tre decenni ogni questione \u00e8 stata affrontata con questa riserva: solo gli antichi, i medievali e i moderni avevano una autorit\u00e0. Noi no. La Chiesa \u00e8 stata vittima di un modello capovolto rispetto a quello del 68: forse ne \u00e8 rimasta segnata, bruciata, traumatizzata. E per non ammettere la positivit\u00e0 presente in quel modello che la metteva in crisi, ne ha assunto uno che l\u2019ha radicalmente mortificata. Alla ingenuit\u00e0 mondana di un potere senza mediazioni, cos\u00ec come sognato dagli ideali ingenui del 68, si \u00e8 contrapposta la pretesa di una mediazione senza autorit\u00e0, che ha paralizzato ogni istanza di riforma, arrivando, alla fine, a delegittimare pesantemente lo stesso inizio conciliare.<\/p>\n<p><i>Il ritorno al Concilio e il rilancio dell\u2019 \u201cesercizio della autorit\u00e0\u201d<\/i><\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo di papa Francesco diversi fattori sono cambiati strutturalmente. Da un lato un papa non europeo non ha il complesso di superiorit\u00e0 della autorit\u00e0 sulla libert\u00e0 e per questo pu\u00f2 stare in modo pi\u00f9 sciolto nella vicenda ecclesiale post-sessantottina. D\u2019altra parte Francesco ha, nei confronti del Concilio Vaticano II, un rapporto genealogicamente diverso. Mentre i suoi predecessori \u2013 tutti, da Giovanni XIII a Benedetto XVI \u2013 erano stati \u201cpadri conciliari\u201d e quindi avevano nei confronti del Concilio tutte le ragionevoli apprensioni che i padri hanno verso i figli (forse scapestrati e forse anche degeneri), Francesco \u00e8 il primo papa \u201cfiglio del Concilio\u201d e per questo non responsabile del Concilio, come lo \u00e8 un figlio verso il padre. Questo dipende da dati elementari, che riguardano la sua biografia ecclesiale: J. M. Bergoglio \u00e8 diventato prete l\u2019anno dopo il 68, a 4 anni dalla chiusura del Concilio. Questo gli ha consentito di \u201cstar fuori\u201d da ogni senso di responsabilit\u00e0 verso il Concilio, che \u00e8 per lui l\u2019aria che ha respirato sempre, fin dagli anni della sua formazione. Questa condizione di favore ha potuto rilanciare la \u201cautorit\u00e0 ecclesiale\u201d, che ora non si paralizza di fronte alla storia, ma entra in dialogo e in ascolto della vita dei battezzati e provvede a tradurre la tradizione in forme nuove: per quanto riguarda la evangelizzazione, la cura del creato, la famiglia, le forme ministeriali, siamo di fronte a un \u201cinizio di un inizio\u201d, che estrae il disegno conciliare dal congelatore e ne riconfigura possibilit\u00e0, necessit\u00e0 e urgenze. E\u2019 un inizio, solo un inizio, ma decisivo. Per tale inizio il 68 non \u00e8 anzitutto paralisi di libert\u00e0 autoreferenziale, ma recupero di autorit\u00e0 dei processi relazionali.<\/p>\n<p><i>La riforma della chiesa, 50 anni dopo<\/i><\/p>\n<p>La Chiesa immobile \u00e8 stato ed \u00e8 l\u2019ideale di ogni antimodernismo ecclesiale. Ma \u00e8 stato e rimane anche il sottile desiderio di ogni modernismo senza scrupoli. Vi \u00e8 chi pensa, e forse spera, che questa paralisi non sia una scelta, ma quasi un \u201cdestino\u201d della Chiesa cattolica, anche sotto Francesco. A me pare, tuttavia, che alcuni segni decisivi mostrino come il ripensamento della tradizione si sia rimesso in moto. E per farlo ha rimesso in gioco la natura \u201cpartecipata\u201d della liturgia, la verit\u00e0 \u201ccomunionale\u201d della Chiesa, la \u201cricca narrazione\u201d della Parola e la preziosa relazione con mondo, come luogo in cui lo Spirito parla e deve essere ascoltato. La radice di ogni riforma, che certo comporta delicati processi di trasformazione istituzionale, consiste in questa nuova trascrizione della esperienza di fede. La condizione della \u201csociet\u00e0 aperta\u201d pu\u00f2 essere considerata non solo un danno, ma una opportunit\u00e0 per la Chiesa solo se alcune nuove evidenze maturate a partire dal \u201868, sono penetrate anche nella consapevolezza della compagine ecclesiale. Se, come si ripete, Francesco non pu\u00f2 essere definito un liberale, ma piuttosto un radicale, tale pu\u00f2 essere solo declinando il Vangelo e interpretando la autorit\u00e0 episcopale con una nozione di libert\u00e0 che ridimensiona l\u2019autoritarismo classico e con una passione per l\u2019altro, che accorcia le distanze e ridimensiona le strutture, come ha imparato anche dalla fantasia del 68. Altrimenti, senza il 68, come avrebbe potuto dire, un papa, al Collegio degli Scrittori della Civilt\u00e0 cattolica, che le tre caratteristiche fondamentali del teologo di quella rivista debbono essere: inquietudine, incompletezza e immaginazione? Per parlare cos\u00ec, per permettersi una tale <i>parrhes<\/i><i>\u00ec<\/i><i>a<\/i>, egli deve aver considerato il 68 non solo come un pericolo o come una perversione, ma anche come una occasione di crescita e come un <i>kair\u00f2s<\/i> prezioso per la cultura degli uomini e persino per la tradizione ecclesiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; L\u2019anno scorso, su richiesta della rivista ADISTA, ho scritto un testo per i 50 anni del \u201868, che si intitolava: Dal Post-concilio al C9: la lunga \u201criforma\u201d della Chiesa , su \u201cAdista\u201d, 52\/19(2018), 11-12&#8230;..<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13730"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13730"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13730\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13734,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13730\/revisions\/13734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13730"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13730"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13730"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}